Australia “Vacanza Lavoro”

Australia, i giovani migranti italiani sfruttati e trattati come schiavi

Storie contemporanee di immigrati italiani, una realtà che pochi conoscono e che anzi viene deliberatamente mascherata dietro un generico “In Australia si sta bene”
In questi ultimi mesi si è parlato spesso di migranti che “invadono” le coste italiane. In pochi sanno, però, che un piccolo esercito di oltre 15mila giovani italiani migranti si trova attualmente in Australia, con un visto temporaneo di “Vacanza Lavoro“. C’è di più: nella maggior parte dei casi sono sottoposti a condizioni di aperto sfruttamento, orari di lavoro estenuanti, paghe da fame, ricatti (a volte anche sessuali) e truffe.

Il motivo? Chi va a “cercare fortuna” in Australia ottiene un permesso di lavoro stagionale (che permette di superare le severe leggi australiane sull’immigrazione) e di ottenere una prima (provvisoria…?) sistemazione nel Paese, in previsione del rinnovo del visto per un secondo anno. Per ottenerlo è necessario un documento che attesti che questi “immigrati temporanei” abbiano lavorato per almeno tre mesi in zone rurali australiane. Superato il primo step, dunque, la speranza è di affrancarsi dalle campagne e trovare un lavoro più qualificato.
La denuncia arriva da un programma televisivo australiano, “Four Corners“, al quale molti ragazzi (perlopiù inglesi e asiatici ma anche italiani) hanno raccontato storie che, in molti casi, si avvicinano allo schiavismo, come ha confermato anche Mariangela Stagnitti, presidente del Comitato italiani all’estero di Brisbane: “In un solo anno ho raccolto 250 segnalazioni fatte da giovani italiani sulle condizioni che avevano trovato nelle ‘farm’ australiane. Alcune erano terribili”.

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Volevamo raccontare un altro corteo

Volevamo raccontare un altro corteo

 Foto di Ester Castano

Ecco come la redazione di Milano in Movimento ha concluso la diretta sulla manifestazione del Primo Maggio. Qui il resto della cronaca e le foto della giornata.

Abbiamo iniziato la giornata raccontando una piazza che si riempiva di 50mila persone, di spezzoni pieni di gente e colori che hanno portato per le strade della città capitale della crisi le ragioni del proprio no a Expo e al modello di sviluppo che Expo mette in vetrina.

Il modello della deroga ai diritti di tutti per tutelare gli affari di pochi, il modello dei soldi pubblici finiti nelle tasche delle banche, degli speculatori, delle mafie che si aggiudicano gli appalti e finanziano il sistema, che sono parte integrante di un sistema al quale da tempo opponiamo le ragioni di un no che è fatto di contenuti, di costruzione di reti e percorsi di lotta.

Expo è stato, è e sarà per i prossimi 6 mesi la sperimentazione avanzata di quanto di peggio questo modello si sviluppo produce: nasconde dietro a un logo colorato e a un claim accattivante il finanziamento delle peggiori speculazioni, la cementificazione di ampie aree un tempo agricole a ridosso della metropoli, l’utilizzo di lavoratori sottopagati, stagisti, volontari (!), che devono lavorare in fretta perchè la grande macchina è in ritardo e lo spettacolo deve andare avanti, sacrificando i diritti, la sicurezza, le vite di fasce di popolazione che già stanno pagando duramente la crisi e la disoccupazione, la mancanza case, di lavoro e di un welfare davvero universale.

Expo finge di parlare di alimentazione sana e cibo per tutti e poi costruisce partnership con i peggiori divoratori del pianeta, con le multinazionali dell’agroindustria, le catene di cibo spazzatura, i peggiori responsabili delle disuguaglianze del Pianeta. Parla di aiutare i Paesi poveri e fortifica chi sfrutta le materie prime e i territori delle aree povere del mondo, depredando popoli e natura, salvo poi cercare di respingerli quando bussano ai nostri confini affrontando viaggi nei quali forse moriranno, perchè quel forse è tutta la speranza che gli abbiamo lasciato.

I media mainstream alimentano da mesi un immaginario di scontri e devastazioni a tutela della passerella di vip e politici piazzati nella vetrina dell’inaugurazione a chiacchierare di solidarietà abbuffandosi a spese dei soldi pubblici e dei beni comuni che diventano affari di pochi.

Noi crediamo nella contestazione, nel conflitto, nella radicalità dei contenuti e delle pratiche associati all’intelligenza, alla costruzione di consenso intorno ai contenuti. Crediamo nel conflitto agito da tanti e tante, nella costruzione quotidiana di pratiche alternative nel modo di vivere, intessere relazioni, fare politica nel territorio e nel mondo globale, costruire economie alternative e sostenibili.

Ci siamo trovati costretti, nostro malgrado, a raccontare un corteo che, bisogna che siamo sinceri, non avremmo voluto così. E ci vedremo costretti a raccontare di spazi di agibilità che si chiudono, di fermi, arresti e repressione, e questo frenerà la riflessione fra gli attori del movimento e farà sì che non ci esprimeremo, perchè di fronte alla repressione poi smettiamo anche di ragionare in nome della giusta solidarietà a chi viene colpito.

Noi crediamo però che qualche ragionamento dobbiamo pure farcelo. Perchè anni di lavoro sui contenuti, di condivisione e di lotte oggi sono stati letteralmente spazzati via dalla scena pubblica, e se la stampa e la comunicazione mainstream hanno gioco facile a far vedere colonne di fumo nero che si alzano nel cielo della città e roghi di auto e negozi, e vetrine tirate giù, beh, qualcuno ‘sto lavoro di demonizzazione glielo ha reso davvero facile, e non abbiamo davvero niente da guadagnare dal totale isolamento nel quale ci ritroveremo, da domani, a fare politica nella nostra città.

non ci interessano i commenti dei politici di turno o delle personalità dello stato, ci interessa la distanza che con questo immaginario scaviamo fra il corpo militante e la gente comune, fra chi ogni giorno mette il suo tempo e la sua fatica al servizio della costruzione di percorsi condivisi che ambiscono a diventare maggioritari e quel pezzo di cittadinanza che continuerà a pagare il prezzo della crisi, abbandonata dalla politica istituzionale e che tuttavia non capisce il senso di certe pratiche ed è sempre più lontana dal nostro mondo.

Abbiamo ripetuto all’infinito che la politica delle alte sfere non ha niente a che fare con la vita vera delle persone in carne e ossa e continuiamo a non essere capaci di costruire la connessione sentimentale con quei pezzi del Paese e della società che dobbiamo invece imparare a capire e coinvolgere nelle battaglie che o sono di massa o sono condannate all’irrilevanza.

Non c’è riflessione a caldo che possa affrontare questi temi in modo approfondito e ampio, ma non possiamo chiudere questa diretta in un modo che sia diverso dall’esprimere la necessità di una riflessione sulle ambizioni, sulle pratiche e sugli immaginari, che già qualche tempo fa abbiamo provato a stimolare con un editoriale che aveva dato l’avvio a qualche ragionamento, e che dentro la redazione è tema di dibattito molto sentito.

Torneremo presto su questo tema con una riflessione più articolata, per oggi siamo davvero esausti, e chiudiamo qui.

La redazione di Milano in Movimento.

fonte: Comune -info

L’Infanzia non si Appalta

RSU

Rappresentanza Sindacale Unitaria Comune di Firenze
AI LAVORATORI, AI GENITORI, AI CITTADINI, ALLA STAMPA

Accanto alla gravissima scelta di appaltare la gestione pomeridiana di una grossa parte della scuola dell’infanzia, l’Amministrazione comunale fiorentina decide di appaltare, in continuità con quanto accade già da tempo, due suoi nidi storici: la Farfalla e il Baloo. Una scelta dannosa, che in un settore in cui il privato – soprattutto grazie al travaso di soldi pubblici – si è ritagliato una grande fetta dell’offerta, significa continuare  a  svendere  un  esempio  di  pubblico  “che  funziona”,  che  ha  prodotto  qualità  e  cultura dell’infanzia, che i cittadini hanno imparato ad amare e a considerare un’opportunità di crescita per i propri figli. Ci dicono che la gestione privata “costa meno” e/o che il suo personale è più flessibile. Ma il fatto che soggetti diversi del Comune abbiano costi inferiori nell’erogare lo stesso servizio non può che essere inteso come un indebolimento della qualità: sicuramente inferiori sono le ore destinate alla programmazione educativa e alla formazione del personale, sicuramente minore è il tasso di compresenza di educatrici/ori, e sicuramente scarso è il riconoscimento professionale ed economico di lavoratrici e lavoratori del settore, che hanno meno tutele e vivono in una perenne condizione di precarietà. Noi non ci stanchiamo di dire che una politica che non si occupa di salvaguardare la qualità di questi servizi, che non si preoccupa della qualità del lavoro che produce in un settore così delicato, che considera il bambino un’unità di costo e ricavo piuttosto che un soggetto detentore di diritti e futuro cittadino responsabile, non è una politica intelligente.

PER TUTTO QUESTO VI INVITIAMO ALLA
MANIFESTAZIONE
ORGANIZZATA DALLA RSU, DAL PERSONALE DI NIDI E SCUOLE DELLINFANZIA E DAL COMITATO DEI GENITORI L’INFANZIA NON SI APPALTA
CHE SI TERRÀ:
GIOVEDÌ 21 MAGGIO, DALLE ORE 17
CON CORTEO DA PIAZZA SS. ANNUNZIATA A PALAZZO VECCHIO (VIA DEI GONDI) PER DIRE TUTTI INSIEME:

NO AGLI APPALTI DI NIDI SCUOLE DELL’INFANZIA NO ALLA SVENDITA DI UN PUBBLICO CHE FUNZIONA NO AL RISPARMIO SULL’EDUCAZIONE DEI BAMBINI NO AL LAVORO PRECARIO E SOTTOPAGATO

Comune irrilevante, a Firenze lo smog

Comune irrilevante, a Firenze lo smog lo “annusa” minuto per minuto una cooperativa di scienziati

La polemica tra cittadini consapevoli, associazioni ambientaliste e Comune di Firenze sulla misurazione dello smog in città è cosa vecchia. L’accusa principale che si fa all’amministrazione è che le centraline che “annusano” le polveri fini sono dislocate in luoghi ameni come il giardino di Boboli, alle pendici della verde collina di Fiesole, se non addirittura fuori dal territorio comunale, a Scandicci. Già nel 2011 perUnaltracittà propose una mozione affinché fossero ricollocate in luoghi più rappresentativi per l’esposizione dei cittadini allo smog.

b_centralinaCome se non bastasse, e a conferma delle inefficaci politiche nazionali sull’inquinamento atmosferico, nel settembre scorso, come ha scritto Maurizio Da Re su queste pagine, la Commissione europea ha aperto una nuova procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per il superamento dei limiti delle polveri sottili in dieci regioni, fra cui la Toscana.

Le polveri fini, il particolato (PM10, PM2,5 a seconda della dimensione), sono i termini generici con il quale si definisce il mix di pericolose particelle solide e liquide che si trovano in sospensione nell’aria originate soprattutto dai processi di combustione e dal traffico automobilistico. Gli studi epidemiologici hanno dimostrato una correlazione tra le concentrazioni di polveri in aria e la manifestazione di malattie croniche alle vie respiratorie, in particolare asma, bronchiti, enfisemi ma anche malattie cardiovascolari e tumori.

Per garantire la massima trasparenza su questi dati, spesso assente, è nato il progetto “PM 2.5 Firenze” che si concretizza in una centralina di rilevamento posizionata nel cuore della città, nei pressi di santa Maria Novella, e in un sito [www.pm2.5firenze.it] che monitora minuto per minuto, e rende pubbliche in tempo reale, le polveri fini che siamo costretti a respirare, un’attività di sorveglianza epidemiologico-ambientale promossa e condotta da cittadini residenti a Firenze e realizzata con il supporto della Cooperativa Epidemiologia e Prevenzione G.A.Maccacaro. Si tratta di un’esperienza di ricerca partecipativa, dove tutti coloro che, a vario titolo, sono coinvolti in una ricerca epidemiologica – cittadini, ricercatori e istituizoni – sperimentano un modo nuovo di mettersi in relazione l’uno con l’altro. Continua a leggere

SOS-STERMINIO IN MARE

Diamo un segnale e mettiamoci la faccia.

 Appello con invito ad aderire

SOS STERMINIO IN MARE

Oltre 900 morti nel Mediterraneo nella notte tra sabato 18 aprile e domenica, a 60 miglia dalle coste libiche. È il più grande sterminio in mare dal dopoguerra. Questo è un giorno di svolta. A partire da oggi occorre mettere la parola urgenza, al posto di emergenza. Bisogna dare alla realtà il nome che merita: siamo di fronte a crimini di guerra e sterminio in tempo di pace.
Il crimine non è episodico ma ormai sistemico, e va messo sullo stesso piano delle guerre e delle carestie acute e prolungate. Il Mar Mediterraneo non smette di riempirsi di morti: cominciò con il naufragio di Porto Palo, il giorno di Natale del 1996, con 283 vittime, seguito tre mesi più tardi dal naufragio della Katër i Radës, in cui oltre cento profughi albanesi annegarono nel canale di Otranto. Lo sterminio dura da almeno 18 anni: più delle due guerre mondiali messe insieme, più della guerra in Vietnam. È indecenza parlare di “cimitero Mediterraneo”. Parliamo piuttosto di fossa comune: non c’è lapide che riporti i nomi dei fuggitivi che abbiamo lasciato morire.
Le azioni di massima urgenza che vanno intraprese devono essere, tutte, all’altezza di questo crimine, e della memoria del mancato soccorso nella prima parte del secolo scorso. Non sono all’altezza le missioni diplomatiche o militari in Libia, dove – anche per colpa dell’Unione, dei suoi governi, degli Stati Uniti – non c’è più interlocutore statale. Ancor meno lo sono i blocchi navali, gli aiuti alle dittature da cui scappano i richiedenti asilo, il silenzio sulla vasta destabilizzazione nel Mediterraneo – dalla Siria e l’Iraq  alla Palestina, dall’Egitto al Marocco – di cui l’Occidente è responsabile da anni.


 Le azioni necessarie nel immediato, eccole:

1. Urge togliere alle mafie e ai trafficanti il monopolio sulle vite e le morti dei fuggitivi, e di conseguenza predisporre vie legali di fuga presidiate dall’Unione europea e dall’Onu. I trafficanti non sono la radice del male, ma un suo sintomo.
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In tempi di crisi e di ingiustizie…

riceviamo e pubblichiamo:

Questa mattina una cinquantina di aderenti al movimento di lotta per la casa hanno denunciato e SEGNALATO il grande patrimonio sfitto del centro cittadino successivamente sono tornati in Piazza Signoria per rivendicare la liberta’ di MANIFESTARE e hanno continuato a manifestare alla Galleria degli Uffizi al Ponte vecchio e hanno chiuso sotto l’uffcio casa di via dell’Anguillara…perchè chi non LOTTA HA GIA’ PERSO…

DI seguito il volantino sui patrimoni disessi…

tanti antichi palazzi nel cuore della città…

Da alcuni mesi il bombardamento “mediatico” trasmettono la solita litania, nel quale gli occupanti degli stabili vengono raffigurati come “delinquenti abituali”…in una sorta di litania si impone un rituale quasi ossessivo, una finzione, nel quale il massacro politico di coloro che rivendicano un diritto minimo, quello di un tetto sulla testa, deve continuare senza esclusione di colpi…

Proviamo un attimo a invertire i ruoli: Pensiamo, immaginiamo che il VERO CRIMINE SIA LASCIARE INTERI PALAZZI VUOTI PER DECINE DI ANNI, in balia di piccioni e di tanto spreco…e allora si ricostruiscono le vere responsabilità del mercato della rendita e la speculazione che distrugge interi territori…

E allora troviamo un centro cittadino che ha allontanato, anche dai quartieri di San Frediano e Santa Croce migliaia di famiglie, che ha costruito case di lusso, per pochi eletti, “residences”, “bad and breakfeast”, uffici, circolazione di merci e quant’altro… Lasciando dietro di sè un numero consistente di palazzi abbandonati…

L’elenco è lungo, cominciamo da quelli che hanno sgomberato per lasciarli vuoti:

*Via De’ Benci 6, occupato nel 1995, era sfitto dal 1990, di proprietà INAIL, dopo venti anni è ancora completamente vuoto, le operazioni di vendita e di realizzazione di oltre 35 mini alloggi si sono perse nei meandri dei piani urbanistici…

*Via De’ Conciatori 2/4/6, Dopo quasi trenta anni di occupazione il Comune di Firenze mette all’asta un BENE COMUNE dell’intero quartiere, uno spazio di cultura e socialità, per consegnarlo a una piccola BANDA DI LADRONI che intanto fallisce, ovviamente tutto fermo e gli stabili in balia dei piccioni…

°Via dell’Anguillara 9, dopo avere sfrattato nel 2005 alcune famiglie e nel 2006 SGOMBERATO lo stabile da altre famiglie occupanti la DE TOMMASSI SRL, ras del mattone romana pensa di spaccare tutto lo stabile, un GIUDICE ferma lo scempio e ovviamente i lavori e lo stabile resta nell’abbandono..

* Via delle terme 22, qui lo sgombero di un gruppo di giovani occupanti risale al settembre del 1990, un quarto di secolo e il palazzo è ancora vuoto..

Per non dimenticare lo sgombero immediato di un palazzo in Via De’Servi avvenuto a mfebbraio dello scorso anno.. e le decine di altri palazzi sfitti…

CHI HA RAGIONE…CHI HA TORTO ? CHI COMMETTE IL REATO ?

infine in tempi di crisi e di ingiustizie…CHI HA PAURA DI CHI ?

IL MOVIMENTO DI LOTTA PER LA CASA

Basta stragi in mare!!

Basta stragi in mare, solidarietà con tutti i profughi

REAGIAMO INSIEME PER DIFENDERE LA VITA E LA LIBERTÀ!

 Domenica 19 aprile. La notizia irrompe nelle case: centinaia di persone, settecento, forse più, morte in un naufragio di profughi nel canale di Sicilia. Una nuova strage, l’ultima era stata appena pochi giorni prima. Esseri umani non statistiche. Vite spezzate, già ferite dalla guerra e dalla sofferenza, persone che muoiono cercando un rifugio e coltivando una speranza. Il dolore che proviamo è forte come la rabbia, ma vogliamo che cresca la prossimità, la solidarietà, l’identificarci con queste vite. Senza mezzi termini va detto che tanta gente si sta abituando. Peggio, la morte altrui diventa un fastidio, sottofondo alla vita quotidiana. Sempre più spesso c’è chi seguendo la logica del mors tua, vita mea, ne fa una ragione per la difesa di privilegi egoistici, pensa il proprio bene escludendo altri, augurandosi che siano cacciati. Ne sono responsabili in primo luogo gli stati assassini, i più totalitari come gli altri che si nascondono dietro paraventi di legalità: alimentano logiche belliche e guerre, sono la causa della fuga dei rifugiati, respingono ed escludono. Poche le voci di dolore e di denuncia dell’indifferenza, tra cui quella di papa Francesco. Si alza il coro di tutti i partiti uniti nell’ipocrisia mentre forze neofasciste come la Lega difendono argomenti intrisi di odio e di razzismo al pari dei peggiori reazionari che uccidono in nome di un dio. Ma sono purtroppo complici tutti coloro che, anche a livello popolare, indifferenti e cinici, se ne lavano le mani. Ne sono vittime milioni di donne, uomini e tantissimi bambini. Milioni che fuggono, i più cercando di restare in prossimità dei paesi di origine, altri che provano ad attraversare il Mediterraneo. È uno scenario inedito questo inferno sulla terra, che mescola nuove e vecchie minacce, dai recenti crimini dell’Isis neonazista ai signori della guerra a capo di tanti stati. Il diffondersi di tentativi di conquista che provocano genocidi e massacri sta rapidamente peggiorando una situazione già tremenda. Per questo va sostenuta la resistenza popolare ai seguaci del califfato nero ed ai terroristi che seminano morte e distruzione

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Legge 81 del 2014 – chiusura degli O.P.G

[ O.P.G di Montelupo]

COMUNICATO STAMPA
Le sottoscritte associazioni di volontariato, operanti nel carcere di Sollicciano e al Gozzini (Solliccianino), intendono esprimere pubblicamente il loro pensiero sulla decisione della Regione Toscana di trasferire un gruppo di internati dell’O.P.G. di Montelupo all’interno del Gozzini.Questo Istituto è un carcere a sorveglianza attenuata – celle aperte tutto il giorno -, ove è in atto da diversi anni un importante lavoro di recupero e di risocializzazione dei detenuti, organizzato dal personale educativo del carcere secondo un ricco ed efficace programma di attività culturali,  sportive e lavorative, ad alcune delle quali collaborano anche nostri volontari.

La decisione della Regione è destinata ad interrompere questa esperienza, considerata l’impossibilità di conciliare, in una medesima struttura, presenze così diverse, che richiedono gestioni completamente difformi.

La Legge 81 del 2014, che stabilisce la chiusura degli O.P.G., prevede l’inserimento degli internati psichiatrici in strutture (REMS) non più carcerarie, bensì a completa ed esclusiva gestione sanitaria, con servizi di sicurezza soltanto esterni.

Non riusciamo a capire come si possa pensare di trasferire internati dei vecchi OPG da un carcere ad un altro carcere, contravvenendo in tal modo alla lettera e allo spirito della Legge 81. Questo anche significa, a nostro parere, mancanza di rispetto per la dignità e i diritti delle persone svantaggiate, così dei detenuti del Gozzini come dei pazienti di Montelupo.

Avevamo avuto notizia che erano state individuate altre soluzioni, a nostro parere del tutto appropriate, come, ad esempio, la struttura sanitaria dismessa di Villanova, sulla collina di Careggi. Ha prevalso evidentemente, su ogni altra, la preoccupazione securitaria, anche se è per noi difficile pensare che detta preoccupazione potesse riguardare la vicinanza dell’ospedale pediatrico Meyer.

Associazione Pantagruel, Associazione L’Altro Diritto, Associazione Volontariato Penitenziario, Coordinamento Chiese Evangeliche per le persone detenute, Associazione Il Muretto, Gruppo Carcere Comunità delle Piagge, Alessandro Santoro – volontario penitenziario

L’Italia e l’Europa reagiscano subito per fermare la tragedia dei morti nel mar Mediterraneo.

Le proposte dell’ Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione

L’inattività li rende complici di una strage

Si è appresa ieri la notizia dell’ennesima immane tragedia accaduta nel Mare Mediterraneo, nel quale sarebbero morti annegati 400 migranti, provenienti dalla Libia. Morti che si aggiungono alle 23.000 persone che si stima abbiano perso la vita nell’attraversamento del Mediterraneo, dal 2000 ad oggi, e solo nel 2014 ne sono state registrate 3419.

Sono numeri altissimi, che si configurano come vere e proprie stragi che coinvolgono  migliaia di persone che hanno la sola colpa di lasciare il proprio Paese per sottrarsi a guerre, gravissime violazioni dei diritti umani, fame, carestie e disastri naturali.

Poco importa che la responsabilità sia, innanzitutto, dei trafficanti che lucrano sulla pelle dei migranti, perché altrettanta responsabilità va ricercata nelle scelte politiche sbagliate o nell’indifferenza degli Stati europei, i cui ordinamenti sono fondati sul rispetto dei diritti umani, tra i quali primario è quella alla vita.

L’alto numero di morti che siamo costretti a registrare – oramai quasi nell’indifferenza generale, come un’abitudine alla notizia, perché non riguarda “nostri” morti –  testimonia che l’Europa e l’Italia si stanno muovendo con scarsa efficacia ed efficienza (nonostante il numero, non indifferente, delle persone salvate in mare), preoccupati più da il timore di un assalto che di garantire la sopravvivenza e l’asilo alle persone che chiedono protezione e asilo.

Dai dati di Frontex (l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea) nel 2014 sono arrivati in Europa 280.000 rifugiati e migranti, su una popolazione europea di 507 milioni di persone, con un incidenza pari allo 0,05%.

Si tratta, dunque, di numeri altamente accettabili nelle società europee  (ammesso che questo sia un criterio afferente il rispetto dei diritti umani) e pertanto non può giustificare nessuna timidezza o inattività rispetto alla tragedia a cui stiamo assistendo, per non parlare dell’ignobile strumentalizzazione che di questo fenomeno fa certa politica italiana.

Certamente non è facile individuare soluzioni che siano durature e per tale finalità sarebbe necessaria una ampia partecipazione alle politiche migratorie delle associazioni che, in tutta Europa, tutela le persone migranti e richiedenti asilo.

Tuttavia  alcune soluzioni possono già oggi essere individuate:

  • l’Europa e l’Italia ripristinino immediatamente operazioni europee analoghe a quella italiana del 2013 e 2014 cd “Mare Nostrum”, con finalità principalmente di ricerca e salvataggio in acque internazionali e non, come l’operazione Triton in corso, con finalità principali di controllo dei confini europei;
  •  Europa predisponga immediatamente un effettivo piano di reinsediamento dei rifugiati intrappolati nei paesi di transito che coinvolga tutti i paesi dell’Unione prevedendo quote per Paesi e criteri uniformi per la realizzazione dei programmi di reinsediamento;
  • la Commissione Europea avvi immediatamente un processo volto a superare il Regolamento Dublino III, sostituendolo con nuovi strumenti di condivisione delle responsabilità tra i diversi Stati dell’Unione, riconoscendo la profonda inefficacia e l’iniquità di detto Regolamento che non ha permesso affatto di regolare il diritto d’asilo in Europa, bensì ha causato elevatissimi costi sociali ed economici;
  •  le istituzioni della UE indichino immediatamente a tutti i Paesi europei di rilasciare visti di ingresso per motivi umanitari verso i paesi UE dando attuazione a quanto già oggi previsto dal codice frontiere Schengen ed accelerando il percorso per la predisposizione e l’adozione di nuove disposizioni  in grado di affrontare i drammatici scenari attuali;
  • l’Europa assuma senza indugio una iniziativa politica che coinvolga anche i governi democratici degli Stati della sponda sud del Mediterraneo nonché le associazioni di tutela dei migranti e dei richiedenti asilo, per individuare soluzioni di medio e lungo periodo per il contrasto della migrazione forzata e una maggiore tutela dei richiedenti asilo.

Non adottare immediatamente le misure sopra indicate comporta una grave responsabilità dell’Europa che, dimenticando i suoi valori fondanti, rimane oggettivamente indifferente rispetto alle tragedie che si compiono ai propri confini.

Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione