In distribuzione il n.194 ottobre 2017: dove trovare Fuori Binario

In primo piano

Firenze, di solito il giornale viene venduto in luoghi fissi, quali supermercati e poste, per creare familiarità e favorire il dialogo tra venditori e acquirenti.
Tuttavia vi capiterà spesso di poter aquistare il giornale anche in occasione di manifestazioni…

lo troverete:

Nanu G. - Borgo S.Lorenzo – Stazione Campo di Marte
Enzo C. - Coop Via Gioberti
Francesco C. – in Sant’Ambrogio
Cezar T. – P.zza Santo Spirito – Ponte Vecchio
Antonio R. – a Porta Romana, e a Scandicci
Raffaele e Clara -  Pontassieve e Livorno – Oblate – Murate – Obihall
Marcel T. - Mercato fiori giovedì P.zza Repubblica – Feltrinelli Cerretani
Teodor S. – 
Feltrinelli Red  P.zza Repubblica
Mihai V.
 – Scandicci Poste – Ospedale Torregalli
Jon P. – P.zza SS Annunziata -
Stefan J. - Esselunga Masaccio
Mures T. - S. Spirito
Ionita R.- Coop Via Milanesi
Maria Raffaila 
- Coop Gavinana
Berisa Sabit 
- Zona Novoli tribunale
Jason Grugan - 
Pistoia
Anna Vogliazzo 
- Pistoia

[vedi su googlemaps]

SCOMMETTIAMO SU DI NOI!

SCOMMETTIAMO SU DI NOI!

Flash Mob di sensibilizzazione sulle problematiche del gioco d’azzardo.
Vieni nelle piazze delle città di Firenze, Scandicci, Borgo S. Lorenzo, Antella e indossa qualcosa di viola, fatti coinvolgere dai ritmi dei percussionisti e da alcuni facilitatori della Biodanza, per lanciare un messaggio e acquisire consapevolezza dei rischi o di come aiutare chi potrebbe avere problemi con il gioco d’azzardo.
Non voltarti dall’altra parte, prendi il posto nella comunità consapevole.

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Il Disturbo da Gioco d’Azzardo (DGA) investe più aspetti della vita delle persone con problematiche individuali,familiari e sociali.
Secondo lo studio EDIT 2015 condotto dall’Agenzia Regionale di Sanità (ARS), il Disturbo da Gioco d’Azzardo è un fenomeno che nella nostra Regione riguarda oltre 20.000 persone e i Servizi pubblici per le Dipendenze (SERD) hanno in carico circa 1400 giocatori patologici.
I Servizi fiorentini dell’Area Dipendenze dell’Azienda Usl Toscana Centro in collaborazione con la C.A.T. Cooperativa Sociale e gli Enti locali, nell’ambito di un progetto regionale realizzeranno dal 04 al 07 ottobre 2017 quattro flash mob per sensibilizzare i cittadini sul problema. Lo slogan è “Scommettiamo su di NOI” perché una Comunità consapevole può proteggere e prevenire i rischi delle dipendenze. Durante i flash mob un gruppo di percussionisti e di facilitatori della biodanza coinvolgeranno i partecipanti. Saranno presenti Operatori dei Servizi per le Dipendenze per eventuali informazioni.

Mercoledi 4 Ottobre: Scandicci Piazza della Resistenza

Giovedi 5 Ottobre: Antella (Bagno a Ripoli) Piazza Ubaldino Peruzzi

Venerdi 6 Ottobre: Borgo San Lorenzo (Firenze) Piazza Giuseppe Garibaldi e Piazza del Popolo

Sabato 7 Ottobre:Firenze, Piazza S.Croce

Tutti gli eventi inizieranno alle 17.30

GIUSTIZIA ED EGUAGLIANZA CONTRO IL RAZZISMO

Giustizia ed eguaglianza contro il razzismo:

il 21 ottobre tutte/i a Roma

In un momento difficile della storia del paese e del pianeta intero, dobbiamo decidere fra due modelli di società. Quello includente, con le sue contraddizioni e quello che si chiude dentro ai privilegi di pochi. Sembriamo condannati a vivere in una società basata su una solitudine incattivita e rancorosa, in cui prendersela con chi vive nelle nostre stesse condizioni, se non peggiori, prevale sulla necessità di opporsi a chi di tale infelicità è causa. Una società che pretende di spazzare via i soggetti più fragili a partire da chi ha la “colpa” di provenire da un altro paese, rievocando un nazionalismo regressivo ed erigendo muri culturali, normativi e materiali. Una società in cui il prevalere di un patriarcato violento e criminale è l’emblema evidente di un modello tradizionale che sottopone le donne alla tutela maschile e ne nega la libertà. Disagio e senso di insicurezza diffuso sono strumentalizzati dalla politica, dai media e da chi ha responsabilità di governo. Si fomentano odi e divisioni per non affrontare le cause reali di tale dramma: la riduzione di diritti, precarietà delle condizioni di vita, mancanza di lavoro e servizi.

Eppure sperimentiamo quotidianamente, nei nostri luoghi di vita sociale, solidarietà e convivenza, intrecciando relazioni di eguaglianza, parità, reciproca contaminazione, partendo dal fatto che i diritti riguardano tutte e tutti e non solo alcuni. Scegliamo l’incontro e il confronto nella diversità, riconoscendo pari dignità a condizione che non siano compromessi i diritti e il rispetto di ogni uomo o donna.

Vogliamo attraversare insieme le strade di Roma il 21 ottobre e renderci visibili con una marea di uomini, donne e bambini che chiedono eguaglianza, giustizia sociale e che rifiutano ogni forma di discriminazione e razzismo.

Migranti, richiedenti asilo e rifugiati che rivendicano il diritto a vivere con dignità insieme a uomini e donne stanchi di pagare le scelte sbagliate di governi che erodono ogni giorno diritti e conquiste sociali, rendendoci poveri, insicuri e precari.

Associazioni, movimenti, forze politiche e sociali, che costruiscono ogni giorno dal basso percorsi di accoglienza e inclusione e che praticano solidarietà insieme a migranti e richiedenti asilo, convinti che muri e confini di ogni tipo siano la negazione del futuro per tutti.

Ong che praticano il soccorso in mare e la solidarietà internazionale.

Persone nate o cresciute in Italia, che esigono l’approvazione definitiva della riforma sulla cittadinanza.

Giornalisti che tentano di fare con onestà il proprio mestiere, raccontando la complessità delle migrazioni e prestando attenzione anche alle tante esperienze positive di accoglienza.

Costruttori di pace mediante la nonviolenza, il dialogo, la difesa civile, l’affermazione dei diritti umani inderogabili in ogni angolo del pianeta e che credono nella libertà di movimento.

Vogliamo ridurre le diseguaglianze rivendicando, insieme ai migranti e ai rifugiati, politiche fiscali, sociali e abitative diverse che garantiscano per tutte e tutti i bisogni primari.

Il superamento delle disuguaglianze parte dal riconoscimento dei diritti universali, a partire dal lavoro, a cui va restituito valore e dignità, perché sia condizione primaria di emancipazione e libertà.

Chiediamo la cancellazione della Bossi-Fini che ha fatto crescere situazioni di irregolarità, lavoro nero e sommerso, sfruttamento e dumping socio-lavorativo.

Denunciamo l’uso strumentale della cooperazione e le politiche di esternalizzazione delle frontiere e del diritto d’asilo. Gli accordi, quasi sempre illegittimi, con paesi retti da dittature o attraversati da conflitti; le conseguenze nefaste delle leggi approvate dal parlamento su immigrazione e sicurezza urbana che restringono i diritti di migranti e autoctoni (decreti Minniti Orlando) di cui chiediamo l’abrogazione; le violazioni commesse nei centri di detenzione in Italia come nei paesi a sud del Mediterraneo finanziati dall’UE. Veri e propri lager, dove i migranti ammassati sono oggetto di ogni violenza. Esigiamo che delegazioni del parlamento europeo e di quelli nazionali si attivino per visitarli senza alcun vincolo o limitazione.

Chiediamo canali di ingresso sicuri e regolari in Europa per chi fugge da guerre, persecuzioni, povertà, disastri ambientali.

Occorrono politiche di accoglienza diffusa che vedano al centro la dignità di chi è accolto e la cura delle comunità che accolgono. Politiche locali che antepongano l’inclusione alle operazioni di polizia urbana. E occorre un sistema di asilo europeo che non imprigioni chi fugge nel primo paese di arrivo.

Il 21 ottobre uniamo le voci di tutte le donne e gli uomini che guardano dalla parte giusta, cercano pace e giustizia sociale, sono disponibili a lottare contro ogni forma di discriminazione e razzismo.

Per adesioni: 21ottobrecontroilrazzismo@gmail.com

 

 

Comunicato mondeggi settembre 2017 sul comportamento della città metropolitana

Nei tre anni della nostra custodia di Mondeggi, che è valsa a recuperare il territorio dal degrado in cui era stato abbandonato dall’incuria e dall’assenteismo istituzionale, molte sono state le iniziative rivolte anche all’esterno che abbiamo sviluppato o favorito. Diverse hanno avuto un respiro internazionale, come l’ultima in ordine di tempo che per dieci giorni ha visto un gruppo di volontari provenienti da Italia, Belgio, Spagna, Repubblica Ceca, Russia, partecipare a un campo di lavoro con corsi formativi, organizzato con l’associazione Servizio Civile Internazionale.
All’inizio dell’estate tuttavia, la Città Metropolitana di Firenze ha inviato all’associazione Il Melograno una diffida a svolgere, come nello scorso anno, le attività dei propri Centri estivi nell’area auto-gestita da Mondeggi Bene Comune, utilizzandone spazi e strutture. Tale diffida ha fatto seguito all’altra indirizzata ai gestori del chiosco dei Giardini della Resistenza all’Antella, a cui è stato intimato – pena il ritiro del patrocinio comunale e il conseguente fortissimo aumento dei costi – di togliere dal loro programma di eventi estivi qualsiasi riferimento a Mondeggi Bene Comune.
Come è evidente, siamo in presenza del tentativo di fare terra bruciata intorno a Mondeggi per spezzare le solidarietà territoriali e le relazioni socio-culturali che ne consolidano e ne sviluppano il progetto. Che tali decisioni vengano prese sulla pelle dei bambini dei centri estivi ai quali viene sottratta l’opportunità di muoversi in un ambiente più sano conoscendo direttamente ciò che ormai, nella più rosea delle ipotesi, vedono soltanto sui poster o su internet, non sembra preoccupare più di tanto i solerti amministratori.
Non c’è da meravigliarsi: isolare le esperienze scomode e non conformi è una strategia adottata da tempo immemorabile da ogni potere. Quel che francamente comincia a diventare seccante è che si continui a voler far passare questi provvedimenti come inevitabili conseguenze di una nostra presunta illegalità. A tal proposito, chiariamo allora alcuni punti.
Primo. L’illegalità di cui veniamo accusati è inesistente in quanto tale, contrariamente a quella posta in essere dagli amministratori pubblici che contravvengono il dettato costituzionale almeno per quanto riguarda la finalità sociale della proprietà (soprattutto l’art. 41) e il principio di sussidiarietà (art. 118). Occorrerà sottolineare che tale interpretazione non è nostra, ma di alcune fra le figure della giurisprudenza italiana ritenute più autorevoli in campo nazionale ed internazionale: come, per citare solo alcuni nomi, Stefano Rodotà (purtroppo appena scomparso), Ugo Mattei, Paolo Maddalena. Proprio quest’ultimo, forse il nome più prestigioso per gli alti incarichi istituzionali ricoperti, ci ha recentemente inviato alcune considerazioni dalle quali emerge che per gli ordinamenti italiani nessun bene pubblico può essere ritenuto proprietà di qualsivoglia istituzione e che quindi sono i cittadini, semmai, a detenere «la “proprietà collettiva” di Mondeggi a titolo di “sovranità”», il che tra l’altro impedisce di ritenere legittima qualsiasi iniziativa unilaterale delle istituzioni tesa all’alienazione di un bene pubblico. Sempre citando Maddalena, c’è inoltre «la questione della “funzione sociale” della proprietà. Se la Provincia è stata inerte, bene hanno fatto i cittadini, considerati come “parte” dell’intera Comunità, a prendersi cura della fattoria e non si può certo parlare di occupazione abusiva». Non va poi dimenticato che circa 200 amministrazioni in Italia hanno affrontato situazioni consimili in maniera del tutto diversa, stipulando accordi stabili con coloro che si sono “illegalmente” presi cura di beni pubblici abbandonati.
Secondo. A proposito di illegalità: siamo proprio sicuri che la fallimentare gestione dell’Azienda Agraria Mondeggi Srl di cui l’ex Provincia è socio unico, non configuri alcun profilo di reato? Dobbiamo registrare soltanto l’ennesimo caso di mancata abilità manageriale o, come poi viene quasi sempre accertato, questa è solo un’interpretazione ufficiale il cui scopo è nascondere ben altro tipo di abilità? Non interessa davvero a nessun magistrato cercare di capire come è maturato l’enorme disavanzo alla fine ripianato (tanto per essere originali) con i soldi dei cittadini che, in caso di vendita, si ritroverebbero ad aver coperto gli ammanchi causati da altri per poi perdere comunque la disponibilità del bene? Non sarebbe istruttivo dare un’occhiata ai verbali dei Consigli di amministrazione per verificarne la coerenza economica delle decisioni; o magari appurare se i tecnici che ne facevano parte condividevano le scelte dei consiglieri di nomina politica e, in caso contrario, per quale motivo? Magari ci attiveremo di più in tal senso.
Terzo. Coloro che si appellano così maldestramente alla legalità sono comunque qualificati esponenti della categoria professionale italiana – ovvero i politicanti (definirli politici pare troppo) – di gran lunga a più alto tasso di delinquenza, sebbene per una tipologia piuttosto ristretta di reati. E’ un dato sociologico (oltre che di senso comune) inoppugnabile e corroborato da una pletora di inchieste, procedimenti e sentenze che non hanno soltanto disvelato le malversazioni dei singoli ma anche il loro organico inserimento all’interno di un sistema di governo pervasivo e strutturalmente fondato sul malaffare. Per merito di tale categoria professionale e della sua attenzione alla legalità, su 176 paesi, l’Italia nel 2016 era distante 60 posizioni (il terz’ultimo posto in Europa) da quella occupata dallo Stato più virtuoso a livello mondiale.
Quarto. Dato che siamo così illegali, com’è che si è fatto ugualmente ricorso a noi per garantire la messa in sicurezza dei luoghi rispetto alle normative anti-incendio in vigore nella stagione secca? Per anni l’ex Provincia ha abbandonato Mondeggi innalzando a dismisura il rischio; recentemente ha inoltre svenduto tutti i macchinari e licenziato il dipendente che poteva impiegarli per svolgere questa mansione. Certo utile ma molto ipocrita contattarci per risolvere un problema dell’istituzione, senza pagare pegno e soprattutto senza pagare salari. Pare insomma che la nostra sia un’illegalità talvolta tollerabile se risponde alle convenienze della Città Metropolitana.
Diciamola tutta. Se l’indifferenza etica, l’ipocrisia morale, la mendacia politica, l’arroganza del potere spesso connaturate ai politici di professione, non impedissero loro di togliere il disturbo obbligandoci così a ricercarne l’interlocuzione, eviteremmo volentieri il rischio di comprometterci frequentando personaggi i cui comportamenti e la cui reputazione (collettiva, quando non personale) sono giustamente così dubbi.

MONDEGGI BENE COMUNE – FATTORIA SENZA PADRONI

 

Strage di Viareggio

Riccardolicenziato per aver detto la verità, 7 anni e mezzo prima, sulla strage ferroviaria di Viareggio!

Il cav. Moretti, condannato a 7 anni, è risarcito con 10 milioni di euro!

I ricorsi per la reintegrazione di Riccardo Antonini sono stati rigettati per “infedeltà” a Moretti/Elia/Soprano&company, tutti condannati per la strage ferroviaria del 29 giugno 2009. La Cassazione conferma la sentenza di 1° grado del 4 giugno 2013. Sentenza emessa contro Riccardo dal giudice del lavoro, dottor Nannipieri, trasferito poi al Tribunale di Livorno.

I sigg. Vincenzo Di Cerbo (presidente), Giuseppe Bronzini, Antonio Manna, Federico Balestrieri, Federico De Gregorio (consiglieri) della Corte Suprema di Cassazione, sezione lavoro, e prima i sigg. Luigi Nannipieri di Lucca e Giovanni Bronzini (presidente), Gaetano Schiavone e Simonetta Liscio (consiglieri) della Corte d’Appello di Firenze, hanno emesso sentenze-d’inchino a poteri forti.

Di fronte al licenziamento politico di Riccardo, quindi al licenziamento DI-SCRI-MI-NA-TO-RIO, si sono piegati ai voleri del cav. Moretti. Hanno, così, offeso le 32 Vittime, i loro familiari e alimentato paura e terrore tra gli attivisti sindacali che lottano per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Tra le righe della sentenza di Cassazione si legge: “ … emerge che il ricorrente aveva più volte sostenuto … la responsabilità della società e dei suoi vertici per aver cagionato il disastro ferroviario di Viareggio, invocandone claris verbis (con parole esplicite, ndr) la punizione …”. “In tal modo il ricorrente si è posto dichiaratamente come concreto antagonista della società da cui dipendeva”. Non antagonista, ma concreto … Ogni commento è superfluo(!)

I giornalisti possono esprimere diritto di cronaca e di critica, i politici possono … i giudici possono … al ferroviere Riccardo Antonini è negato il diritto di espressione “per conflitto d’interessi” e per “violazione dell’obbligo di fedeltà” e nei suoi confronti si è tentato (con minacce, ricatti, offese … tutto documentato) di impedire il dovere a dire la verità sull’immane tragedia della strage ferroviaria di Viareggio.

Queste sono sentenze genuflesse al cav. Moretti (e a poteri forti) che nonostante la condanna per le gravissime responsabilità nella strage del 29 giugno 2009, dopo rinomine e promozioni (dalla Holding FS a Finmeccanica), è stato ricompensato con una buonuscita di 9 milioni e 442.000 euro per i 3 anni a Finmeccanica-Leonardo! Non smetteremo mai di ringraziarvi e di ricordarvelo!

09 settembre 2017 -Associazione familiari “Il Mondo che vorreiinfo@ilmondochevorreiviareggio.it

-Assemblea 29 giugno assemblea29giugno@gmail.c

SFRATTO A SORPRESA A FIRENZE

SFRATTO A SORPRESA A FIRENZE, LA FAMIGLIA RESISTE BARRICATA IN CASA

Questa mattina a Firenze si sta svolgendo lo sfratto a sorpresa di una famiglia. Forze dell’ordine spintonano i solidali mentre dentro casa la famiglia si barrica per evitare di essere buttata fuori dai pompieri.
Barbara, suo marito e le sue figlie sono una famiglia come tante, stroncata dalla crisi e finita nel vortice degli sfratti dopo la perdita del lavoro e la difficoltà nel trovarne uno nuovo, con un affitto di 900€ da dover pagare ogni mese per una casa fatiscente. A giugno Barbara aveva scritto una lettera al sindaco Nardella in cui raccontava la sua storia e le non soluzioni a cui le istituzioni che dovrebbero risolvere le situazioni di emergenza abitativa l’hanno indirizzata: trafila infinita in uffici, umiliazioni… una burocrazia volta a far arrendere le persone, a renderle rassegnate e inermi. Barbara e la sua famiglia invece hanno scelto di non accettare questi soprusi e resistere, anche davanti a uno sfratto a sorpresa e alla violenza delle forze dell’ordine e delle istituzioni.

Video di Firenze dal Basso