In distribuzione il n.199 marzo/aprile 2018: dove trovare Fuori Binario

In primo piano

Firenze, di solito il giornale viene venduto in luoghi fissi, quali supermercati e poste, per creare familiarità e favorire il dialogo tra venditori e acquirenti.
Tuttavia vi capiterà spesso di poter aquistare il giornale anche in occasione di manifestazioni…

lo troverete:

Nanu G. - Borgo S.Lorenzo – Stazione Campo di Marte
Enzo C. - Coop Via Gioberti
Francesco C. – in Sant’Ambrogio
Cezar T. – P.zza Santo Spirito – Ponte Vecchio
Antonio R. – a Porta Romana, e a Scandicci
Raffaele e Clara -  Pontassieve e Livorno – Oblate – Murate – Obihall
Marcel T. - Mercato fiori giovedì P.zza Repubblica – Feltrinelli Cerretani
Teodor S. – 
Feltrinelli Red  P.zza Repubblica
Mihai V.
 – Scandicci Poste – Ospedale Torregalli
Jon P. – P.zza SS Annunziata -
Mures T. - S. Spirito
Salvatore O. - Piazza Le Cure
Berisa S. - Zona Novoli tribunale – V.le XI Agosto
Jason G. - Pistoia
Anna V. - Pistoia

[vedi su googlemaps]

ANTIPSICHIATRIA IN TOSCANA

VENERDI’ 20 APRILE 2018 a FIRENZE

c/o Ateneo Libertario in via Borgo Pinti 50/R

 

alle ore 21 serata su

ANTIPSICHIATRIA IN TOSCANA

 

in ricordo del compagno Raffaele “ROMA” Bonaccorsi

ex –Telefono Viola di Milano

 

con proiezione del fumetto ” SORVEGLIARE E COMPATIRE”

dei video “NO LOCO”, “PIETRO” di A. Valente e di “CORTOSHOCK” di

A.Maiorana, D.Filipetto

introduzione sull’esperienza del collettivo antipsichiatrico

Violetta Van Gogh

e incontro con il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa

precede alle ore 20 APERICENA

                            per info

_ateneolibertariofirenze@inventati.org_

<mailto:ateneolibertariofirenze@inventati.org>

_www.autistici.org/ateneolibertariofiorentino_

<http://www.autistici.org/ateneolibertariofiorentino>

 

antipsichiatriapisa@inventati.org <mailto:antipsichiatriapisa@inventati.org>

www.artaudpisa.noblogs.org <http://www.artaudpisa.noblogs.org>

 

Diffondete, grazie!

 

Gaza: plastica di riciclo contro armi vietate

 06.04.2018 – Gaza Patrizia Cecconi

Sono le 11,30 in Palestina e tra due ore nella Striscia di Gaza forse si cominceranno a contare morti e feriti tra uomini donne vecchi e bambini che parteciperanno pacificamente alla “grande marcia del ritorno” partita venerdì scorso per “la giornata della terra” e che si concluderà il 15 maggio per la commemorazione della Naqba, ovvero la cacciata dei palestinesi dalle loro terre il 15 maggio del 1948.

Il massacro di venerdì scorso era stato annunciato da Israele senza che nessuna organizzazione internazionale si ponesse legalmente come ostacolo al crimine e al criminale. Quindi Israele, potendo contare “oggettivamente” sul silenzio-assenso dell’ONU e sull’assenso diretto degli Usa e di altri suoi sostenitori, ha raddoppiato e per oggi ha minacciato un’ancor più dura risposta ad una marcia pacifica che chiede soltanto il rispetto delle Risoluzioni Onu che lo stesso Israele calpesta.

Questo Stato coccolato in Occidente nonostante tutto, questo Stato che possiede un altissimo numero di testate nucleari e che, ovviamente, non firma il trattato relativo alla loro messa al bando,  questo Stato il cui esercito usa regolarmente armi vietate, e lo fa anche per reprimere una marcia pacifica, ha minacciato, anzi il termine giusto è “ha garantito” di usare i suoi gas micidiali oltre ai proiettili farfalla ma l’ONU tace e la stampa servile acconsente. Anzi fa di peggio. Strumentalizza, dietro velina israeliana, anche il minimo aiuto che le autorità locali hanno deciso di dare alle famiglie dei martiri definendo questo sostegno a orfani e vedove come un incentivo al terrorismo. Per similitudine si potrebbe dire che il sostegno italiano alle vittime della mafia è un incentivo alla mafia! A volte ci si vergogna di pensare che nel nostro Paese, quello nato da una Resistenza eroica e dolorosa, possa albergare un servilismo come quello dei nostri media main stream  che scade addirittura nel ridicolo oltre che nel sostegno a forme di reale  terrorismo di Stato  come quello regolarmente attuato da Israele contro il popolo palestinese.

Questa marcia però, è bene ribadirlo, è nata dalla volontà popolare di una popolazione sotto assedio. Ha scavalcato le differenze politiche e solo per adesione strumentale alla vulgata israeliana i media seguitano a dire che è stata organizzata da Hamas. Hamas la sostiene così come tutte le organizzazioni politiche, sociali, religiose (compresi i cristiani) e laiche la sostengono. Proprio perché è un’istanza di popolo.

Ma i palestinesi non hanno voci, se non quelle della poca stampa indipendente e quelle dei social per far conoscere la verità. Non hanno neanche strumenti, ma hanno ingegno e così vediamo che oggi hanno raccolto migliaia di vecchi pneumatici per coprirsi con una cortina di fumo dai proiettili-farfalla, micidiali e vietati, che i cecchini gli spareranno contro. “La marcia si farà lo stesso e sarà pacifica e con noi ci saranno i nostri bambini”. Questo hanno detto. Ma come proteggere i bambini dall’inalazione dei micidiali gas israeliani? A Gaza le costose maschere antigas di cui può disporre Israele non ci sono se non in numero ridottissimo e allora ecco che la creatività gazauna usa il riciclo creativo. La settimana scorsa abbiamo visto bambini protetti dall’inalazione dei gas con mascherine sanitarie in cui era inserita una cipolla. Oggi invece, con vecchie bottiglie di plastica, come mostrato nella foto sono state realizzare maschere protettive per i bambini che passeggeranno insieme ai loro genitori e ai loro amici a 700 metri dal border per provare a dire al mondo che la libertà è un bene irrinunciabile. Anche a costo della vita. La stessa che i gazawi amano come poche altre comunità al mondo.

Gaza 6 aprile 2018

 

BOICOTTA IL TURISMO IN TURCHIA!

BOICOTTA IL TURISMO IN TURCHIA!

Perché potresti pensare di visitare la Turchia La Turchia è nota per i suoi pacchetti vacanza poco costosi e per il clima piacevole, le spiagge e i siti storici che risalgono a millenni fa. Perché dovresti evitare di visitare la Turchia La Turchia è diventata sempre più dispotica, con il consolidamento, da parte del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, del proprio potere a seguito di un referendum dalla dubbia legittimità riguardo i poteri presidenziali tenuto nel 2017.

Erdogan ha epurato i ranghi del governo, della magistratura e delle forze armate del paese e la Turchia è diventata la nazione numero uno al mondo per giornalisti imprigionati. Il regime autoritario di Erdogan strumentalizza l’Islam per i propri interessi e ha posto una pressione enorme sulle donne e sulle minoranze etniche e religiose come Aleviti e Yezidi, così come sono la normalità l’antisemitismo e la retorica anticristiana.

I visitatori stranieri potrebbero non sentirsi accolti a braccia aperte, o almeno vedranno istantaneamente un cambiamento di atteggiamento, allorquando dovessero contestare le azioni di Erdogan e della Turchia – agire in tal senso può significare rischiare l’arresto e l’espulsione o anche la detenzione.

Se non vuoi trascorrere il tuo periodo di vacanza insieme a uno dei più malfamati gruppi jihadisti del mondo, dovresti evitare la Turchia La Turchia adesso è un centro di coordinamento per i gruppi jihadisti islamici radicali del Medio Oriente. Per anni, la Turchia ha agito da corridoio principale per combattenti stranieri e rifornimenti diretti allo Stato Islamico (ISIS) e a molti altri gruppi jihadisti in Siria e Iraq.

La Turchia ospita diversi gruppi jihadisti entro i propri confini e questi gruppi mantengono una presenza in diverse città in tutta la Turchia. Le forze armate turche stanno lavorando apertamente e in maniera diretta con vari gruppi jihadisti in Siria per combattere le Forze Democratiche Siriane (SDF), un alleato-chiave locale della Coalizione Globale contro l’ISIS. I tuoi soldi da turista saranno usati per finanziare gli sforzi per terrorizzare i più attivi avversari dell’ISIS La Turchia ha rinnovato la propria campagna militare e politica di negazione e oppressione contro i curdi.

Oltre ad aver imprigionato migliaia di giornalisti, sindaci, capi di partito, insegnanti, artisti e attivisti per i diritti delle donne curdi, la Turchia ha scatenato tutta la potenza del suo apparato militare contro le aree a maggioranza curda, tra cui Nusaybin, Cizre e Sur, storico distretto di Diyarbakir, senza mostrare alcun riguardo nei confronti delle vite dei civili. Secondo l’ONU, è possibile che siano stati sfollati più di 1 milione di civili nella guerra sanguinaria dello stato contro i curdi in Turchia. Oltre a colpire i curdi all’interno della Turchia, l’esercito turco attacca regolarmente le aree curde in Iraq e Siria – cercando di distruggere quello stesso popolo che è l’avversario più fiero dell’ISIS, che ha resistito coraggiosamente e sconfitto l’ISIS per anni.

La resistenza del popolo curdo ha indebolito significativamente l’ISIS, il quale minaccia il Medio Oriente e l’Europa, con grande delusione da parte della Turchia. Bilancio militare per il 2018 aumentato del 41% Il governo dell’AKP ha approvato un aumento del 41% del bilancio militare nel corso di un periodo di solo un anno, fissando il budget per la difesa e la sicurezza per il 2018 in 92,7 miliardi di lire turche.

Questo bilancio rappresenta chiaramente il desiderio di perpetuare i conflitti esistenti e iniziarne di nuovi nel corso del prossimo anno. Erdogan ha bisogno di più denaro per la sua guerra È ovvio che le entrate turistiche sono necessarie come componente principale dei finanziamenti per l’aumento delle spese militari e paramilitari (p. es. ISIS, al Qaeda e altri gruppi jihadisti). Il turismo è una delle più grandi fonti di entrate per la Turchia, che attualmente si colloca al sesto posto delle mete turistiche mondiali, attirando più di 30 milioni di turisti ogni anno. Lo scorso anno, le entrate turistiche della Turchia sono state stimate in oltre 25 miliardi di dollari e, nei piani di Erdogan, si prevede che aumentino a 86 miliardi. Il denaro speso per le vacanze in Turchia sarà inserito nel budget militare, trasformato in missili, gas lacrimogeno, carri armati e cecchini.

Il tuo denaro da turista non sarà usato per costruire una Turchia migliore, sarà impiegato per finanziare la macchina da guerra turca e aiutare gli alleati jihadisti della Turchia – sarà usato per alimentare le fiamme della guerra nel Medio Oriente e rendere la crisi dei rifugiati ancora peggiore. La Turchia sta conducendo aggressivamente una campagna militare per destabilizzare la Siria e rafforzare i gruppi jihadisti le cui mire non sono limitate al Medio Oriente.

I recenti attacchi della Turchia e l’invasione contro Afrin, cantone della Federazione Democratica della Siria Settentrionale, parte dello stato sovrano della Siria, sono un’aggressione che viola il diritto internazionale. Il denaro che hai guadagnato con fatica non dovrebbe contribuire alla strategia di Erdogan di pulizia etnica contro bambine e bambini, donne e uomini! Non passare le tue vacanze in Turchia!

Va’ pensiero, storie ambulanti – Il documentario

Va’ pensiero, storie ambulanti – Il documentario

Va’ pensiero è il racconto incrociato di due aggressioni razziste a Milano e Firenze e della complicata ricomposizione dei frammenti di vita dei sopravvissuti. Milano: Mohamed Ba, 50 anni, griot, attore e educatore senegalese residente in Italia da 14 anni, viene accoltellato il 31 maggio del 2009 in pieno giorno, nel centro di Milano. Firenze: Mor e Cheikh, immigrati anche loro dal Senegal e residenti a Firenze, vengono colpiti il 13 dicembre 2011 mentre sono al lavoro al mercato di San Lorenzo. Le storie dei tre protagonisti s’incrociano nel racconto delle loro drammatiche esperienze di vita e, malgrado tutto, le loro speranze di continuare a vivere in Italia, con la continua paura e incertezza di incrociare uno sguardo o un gesto che li riporti al momento dell’aggressione. Il regista Dagmawi Yimer, rifugiato dall’Etiopia, racconta la violenza dal punto di vista di chi l’ha subita.

Va’ Pensiero, storie ambulanti è un documentario diretto da Dagmawi Yimer, prodotto dall’Archivio delle memorie migranti e dalla Cineteca di Bologna. Realizzato nel 2014 è tornato di stringente attualità dopo il gravissimo raid razzista di Macerata e dopo il più recente omicidio di Firenze, dove il 5 marzo il 54enne senegalese Idy Diene, mentre camminava sul Ponte Vespucci, è stato ucciso da tre spari esplosi dalla pistola di Roberto Pirrone.

L’INIZIATIVA - Oggi a Firenze la manifestazione nazionale delle associazioni dei senegalesi in Toscana per ricordare l’”amico e fratello Idy Diene, ucciso barbaramente lunedì 5 marzo sul Ponte Vespucci per ragioni ancora sconosciute” nel giorno dei suoi funerali in Senegal. Per chi volesse aiutare la famiglia di Idy, in particolare i suoi dieci figli, è stato aperto un conto presso Poste Italiane. La causale è “in memoria di Idy”, IBAN IT48M0760105138259708359713

Non fioriere ma opere di bene!

“Un conto per le donazioni ai figli di Idy”

Lo hanno aperto i familiari di Idy ucciso lunedì sul ponte Vespucci

Un conto corrente per fare donazioni ai familiari di Idy Diene, l’ambulante ucciso lunedì scorso su ponte Vespucci da Roberto Pirrone. Lo hanno aperto gli avvocati Sandro Bruni e Luigi De Vito, che assistono i suoi familiari e spiegano: “In memoria del signor Idy Diene, drammaticamente scomparso lunedì scorso, è stato aperto un rapporto di conto presso Poste Italiane intestato al fratello residente in Italia, Aliou Diene, dove tutti coloro che intendano concretamente  aiutare la famiglia di Idy, ed in particolare i suoi dieci figli che vivono in Senegal, potranno effettuare donazioni (con causale “in memoria di Idy”)”. L’Iban è IT48M0760105138259708359713.

Ciao Idy  www.facebook.com/photo

http://www.cronachediordinariorazzismo.org/sabato-10-marzo-a-firenze-in-ricordo-di-idy-diene/

Sono giorni convulsi e difficili a Firenze. Dopo l’omicidio di Idy Diene (ne abbiamo parlato qui), l’ambasciatore del Senegal Mamadou Saliou Diouf arriva in città per chiedere alle autorità italiane giustizia e che venga fatta luce su quanto accaduto lunedì scorso sul ponte Vespucci. A Palazzo Vecchio, incontra il sindaco Dario Nardella, l’assessore all’Integrazione e all’Accoglienza Sara Funaro, il console onorario Eraldo Stefani, la presidente dell’associazione dei senegalesi di Firenze e Circondario Diye Ndiaye e l’imam di Firenze Izzedin Elzir. Nel corso dell’incontro, l’ambasciatore ha chiesto al sindaco che la famiglia di Idy non venga lasciata sola e che le venga data assistenza. Per il momento il sindaco ha espresso la vicinanza della città alla famiglia di Idy e alla comunità senegalese, assicurando che il Comune continuerà ad assisterla come ha sempre fatto. Nardella ha poi annunciato che il Comune si costituirà parte civile accanto alla famiglia per seguire il processo e che a Firenze, il giorno dei suoi funerali in Senegal, si terrà una cerimonia pubblica in suo ricordo alla presenza dei rappresentanti delle comunità religiose, delle organizzazioni lavorative e imprenditoriali e della cittadinanza.

Tuttavia accade anche che la Questura neghi il movente razzista per le indagini, l’Amministrazione Comunale neghi il lutto cittadino e il Comitato per l’ordine pubblico della Prefettura per diverse ore abbia negato l’autorizzazione alla manifestazione pubblica che la comunità senegalese ha organizzato per sabato 10 marzo, con il raduno a partire dalle ore 14,30 in piazza Santa Maria Novella, e partenza del corteo alle 15.

La comunità senegalese di Firenze, nel frattempo, si autotassa per riacquistare le fioriere spaccate lunedì sera in via Calzaiuoli. «Ci vergogniamo per ciò che è accaduto — dicono dall’associazione — Chi ha commesso quegli atti vandalici non ama questa città e va punito. Il dolore non giustifica la violenza e il nostro è un popolo pacifico». Una volta terminata la raccolta, affermano, il denaro verrà consegnato nelle mani del sindaco Dario Nardella.

Intanto, Rokhaya Mbengue, moglie di Idy, ha preferito tornare nella sua vecchia casa di Pontedera, quella dove ha vissuto a lungo col fratello e alcune amiche. Qui è attorniata e protetta dall’affetto di centinaia di senegalesi. Intanto, Diye Ndyaie, la presidente dell’associazione dei senegalesi del territorio fiorentino e presidente di Fasi, la Federazione delle associazioni Senegalesi in Italia, ha confermato la manifestazione di sabato: “Sarà una manifestazione apartitica, apolitica, un grande evento di pace e fratellanza, per tutti, per le famiglie, per i bambini. Esattamente come quello che ci fu nel 2011, dopo la morte di Samb Modou e Diop Mor”.

Sabato 10 marzo si terranno altre tre manifestazioni antirazziste: a Napoli, da Piazza Garibaldi alle ore 9, a Benevento, da Piazza Risorgimento alle ore 10, e a Caserta,  dal centro sociale verso via Mazzini alle ore 16.

Un conto corrente per sostenere la famiglia di Idy Diene è stato aperto dagli avvocati Luigi De Vito e Sandro Bruni, che assistono i familiari della vittima. Il conto, spiegano gli avvocati, è stato attivato con Poste italiane ed intestato al fratello residente in Italia, Aliou Diene: “Tutti coloro che intendano concretamente aiutare la famiglia di Idy, ed in particolare i suoi dieci figli che vivono in Senegal, potranno effettuare donazioni (con causale ‘in memoria di Idy’ – IBAN IT48M0760105138259708359713)”.

8 MARZO 2018

8 MARZO 2018
SECONDO SCIOPERO GLOBALE DELLE DONNE
Da #metoo a #wetoogheter: il prossimo 8 marzo, insieme ad altre migliaia città nel mondo, anche a Firenze prenderà vita lo sciopero globale delle donne!
Incrociamo le braccia per sottrarci al lavoro produttivo, a quello precario e intermittente, alle molestie e alla violenze che proprio nei luoghi di lavoro viviamo quotidianamente, e ci sottraiamo anche a tutte le mansioni implicite – quindi invisibili e non pagate – che in quanto donne ci sono richieste ogni giorno, dentro e fuori la famiglia.
Uno sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo per affermare che la violenza contro le donne è sistemica, perché colpisce le nostre vite, dalle relazioni, alla salute, al lavoro, alla cultura, ai diritti
negati.
Uno sciopero che è anche un momento per affermare la nostra forza come risposta collettiva: un grido potente che alla violenza oppone la solidarietà tra donne e l’autorganizzazione femminista.
Dal pomeriggio alla sera un corteo cittadino si riverserà come una marea nelle strade della città, andando a denunciare i luoghi della violenza e a tracciare i nuovi percorsi di liberazione.
Nella città dello stupro alla Fortezza da Basso; del linciaggio mediatico contro le due studentesse americane che hanno osato accusare due carabinieri di stupro; della stampa che costantemente
riproduce stereotipi e violenza sessista e transfobica – perché le donne se la sono cercata, avevano bevuto troppo, erano troppo libertine, non avevano la biancheria, non hanno detto abbastanza
chiaramente “no”; nella città vetrina del decoro… in questa città affermiamo con forza i nostri corpi di donne, i nostri corpi indecorosi e liberi. Contro le retoriche della sicurezza destinata a proteggerci, contro i nuovi e vecchi fascismi che in nostro nome pensano di propagandare odio razziale e suprematismo bianco, contro sindaci e istituzioni conniventi, contro i tribunali, i/le giudici, le corti che ancora non credono alle nostre parole, perché le nostre parole non sono
abbastanza per denunciare una violenza: NOI SCIOPERIAMO!
Non esiste sicurezza se non quella prodotta da noi, dai nostri corpi di donne che, insieme, attraverseranno indecorosamente Firenze per renderla, durante e oltre l’8 marzo, una città all’altezza
dei nostri desideri.
Antisessiste, antifasciste e antirazziste sempre!

Ore 15:30 in Piazza SS. Annunziata con musica, spettacoli e microfono aperto
ore 18:00 corteo indecoroso per le strade della città

https://www.facebook.com/nonunadimenofirenze/