GLI ARTISTI DIS-TURBANO

Martedì 27 gennaio_ore 21:15 e ore 23:00 

 

 

 

 

 

GLI ARTISTI DIS-TURBANO
Un giorno della memoria tra ricordo e attualità
con Camilla Antonini, Paolo Benvenuti, Marco Bianchini, Cassandra Bini,
Valerio Camporesi, Ambra Corso, Angelo Fabbo, Monica Fabbri, Carolina Guidazzi, Roxana Iftime,

Giuseppina La Rosa, Camilla Madsen, Silvia Minichino, Irene Montagnani, Umberto Moretti,
Elisabetta Parenti, Matteo Pecorini, Marco Ruggiero
e con Sissi Abbondanza, Claudio Ascoli e Paolo Lauri.
Porta con te qualcosa da mangiare e da bere.
Ingresso libero. Posti limitati. Prenotazione obbligatoria

 

Info e prenotazioni: tel. 055 6236195 (lascia un messaggio, se non ci trovi!) 

info@chille.it   

 

La Questura blinda Coverciano per difendere Casapound

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Riceviamo dall’Assemblea di quartiere contro l’apertura di Casapound a Coverciano e pubblichiamo:

Nel pomeriggio del 17 gennaio, alcuni residenti del quartiere di Coverciano hanno salutato con un lungo applauso numerosi studenti del plesso scolastico di via del Mezzetta che in una situazione insopportabile per il quartiere, hanno manifestato con slogan e canti, contro la militarizzazione di via G. D’Annunzio all’altezza della sede dell’associazione “Il Bargello”(stesso nome di una rivista fondata a suo tempo da PAVOLININdr), il nome di copertura utilizzato per ottenere UNO SPAZIO IN AFFITTO da parte dell’organizzazione fascista Casapound che vedeva la presenza al suo interno di una decina di propri “militanti”, in maggioranza non fiorentini, col chiaro intento di provocare, dato che da parte loro, nessuna iniziativa, nessuna attività all’interno della sede era stata annunciata.

Davanti ad una cittadinanza incredula, si contavano 3 camionette, 4 volanti, 1 Defender a supporto di una trentina di agenti della celere e 10 Digos; una situazione a dir poco esagerata per un quartiere abituato a vivere nella tranquillità. Continua a leggere

Condanna aggressione Casa Pound a Cremona. Nessuno spazio per loro a Firenze.

Comunicato stampa
perUnaltracittà- laboratorio politico
Condanna aggressione Casa Pound a Cremona. Nessuno spazio per loro a Firenze.
Ieri a Cremona una banda di una cinquantina di fascisti di Casa Pound, provenienti anche da Brescia e Mantova, hanno compiuto una aggressione premeditata e organizzata nei confronti del Centro Sociale Dordoni.
In sede erano presenti una decina di attivisti, picchiati selvaggiamente con spranghe e bastoni, tanto che uno di loro, Emilio,  è in coma, in pericolo di vita, dopo essere stato colpito alla testa ripetutamente con una spranga e preso a calci mentre era a terra privo di sensi.
Solo l’intervento dei suoi compagni presenti lo hanno sottratto alla violenza dei picchiatori fascisti, speriamo non troppo tardi.
Incredibilmente le forze dell’ordine, pur di fronte a un tentato omicidio, non hanno preso alcun provvedimento, lasciando andare via i criminali fascisti indisturbati.
Proprio quella Casa Pound che a Coverciano vorrebbe aprire una sede, nascosta dietro una presunta libreria o centro culturale: sabato un presidio di antifascisti del quartiere ha fronteggiato quella inquietante presenza, protetta come sempre da un ingente spiegamento di forze dell’ordine.
Esprimiamo tutta la nostra solidarietà ad Emilio e a tutto il centro sociale Dordoni, e ribadiamo con forza che nelle nostre città non c’è posto per i fascisti, con qualsiasi nome si vogliano chiamare, e che nessuna sede potrà essere base per i loro raid criminali, con buona pace di chi pensa che l’antifascismo sia qualcosa di antico, o che con questi picchiatori si debba interloquire, parlando magari di filosofia.
Nessuno spazio per i fascisti, fuori Casa Pound da Firenze e da ogni città, antifascismo militante.

#EmilioResisti

Giornata di mobilitazione e critica sociale

Siete tutti invitati con la preghiera di diffondere più possibile l’annuncio a tutti i vostri contatti anche postando in facebook

Sabato 24 Gennaio 2015 in piazza Tasso, San Frediano, Firenze

Giornata di mobilitazione e critica sociale al modello proposto/imposto dall’EXPO di Milano che promuove le multinazionali dell’ Agrobusiness, della GDO (grande distribuzione organizzata) e le grandi opere che distruggono i territori;

il loro slogan è “…nutriamo il pianeta”.

Noi diciamo

Lasciamo che il pianeta si nutra da solo!

Infatti ancora oggi l’agricoltura contadina di piccola scala, condotta soprattutto da donne, nutre il 70 % del mondo utilizzando solo il 30% delle risorse naturali come acqua, suolo e energie fossili (<20%), mantenendo la biodiversità, la fertilità dei suoli e i saperi antichi.

Mentre l’agroindustria intossica la nostra terra, accaparrandosi il 70% delle risorse per arricchire pochi e sovralimentare un 5°(quinto) della popolazione mondiale.

Programma di sabato 24 Gennaio 2015-01-16 Piazza Tasso, Firenze

 Ore 11:00: Ritrovo in piazza Tasso

Incontro con la rete contadina di Genuino clandestino e le realtà fiorentine per la difesa del territorio

Laboratorio per bambini

Ore 13:00: pranzo condiviso
Portate il vostro piatto, bicchiere, le posate e qualcosa da mangiare e bere insieme

Ore 15:00: intervento teatrale del Teatro contadino libertario Musica

Amianto – Una Storia operaia

 AMIANTO  UNA STORIA OPERAIA 21 GENNAIO A FIRENZE

Mercoledì 21 gennaio alle ore 17 alla BiblioteCaNova di via Chiusi, 3-4 su iniziativa di Medicina Democratica, presentazione del libro “Amianto – Una Storia operaia” di Alberto Prunetti. Edizione nuova con una bellissima PostFazione. Da non perdere! Saranno presenti l’autore ed il cantautore Marco Chiavistrelli, che ha scritto una canzone sulle tragedie provocate dall’amianto.
Parteciperanno: Gino Carpentiero, di Medicina Democratica,
Andrea Bagni, di Ecole
Anna Picciolini, del Giardino dei Ciliegi

Campagna “No Amianto Publiacqua”

Invito a cena “No Amianto Publiacqua”

Allarme amianto nell’acqua potabile

Domenica 18 cena di sostegno
Campagna “No Amianto Publiacqua”

Ore 20.00, Casa del popolo di Settignano (Firenze)

Vi invitiamo alla cena per sostenere la Campagna che ad oggi ha raccolto più di 3.000 firme (online e cartacee) per l’eliminazione dei 225 chilometri di tubature in amianto presenti nella rete di Publiacqua a Firenze, Prato, Pistoia e nel Medio Valdarno.

Le vostre tante firme, per cui vi ringraziamo, ci hanno permesso di raggiungere parte degli obiettivi che ci eravamo preposti. L’Autorità Idrica Toscana, la Regione e i Comuni sono stati infatti costretti a riconoscere il grave problema sanitario ignorato fino ad oggi e a “promettere” l’eliminazione dei tubi con risorse interne delle società di gestione, destinate agli investimenti, e non aumentando la tariffa della bolletta.

Ora è necessario tenere alta la vigilanza affinché a queste dichiarazioni seguano fatti concreti. Per questo la Campagna ha ancora bisogno del vostro sostegno.

Un’occasione per partecipare, essere informati sugli ultimi sviluppi e sostenere la Campagna è la cena di autofinanziamento (10 euro), per vegetariani e non, organizzata per il 18 gennaio alla Casa del popolo di Settignano.

Prenotazioni al 339/4872681 o via mail noamiantopubliacqua@gmail.com.

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Vi ricordiamo che è possibile ancora sostenere la petizione su Change.orghttps://www.change.org/p/eliminare-l-amianto-dai-tubi-di-publiacqua-spa o sul sitohttp://noamiantopubliacqua.wordpress.com/ dove troverete anche tutte le informazioni su questa scandalosa vicenda.

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La campagna “No Amianto Publiacqua è promossa da: ABC Pistoia | Associazione Acqua Bene Comune Pistoia e Valdinievole | Associazione Esposti Amianto | Associazione Rifiuti Zero Firenze | Ateneo Libertario Firenze | Attac Chianti Val D’Elsa | Attac Firenze | Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos | Cobas Toscana | Collettivo Fondo Comunista | Comitato 21 Marzo Gavinana | Comitato Acqua Bene Comune Prato | Comitato Acqua Bene Comune Valdarno | Comitato fiorentino Acqua Bene Comune | Comitato H20 Montevarchi | Comunità delle Piagge | CPA Firenze-Sud | Csa Next Emerson | Cub Sanità Firenze | Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua | l’Altracitta – giornale della periferia | Medicina Democratica | perUnaltracittà – La Città invisibile

Bianchi di Santo Spirito aderiscono corteo 10 gennaio Nidiaci

Riceviamo dai Bianchi di Santo Spirito questa dichiarazione:

I Bianchi di Santo Spirito si dichiarano solidali agli abitanti di San Frediano e Santo Spirito rispetto alla questione dell’area Bartlett-Nidiaci. I Bianchi avendo da sempre a cuore l’obiettivo di mantenere viva la storia e l’ identità sociale di un quartiere, invitano tutti a partecipare alla manifestazione del 10 gennaio.


Cogliamo l’occasione per ricordare che il corteo organizzato dalle famiglie dell’Oltrarno in difesa di cent’anni di storia dell’area Bartlett-Nidiaci partirà sabato 10 gennaio alle 15.30 da Piazza Tasso, con musica, animazione e attività a sorpresa per i bambini.

Dettagli, comunicazioni e motivazioni si possono seguire sul sito http://www.nidiaci.com.

Ricordiamo che la mattina successiva - domenica 11 gennaio  alle 10 - ci sarà un evento altrettanto importante per il futuro del giardino,  il primo incontro pubblico del “Progetto Oltreverde“, alla Sala delle Leopoldine sempre in Piazza Tasso.

Sponsorizzato dall’Autorità Regionale per la Garanzia e la Promozione della Partecipazione, il “Progetto Oltreverde” mira a coinvolgere tutta la popolazione dell’Oltrarno e in particolare i bambini a decidere come vorrebbero che fosse l’area Bartlett-Nidiaci e l’amministrazione comunale si è impegnata a prendere in considerazione le proposte che nasceranno.

Il Progetto Oltreverde si può seguire sul sitohttp://open.toscana.it/web/oltreverde-valorizzazione-del-giardino-bartlett-nidiaci-nel-rione-di-san-frediano/home .

Ricordiamo che l’area Bartlett-Nidiaci fu acquisita, grazie al commissario Edward Otis Bartlett della Croce Rossa Americana, nel 1920, per farne “un Ente che nel quartiere di San Frediano di questa Città curi la istruzione e la educazione popolare, con speciale riguardo all’infanzia“, e corteo e progetto Oltreverde, insieme, servono per ribadire proprio questo concetto.
Francesca Pinna
Segretaria
Associazione Amici del Nidiaci in Oltrarno Onlus
giardinonidiaci@gmail.com
http://www.nidiaci.com
tel. 349-1575238 

Charlie Hebdo: lettera con risposta

 

Non in mio nome

Igiaba Scego

Oggi mi hanno dichiarato guerra. Decimando militarmente la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo mi hanno dichiarato guerra. Hanno usato il nome di dio e del profeta per giustificare l’ingiustificabile. Da afroeuropea e da musulmana io non ci sto.

“Not in my name”, dice un famoso slogan, e oggi questo slogan lo sento mio come non mai. Sono stufa di essere associata a gente che uccide, massacra, stupra, decapita e piscia sui valori democratici in cui credo e lo fa per di più usando il nome della mia religione. Basta! Non dobbiamo più permettere (lo dico a me stessa, ai musulmani e a tutti) che usino il nome dell’islam per i loro loschi e schifosi traffici.

Vorrei che ogni imam in ogni moschea d’Europa lo dicesse forte e chiaro. Sono stufa di veder così sporcato il nome di una religione. Non è giusto. Come non è giusto veder vilipesi quei valori di convivenza e pace su cui è fondata l’Unione europea di cui sono cittadina. Sono stufa di chi non rispetta il diritto di ridere del prossimo. Stufa di vedere ogni giorno, da Parigi a Peshawar, scorrere sangue innocente. E ho già il voltastomaco per i vari xenofobi che aspettano al varco. So già che ci sarà qualcuno che userà questo attentato contro migranti e figli di migranti per qualche voto in più. C’è sempre qualche avvoltoio che si bea delle tragedie.

È così a ogni attentato.

A ogni disgrazia cresce il mio senso di ansia e di frustrazione. A ogni attentato vorrei urlare e far capire alla gente che l’islam non è roba di quei tizi con le barbe lunghe e con quei vestiti ridicoli. L’islam non è roba loro, l’islam è nostro, di noi che crediamo nella pace. Quelli sono solo caricature, vorrei dire. Si vestono così apposta per farvi paura. È tutto un piano, svegliamoci.

Per questo dico che mi hanno dichiarato guerra. Anzi, ci hanno dichiarato guerra.

Questo attentato non è solo un attacco alla libertà di espressione, ma è un attacco ai valori democratici che ci tengono insieme. L’Europa è formata da cittadini ebrei, cristiani, musulmani, buddisti, atei e così via. Siamo in tanti e conviviamo. Certo il continente zoppica, la crisi è dura, ma siamo insieme ed è questo che conta. I killer

professionisti e ben addestrati che hanno colpito Charlie Hebdo vogliono il caos. Vogliono un’Europa piena di paura, dove il cittadino sia nemico del suo prossimo. E in questo vanno a braccetto con l’estrema destra xenofoba. Tra nazisti si capiscono. Di fatto vogliono isolare i musulmani dal resto degli europei. Vogliono vederci soli e vulnerabili. Vogliono distruggere la convivenza che stiamo faticosamente costruendo insieme.

Trovo bellissimo che alla moschea di Roma alla fine del Ramadan, per l’Eid, ci siano a festeggiare con noi tanti cristiani ed ebrei. Ed è bello per me augurare agli amici cristiani buon Natale e agli amici ebrei happy Hanukkah. È bello farsi due risate con gli amici atei e ridere di tutto. Si può ridere di tutto, si deve. Ecco perché questo attentato di oggi è così pauroso. Fa male sapere che degli esseri umani siano stati uccisi da una mano vigliacca perché volevano solo far ridere, ma fa male anche capire il disegno che c’è dietro, ovvero una volontà di distruzione totale.

Una distruzione che sapeva chi e cosa colpire.

Niente è stato casuale. Sono stati spesi molti soldi da chi ha organizzato il massacro. Sono stati scelti uomini addestrati. È stato scelto un target, la redazione di un giornale satirico, che era sì un target simbolico, ma anche facile da attaccare. Tutto è stato studiato nei minimi dettagli. D’altronde una dichiarazione di guerra lo è sempre. Chi ha compiuto questo attentato sa cosa produrrà. Sa il delirio che si sta preparando. Allora se siamo in guerra si deve cominciare a pensare come combatterla. In questi anni la teoria della guerra preventiva, dell’odio preventivo, delle disastrose campagne di Iraq e Afghanistan hanno creato solo più fondamentalismo.

Forse se si vuole vincere questa guerra contro il terrorismo l’Europa si dovrà affidare a quello che ha di più forte, ovvero i suoi valori. Chi ha ucciso sa che si scatenerà l’odio. Ora dovremmo non cascare in questa trappola. Ribadire quello che siamo: democratici. Ha ragione la scrittrice Helena Janeczek quando dice cheliberté, égalité, fraternité è ancora il motto migliore per vincere la battaglia. E i musulmani europei ribadendo il “Not in my name” potranno essere l’asso nella manica della partita. L’Europa potrà fermare la barbarie solo se i suoi cittadini saranno uniti in quest’ora difficile.

FRANCIA

 

Karim Metref risponde alla lettera di Igiaba Scego  

 Cara Igiaba,

in questi giorni saremo messi sotto torchio e le prossime campagne elettorali saranno fatte sulla nostra schiena. Gli xenofobi di tutta Europa vanno in brodo di giuggiole per la gioia e anche gli establishment europei che non hanno risposte da dare per la crisi saranno contenti di resuscitare il vecchio spauracchio per far rientrare le pecore spaventate nel recinto.

Da ogni parte ci viene chiesto di dissociarci, di scrivere che noi stiamo con Charlie, di condannare, di provare che siamo bravi immigrati, ben integrati, degni di vivere su questa terra di pace e di libertà.

Ebbene, anche se ovviamente condanno questo atto come condanno ogni violenza, non mi dissocio da niente. Non sono integrato e non chiedo scusa a nessuno. Io non ho ucciso nessuno e non c’entro niente con questa gente. Altrettanto non possono dire quelli che domani dichiareranno guerra a qualcuno in nome di questo crimine.

Tu dici: “Oggi mi hanno dichiarato guerra. Decimando militarmente la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo mi hanno dichiarato guerra. Hanno usato il nome di dio e del profeta per giustificare l’ingiustificabile. Da afroeuropea e da musulmana io non ci sto”.

Io con questa gente sono in guerra da trent’anni. Li affrontavo con i pugni all’epoca dell’università e con le parole e con le azioni da allora e fino a oggi. Sono trent’anni che li combatto e sono trent’anni che il sistema della Nato e i suoi alleati li sostengono regolarmente ogni dieci anni per fomentare una guerra di qua o di là.

Anche io sono afroeuropeo, sono originario di un paese a maggioranza musulmana ma non mi considero un musulmano: non sono praticante, non sono credente. Ma anche io non ci sto. Non ci sto con questi folli, non ci sto quando lo fanno a Parigi ma non ci sto nemmeno quando lo fanno a Tripoli, Malula o a Qaraqush.

Non sto con loro e non sto con chi li arma un giorno e poi li bombarda il giorno dopo. Non ci sto in questa storia nel suo insieme e non solo quando colpisce il cuore di questa Europa costruita su “valori di convivenza e pace”. Perché dico che

questa Europa deve essere costruita su valori di pace e convivenza anche altrove, non solo internamente (ammesso che internamente lo sia).

Tu dici che questo non è islam. Io dico che anche questo è islam. L’islam è di tutti. Buoni o cattivi che siano. E come succede con ogni religione ognuno ne fa un po’ quello che vuole. La adatta alle proprie convinzioni, paure, speranze e interessi. Nelle prossime ore, i comunicati di moschee e centri islamici arriveranno in massa, non ti preoccupare. Tutti (o quasi) giustamente si dissoceranno da questo atto criminale. Qualche altro Abu Omar sparirà dalla circolazione per non creare imbarazzo a nessuno. La Lega e altri avvoltoi si ciberanno di questa storia per mesi, forse per anni. E noi ci faremo di nuovo piccoli piccoli, in attesa della fine della tempesta. Come stiamo facendo dopo questi attentati (forse) commessi da quella stessa rete che la Nato aveva creato per combattere una sua sporca guerra.

Loro creano mostri e poi, quando gli si rivoltano contro, noi dobbiamo chiedere scusa, dissociarci e farci piccoli. A me questo giochino non interessa più. Non chiedo scusa a nessuno e non mi dissocio da niente. Io devo pretendere delle scuse. Io devo chiedere a questi signori di dissociarsi, definitivamente, non ad alternanza, da questa gente: amici in Afghanistan e poi nemici, amici in Algeria e poi nemici, amici in Libia e poi… non ancora nemici lì ma nemici nel vicino Mali, amici in Siria poi ora metà amici e metà nemici… Io non ho più pazienza per questi macabri giochini. Mando allo stesso inferno sia questi mostri sia gli stregoni della Nato e dei paesi del Golfo che li hanno creati e li tengono in vita da decenni. Mando tutti all’inferno e vado a farmi una passeggiata in questa notte invernale che sa di primavera… Speriamo non araba.

Karim Metref è un educatore e blogger che vive a Torino.<http://www.karimmetref.info/>