In distribuzione il n.186 dicembre 2016: dove trovare Fuori Binario

In primo piano

Firenze, di solito il giornale viene venduto in luoghi fissi, quali supermercati e poste, per creare familiarità e favorire il dialogo tra venditori e acquirenti.
Tuttavia vi capiterà spesso di poter aquistare il giornale anche in occasione di manifestazioni…

lo troverete:

Nanu G. - Borgo S.Lorenzo
Mariella C.- alla Stazione
Francesco C. – in Sant’Ambrogio
Cezar T. – in P.zza Santo Spirito – Ponte Vecchio
Antonio R. – a Porta Romana, e a Scandicci
Raffaele e Clara -  Pontassieve e Livorno
Jonel C.- V.le Lavagnini
El Shaer Yasser. – P.zza Dalmazia
Marcel T. - Mercato fiori giovedì P.zza Repubblica – Feltrinelli Cerretani
Teodor S. – Feltrinelli Red  P.zza Repubblica
Mihai V. – Scandicci Poste – Ospedale Torregalli
Jon P. – P.zza SS Annunziata -
Stefan J. - COOP Coverciano – Esselunga Masaccio
Antonino P. - Entrata Careggi Ospedale
Mures T. - Zona Novoli
Ionita R.- Coop Via Milanesi

 [vedi su googlemaps]

Mondeggi Bene Comune invita a festeggiare insieme la fine della raccolta delle olive!

Mondeggi Bene Comune – Fattoria Senza Padroni e Mo.T.A. vi invitano a festeggiare insieme la fine della raccolta delle olive!
Dalle ore 15.30 ……. un pomeriggio di canti, balli e giochi!
.
Canti popolari col “Menestrello”

. Canti e balli della tradizione della Valle Santa

. Bolle di sapone giganti con Mr Goodman, giochi per bambini e non solo
. Dj set con Paolino Trash e Vanni

Il tutto sarà accompagnato da una merenda-cena a base di fettunta, pizza, panini, cibarie varie…..e vino!
Il ricavato della giornata andrà a sostenere le spese per l’acquisto del trincia per i lavori nelle olivete di Mondeggi

Messaggio da Nicoletta Dosio rinviata a giudizio per direttissima per evasione

 

«La resistenza, individuale e collettiva agli atti dei pubblici poteri che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione, è diritto e dovere di ogni cittadino». (Articolo proposto per la Costituzione della Repubblica Italiana del 1948 e non recepito) Oggi, in quest’aula, rivendico – accanto al diritto di resistenza contro le grandi male opere ed il modello di vita e di società ad esse connesso – la mia evasione e la mia concreta, consapevole opposizione alle misure cautelari inflittemi, via via aggravate dal tribunale di Torino.

Mio intendimento è di denunciare e di oppormi a tali misure, per me e per tutti coloro che, nel movimento NO TAV e in tante altre realtà di lotta allo stato di cose presente, si vedono quotidianamente comminare, dalle procure e dai tribunali, provvedimenti arbitrari e vendicativi.

Anche in questo il movimento NO TAV ha fatto scuola e le pratiche repressive nei suoi confronti si sono rivelate sperimentazione da applicare puntualmente là dove il partito trasversale degli affari e della guerra sente messo in discussione il proprio dominio.

Le misure cosiddette cautelari sono state e sono usate a piene mani e in modo esplicito, quale arma di repressione per criminalizzare il dissenso e negare la libertà di pensiero e di espressione; un avvertimento che la giustizia non è uguale per tutti.

La loro stessa natura di pene inflitte preventivamente, senza un regolare processo, con ampi margini di discrezionalità, le mette a nudo come strumento di giudizio etico-politico volto a colpire ciò che si è, più che ciò che si fa.

I risultati sono riscontrabili costantemente nella storia dei processi contro i militanti NO TAV: mesi di carcere preventivo e domiciliari che, a seguito di regolare processo, si sono tradotti in condanne di pochi mesi con sospensione condizionale della pena; sentenze che non bastano però a cancellare le umiliazioni, la perdita della libertà, la quotidianità negata, la vita messa in manette.

Per quanto mi riguarda, ho fatto convintamente questa scelta di lotta ed intendo portarla fino in fondo. Dichiaro fin da ora che, qualunque sarà il giudizio di questo tribunale nei miei confronti, continuerò a disobbedire, ad oppormi senza mediazioni, con gioia, sostenuta dall’abbraccio fraterno del popolo NO TAV e di quanti non hanno mandato all’ammasso la ragione, il cuore, la dignità.

Lo farò per dovere e per affetto nei confronti di chi, come Luca e Giuliano, a differenza mia, per lo stesso mio reato, ha subito il carcere. Lo farò anche per complicità con Jacopo, Eddy e tutti coloro che sono sottoposti ai domiciliari o a qualsiasi altra misura restrittiva.

Come per il gufo di Durer, il nostro solo crimine è di veder chiaro nella notte. Verità perfettamente adattabile al mondo che non si adegua a vivere immobile e sottomesso, in questa notte profonda che cancella diritti, democrazia formale e sostanziale, responsabilità verso il futuro.

Contro il buio mortifero delle casseforti, dei tunnel e delle prigioni noi vediamo chiaro e continuiamo a lottare perché si faccia giorno, sicuri dell’alba che verrà.

 

Bussoleno, 23 novembre 2016

 

Nicoletta Dosio

 

 

 

DOPO LA SENTENZA CONTRO GLI 86


QUALCHE RIFLESSIONE SU REPRESSIONE E SOLIDARIETÀ DOPO LA SENTENZA
CONTRO GLI 86

67 compagni/e condannati per complessivi 66 anni ed 8 mesi di
detenzione, 15 assolti e diversi reati non passibili di condanna, tra
cui l’accusa di “associazione a delinquere” per 7 persone.
  Queste, in breve, le cifre finali della sentenza di I° grado per il
processo al Movimento Fiorentino: A fronte di una serie di iniziative
punite con la condanna, i giudici hanno fatto cadere l'accusa di
associazione a delinquere, reato su cui era stata, in parte, costruita
l’inchiesta e che aveva molto eccitato la stampa locale. Di fatto
una bocciatura dell’impianto accusatorio e dell’indagine condotta
dal Pubblico Ministero Coletta con l’ausilio della Digos di Firenze.
L’applicazione del reato associativo aveva, però, già svolto
parte del suo compito: permettere mesi e mesi di intercettazioni
telefoniche ed ambientali, prolungare l’inchiesta per oltre due
anni, inserire in un unico processo diverse iniziative di lotta che
poco avevano a che fare con le persone inizialmente indagate,
consentire l’utilizzo della custodia cautelare per 35 persone tra
domiciliari e firme ed alla criminalizzazione delle lotte politiche e
sociali in città. D’altra parte, non si può certo essere
soddisfatti di come siano andate le cose: 67 condanne complessive, con
pene da due anni fino a 6 mesi, quasi sempre superiori alle richieste
del PM, sono il frutto della compensazione dei giudici rispetto alla
bocciatura del reato associativo. Vengono puniti in maniera pesante,
con condanne dai 2 anni all’anno e mezzo, soprattutto alcuni
episodi: la contestazione alla Santanchè al Polo di Novoli, le
manifestazioni studentesche che portarono a cortei non autorizzati,
l’occupazione della stazione e in particolar modo le due
manifestazioni di solidarietà successive ai primi arresti. Tanti
altri compagni/e sono invece stati condannati per altri reati
specifici come cortei non autorizzati, iniziative studentesche,
manifestazioni antifasciste, contro la guerra, scioperi generali e
manifestazione contro i piani di Governo e Confindustria. Insomma, da
una parte si ridimensiona il processo, dall’altra vengono
pesantemente condannati 67 compagni/e impegnati nelle lotte degli anni
2009 e 2011, che confermano [105] quanto questo processo sia rivolto
all’intero movimento fiorentino. Chi continua a voler sventolare la
sua personale bandiera di un processo, contro l’Onda fiorentina, su
cui la scure repressiva si sarebbe abbattuta colpendo i giovani che
stavano mettendo “pericolosamente” in discussione il futuro del
capitalismo, ha evidentemente una visione del tutto soggettiva.
  Lo fa esclusivamente in maniera strumentale, nel goffo tentativo -tra
  l’altro- di ascrivere a se un intero movimento studentesco. Chi
  ritiene che la repressione agisca esclusivamente in risposta alle
lotte, non coglie la profondità dell’agire statuale, a cui
  interessa poco colpire un gruppetto di ragazzini agitati di un singolo
collettivo e molto di più l'azione capillare di controllo e
criminalizzazione ed il piano generale su cui un singolo processo, di
un singolo Pm, si sviluppa.
  E’ questa lettura che ha portato negli anni a numerosi momenti in
cui la differenziazione l’ha fatta da padrona, dall’invito a
disertare il presidio di solidarietà in occasione dell'udienza
preliminare del processo sino alla campagna “io m’associo”,
volta esclusivamente alla solidarietà verso i 7 compagni/e accusati
di Associazione a Delinquere, ignorando volontariamente che ve ne
fossero altri 80 da difendere. Evidentemente peró la solidarietà si
dà solo ai propri simili e risulta inutile chiudere i propri
comunicati con roboanti "siamo tutti black bloc" se poi il bellissimo
slogan “Si parte e si torna insieme” non lo si fa valere anche
lontano dalla Valsusa… Di fronte a questa sentenza c’è poco da
festeggiare. C’è poco da festeggiare di fronte a diversi
compagni/e, condannati fino a 2 anni per essere stati protagonisti dei
momenti di lotta e delle manifestazioni di solidarietà dopo i primi
arresti, ed è, per noi, estremamente grave, per non dire vergognoso,
che non ci si senta di portare almeno sostegno a chi ti ha manifestato
il suo. Per noi la solidarietà politica ha un altro valore, va data a
prescindere dall’appartenenza e persino dalla condivisione o meno di
alcuni atti, deve essere pratica costante e patrimonio di tutto il
movimento di classe. Se noi per primi non diamo i giusti segnali e non
torniamo a considerare la solidarietà come elemento fondante di
qualsiasi idea rivoluzionaria,la nostra classe continuerà a perdere
coesione, legami, relazioni, e il mutuo soccorso lascerà ancora di
più il posto all’invidia, alla rabbia e all’egoismo.
La solidarietà è uno strumento e una pratica di lotta che deve
esser capace di tenere insieme un ragionamento complessivo per saper
meglio contrapporsi alla strategia repressiva, altrimenti corriamo il
rischio di relegarla ai soli benefit o slogan, importanti ma non
sufficienti, e di esprimerla solo nei confronti dei propri affini e
delle pratiche che riconosciamo come nostre.
La solidarietà, invece, a partire dal carcere e al di fuori di esso,
deve tenere insieme tutti i soggetti colpiti dalla repressione: dai
prigionieri politici fino all’ultimo proletario.
  La solidarietà è parte integrante della lotta e la lotta stessa è
solidarietà. Per noi non è un processo chiuso e crediamo che ancora
  i/le condannati/e abbiano bisogno di sostegno politico. Quello che è
arrivato alla sentenza di I grado è, purtroppo, solo uno dei processi
aperti che ci vedono tutti coinvolti. Solo nel mese di dicembre altre
tre udienze vedranno decine di compagni sul banco degli imputati per
iniziative antifasciste e contro il Job Act. A Firenze come in tutta
Italia, le lotte politiche e sociali si trovano ad affrontare da molti
  anni, con intensità diverse ma sempre nel segno di un attacco deciso
verso le forme di lotta conflittuali e che si pongono fuori dalle
compatibilità, il terreno della repressione. Noi questo terreno
dobbiamo praticarlo, dobbiamo praticare e trasmettere analisi e
coscienza, non possiamo permetterci oggi più che mai, di lasciare
nessuno da solo e continueremo a farlo con tutti/e coloro che su
questo terreno vogliono confrontarsi.

  Centro Popolare Autogestito di fi sud

Perché i telegiornali oscurano la manifestazione delle donne?

| nonunadimeno

Ieri a Roma una manifestazione di almeno 200 mila persone condotta dalle donne, potente e bella come una marea, ha detto all’opinione pubblica di questo Paese che la violenza maschile deve finire perché rovina e spegne le nostre vite, e che le femministe hanno la competenza, il metodo e l’esperienza per sapere quali misure adottare e quali interventi. Oggi discuteremo in migliaia alla Università di Roma un piano d’azione nazionale femminista contro la violenza maschile che sia utile ed efficace. Quando sarà pronto chiederemo con tutte le nostre forze che venga adottato.

Ma nelle edizioni della sera i maggiori telegiornali hanno fatto scomparire la notizia.

Il TgUno, che appena il 25 novembre condannava la violenza sulle donne, ieri sera ha intervistato solo la Ministra Boschi e poi, come per caso, è stata data la notizia che migliaia di donne avevano sfilato a Roma per dire no alla violenza.

RaiDue ha mostrato un papà con un bambino sullo sfondo del Colosseo e della manifestazione, sembrava una festa per famiglie.

La7 non si è accorta di niente.

E allora si pone un problema di democrazia e rispetto delle leggi.

Non accettiamo più che i governi non agiscano da subito per contrastare il femminicidio, che si chiudano i Centri Antiviolenza, che non si faccia prevenzione, educazione, formazione. Volete un’altra manifestazione, più grande? Noi abbiamo le ragioni urgenti, l’energia e la rabbia per farla.

Non Una Di Meno stampa.nonunadimeno@gmail.com

Twitter: @nonunadimeno

Facebook: nonunadimeno

da:http://nonunadimeno.wordpress.com/2016/11/27/perche-i-telegiornali-oscurano-la-manifestazione-delle-donne/

LA LOTTA E’ L’UNICA VIA… SOLIDARIETÀ!

Audio – RadiOndaRossa: 17-18/11 Solidarietà agli 86 imputati a Firenze per il processo contro il movimento fiorentino

LA LOTTA E’ L’UNICA VIA… SOLIDARIETÀ!

Nella mattinata del 18 novembre nell’aula bunker del Tribunale di Firenze è fissata l’ultima udienza del primo grado del processo contro il movimento fiorentino. I giudici procederanno quindi alla lettura della sentenza partendo dalle richieste dell’accusa: 71 anni e 9 mesi di carcere! Il processo è frutto di un’inchiesta aperta dalla procura fiorentina nel 2009 che formulò l’ipotesi del reato di associazione a delinquere applicata alle lotte politiche e sociali. L’utilizzo del reato associativo ha permesso l’autorizzazione di intercettazioni ambientali e telefoniche, ha sancito il prolungamento delle indagini fino a quasi due anni determinando l’allargamento dell’inchiesta dal contesto studentesco da cui era partita, nello specifico dallo Spazio liberato 400 colpi, a tutte le altre mobilitazioni che stavano investendo il territorio come quella contro la costruzione di un CIE in Toscana, quella antifascista fino alle lotte dei lavoratori. L’utilizzo del reato associativo è servito poi per alimentare la campagna mediatica di criminalizzazione del movimento e soprattutto ha legittimato le successive misure cautelari.

Il 4 maggio 2011 scattò la prima operazione di polizia che portò a diverse perquisizioni e ai primi arresti. Nelle settimane successive l’inchiesta si allargò alle manifestazioni che furono organizzate per rispondere all’attacco repressivo. Il 13 giugno si arrivò così alla seconda operazione di polizia che portò ad un totale di 86 compagni imputati nel processo di cui 35 sottoposti a misura cautelare tra arresti – uno in carcere gli altri ai domiciliari – e obblighi di firma.

Dopo la grande manifestazione di solidarietà del 9 aprile scorso pensiamo sia fondamentale tornare in piazza in sostegno dei compagni coinvolti in questo processo. Crediamo sia importante farlo per rimettere sul piatto la questione repressiva e la nostra capacità di risposta sia in occasione dei singoli processi che su un piano piú generale. Sono già tanti gli appuntamenti e le scadenze in programma per i prossimi mesi di lotta così come sono molti i processi che si chiuderanno e si apriranno contro i militanti fiorentini: il 30 novembre si aprirà il processo per la manifestazione antifascista del dicembre 2014 alle Piagge, a dicembre altri antifascisti saranno sotto processo accusati di travisamento per il corteo antifascista che fu organizzato in risposta al pestaggio messo in atto da Casapound ai danni di due studenti mentre è stato rinviato a data da destinarsi il processo d’appello per i fatti di Via della Scala che vede già condannati in primo grado 11 antifascisti ad un totale di 7 anni e 4 mesi.

Programma delle iniziative di solidarietà:

Giovedì 17 novembre

All’Artistico di Porta Romana alle ore 14.30 pranzo popolare alle ore 15.30 assemblea su LOTTE e REPRESSIONE

Venerdì 18 novembre
Alle ore 9.30 presidio di solidarietà sotto al Tribunale di Firenze su viale Guidoni
Alle ore 13.00 pranzo sociale allo Spazio Autogestito nel plesso D5 del polo delle Scienze Sociali

SOLIDARIETA’ A CHI LOTTA! SOLIDARIETA’ AGLI 86!

Cpa fi-sud
Rete dei Collettivi Fiorentini
Collettivo Politico di Scienze Politiche
Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos
Collettivo contro la repressione – Firenze

Sulla sentenza del TAR: basta bugie!

Dopo i primi festeggiamenti, e dopo aver letto attentamente e nel dettaglio la sentenza, eccoci pronte a spiegare nel dettaglio quello che ha sentenziato il TAR della Regione Toscana l’altro giorno riguardo all’inceneritore di Firenze.

http://www.mammenoinceneritore.org/2016/11/11/comunicato-sulla-sentenza-del-tar-basta-bugie/
Quello che segue non vuole essere una “lectio magistralis” sulla legge e sulla sentenza, ma vuole provare a spiegare le motivazioni e gli effetti della decisione presa dal TAR. In questi due giorni infatti, tramite la stampa, gli amministratori pubblici, Qthermo e Cispel si sono prodigati a leggere e interpretare la sentenza… ovviamente con l’intento di sminuirla o addiritturla, con molta creatività, di prenderla come “certificazione del loro buon operato”.

NIENTE DI PIU’ FALSO! Ma entriamo nel dettaglio. Partiamo subito dallo sfatare quello che viene detto e scritto nei giornali. Il TAR non ha il compito e la responsabilità di entrare nel merito delle questioni, ma solo di accettare e/o respingere i ricorsi valutandone solo l’aspetto e la correttezza procedurale, non entrando nel merito delle scelte. Quindi il TAR non ha detto che è giusto costruire l’inceneritore e/o che non inquina, né tantomeno ha approvato la sua localizzazione a case Passerini – come qualcuno vorrebbe fare intendere – questo perché, semplicemente, non poteva farlo!! La decisione della localizzazione infatti era già stata stabilita nel lontano 2005 in sede di Valutazione di impatto sanitario (VIS) e confermata nel 2012 in sede di Piano Interprovinciale dei Rifiuti.

Il TAR ha semplicemente valutato se gli atti, amministrativamente parlando, sono corretti formalmente e non ha valutato (non potendolo fare) il loro contenuto. Il primo punto importante è il seguente, con la quale si chiude la sentenza: “Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sui ricorsi e sui motivi aggiunti indicati in epigrafe, li riunisce e:  … c) accoglie i ricorsi R.G. n. 143/2016 e 180/2016 e, per l¹effetto, dispone l¹annullamento del provvedimento 23 novembre 2015 n. 4688 del Responsabile della P.O. Qualità ambientale della Città Metropolitana di Firenze, dei verbali delle conferenze di servizio presupposte e dei successivi atti del procedimento espropriativo;” Questo cosa vuol dire esattamente? Vuol dire che secondo il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana l’AU (Autorizzazione Unica), ovvero il documento che da il permesso a costruire l’inceneritore insieme a tutta una serie di prescrizioni, è annullato con effetto immediato. Con esso vengono annullati anche i verbali delle conferenze dei servizi che hanno portato a quell’atto e degli atti legati a quello stesso atto.

Tra questi atti ci sono anche tutti gli espropri dei terreni necessari alla costruzione dell’inceneritore.   Questo vuol dire che Qthermo non ha l’Autorizzazione a costruire, e che per iniziare i lavori dovrebbe riottenere l’Autorizzazione! Ma perchè il TAR è arrivato a questa decisione? Ce lo siamo domandati anche noi e abbiamo cercato di spiegarlo in maniera comprensiva:

1) La Città Metropolitana non aveva il potere di rilasciare l’Autorizzazione Unica in mancanza di uno strumento urbanistico come una variante al piano urbanistico del comune di Sesto Fiorentino o in alternativa un accordo di pianificazione da stipulare sempre con il comune di Sesto Fiorentino.

2) Non sono stati realizzati i “famosi” boschi della piana da parte della Provincia di Firenze (ora diventata Città Metropolitana), come invece era stato stabilito da protocollo di intesa del 2005 tra la Provincia di Firenze e i Comuni interessati. Nello specifico si subordinava la costruzione dell’inceneritore di Firenze, fonte aggiuntiva di emissione inquinanti, alla realizzazione di un parco di 30 ettari per MITIGARE l’inquinamento già presente nella zona a causa delle altre fonti emissive (traffico,riscaldamento,industria). In questi 11 anni non solo la Città Metropolitana non ha rispettato il vincolo e non ha fatto nessuna azione per procedere con la realizzazione del Parco, ma ha fatto completamente sparire questo vincolo/prescrizione dall’Autorizzazione Unica.

Dei diversi motivi da noi sollevati, il TAR ha accolto quello riguardante la mancanza di un accordo con il Comune di Sesto, sulla pianificazione dell¹area interessata (che doveva avvenire attraverso una diversa procedura nella quale è prevista anche una nuova valutazione sugli effetti ambientali nell¹area VAS), nonché la mancata realizzazione di un¹area a bosco di 30 ettari che era stata prevista quale condizione per la realizzazione dell¹impianto. Questo è quello che ha sentenziato e deciso il Tribunale Regionale Amministrativo della Regione Toscana. Le altre letture e interpretazioni che sono state fatte in questi giorni sono mere chiacchiere da bar. Purtroppo queste chiacchiere non le fanno  i cittadini qualunque ma gli amministratori pubblici, che invece dovrebbero rispettare le sentenze e accettare, finalmente, la volontà dei propri cittadini e ora anche della giustizia.

Rinnoviamo ancora una volta l’appello ad  incontrarsi e ad aprire un canale di dialogo con i cittadini al Sindaco di Firenze e Presidente della Città Metropolitana di Firenze Dario Nardella, al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, all’Assessore all’Ambiente della Regione Toscana Federica Fratoni e all’Assessore all’Ambiente di Firenze e Presidente di ATO Toscana Centro Alessia Bettini.

In questi anni non abbiamo mai ricevuto una risposta, ma ci ricordiamo delle frasi di molti politici (tra cui quella dell’Assessore Fratoni) che ammettevano la necessità di un ripensamento davanti alla possibile bocciatura dell’Autorizzazione a costruire davanti al TAR. La bocciatura è arrivata. Ora che si faccia riparlare la politica con la P maiuscola, e si riapra la discussione.

Non possiamo aspettare altri anni: la Regione Toscana ha bisogno di gestire bene i rifiuti e questo può iniziare a farlo subito applicando le alternative, che esistono e funzionano molto bene… anche in molti comuni e province della Toscana! Le risposte, basate su cavilli e appelli, che la politica sembra voler dare non sono la reazione giusta e corretta. La politica deve rispettare la sentenza. Concludiamo poi sottolineando che questo risultato è arrivato grazie al ricorso presentato dai cittadini e dalle associazioni ambientaliste, a cui si è agganciata la nuova amministrazione del Comune di Sesto Fiorentino. Successivamente anche il Comune di Campi Bisenzio ha fatto ricorso sul motivo della mancata realizzazione del Bosco della Piana.

E’ importante quindi dare e riconoscere il merito a tutti gli attori e autori di questa battaglia. E continueremo, davanti al Consiglio di Stato chiederemo l¹accoglimento di tutti i motivi che il TAR ha ritenuto di respingere. Infatti quello che appare complessivamente dalla lettura della sentenza è che il TAR della Toscana non abbia voluto confrontarsi fino in fondo sulle gravi contestazioni sollevate nel ricorso contro la VIA che, se accolte anche in parte, avrebbero portato all¹azzeramento dell¹intero progetto. Noi cittadini siamo stati obbligati, davanti al silenzio della politica, a rimboccarci le maniche, studiare la legge e gli atti, trovare degli avvocati per supportare l’azione delle associazioni ambientaliste, raccogliere i soldi per le spese e procedere al ricorso. Siamo contenti che alcune amministrazioni abbiamo fatto altrettanto. Ora chiediamo che la politica faccia il suo mestiere: difendere la salute e l’interesse dei cittadini.

Per chi volesse approfondire qui si può trovare le sentenza: http://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=PU2NFQXJAUZPPKVYLDXDCIZLC4&q=

Mamme no inceneritore Ultime Novità e Segnalazioni Scopri le nostre Eco Borracce Grazie alle nostre 2200 borracce in acciaio http://www.mammenoinceneritore.org/2016/02/03/le-borracce-in-acciaio-delle-mamme-no-inceneritore/ si calcola che ad oggi abbiamo evitato la produzione e lo spreco di 343200 bottigliette di plastica in un anno e 27456 Kg di CO2 non emessi nell¹atmosfera all¹anno. E che alla fine vogliono dire anche 3,7 tonnellate in meno di rifiuti urbani da gestire e mandare a incenerire.

Ateliersi *ISOLA E SOGNA *

Venerdì 11 Novembre 2016, h. 21.00 @ Vivaio del Malcantone,

Via del Malcantone 15, Firenze

Ateliersi *ISOLA E SOGNA *

di e con: Fiorenza Menni e Andrea Mochi Sismondi musiche di: Vittoria Burattini (percussioni) e Mauro Sommavilla (elettronica, chitarra) cura del suono: Vincenzo Scorza direzione tecnica: Giovanni Brunetto in collaborazione con: Cassero lgbt center Un report in forma di concerto su Giusi Nicolini, Sindaco di Lampedusa, e sull’esercizio del potere nell’isola degli sbarchi e delle tartarughe, un luogo diventato emblema del confine, ribalta per la rappresentazione delle politiche europee. Della mano che cura e di quella che colpisce. Qui a Lampedusa ci vuole un Sindaco camaleontico, non un Sindaco ideologico / Tutto questo intrico di Lampedusa / tutti questi fili / è come cercare di capire e analizzare un baco da seta / se si districano tutte le cose alla fine il baco muore.

Dal maggio 2012 è stata eletta sindaco di questo piccolo ecosistema, situato in una delle posizioni più particolari del pianeta, una storica esponente di Legambiente, candidata a capo di una lista civica ora fortemente impegnata nel dare visibilità nazionale ed europea alle vicissitudini lampedusiane. È Giusi Nicolini, il primo sindaco donna dell’isola: la sua figura stimola pensieri sull’esercizio del potere e lascia spazio per immaginare il consolidarsi di una posizione critica e propositiva. Lampedusa è uno scoglio tra due continenti che funziona per gli uomini come per gli uccelli, le balene, le tartarughe. Ha, nella storia umana, lo stesso ruolo che ha sempre avuto nella storia naturale. Le mie isole sono sempre state questo: rifugio, riparo, ristoro lungo il viaggio. Nell’isola coesistono, non senza emblematiche difficoltà, le locali opposte fazioni che si sfiorano sul livello umano, le contrapposizioni geopolitiche storicamente connesse ai colonialismi, gli accadimenti e gli immaginari contemporanei e il desiderio di perseguire una vita fatta di pesca, buon turismo e accoglienza pacifica degli isolani. Tutto lascia pensare che Lampedusa sia un braciere acceso. Che parlare di Giusi Nicolini a Lampedusa sia scabroso oramai.

*Isola e sogna* porta in scena le parole accese degli abitanti di Lampedusa, di Giusi Nicolini, di chi ha descritto lei e di chi ha descritto la sua isola; e ne fa una questione di ritmo, di timbrica e di sensi contrapposti.