urge arms embargo on Israel

La rock star Peter Gabriel e il regista Ken Loach sono tra le 21.000 persone che hanno firmato una lettera aperta a David Cameron, il primo ministro britannico, chiedendo l’immediata sospensione del commercio di armi tra il Regno Unito e Israele.
La lettera è stata consegnata oggi, direttamente alla residenza di Cameron al numero 10 di Downing Street a Londra da Loach e tre membri del parlamento – Jeremy Corbyn, Diane Abbott e Jim Fitzpatrick.
Firmatari di spicco inclusi stilista Bella Freud, giornalista e attivista Jemima Khan, musicisti Bobby Gillespie dei Primal Scream, Robert Del Naja dei Massive Attack, Brian Eno e Bryan Adams, gli scrittori Will Self, Hanif Kureishi, Ahdaf Soueif, Esther Freud, Laura Bailey e William Dalrymple, e gli attori David Morrissey, Maxine Peake e Alexei Sayle.

http://electronicintifada.net/blogs/amena-saleem/rock-stars-peter-gabriel-and-bobby-gillespie-urge-arms-embargo-israel

Gaza, vista da Eduardo Galeano

da:popoffquotidiano.it/
Da dove viene l’impunità che permette a Israele di portare avanti la mattanza di Gaza? Forse la tragedia dell’Olocausto implica una polizza di eterna impunità?

di Eduardo Galeano

Gaza vista da eduardo Galeano

Per giustificarsi, il terrorismo di Stato fabbrica terroristi, semina odio e raccoglie alibi. Tutto indica che la macelleria di Gaza, che secondo i suoi autori vuole farla finita con i terroristi, riuscirà solo a moltiplicarli.

Dal 1948, i palestinesi vivono condannati all’umiliazione perpetua. Non possono neanche respirare senza permesso. Hanno perso la propria patria, le terre, l’acqua, la libertà su tutto. Tanto meno hanno diritto ad eleggere i propri governanti. Quando votano chi non devono votare sono puniti. Gaza è castigata. Si è trasformata in un trappola per topi senza vita d’uscita, da quando Hamas vince limpidamente le elezioni nel 2006. Qualcosa del genere era apparso nel 1932, quando il Partito comunista trionfò alle elezioni in Salvador. Bagnati nel sangue, i salvadoregni espiarono la loro cattiva condotta e da allora vissero sottomessi ad una dittatura militare. La democrazia è un lusso che non tutti meritano.

Sono figli dell’impotenza dei razzi fatti in casa che i militanti di Hamas, rinchiusi a Gaza, sparano, fallendo l’obiettivo, sulla terra che era stata dei palestinesi e che l’occupazione israeliana gli usurpò. E la disperazione, al limite della pazzia suicida, è la madre delle bravate che negano il diritto all’esistenza di Israele, grida senza alcuna efficacia, mentre la molto più efficace guerra di sterminio sta negando, da tanti anni, il diritto all’esistenza della Palestina. Di Palestina ne resta molto poca, passo dopo passo Israele la sta cancellando dalle mappe. Continua a leggere

L’Osservatorio Morti sul Lavoro entra in sciopero

IL BLOG DELLL’OSSERVATOTRIO INDIPENDENTE DI BOLOGNA MORTI SUL LAVORO (http://cadutisullavoro. blogspot.com) ENTRA IN SCIOPERO: CONTRO L’INDIFFERENZA DELLE ISTITUZIONI E DELLA POLITICA VERSO LE TRAGEDIE DELLE MORTI SUL LAVORO. DA QUESTO MOMENTO NON SARANNO PIU’ POSTATE NOTIZIE INERENTI A QUESTE TRAGEDIE CHE SI SUSSEGUONO SENZA NESSUNA SOLUZIONE DI CONTINUITÀ E CHE VEDE IN QUESTI PRIMI MESI DEL 2014 UN’IMPENNATA DELLE MORTI RISPETTO ALLO STESSO PERIODO DEL 2013 E ANCHE RISPETTO A TUTTI GLI ANNI PRECEDENTI. Continua a leggere

Ultima colata alla Lucchini

La parola ai lavoratori

Si sta concludendo, in questi giorni, e probabilmente per sempre, l’attività delle acciaierie di Piombino, uno storico stabilimento le cui origini possono essere fatte risalire alla fine dell’800 con la costruzione dei primi impianti per la produzione dell’acciaio e, per dimensioni, il secondo polo siderurgico italiano.

La chiusura di questo stabilimento fa registrare la perdita di un altro pezzo del comparto produttivo del paese, mostrando ancora una volta l’incapacità di fare industria nella competizione globale dei capitalisti italiani che, incapaci di reggere la concorrenza della siderurgia Cinese e Tedesca (in un circolo vizioso di sfruttamento in cui gli operai sono spesso messi di fronte alla scelta tra un peggioramento delle condizioni di lavoro e la perdita del lavoro stesso con la chiusura delle fabbriche) si limitano a spremere quel che rimane delle aziende del paese con la complicità della politica e dei governanti; andando solamente ad ingrossare le bolle finanziarie come quella che poi è scoppiata nel 2008 e quella che sta gonfiando attualmente. Mentre il capitale fa i suoi giochi di prestigio che fanno fiorire la ricchezza dal nulla, ma anche dallo smantellamento delle fabbriche e dalla distruzione di posti di lavoro gli operai lavorano in condizioni sempre più disastrose e vivono nell’incertezza sul proprio futuro.

Intervista ad un operaio addetto al treno rotaie nello stabilimento siderurgico. Continua a leggere

Radio Cora libera e resistente


Radio CORA (acronimo per COmmissione RAdio) fu un’emittente clandestina, approntata e gestita da membri del Partito d’Azione fiorentino, che dal gennaio al giugno 1944 mantenne i contatti tra la Resistenza toscana e i comandi alleati.

Si trattava allora di combattere un regime efferato, che utilizzava la violenza e la sopraffazione come strumento di dominio della società.

Oggi i regimi si sono fatti più scaltri: lavorano ‘a bassa intensità’ preferendo per lo più il controllo alla violenza. Eppure anche oggi, anche nel nostro paese, il pericolo di una deriva autoritaria, nei fatti se non nella forma, diventa ogni giorno più palpabile: nella negazione dei diritti, nella prevaricazione dei forti, nella corruzione, nella violenza contro i migranti, nel mancato rispetto del dettato costituzionale, nel dilagare del precariato selvaggio e della disoccupazione, nella devastazione ambientale, nella demolizione dello Stato Sociale, nell’allargamento della forbice che separa i (pochi ricchi) dai (tantissimi) poveri, nella violenza degli impuniti.

C’è bisogno dunque di una nuova Resistenza e di una nuova voce. La nuova RADIO CORA sarà dunque prima di tutto una grande operazione culturale, indirizzata a (ri)creare un immaginario condiviso e popolare che abbia al centro i valori della Resistenza e della Costituzione.

Si parte dalla corretta e puntuale informazione, radicalmente indipendente, agganciata ai territori ed alle loro istanze. Ma non basta: Radio Cora si ispirerà in ogni sua attività ai valori espressi nella nostra Carta Costituzionale, la cui applicazione concreta, rappresenta ancora oggi il presupposto per una rinascita (anche economica, oltre che morale, etica, civile, sociale e culturale) del ns Paese.

Il 7 GIUGNO del 1944, un commando nazista supportato da fascisti repubblichini pose fine in maniera drammatica e violenta all’esperienza di RadioCora. 70 anni dopo, il 7 GIUGNO DEL 2014, nascerà www.radiocora.it, un portale ed una web radio che avranno il compito di raccogliere idealmente quella straordinaria esperienza.

Essere indipendenti però significa contare solo sulle proprie forze: per questo radio Cora ha bisogno di tutti voi, per questo vi chiediamo uno sforzo: 10 euro l’anno per supportare il progetto.

Noi ci crediamo. e voi?

Cari amic*

abbiamo controllato il conto aperto su Banca Etica: ci sono 60 euro! (cui si vanno ad aggiungersi 900 euro attraverso le 90 tessere che avete sottoscritto e che ci hanno permesso di comprare il pc della regia e il mixer). È evidente che a queste condizioni è inutile anche solo pensare di far partire il progetto.

Se a 7 mesi da quando abbiamo cominciato a parlarne, questi sono i risultati del ‘tesseramento’ dobbiamo con chiarezza dedurre che, al di là delle parole e delle ottime intenzioni, questa esperienza rischia di non avere le gambe per reggersi.

È vero che l’iban è stato diffuso da due settimane, ma credevamo che l’interesse dichiarato e più volte confermato nei confornti del progetto avesse già portato ad una mobilitazione in vista dell’attivazione del conto.

Così evidentemnete non è stato e non è.

Noi ce l’abbiamo messa e ce la stiamo mettendo tutta, ma, evidentemente, la supposta fame di informazione indipendente e di qualità non è così ‘pressante’ da portarci ad investire anche solo 10 euro all’anno.

Ci diamo un’altra settimana di tempo, ma, purtroppo, a malincuore, se non vedessimo un cambiamento deciso di rotta, dovremmo completamete rivedere i ns piani. Se le cose stanno così infatti partiremo se e quando arriveranno i soldi promessi a settembre dalla regione toscana di cui al momento non abbiamo visto un euro.

Vi invitiamo pertanto calororsamente a sollecitare le persone che conoscete e pensate possano credere nelle finalità del progetto, a sostenerci e sottoscrivere la tessera usando il conto corrente.

Chi volesse contribuire alla nascita del progetto, e diventare ‘amico/a di Radio Cora’ può farlo versando (almeno…) 10 euro sul conto aperto a nome della

Associazione Radio Cora,
presso Banca Etica,
IT49 Y050 1802 8000 0000 0173 825

indicando nella causale
‘tesseramento 2014′.

Il gruppo di Radio Cora

Riammissioni dall’Italia alla Grecia

Riammissioni dall’Italia alla Grecia: nel 2013 rimandati nel paese ellenico 3 migranti al giorno.
Nel corso di un’approfondita indagine svolta in Grecia e in Italia nel corso del 2013, MEDU (Medici per i Diritti Umani) ha raccolto oltre cento testimonianze dirette di riammissioni sommarie di adulti e minori stranieri dai porti italiani alla Grecia.
Nell’85% dei casi i migranti riammessi hanno riferito di essere stati reimbarcati nel giro di poche ore sulla stessa nave con cui erano arrivati. In otto casi su dieci i migranti riammessi hanno dichiarato di aver cercato inutilmente di comunicare alle autorità italiane la propria volontà di richiedere protezione internazionale o comunque di voler rimanere in Italia per il timore di quanto sarebbe potuto loro accadere in caso di ritorno. Questo aspetto appare particolarmente sconcertante, se si pensa che, secondo i dati ufficiali, nel corso di tutto il 2013 appena il 9% dei migranti intercettati ai valichi di frontiera adriatici ha potuto fare richiesta di protezione internazionale.
Tale dato appare tra l’altro fortemente differenziato da un porto all’altro – come ad evidenziare prassi disomogenee tra le varie autorità portuali – tanto che a Bari i richiedenti asilo sono stati 65 (il 21%) mentre a Brindisi otto (il 2%) e a Venezia addirittura solo due (l’1%). I casi di riammissione di minori non accompagnati raccolti dagli operatori di MEDU sono stati 26, dei quali 16 si sarebbero verificati nei primi nove mesi del 2013. Solo in quattro casi sono state effettuate le procedure per l’accertamento dell’età prima che venisse eseguita la riammissione. In un caso su cinque i migranti hanno affermato di aver subito qualche tipo di violenza, al momento della riammissione o durante il viaggio di ritorno.
Sebbene l’Italia abbia il diritto di controllare l’accesso al proprio territorio, le politiche di contrasto dell’immigrazione irregolare devono in ogni caso rispettare i diritti fondamentali dei migranti, dei richiedenti asilo e ovviamente di soggetti particolarmente vulnerabili come i minori stranieri non accompagnati.
Nel caso delle riammissioni dai porti adriatici, le numerose e approfondite testimonianze raccolte nel rapporto PORTI INSICURI dimostrano come l’Italia violi sistematicamente alcuni principi basilari sanciti dal diritto interno e internazionale quali il divieto di refoulement diretto e indiretto, il divieto di esporre i migranti al rischio di trattamenti inumani e degradanti, il divieto di espulsioni collettive. Sembrano inoltre essere sistematicamente lesi i diritti al ricorso effettivo, all’informazione, ai servizi di interpretariato e orientamento legale, a procedure adeguate di accertamento della minore età.
Sulla base di diciannove testimonianze raccolte da MEDU nel corso dell’indagine, i legali dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) hanno potuto presentare un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, denunciando numerose violazioni del diritto interno ed europeo. Medici per i Diritti Umani torna a chiedere al Governo italiano la cessazione immediata delle riammissioni sommarie verso la Grecia e la garanzia di un reale accesso al territorio nazionale e alla protezione per i migranti che giungono ai valichi di frontiera adriatici.
Qui di seguito due testimonianze. Continua a leggere

Soccorso in mare e diritto d’asilo


Il sistema italiano per il diritto d’asilo va potenziato e vanno salvaguardati in ogni caso i diritti dei migranti soccorsi in mare. Queste le raccomandazioni e richieste dell’ASGI al Governo, al Parlamento e all’Unione europea.

Le persone in fuga da gravi situazioni che minacciano i loro diritti fondamentali sono in aumento. La conferma viene dai numeri sempre crescenti delle domande di asilo accolte anche in Italia, presentate da quanti fuggono dai gravissimi conflitti interni in corso nei loro Paesi.

Lo afferma l’ASGI in un documento pubblicato il 14 aprile 2014 in cui invia al Governo e al Parlamento, oltre che all’Unione europea, le proprie proposte e raccomandazioni. I dati forniti da Eurostat sulle richieste di asilo presentate in Europa e in Italia nel 2013 e il numero – aggiornato a settembre 2013 da Frontex – degli arrivi via mare confermano la complessità dello scenario che deve essere considerato un tema di competenza non di un solo Stato, ma va affrontato con un intervento complessivo da parte dell’Unione Europea. Continua a leggere

Prigione per stranieri

Immigrazione: riapre in estate la “prigione per stranieri” di via Corelli a Milano

Nonostante molte voci “contro”, tra cui quella del Comune di Milano e di alcuni esponenti del Pd nazionale, il governo ha deciso di riaprire il Cie milanese. Alla fine dell’anno la struttura concentrazionaria simbolo del fallimento delle politiche per l’immigrazione verrà affiancata da un Centro di accoglienza per richiedenti asilo. Le associazioni milanesi e i sindacati protestano e preparano una manifestazione di protesta

L’immigrazione? Non c’è più. Il turbo governo di Renzi ha risolto la “questione” eliminandola dal discorso politico, così come sono spariti una ministra e un ministero nel silenzio generale. E non c’è nemmeno lo straccio di una delega a qualche sottosegretario. Non è un disimpegno ma un’indicazione precisa: ordine pubblico e galere regoleranno la “materia”, in attesa di nuovi sbarchi e tragedie annunciate (per l’operazione militare Frontex nel Mediterraneo l’Europa ha appena stanziato 7,1 milioni). Continua a leggere