Bonafede aspetta ordini da Travaglio, e intanto il Covid dilaga in carcere…

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 novembre 20, 2020

Il Covid sta dilagando nelle carceri. Ora è quasi impossibile fermare il contagio. L’unico modo che c’è è quello di svuotarle. Di ridurre la popolazione carceraria di molte migliaia di unità. Giorni fa abbiamo proposto una misura che può liberare 20 o 30 mila prigionieri. Ora forse non basta più. In ogni caso chiunque abbia la testa sulle spalle capisce che almeno la metà dei detenuti va mandata a casa. Quelli ai quali resta una pena piccola da scontare (due o tre anni) e tutti quelli che comunque non sono pericolosi, cioè la maggioranza. Se non si ricorre a queste misure drastiche in pochi giorni sarà un inferno. Per i detenuti, per le guardie, per tutti gli operatori. E oltretutto è abbastanza probabile che un focolaio carceri poi si espanderà nelle città, perchè il personale carcerario torna a casa, frequenta i luoghi pubblici.
Quello che stupisce davvero è la totale assenza del Governo, in questo frangente.

In particolare l’assenza del ministro. A noi risulta che, almeno sul piano formale, un ministro della giustizia sia ancora in carica. Dicono in molti che si chiami Alfonso Bonafede. È scomparso dai radar da quando è finito sotto il tiro incrociato dell’ex Pm Nino Di Matteo e del mio amico Massimo Giletti. I quali lo hanno accusato di essere colpevole dell’unica cosa intelligente che ha fatto (forse senza accorgersene) da quando è ministro: non opporsi a un po’ di scarcerazioni decise autonomamente dai magistrati di sorveglianza. L’idea di Di Matteo del resto è molto semplice: l’indipendenza della magistratura deve essere garantita in entrata ma non in uscita. Voglio dire: in entrata o in uscita dal carcere. Un magistrato che si rispetti è libero di arrestare chi vuole, anche a capocchia (insieme a un Gip del quale probabilmente è amico) ma perde l’indipendenza nel caso delle scarcerazioni, dove invece si richiede immediatamente l’intervento del Governo. Per fermarle. Di Matteo chiese questo intervento, sostenendo che le scarcerazioni erano avvenute sotto la pressione della mafia (mostrando grande stima e rispetto per i suoi colleghi che le avevano decise nel pieno rispetto della legge) e Bonafede lo assecondò e intervenne. Non con molta convinzione, balbettando un po’, però intervenne. Poi, distrutto dalla fatica, scomparve.

Le associazioni che si occupano di carcere da tempo strepitano e mettono le autorità sull’avviso: si rischia un disastro – dicono – se non si interviene. Su questo giornale abbiamo dato molto spazio a questa denuncia. Contraddetti dai sapidi articoli di Travaglio (che poi sarebbe il capo di Bonafede, cioè quello che prende le decisioni per conto di Bonafede), il quale ci spiegò (con la stessa logica ferrea con la quale ci aveva illustrato la teoria dei taxi del mare) che nelle carceri non c’era alcun rischio Covid. Ora che facciamo? Io non credo che possa seriamente esistere il reato di epidemia colposa, che mi pare davvero figlio di un diritto un po’ scombiccherato. Se davvero questo reato esistesse, certo, sarebbe impossibile non contestarlo al ministro e forse a tutto il Governo.

Piero Sansonetti

da il Riformista

Popolo Saharawi comunicazione urgente

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Sono circa 180 i comuni della Toscana sui 290 gemellati con una tendopoli con il Popolo Saharawi. Questa azione semplice ha fatto conoscere a molti cittadini l’esistenza di un Popolo che dal 1991 attende di poter esprimere il proprio diritto all’autodeterminazione. .Sono quindi queste azioni che possono apparire di semplice testimonianza che contengono straordinarie storie di solidarietà e di amicizia. Una amicizia verso le comunità saharawi che vivono nei campi profughi in Algeria che molti dei volontari toscani anche accompagnati da Sindaci e Assessori hanno conosciuto e con loro hanno iniziato piccoli o grandi progetti di solidarietà, come quello della nostra Associazione che dal 2016 ha attivato le adozioni a distanza. 
Ora è necessario che questo legame costruito negli anni si unisca in un unico coro, per fermare il Regno del Marocco nel suo attacco ai civili Saharawi, per chiedere alle Istituzioni nazionali di intervenire per evitare un nuovo conflitto armato, di sollecitare il Consiglio di Sicurezza ad attuare energicamente ciò che è stato promesso, nel trattato di pace del 1991, l’attuazione di un referendum autodeterminativo perchè la dignità di un Popolo non si può cancellare in nome dei soli interessi commerciali ed economici. Grazie se vorrete aiutarci a diffondere il nostro comunicato e le informazioni in esso contenute.

Nadia Conti
Presidente CittàVisibili APS

Sahara Occidentale: riprese le ostilità a El Guerguerat fra Marocco e Fronte Polisario

Le istituzioni repubblicane e democratiche italiane: Enti locali e Ministero degli Esteri intervengano

Roma, 13 novembre – Oggi, 13 novembre 2020, scontri a fuoco tra il Regno del Marocco e il Fronte Polisario, dopo 29 anni di cessate il fuoco firmato da entrambe le parti nel Quadro del Piano di Pace ONU nel 1991 che istituì, inoltre, la MINURSO (Missione ONU per il Referendum nel Sahara Occidentale). Secondo l’accordo militare, il limite invalicabile per garantire la tregua attraversava il territorio conteso fino ad arrivare al corridoio della regione di El Guerguerat, al confine con la Mauritania. Dal 21 ottobre scorso la regione è incandescente: il Regno del Marocco ha violato l’accordo con l’apertura da parte di una breccia lungo tale limite per consentire il libero passaggio di persone, ma anche e soprattutto di camion per il trasporto di prodotti commerciali. Tale atto ha innescato l’immediata reazione della popolazione civile saharawi, accorsa per protestare pacificamente e chiudere la breccia, ostacolando il transito dei mezzi. Un corridoio sfruttato per esportare prodotti provenienti dal Sahara Occidentale occupato dal Regno del Marocco dal 1975, nonostante l’aperta deplorazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. «L’Esercito popolare di liberazione saharawi ha iniziato a rispondere con la necessaria fermezza a questa violazione e all’ostile marcia marocchina che fin dalle sue radici costituisce una grave battuta d’arresto al cessate il fuoco». Con queste parole il Fronte Polisario e il Governo Saharawi hanno comunicato qualche ora fa che ritengono il Regno del Marocco responsabile di tutte le pericolose conseguenze di questo attacco alla stabilità dell’intera regione. Il Fronte Polisario e il Governo Saharawi ricordano che il futuro di pace per i due popoli è da decenni fermo a causa del mancato referendum di autodeterminazione previsto dal Piano di Pace del 1991 sotto l’egida delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana. Il Movimento solidale italiano di amicizia con il popolo saharawi denuncia la violazione da parte del Regno del Marocco del cessate il fuoco e l’attacco al Piano di Pace Onu e alla legalità interazionale, nonché alla stabilità della regione. Inoltre denuncia l’illegalità, evidente a tutta la comunità internazionale, del commercio di risorse provenienti dal Sahara Occidentale che il Tribunale Europeo ha condannato. Una situazione resa ancora più inaccettabile, considerata la riduzione degli aiuti internazionali destinati al popolo saharawi nel contesto dell’emergenza mondiale da coronavirus. Il Movimento solidale italiano di amicizia con il popolo saharawi ritiene indispensabile l’intervento dell’Europa e della comunità internazionale per impedire alle forze armate del Regno del Marocco ulteriori azioni lesive della legalità internazionale. 

Il Movimento solidale italiano di amicizia con il popolo saharawi chiede alle istituzioni repubblicane e democratiche italiane, agli Enti locali gemellati in Italia con il popolo saharawi e al Ministero degli Esteri di condannare l’aggressione armata marocchina, di adoperarsi per proporre misure economiche di contrasto al traffico illegale di merci da parte del Regno del Marocco, di sostenere la nomina dell’inviato speciale del Segretario ONU per riprendere i colloqui tra le parti al fine di convocare il referendum di autodeterminazione, di proporre di dare mandato alla MINURSO, come già ad altre missioni Onu nel mondo, di sorvegliare la tutela dei diritti umani.
Il Movimento solidale italiano di amicizia con il popolo saharawi  
CittàVisibili APS Arci
C.F. 94258850489 
sede legale: via Orly n. 35
e-mail cittavisibili.arci@ gmail.com cell. 3358162370 
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In distribuzione il numero 223 ottobre-novembre 2020: dove trovare Fuori Binario

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Firenze, di solito il giornale viene venduto in luoghi fissi, quali supermercati e poste, per creare familiarità e favorire il dialogo tra venditori e acquirenti.
Tuttavia vi capiterà spesso di poter acquistare il giornale anche in occasione di manifestazioni…

lo troverete:

Giovanni M. – Piazza Tasso – Piazza del Carmine
Nanu G. - 
 Stazione Campo di Marte – via Pietrapiana – mercato S.Ambrogio
Cezar T. – Ponte Vecchio – S. Spirito
Raffaele e Clara -  Pontassieve e Livorno – Oblate – Murate – Obihall
Marcel T. -  Feltrinelli Cerretani – IBS libraccio
Teodor S. – 
Feltrinelli Red  P.zza Repubblica – Coop Via Gioberti
Salvatore O. - Piazza Le Cure
Berisa S. -   V.le XI Agosto
Daniel P. -  S.M.N. scalette
Filippo Bartoletti Teloni 
- Zona Novoli – Pistoiese – Peretola

 

 

Se toccano una ….

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SE TOCCANO UNO TOCCANO TUTTI.!!!
Un fatto gravissimo si è consumato ieri mattina ai danni di una donna abitante in una casa popolare. Antonella; colpevole di non riuscire a pagare l’affitto al comune perché disoccupata e fragile, rimasta sola dopo la morte della madre, invece di essere aiutata ha subito la decadenza dell’assegnazione, inutili nel tempo certificati e redditi inesistenti, tentativi di accordo per sanare la morosità con casa spa l’ente gestore di questo ignobile carrozzone che è diventato il comune di Firenze, dicevamo ieri mattina verso le 9:00 ( forse prima disturbavano i condomini) si è vista arrivare in casa una squadra di vigili, (un corpo speciale in borghese) che le intimava di uscire immediatamente perché era uno sfratto esecutivo, contattati telefonicamente e in viva voce abbiamo obbiettato che non potevano eseguire lo sfratto in quanto come da decreto ministeriale gli sfratti esecutivi sono bloccati fino al 31 Dicembre 2020, Antonella si è opposta ed è successo l’impensabile, le è stato spruzzato in faccia dello spray al peperoncino è stata ridotta all’impotenza ammanettata e portata via in pigiama e ciabatte. Da quel momento per noi Antonella è scomparsa! Nessuna informazione, nessuna notizia ne di dove fosse ne di come stesse di salute. Sembrava di vivere in un brutto film argentino, per tutta la giornata ci ha pervaso un senso di incredulità e irrealtà. Solo grazie alla nostra tenacia nel cercarla e nel contattarla telefonicamente soltanto oggi verso le 12:00 l’abbiamo raggiunta, piangente e in stato di shock ha detto di essere stata rilasciata da una cella del comando dei vigili, di essere stata privata del cellulare ed altre poche cose che aveva, compresa la canina portata al canile, dopo forse un processo per direttissima, l’hanno scaricata senza un soldo in pigiama e ciabatte, e senza casa in piazza stazione, tanta è stata la disperazione e la confusione che non sapeva cosa le fosse realmente successo. Dal nostro punto di vista sono accaduti troppi illeciti, dalla violazione del decreto di legge, alla violazione di ogni diritto umano, personalmente mi hanno fatto tornare in mente i racconti dei miei nonni, quando mio nonno sparì per tre giorni preso e rinchiuso a Villa Triste, mi sono tornati alla memoria racconti del peggior periodo fascista, perpetrati oggi da chi si spaccia per sinistra. Vogliamo denunciare perché vogliamo risposte, perché non vogliamo ancora credere che questa sia la realtà, vogliamo chiedere se questo è il metodo per reperire alloggi in vista del nuovo bando erp in prossima uscita, vogliamo che ci sia reso conto del fatto che da una parte si continua a svendere patrimonio pubblico regionale e comunale sul territorio senza riconvertirlo e impiegarlo per alloggi popolari dei quali i cittadini di Firenze hanno fame. Non può essere questa la risposta e non vogliamo permetterlo. Non vogliamo una dittatura amministrativa, non vogliamo una dittatura, e vogliamo ricordare a questi “signori” che forse si sono montati un po troppo la testa che sono al servizio dei cittadini e non contro, che mangiano con i nostri sodi ( come si può dire nel più becero dei modi) che sono solo nostri servi e non i nostri padroni.
Miti e quieti come sempre?
Movimento di lotta per la casa di Firenze
Al fianco di Antonella
e di tutti gli sfrattati.

Appello

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Ciao a tutte/i
Fuori Binario giornale di strada di Firenze autogestito e autofinanziato da 25 anni, si ritrova in questo momento a fare i conti con un periodo di crisi finanziaria.
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Grazie a tutte/i voi per il vostro contributo!

La redazione di Fuori Binario

NATO DI AVIANO

LA MALEDETTA SECONDA GIOVINEZZA DELLA NATO DI AVIANO

La Bottega del Barbieri

Prosegue il via vai di caccia, grandi aerei cargo, velivoli spia e armamenti pesanti e leggeri destinati alle forze armate Usa che operano in diversi teatri di guerra.

di Antonio Mazzeo (*)

Nell’attesa di sapere se la nuova amministrazione USA confermerà la decisione di Donald Trump di trasferire in Italia i cacciabombardieri F-16 del 52nd Fighter Wing dell’US Air Force attualmente schierati in Germania a Spangdahlem, la grande base aerea di Aviano (Pordenone) di certo non se ne sta con le mani in mano. Le pesanti restrizioni alla mobilità di persone e mezzi riservate ai cittadini italiani in tempi di pandemia non sembrano assolutamente valere per i militari statunitensi presenti nello scalo aereo friulano. Così, specie nelle ultime settimane, ad Aviano si assiste a un continuo via vai di caccia, grandi aerei cargo, velivoli spia e armamenti pesanti e leggeri destinati alle forze armate Usa che operano in diversi teatri di guerra.

Il sito specializzato Aviation Report ha dato notizia che il 30 ottobre 2020 sono giunti nella base di Aviano tre aerei “Pilatus” U-28A forniti di sofisticate apparecchiature ISR (Intelligence, Sorveglianza e Riconoscimento), appartenenti al 492nd Special Operations Wing dell’U.S. Air Force Special Operations Command, il comando delle forze speciali dell’Aeronautica USA con quartier generale a Hurlbult Field, Florida.

 

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