SOS-STERMINIO IN MARE

 

 

 

 

Diamo un segnale e mettiamoci la faccia.

 

Appello con invito ad aderire

 SOS STERMINIO IN MARE

 

 

Oltre 900 morti nel Mediterraneo nella notte tra sabato 18 aprile e domenica, a 60 miglia dalle coste libiche. È il più grande sterminio in mare dal dopoguerra. Questo è un giorno di svolta. A partire da oggi occorre mettere la parola urgenza, al posto di emergenza. Bisogna dare alla realtà il nome che merita: siamo di fronte a crimini di guerra e sterminio in tempo di pace.
Il crimine non è episodico ma ormai sistemico, e va messo sullo stesso piano delle guerre e delle carestie acute e prolungate. Il Mar Mediterraneo non smette di riempirsi di morti: cominciò con il naufragio di Porto Palo, il giorno di Natale del 1996, con 283 vittime, seguito tre mesi più tardi dal naufragio della Katër i Radës, in cui oltre cento profughi albanesi annegarono nel canale di Otranto. Lo sterminio dura da almeno 18 anni: più delle due guerre mondiali messe insieme, più della guerra in Vietnam. È indecenza parlare di “cimitero Mediterraneo”. Parliamo piuttosto di fossa comune: non c’è lapide che riporti i nomi dei fuggitivi che abbiamo lasciato morire.
Le azioni di massima urgenza che vanno intraprese devono essere, tutte, all’altezza di questo crimine, e della memoria del mancato soccorso nella prima parte del secolo scorso. Non sono all’altezza le missioni diplomatiche o militari in Libia, dove – anche per colpa dell’Unione, dei suoi governi, degli Stati Uniti – non c’è più interlocutore statale. Ancor meno lo sono i blocchi navali, gli aiuti alle dittature da cui scappano i richiedenti asilo, il silenzio sulla vasta destabilizzazione nel Mediterraneo – dalla Siria e l’Iraq  alla Palestina, dall’Egitto al Marocco – di cui l’Occidente è responsabile da anni.


 Le azioni necessarie nel immediato, eccole:

1. Urge togliere alle mafie e ai trafficanti il monopolio sulle vite e le morti dei fuggitivi, e di conseguenza predisporre vie legali di fuga presidiate dall’Unione europea e dall’Onu. I trafficanti non sono la radice del male, ma un suo sintomo.

2. Urge organizzare e finanziare interventi di ricerca e salvataggio non solo lungo le coste europee ma anche in alto mare, come faceva Mare Nostrum e come ha l’ordine di non fare Triton – anche se rifinanziata. Questo, nella consapevolezza che la stabilizzazione del caos libico non è ottenibile nel breve-medio periodo.

3. Urge che gli Stati europei collaborino lealmente a tale scopo (art. 4 del Trattato dell’Unione), smentendo quanto dichiarato da Natasha Bertaud, portavoce della Commissione di Bruxelles: “Al momento attuale, la Commissione non ha né il denaro né l’appoggio politico per predisporre un sistema di tutela delle frontiere, capace di impegnarsi in operazioni di search and rescue”. Risorse che invece si trovano per operazioni di polizia europea (Mos Maiorum, Amber Light,Jot Mare) e per le spese militari. Una frase che ha il cupo suono dell’omissione di soccorso: un reato contro la persona, nei nostri ordinamenti giuridici.

4. Occorre che l’Onu stessa decida azioni d’urgenza, e che il Consiglio di sicurezza fronteggi il dramma con una risoluzione. Se i crimini in mare somigliano a una guerra o a carestie nate dal tracollo diffuso di strutture statali nei paesi di transito o di origine, non vanno esclusi interventi dei caschi blu, addestrati per il search and rescue. I soccorsi e gli aiuti agli affamati e sfollati sono una prassi sperimentata delle Nazioni Unite. Sia oggi applicata al Mediterraneo.

5. Occorre rivedere al più presto i regolamenti di Dublino. Con una sentenza del 21 dicembre 2011, la Corte di giustizia europea a Lussemburgo e la Corte europea dei Diritti dell’uomo (Ricorso Sharifi contro Italia e Grecia) pongono come condizione essenziale per procedere al trasferimento l’aver positivamente verificato se il migrante corra il rischio di essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti. Si tratta di un vero e proprio obbligo di derogare ai criteri di competenza enumerati nelle norme di Dublino.

6. Con la medesima tempestività, occorre tener conto che i paesi più esposti ai flussi migratori sono oggi quelli del Sud Europa (Grecia, Italia, Cipro, Malta, Spagna): gli stessi a esser più colpiti, dopo la crisi iniziata nel 2007-2008, da politiche di drastica riduzione delle spese sociali (che  includono l’assistenza e il salvataggio di migranti e richiedenti asilo). Il peso che ingiustamente grava sulle loro spalle va immediatamente alleviato.

7. Occorre pensare a un sistema di accoglienza in Europa che garantisca il diritto fondamentale all’asilo, con prospettive di reinsediamento nei Paesi disponibili, nel rispetto della volontà dei rifugiati.

8. Infine, la questione tempo. È finito il tempo della procrastinazione, e delle ambiguità che essa consente. È dall’ecatombe di Lampedusa che Governi e Parlamenti in Europa preconizzano un’organica cooperazione con i paesi di origine e di transito dei fuggitivi, al fine di “esternalizzare” le politiche di search and rescue e di asilo. Il Commissario all’immigrazione Avramopoulos ha addirittura auspicato una “cooperazione con le dittature”, dunque il ricorso ai respingimenti collettivi (vietati dalla Convenzione di Ginevra sullo statuto dei Rifugiati del 1951, art. 33, e dagli articoli 18 e 19 della Carta europea dei diritti fondamentali). Non c’è tempo per costruire dubbie relazioni diplomatiche – nei cosiddetti processi di Rabat e Khartoum – perché i fuggitivi sono in mare qui e ora, e qui e ora vanno salvati: sia dalla morte, sia dalle mafie che fanno soldi sulla loro pelle e riempiono un vuoto di legalità che l’Unione deve colmare senza più rinvii. È adesso, subito, che bisogna organizzare un’operazione di salvataggio dell’umanità in fuga verso l’Europa.
Primi firmatari:
Barbara Spinelli, eurodeputato, gruppo GUE-Ngl, Alessandra Ballerini, Sandra Bonsanti, Lorenza Carlassare, Erri De Luca, Roberta De Monticelli, Maurizio Ferraris, Stefano Galieni, Domenico Gallo, Paul Ginsborg, Daniela Padoan, Francesco Piobbichi, Marta Pirozzi, Annamaria Rivera, Alberto Vannucci, Fulvio Vassallo Paleologo, Guido Viale, Gustavo Zagrebelsky, Libertà e Giustizia

Per adesioni: sos.sterminioinmare@gmail.com <mailto:sos.sterminioinmare@gmail.com>

Lunedì’ 27 APRILE alle 18 al centro sociale Il Pozzo
Via Lombardia 1/p – 50145 Firenze

Invito della comunità delle Piagge

A tutti quelli che non vogliono farsi vincere dall’impotenza di fronte a questa ennesima tragedia di immigrati nel mare nostro

A tutti quelli che non sopportano questo “baccanale” politico incivile e assurdo

A tutti quelli che vogliono corridoi umanitari per chi scappa dal proprio paese per guerra, fame, persecuzione

A tutti quelli che vogliono un mondo plurale e che si arricchisce della cultura e della verità di ognuno

A tutti quelli che vogliono re-agire concretamente non solo con i presidi e le manifestazioni ma costruendo Azioni concrete di civile indignazione

La comunità delle Piagge e Cantieri solidali – laboratorio politico della comunità delle Piagge vi invitano ad un incontro per costruire insieme queste azioni e realizzarle nel più breve tempo possibile.

Vi aspettiamo

Alessandro – prete e la comunità delle Piagge

 

In tempi di crisi e di ingiustizie…

riceviamo e pubblichiamo:

Questa mattina una cinquantina di aderenti al movimento di lotta per la casa hanno denunciato e SEGNALATO il grande patrimonio sfitto del centro cittadino successivamente sono tornati in Piazza Signoria per rivendicare la liberta’ di MANIFESTARE e hanno continuato a manifestare alla Galleria degli Uffizi al Ponte vecchio e hanno chiuso sotto l’uffcio casa di via dell’Anguillara…perchè chi non LOTTA HA GIA’ PERSO…

DI seguito il volantino sui patrimoni disessi…

tanti antichi palazzi nel cuore della città…

Da alcuni mesi il bombardamento “mediatico” trasmettono la solita litania, nel quale gli occupanti degli stabili vengono raffigurati come “delinquenti abituali”…in una sorta di litania si impone un rituale quasi ossessivo, una finzione, nel quale il massacro politico di coloro che rivendicano un diritto minimo, quello di un tetto sulla testa, deve continuare senza esclusione di colpi…

Proviamo un attimo a invertire i ruoli: Pensiamo, immaginiamo che il VERO CRIMINE SIA LASCIARE INTERI PALAZZI VUOTI PER DECINE DI ANNI, in balia di piccioni e di tanto spreco…e allora si ricostruiscono le vere responsabilità del mercato della rendita e la speculazione che distrugge interi territori…

E allora troviamo un centro cittadino che ha allontanato, anche dai quartieri di San Frediano e Santa Croce migliaia di famiglie, che ha costruito case di lusso, per pochi eletti, “residences”, “bad and breakfeast”, uffici, circolazione di merci e quant’altro… Lasciando dietro di sè un numero consistente di palazzi abbandonati…

L’elenco è lungo, cominciamo da quelli che hanno sgomberato per lasciarli vuoti:

*Via De’ Benci 6, occupato nel 1995, era sfitto dal 1990, di proprietà INAIL, dopo venti anni è ancora completamente vuoto, le operazioni di vendita e di realizzazione di oltre 35 mini alloggi si sono perse nei meandri dei piani urbanistici…

*Via De’ Conciatori 2/4/6, Dopo quasi trenta anni di occupazione il Comune di Firenze mette all’asta un BENE COMUNE dell’intero quartiere, uno spazio di cultura e socialità, per consegnarlo a una piccola BANDA DI LADRONI che intanto fallisce, ovviamente tutto fermo e gli stabili in balia dei piccioni…

°Via dell’Anguillara 9, dopo avere sfrattato nel 2005 alcune famiglie e nel 2006 SGOMBERATO lo stabile da altre famiglie occupanti la DE TOMMASSI SRL, ras del mattone romana pensa di spaccare tutto lo stabile, un GIUDICE ferma lo scempio e ovviamente i lavori e lo stabile resta nell’abbandono..

* Via delle terme 22, qui lo sgombero di un gruppo di giovani occupanti risale al settembre del 1990, un quarto di secolo e il palazzo è ancora vuoto..

Per non dimenticare lo sgombero immediato di un palazzo in Via De’Servi avvenuto a mfebbraio dello scorso anno.. e le decine di altri palazzi sfitti…

CHI HA RAGIONE…CHI HA TORTO ? CHI COMMETTE IL REATO ?

infine in tempi di crisi e di ingiustizie…CHI HA PAURA DI CHI ?

IL MOVIMENTO DI LOTTA PER LA CASA

Basta stragi in mare!!

Basta stragi in mare, solidarietà con tutti i profughi

REAGIAMO INSIEME PER DIFENDERE LA VITA E LA LIBERTÀ!

 Domenica 19 aprile. La notizia irrompe nelle case: centinaia di persone, settecento, forse più, morte in un naufragio di profughi nel canale di Sicilia. Una nuova strage, l’ultima era stata appena pochi giorni prima. Esseri umani non statistiche. Vite spezzate, già ferite dalla guerra e dalla sofferenza, persone che muoiono cercando un rifugio e coltivando una speranza. Il dolore che proviamo è forte come la rabbia, ma vogliamo che cresca la prossimità, la solidarietà, l’identificarci con queste vite. Senza mezzi termini va detto che tanta gente si sta abituando. Peggio, la morte altrui diventa un fastidio, sottofondo alla vita quotidiana. Sempre più spesso c’è chi seguendo la logica del mors tua, vita mea, ne fa una ragione per la difesa di privilegi egoistici, pensa il proprio bene escludendo altri, augurandosi che siano cacciati. Ne sono responsabili in primo luogo gli stati assassini, i più totalitari come gli altri che si nascondono dietro paraventi di legalità: alimentano logiche belliche e guerre, sono la causa della fuga dei rifugiati, respingono ed escludono. Poche le voci di dolore e di denuncia dell’indifferenza, tra cui quella di papa Francesco. Si alza il coro di tutti i partiti uniti nell’ipocrisia mentre forze neofasciste come la Lega difendono argomenti intrisi di odio e di razzismo al pari dei peggiori reazionari che uccidono in nome di un dio. Ma sono purtroppo complici tutti coloro che, anche a livello popolare, indifferenti e cinici, se ne lavano le mani. Ne sono vittime milioni di donne, uomini e tantissimi bambini. Milioni che fuggono, i più cercando di restare in prossimità dei paesi di origine, altri che provano ad attraversare il Mediterraneo. È uno scenario inedito questo inferno sulla terra, che mescola nuove e vecchie minacce, dai recenti crimini dell’Isis neonazista ai signori della guerra a capo di tanti stati. Il diffondersi di tentativi di conquista che provocano genocidi e massacri sta rapidamente peggiorando una situazione già tremenda. Per questo va sostenuta la resistenza popolare ai seguaci del califfato nero ed ai terroristi che seminano morte e distruzione

A questa logica possiamo sottrarci se lo scegliamo. Ne va della nostra dignità e senso dell’umanità a maggior ragione in questa parte del mondo dove vi sono maggiori possibilità di accoglienza. La libertà dei profughi di poter scegliere in condizioni decenti una vita migliore va difesa incondizionatamente; l’impegno solidale per l’accoglienza va approfondito e accresciuto; va denunciato senza sosta il connubio tra le bande criminali e gli stati. Scuotiamo dall’indifferenza tanta gente comune: reagiamo per affermare un’umanità migliore. Alla reazione immediata, forte, unitaria, solidale si deve accompagnare una comprensione profonda di ciò che accade e delle sue cause, e si deve alimentare di una visione d’assieme delle possibilità di un’alternativa di libertà e di solidarietà, cioè una prospettiva di emancipazione. Prepariamo insieme la manifestazione nazionale del 10 maggio a Firenze, convocata per la difesa della comune umanità, contro il terrorismo stragista e reazionario, per unirci in difesa della pace contro gli stati guerrafondai. Reagiamo adesso per affermare la vivibilità, contro i razzismi, i neofascismi, i totalitarismi che dividono ed uccidono.

10 maggio 2015 ore 10.30 Manifestazione nazionale
Firenze Teatro Puccini, via delle Cascine 41

per info e contatti Casa della Cultura S. Miniato in Alpe, Vallombrosa (FI)
tel 0558622714 – csutopia@tiscali.it
La Comune
redazione www.lacomuneonline.it
redazionelacomune@gmail.com
Casa della Comune Roma
via di Porta Labicana 56/A
tel 064 463456 – 06 4452730 casadellacomuneroma@gmail.com

Legge 81 del 2014 – chiusura degli O.P.G

[ O.P.G di Montelupo]

COMUNICATO STAMPA
Le sottoscritte associazioni di volontariato, operanti nel carcere di Sollicciano e al Gozzini (Solliccianino), intendono esprimere pubblicamente il loro pensiero sulla decisione della Regione Toscana di trasferire un gruppo di internati dell’O.P.G. di Montelupo all’interno del Gozzini.Questo Istituto è un carcere a sorveglianza attenuata – celle aperte tutto il giorno -, ove è in atto da diversi anni un importante lavoro di recupero e di risocializzazione dei detenuti, organizzato dal personale educativo del carcere secondo un ricco ed efficace programma di attività culturali,  sportive e lavorative, ad alcune delle quali collaborano anche nostri volontari.

La decisione della Regione è destinata ad interrompere questa esperienza, considerata l’impossibilità di conciliare, in una medesima struttura, presenze così diverse, che richiedono gestioni completamente difformi.

La Legge 81 del 2014, che stabilisce la chiusura degli O.P.G., prevede l’inserimento degli internati psichiatrici in strutture (REMS) non più carcerarie, bensì a completa ed esclusiva gestione sanitaria, con servizi di sicurezza soltanto esterni.

Non riusciamo a capire come si possa pensare di trasferire internati dei vecchi OPG da un carcere ad un altro carcere, contravvenendo in tal modo alla lettera e allo spirito della Legge 81. Questo anche significa, a nostro parere, mancanza di rispetto per la dignità e i diritti delle persone svantaggiate, così dei detenuti del Gozzini come dei pazienti di Montelupo.

Avevamo avuto notizia che erano state individuate altre soluzioni, a nostro parere del tutto appropriate, come, ad esempio, la struttura sanitaria dismessa di Villanova, sulla collina di Careggi. Ha prevalso evidentemente, su ogni altra, la preoccupazione securitaria, anche se è per noi difficile pensare che detta preoccupazione potesse riguardare la vicinanza dell’ospedale pediatrico Meyer.

Associazione Pantagruel, Associazione L’Altro Diritto, Associazione Volontariato Penitenziario, Coordinamento Chiese Evangeliche per le persone detenute, Associazione Il Muretto, Gruppo Carcere Comunità delle Piagge, Alessandro Santoro – volontario penitenziario

L’Italia e l’Europa reagiscano subito per fermare la tragedia dei morti nel mar Mediterraneo.

Le proposte dell’ Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione

L’inattività li rende complici di una strage

Si è appresa ieri la notizia dell’ennesima immane tragedia accaduta nel Mare Mediterraneo, nel quale sarebbero morti annegati 400 migranti, provenienti dalla Libia. Morti che si aggiungono alle 23.000 persone che si stima abbiano perso la vita nell’attraversamento del Mediterraneo, dal 2000 ad oggi, e solo nel 2014 ne sono state registrate 3419.

Sono numeri altissimi, che si configurano come vere e proprie stragi che coinvolgono  migliaia di persone che hanno la sola colpa di lasciare il proprio Paese per sottrarsi a guerre, gravissime violazioni dei diritti umani, fame, carestie e disastri naturali.

Poco importa che la responsabilità sia, innanzitutto, dei trafficanti che lucrano sulla pelle dei migranti, perché altrettanta responsabilità va ricercata nelle scelte politiche sbagliate o nell’indifferenza degli Stati europei, i cui ordinamenti sono fondati sul rispetto dei diritti umani, tra i quali primario è quella alla vita.

L’alto numero di morti che siamo costretti a registrare – oramai quasi nell’indifferenza generale, come un’abitudine alla notizia, perché non riguarda “nostri” morti –  testimonia che l’Europa e l’Italia si stanno muovendo con scarsa efficacia ed efficienza (nonostante il numero, non indifferente, delle persone salvate in mare), preoccupati più da il timore di un assalto che di garantire la sopravvivenza e l’asilo alle persone che chiedono protezione e asilo.

Dai dati di Frontex (l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea) nel 2014 sono arrivati in Europa 280.000 rifugiati e migranti, su una popolazione europea di 507 milioni di persone, con un incidenza pari allo 0,05%.

Si tratta, dunque, di numeri altamente accettabili nelle società europee  (ammesso che questo sia un criterio afferente il rispetto dei diritti umani) e pertanto non può giustificare nessuna timidezza o inattività rispetto alla tragedia a cui stiamo assistendo, per non parlare dell’ignobile strumentalizzazione che di questo fenomeno fa certa politica italiana.

Certamente non è facile individuare soluzioni che siano durature e per tale finalità sarebbe necessaria una ampia partecipazione alle politiche migratorie delle associazioni che, in tutta Europa, tutela le persone migranti e richiedenti asilo.

Tuttavia  alcune soluzioni possono già oggi essere individuate:

  • l’Europa e l’Italia ripristinino immediatamente operazioni europee analoghe a quella italiana del 2013 e 2014 cd “Mare Nostrum”, con finalità principalmente di ricerca e salvataggio in acque internazionali e non, come l’operazione Triton in corso, con finalità principali di controllo dei confini europei;
  •  Europa predisponga immediatamente un effettivo piano di reinsediamento dei rifugiati intrappolati nei paesi di transito che coinvolga tutti i paesi dell’Unione prevedendo quote per Paesi e criteri uniformi per la realizzazione dei programmi di reinsediamento;
  • la Commissione Europea avvi immediatamente un processo volto a superare il Regolamento Dublino III, sostituendolo con nuovi strumenti di condivisione delle responsabilità tra i diversi Stati dell’Unione, riconoscendo la profonda inefficacia e l’iniquità di detto Regolamento che non ha permesso affatto di regolare il diritto d’asilo in Europa, bensì ha causato elevatissimi costi sociali ed economici;
  •  le istituzioni della UE indichino immediatamente a tutti i Paesi europei di rilasciare visti di ingresso per motivi umanitari verso i paesi UE dando attuazione a quanto già oggi previsto dal codice frontiere Schengen ed accelerando il percorso per la predisposizione e l’adozione di nuove disposizioni  in grado di affrontare i drammatici scenari attuali;
  • l’Europa assuma senza indugio una iniziativa politica che coinvolga anche i governi democratici degli Stati della sponda sud del Mediterraneo nonché le associazioni di tutela dei migranti e dei richiedenti asilo, per individuare soluzioni di medio e lungo periodo per il contrasto della migrazione forzata e una maggiore tutela dei richiedenti asilo.

Non adottare immediatamente le misure sopra indicate comporta una grave responsabilità dell’Europa che, dimenticando i suoi valori fondanti, rimane oggettivamente indifferente rispetto alle tragedie che si compiono ai propri confini.

Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione

 

 

In distribuzione il n.173 Aprile/Maggio 2015: dove trovare Fuori Binario

copertina 173 fuori binario

A Firenze, di solito il giornale viene venduto in luoghi fissi, quali supermercati e poste, per creare familiarità e favorire il dialogo tra venditori e acquirenti.
Tuttavia vi capiterà spesso di poter aquistare il Giornale anche in occasione di manifestazioni (alla Fortezza per Terra Futura, alla mostra mercato dei Fiori, etc.).

Troverete, per esempio:

Mariella C.- alla Stazione 
Michele M. – via Del Corso
Francesco C. – in Sant’Ambrogio
Cezar T. – in P.zza Santo Spirito e Feltrinelli Red
Antonio R. – a Porta Romana, e a Scandicci
Raffaele e Clara -  Pontassieve e Livorno
Jonel C.- V.le Lavagnini
Enzo C. – Coop via Gioberti
Manuel D. – P.zza Dalmazia – Uscita Careggi
Marcel T. - Mercato fiori giovedì Repubblica
Teodor S. – Feltrinelli P.zza Repubblica
Mihai V. – Scandicci Poste – Ospedale Torregalli
Bancuta B. – P.zza S.Marco
Nanu G. – Borgo S.Lorenzo
Paolo B. Coop P.zza Leopoldo e Stazioni Rifredi-Statuto
Jon P. – P.zza SS Annunziata -
Gianfranco M. - Esselunga via Masaccio

 [vedi su googlemaps]

Il Comitato No Tunnel TAV scrive a Nardella sull’inquinamento



Il Comitato No Tunnel TAV scrive a Nardella sull’inquinamento


Il Comitato No Tunnel TAV di Firenze, dopo l’intervento dell’ARPAT sui cantieri TAV ai Macelli che ha rilevato sforamenti nei limiti delle polveri, ha scritto una lettera al sindaco Dario Nardella per ricordargli le sue responsabilità in relazione alla salute dei cittadini.
Comitato No Tunnel TAV Firenze 338 309 2948
Sotto il testo.
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Lettera aperta al Sindaco Dario Nardella

Firenze, 15 aprile 2015

Gentile Sindaco,
le scriviamo per farle notare, se no lo avesse già fatto, che ARPAT è intervenuta ai cantieri TAV dei Macelli su segnalazione di alcuni cittadini esasperati dalle polveri che si levano dai suddetti cantieri. Ancora nessuno ha segnalato fastidi da rumori, ma esistono deroghe concesse dal Comune per il superamento dei limiti e, da quello che abbiamo verificato di persona, crediamo siano superati anche i nuovi limiti in deroga.
Le ricordiamo che una delle prerogative di ogni sindaco è quella di tutelare la salute dei cittadini e su questo vorremmo richiamarla alle sue responsabilità. Troviamo gravissimo che nel più grande cantiere che interessa la nostra città le strutture dell’ARPAT siano intervenute solo su segnalazione di cittadini.
Tutto nasce dalla gravissima anomalia dovuta alla presenza del “general contractor” cui sono delegati tutti i controlli ambientali; credo sia evidente anche a Lei l’assoluta mancanza di terzietà di queste rilevazioni di FS che infatti si sono dimostrate totalmente inutili.
Le evidenziamo ancora l’assoluta inutilità di un organismo come l’”Osservatorio Ambientale” che in tutti questi anni non si capisce cosa ci sia stato a fare se non ha visto traffico di rifiuti, materiali da costruzione pericolosi, i rischi altissimi con lo scavo con una sola fresa invece che con due, la fresa montata difettosa e impossibilitata a scavare, oggi anche l’inquinamento da polveri e rumore. Le ricordiamo che l’attuale presidente dell’Osservatorio (ingegner Giacomo Parenti) è un dirigente del Suo comune e che di fronte ai disastri di questo progetto e ai fallimentari controlli dovrebbe essere richiamato o sostituito.
Nonostante questa grave anomalia procedurale dovuta alla “legge obiettivo” (che ormai tutti ritengono foriera di gravi problemi e sostanzialmente criminogena) restano intatte, anzi, si amplificano le Sue responsabilità nella tutela della salute pubblica.
Le ricordiamo ancora che risulta totalmente assente al VIA (valutazione d’impatto ambientale) sul progetto di stazione Foster. Questa lacuna aggrava i problemi di controllo ambientale che già le abbiamo denunciato. Crediamo che anche questa lacuna debba vedere tutto il Comune impegnato a verificare quanto denunciamo da anni e, se del caso, fermare i lavori in quel cantiere.
Vorremmo anche censurare un atteggiamento che non esitiamo a definire “pilatesco” da parte della Sua Giunta che tende a far ritenere il progetto di Passante TAV come un’opera subita dal Comune; le ricordiamo invece che questo disastroso progetto ha radici antiche, negli anni ’90, quando proprio il Comune di Firenze è stato uno dei più strenui sostenitori di “un’opera che avrebbe portato 3000 miliardi di lire in Toscana”. Come le Giunte precedenti si sono operate con tanto fervore e successo ad imporre la follia del sottoattraversamento, così la Sua potrebbe e dovrebbe impegnarsi a fondo per uscire dal disastro progettuale, economico, morale e ambientale cui stiamo assistendo.
Fiduciosi in una Sua pronta risposta ai cittadini che vivono e vivranno i disagi TAV, la salutiamo.

Comitato No Tunnel TAV Firenze