APPELLO alla SOLIDARIETÀ con i rifugiati di ex- Aiazzone

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++ APPELLO alla SOLIDARIETÀ con i rifugiati di ex- Aiazzone++

Oggi, dopo aver rifiutato le proposte indecenti di Comuni e Prefettura, i rifugiati di Ex- Aiazzone hanno occupato uno stabile.
La maggior parte degli effetti personali degli abitanti sono andati distrutti durante l’incendio, per questo all’occupazione c’è bisogno di:
-letti e materassi
-coperte
-lenzuola e cuscini
-vesititi caldi e giubbotti
-scarpe
-stufe
Da portare in via Spaventa 4 (zona Parterre, vicino piazza Libertà) tutti i giorni dalle 17 alle 21.
CASA,DIRITTI, DIGNITÀ PER TUTTI!

Movimentodilotta PerlacasaFirenze

In distribuzione il n.187 gennaio 2017: dove trovare Fuori Binario

Firenze, di solito il giornale viene venduto in luoghi fissi, quali supermercati e poste, per creare familiarità e favorire il dialogo tra venditori e acquirenti.
Tuttavia vi capiterà spesso di poter aquistare il giornale anche in occasione di manifestazioni…

lo troverete:

Nanu G. - Borgo S.Lorenzo
Enzo C. - Coop Via Gioberti
Francesco C. – in Sant’Ambrogio
Cezar T. – in P.zza Santo Spirito – Ponte Vecchio
Antonio R. – a Porta Romana, e a Scandicci
Raffaele e Clara -  Pontassieve e Livorno
Marcel T. - Mercato fiori giovedì P.zza Repubblica – Feltrinelli Cerretani
Teodor S. – Feltrinelli Red  P.zza Repubblica
Mihai V. – Scandicci Poste – Ospedale Torregalli
Jon P. – P.zza SS Annunziata -
Stefan J. - COOP Coverciano – Esselunga Masaccio
Artur T . - Entrata Careggi Ospedale – Piazza Dalmazia
Mures T. - Zona Novoli
Ionita R.- Coop Via Milanesi

 [vedi su googlemaps]

Il business dell’accoglienza deve finire

 

Oggi abbiamo occupato uno stabile di proprietà della Curia in disuso da alcuni anni e in vendita con progetto di essere trasformato in appartamenti.

Abbiamo fatto questa scelta per sottolineare che, a fronte delle proposte lesive della nostra dignità che le istituzioni ci hanno presentato, soluzioni praticabili e non temporanee possono esistere. Decine di immobili sono inutilizzati in questa città, chiediamo che le istituzioni regolarizzino la nostra permanenza qua o in un luogo analogo, in cui poter abitare stabilmente, senza scadenze e senza il ricatto degli sgomberi e dell’art5.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le istituzioni devono fare i conti con il nostro rifiuto di vivere nella precarietà di un’emergenza permanente, perché una casa vera e dignitosa è indispensabile per una vita degna, tanto per noi quanto per le tantissime persone e famiglie che sono in difficoltà.
Lo diciamo da anni, il business dell’accoglienza, che riguardi i rifugiati o le famiglie in emergenza abitativa, il patrimonio e le risorse pubbliche non devono essere utilizzati per arricchire le cooperative e ricattarci, ma per tutelare i diritti delle persone.
Lo avremmo voluto dire anche sabato mentre le istituzioni si riunivano a porte chiuse e si rifiutavano di accettare il fallimento delle stesse politiche che ora ripropongono. Il prossimo Comitato per l’ordine e la sicurezza deve ragionare di soluzioni stabili e dignitose, prendendo in considerazione lo strumento della requisizione di questo o altro stabile in disuso.
Basta morti, casa subito!

I rifugiati
Movimento di lotta per la casa

Stefano Cucchi, fu assassinato

 

Otto anni dalla morte, finisce inchiesta bis aperta nel del 2014. Accusati Di Bernardo, D’Alessandro e Tedesco, che lo arrestarono a Roma. Reato di calunnia e falso verbale di arresto per il maresciallo Mandolini, allora comandante, e Tedesco. Solo calunnia per Nicolardi

di CARLO BONINI e GIUSEPPE SCARPA

ROMA – Stefano Cucchi è stato assassinato.

Otto anni dopo la sua morte in un letto del reparto di medicina protetta dell’ospedale Pertini di Roma (22 ottobre 2009), il procuratore capo Giuseppe Pignatone e il pm Giovanni Musarò chiudono la cosiddetta inchiesta bis (aperta nel novembre del 2014) sui responsabili del suo pestaggio e con l’atto di conclusione indagini contesta a tre dei carabinieri che lo arrestarono nel parco degli acquedotti di Roma – Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco – il reato di omicidio preterintenzionale.

Con loro, accusati di calunnia, il maresciallo Roberto Mandolini, allora comandante della stazione dei carabinieri Appia (quella che, nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009 aveva proceduto all’arresto) e i carabinieri Vincenzo Nicolardi e Francesco Tedesco. Per Mandolini e Tedesco, infine, anche il reato di falso verbale di arresto.

Con un cambio di imputazione (i carabinieri cui viene ora contestato l’omicidio erano stati a lungo indagati per lesioni personali aggravate, così come Mandolini e Nicolardi di una falsa testimonianza che ora diventa, appunto, calunnia) che aggrava la posizione degli indagati e soprattutto fuga il rischio incombente della prescrizione, comincia dunque una nuova storia.

Una morte sino ad oggi senza responsabili – tre giudizi di merito, uno di primo grado e due di appello, oltre ad una pronuncia della Cassazione, hanno portato solo ad assoluzioni (definitive quelle degli agenti penitenziari in servizio nelle celle di sicurezza del Tribunale di Roma, confermate nei due giudizi di appello quelle dei sanitari del Pertini) – trova nelle solide acquisizioni di questa seconda inchiesta della Procura di Roma i presupposti per la celebrazione di un nuovo processo e per riscrivere da capo la storia del pestaggio e della morte di Stefano.

A partire da quanto accadde quella notte del 15 ottobre del 2009 – Stefano fu pestato nei locali della caserma Casilina, dove era stato portato per essere fotosegnalato – per proseguire con lo snodo chiave della vicenda sotto il profilo giuridico. L’esistenza cioè di un nesso di causa ed effetto tra le violenze subite dopo l’arresto (la lesione di due vertebre) e la morte, sei giorni dopo, nell’Ospedale Pertini.

Decisiva, in questo senso, la confusa e contraddittoria ultima perizia di ufficio (quella condotta dal direttore dell’Istituto di Medicina legale di Bari, Francesco Introna), depositata a inizio di ottobre dello scorso anno, che aveva infatti dovuto riconoscere per la prima volta in otto anni, pure in una contorsione logica e argomentativa, che “le fratture traumatiche delle vertebre” di Stefano “ben possono aver determinato una condizione di vescica neurologica” al punto tale che “la stimolazione del nervo vagale ad esso connessa può aver accentuato la bradicardia di Cucchi fino all’esito finale”

fonte: Repubblica.it

RACCOLTA ALIMENTI E SACCHI A PELO

Come Associazione Periferie al Centro onlus siamo iscritti al Banco Alimentare della Toscana, oramai da qualche anno i beni alimentari sono sempre meno e le richieste sempre più numerose. Se volete aiutarci, vi chiediamo di portare in redazione o alla bottega di via Gioberti 5r, in orario di apertura, i seguenti alimenti:
LATTE UHT (di tutti i tipi, di tutti i formati)
SCATOLETTE (tonno, sardine etc.)
RISO
LEGUMI in scatola o tetrapak
Pane a cassetta
PASTA
CONSERVA POMODORO
OLIO OLIVA / SEMI
FARINA
ZUCCHERO

Inoltre stiamo raccogliendo sacchi a pelo da distribuire alle persone che vivono per strada, potete portarceli in redazione o in bottega.

Grazie !

ALÍ MUSE ERA UNO DI NOI

 

Siamo andati alla mostra di Ai Wei Wei che tanto si è vantato di ritenere centrale il tema dei migranti, per obbligare il comune a trovare una soluzione, perché noi stiamo davvero dalla parte dei migranti.

ALÍ MUSE ERA UNO DI NOI.
LA SUA MORTE È COLPA DELLO STATO

NOI DA QUI NON CE NE ANDIAMO!

Dopo questa intensa giornata di lotta è stato ottenuto un primo risultato: stanotte gli abitanti del l’ex aiazzone saranno ospitati nel Palazzetto dello Sport di Sesto. Da Palazzo Strozzi i manifestanti hanno messo in chiaro che è comunque una soluzione insufficiente in prospettiva, per cui si continuano a mettere toppe in situazioni di emergenza senza spendere invece i soldi per risolvere il problema alla radice, garantendo una sistemazione dignitosa a chi ne ha bisogno, dagli abitanti dei quartieri popolari ai rifugiati. Per questo, è stato annunciato, domani “la lotta continua”.

“Alì è morto per colpa dello Stato”: migranti sotto la Prefettura dopo l’incendio all’ex Aiazzone

L’incendio divampato la scorsa notte nell’ex mobilificio Aiazzone di Sesto Fiorentino (occupato da tempo da decine di migranti) ha provocato la morte di Alì Moussa, rifugiato politico somalo di 35 anni. Secondo quanto riferito dagli altri occupanti, Alì era riuscito a mettersi in salvo ma ha poi deciso di rientrare nel capannone per prendere i documenti necessari al ricongiungimento con la propria famiglia. “Alì è morto per colpa dello Stato”: questa l’accusa riportata sullo striscione dietro il quale questa mattina – dopo un’assemblea – migranti, movimento di lotta per la casa e solidali si sono mossi in corteo fino a raggiungere la Prefettura di Firenze, dove è stato bloccato il traffico per protesta. I migranti hanno denunciato la situazione vergognosa e di ricatto nella quale sono costretti a vivere e hanno rivendicato il diritto a una vita dignitosa.

Abbiamo sentito Luca del movimento di lotta per la casa fiorentino per un aggiornamento sulla situazione e sulle prime iniziative di mobilitazione seguite agli avvenimenti di questa notte:

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Di seguito la nota diffusa dal Movimento di Lotta per la Casa Firenze dopo l’incendio:

Alì Moussa, rifugiato politico somalo, è morto durante l’incendio dell’ex-Aiazzone.
Si era salvato dalle fiamme che hanno distrutto la struttura, ma poi ha deciso di rientrare dentro. Non era pazzo. E’ rientrato perchè voleva portare in salvo i suoi documenti. Quei pezzi di carta a cui la vita di ogni migrante è appesa. Pezzi di carta da sudare per ottenere il proprio diritto ad esistere qui in Italia.

Alì Moussa è stato ucciso dalle leggi dello Stato Italiano, dagli arbitrari ritardi e dinieghi delle questure, dal ricatto continuo che viene esercitato nei confronti dei migranti attraverso la minaccia della clandestinità. Noi questo non lo dimenticheremo.
La stampa aspettava un morto per accorgersi di come sono costretti a vivere nella tanto decantata “culla del rinascimento” i rifiugiati. La stampa può pure fingere di non sapere. Ma le istituzioni no. Queste sanno benissimo da due anni che all’interno dell’ex-mobilificio, in condizioni più che precarie, vivevano più di cento richiedenti asilo somali. Gli stessi che hanno sgomberato dall’occupazione di via Slataper. Gli stessi che hanno rimandato in mezzo ad una strada dopo i soliti tre mesi di “progetto”.

Ali Moussa è stato ucciso da un sistema dell’accoglienza finalizzato ad arricchiere le cooperative che lo gestiscono. Che l’unica “integrazione” che offre è quella del lavoro gratuito per i profughi tanto sponsorizzato dal “socialista” (!) Enrico Rossi. Un sistema che usa-e-getta i migranti, come ha fatto con Ali Moussa. Noi questo non lo dimenticheremo.

In due anni, le istituzioni si sono ricordate dei rifugiati dell’ex-aiazzone solo quando si è trattato di portare operai, ruspe e reparti di polizia in assetto anti-sommossa per sabotare l’allaccio dell’energia elettrica degli occupanti. Per rendere ancora più precaria (e pericolosa) la fornitura, oltre che la vita degli abitanti. Noi questo non lo dimenticheremo.

Alì Moussa è stato ucciso da uno Stato – quello dell’art.5 e degli sgomberi – che ha deciso di fare la guerra a chi è costretto ad occupare invece di fare quello che dovrebbe: garantire una casa e una vita dignitosa a tutti.

Un uomo è morto, come nessuno mai dovrebbe morire. Da parte nostra tanta tristezza, indignazione rabbia. Altrettanta la convinzione che sono questi i momenti in cui c’è bisogno di schierarsi.

Perchè non accada mai più.

FONTE: http://radioblackout.org/2017/01/ali-e-morto-per-colpa-dello-stato-migranti-sotto-la-prefettura-dopo-lincendio-allex-aiazzone/

Firenze, clochard trovato morto sul lungarno per il freddo

L’uomo, 48 anni di origine polacca, aveva anche seri problemi di salute. Era poco lontano dagli uffici dell’Asl

di LUCA SERRANO’ e GERARDO ADINOLFI

Aveva trovato riparo per la notte in un giardino tra il Lungarno Santa Rosa e le mura di San Frediano, nell’Oltrarno di Firenze. Ma a causa del freddo intenso e delle temperature sotto zero un uomo di origine polacca, senza fissa dimora, è stato trovato morto per assideramento.
Il clochard, 48 anni, non aveva documenti ma è stato riconosciuto da un altro senzatetto. Ad avvertire i carabinieri e il 118 sono stati alcuni passanti che avevano notato il corpo senza vita nel giardino del Lungarno Santa Rosa, poco lontano dagli uffici dell’Asl di Firenze. Indagini sono comunque ancora in corso per risalire alle cause: alcune persone hanno raccontato che l’uomo aveva anche seri problemi di salute. Questa a Firenze non è la prima vittima del freddo di questi giorni.
Ieri due senzatetto sono stati trovati senza vita ad Avellino e ad Aversa. In Sicilia un clochard romeno di 46 anni è stato trovato morto in un immobile abbandonato di fronte all’imbarcadero privato di Messina mentre un altro è deceduto a Latina oggi pomeriggio davanti a una chiesa. Ad Altamura, in provincia di Bari, una caduta causata dal ghiaccio è risultata fatale per una donna di 49 anni. Le nevicate di queste ore continueranno a interessare, fino a tutto sabato e anche in pianura, soprattutto il versante adriatico e gran parte delle regioni meridionali, con temperature molto basse e forti venti.

fonte: Repubblica.it

Tutti i giorni…..

 Tutti i giorni…
…tutti i giorni, una visita medica nel nostro ambulatorio o in un’area
dismessa della città, una consulenza legale, un tè offerto per strada, una
lezione della scuola di italiano, un colloquio con un detenuto, una
medicazione, un’informazione fornita sono l’occasione per entrare in
contatto con una storia diversa.
Questo è quello che facciamo, questo è quello che siamo: questa è la nostra ricchezza

Immagine anteprima YouTube

Anche grazie a te. Sostieni Naga, adesso.

Presentazione al Next Emerson (Firenze)

Radio wombat organizza http://www.csaexemerson.it/ven-23-dicembre-wombatantinatale/

Venerdi’ 23 dicembre

dalle 19.30, cena e presentazione della

Scarceranda 2017 – Agenda anticarceraria a cura di Radio Ondarossa

Scarceranda è un’agenda autoprodotta da Radio Onda Rossa dal 1999. Il suo motto fin dalla nascita è “contro ogni carcere giorno dopo giorno, perché di carcere non si muoia più, ma neanche di carcere si viva”.

dalle 22

N.E.E.M. Nuove Esperienze Eretico Musicali – Orchestra improvvisativa mutante, since 1972

Come, non sai chi sono i NEEM? Guarda qui..
http://www.burpenterprise.com/burp/burp-publications/mhmusic/e-neem-projekt/

Data evento: Venerdì, 23 Dicembre, 2016 – 19:00
Luogo evento: via di Bellagio 15, Firenze

da: http://scarceranda.ondarossa.info/evento/2016/presentazione-next-emerson-firenze