Binkdane Brahim, un amico mi ha lasciato

Camminiamo per la strada e vediamo persone, ci sfioriamo forse ci salutiamo ma per la maggior parte di loro non sappiamo niente, ci fidiamo di quelli che chiamiamo stereotipi: è sicuramente della mia città perché l’ho già notato in altre occasioni, è un turista per il modo di muoversi direi soprattutto per il modo di guardare le cose, sempre con lo sguardo rivolto in alto, oppure è uno straniero un immigrato pelle scura o pelle chiara che sia. Della loro vita del perché sono qui non ne sappiamo nulla e forse non ne sapremo mai nulla. Ma di uno di loro mi è capitato di conoscerlo, direi che mi ha permesso di avvicinarmi a lui e di scambiare un po’ delle nostre storie. Quello che vorrei fare non è altro che raccontare la sua storia che lui mi ha raccontato. Se l’amicizia la intendiamo come un rapporto basato sul rispetto, la stima, e la disponibilità reciproca, ebbene con la morte di Brahim Binkdane penso proprio di aver perso un amico e l’unica cosa che posso fare è proprio quella di scrivere la sua storia.
L’ho conosciuto presso una struttura di Firenze: facevo l’operatore addetto all’accoglienza e lui un ospite del servizio. Una mattina mi chiamano dalla portineria per dirmi che un signore aveva bisogno di informazioni, al di la del vetro mi trovo davanti un tipo molto magro leggermente scuro di pelle con gli occhi incavati ma un sorriso simpatico.
Mi chiamo Brahim Binkdane mi ha detto con una voce molto flebile e un italiano comprensibile vorrei chiedere come posso fare a … poiché le richieste erano sempre molte e gli spazi di accoglienza non sempre disponibili subito gli ho risposto con un automatismo ossessivo

…sono spiacente ma per adesso non c’è disponibilità… forse fra qualche giorno … vediamo … ripassa.

A questo punto l’ho visto, come diremmo noi toscani sogghignare, e timidamente ritornare sulle sue parole troncate da me. No, volevo sapere come fare per trovare un po’ di soldi perché devo rinnovare il mio permesso di soggiorno e non riesco a racimolare i soldi necessari … dove dormire ce l’ho … grazie.
Mi aveva spiazzato e fatto riflettere; nonostante ricoprissi un ruolo che ipoteticamente doveva essere di accoglienza e ascolto mi ero semplicemente trasformato in un meccanismo automatico che rispondeva sempre … non c’è posto, ritornate. Come se il dormire fosse l’unico problema di una persona.
L’ho fatto entrare nel mio ufficio e ci siamo messi a parlare, mi ha detto che abitava in una casa abbandonata a Scandicci e che preferiva stare lì perché si sentiva più libero e che sperava poi di ritrovare un lavoro e trovare anche un luogo dove stare … ma in questo momento aveva il problema impellente del rinnovo del permesso di soggiorno e non sapeva come fare … Riflettei un momento e poi l’unica cosa fu quella di inviarlo presso un’associazione di volontariato “la Ronda della Carità” che valutando caso per caso, in genere, riusciva a trovare soluzioni un po’ per tutti.
Lo vidi abbastanza soddisfatto di questa possibile soluzione e ci lasciammo …In effetti, i soldi per il rinnovo del permesso di soggiorno furono erogati, ma l’associazione me li dette a me e di consegnarglieli io personalmente … Una mattina arrivò prese il denaro ringraziò e ci salutammo…
Pochi giorni dopo lo rividi, questa volta era deluso e arrabbiato aveva dormito fuori in un giardino perché nella casa abbandonata erano arrivate persone poco raccomandabili e lui aveva preferito abbandonarla … Purtroppo in quel giardino era accaduto l’inevitabile, mentre era andato a lavarsi qualcuno gli aveva rubato tutto. Era rimasto con una borsa che si era portato appresso e basta. Era già stato all’ufficio postale per riprendere la documentazione che serviva per i rinnovo del permesso di soggiorno ma gli avevano risposto che per adesso gli avevano finiti e che doveva ritornare… in poche parole doveva ricominciare tutto da capo…
Sinceramente il sospetto che avesse fatto tutto una scena teatrale per avere nuovi soldi è stato il primo pensiero che mi si presentò davanti ma poiché ciò che pensiamo non sempre è quello giusto mi misi a parlare un po’ con lui prima di congedarlo in malo modo…
Mi raccontava che veniva da Anghiari dove aveva lavorato e la aveva anche 2 figli che aveva una forma di epilessia e che il giorno precedente era caduto, in effetti aveva una tumefazione su una guancia, prendeva una terapia che gli avevano dato presso il servizio sanitario di Arezzo … ma ogni tanto se ne dimenticava e allora erano problemi … Bene la situazione mi sembrava complessa ma sinceramente l’unica cosa era quella di mandarlo direttamente di nuovo presso l’associazione che lo aveva finanziato e fargli chiedere direttamente il denaro e un consiglio per il rinnovo del permesso di soggiorno …
Così fu lui mi salutò mi ringraziò per averlo ascoltato e se ne andò …
Lo trovai una sera che facevo il turno pomeridiano alle 19 c.a stava entrando in stanza con i suoi bagagli ci salutammo. Nei giorni seguenti, poiché la sveglia la mattina la facevo io lo trovai che ancora dormiva nel suo letto lo scossai e lo invitai ad alzarsi altrimenti se avesse fatto tardi sarebbe stato un problema. Il regolamento interno prevedeva l’uscita dalla stanza entro le 9 del mattino altrimenti i ritardi potevano mettere gli operatori nella condizione di prendere provvedimenti di espulsione…
Insomma andò così … ciao come va … tutto bene … ci vediamo … e i giorni trascorrevano come le settimane e i periodi di soggiorno.
In un pomeriggio di agosto lo incontrai nella biblioteca delle Oblate, faceva molto caldo e quello era un buon posto, refrigerato e pieno di cose interessanti. In effetti in quel momento stavo pensando a lui, quando alzo la testa e me lo vedo davanti con una nuova valigia comprata da poco.
Mi diceva che veniva in biblioteca perché è un posto accogliente dove poteva riposarsi, vedere un film andare in internet o leggere un giornale…
Ci mettiamo a parlare, anche lui stupito di trovarmi li.
Ci sedemmo e così senza richieste cominciò a raccontarmi un po’ di sé … mi disse che era sposato con una ragazza di cui si era innamorato ad Anghiari, anche lei marocchina … giovane. Lui è dal 1995 in Italia c’è arrivato dalla Francia dove si trova una comunità molto forte della sua etnia che si colloca al sud del Marocco e che parla anche una lingua diversa … è scappato di casa i suoi genitori volevano farlo stare in  patria e farlo studiare, ma lui non ne ha voluto sapere era troppo irrequieto. Ha un fratello più piccolo e altri più grandi e delle sorelle … il più piccolo ha preso un diploma universitario in economia e lavora in una banca, prende circa il corrispettivo di € 500 da noi.
Quando lui è arrivato in Francia la sua comunità che si colloca particolarmente a Parigi e nel nord gli aveva proposto di rimanere con loro e stabilircisi, avrebbe avuto la possibilità di entrare in affari aprire un negozio e sposarsi con una ragazza della comunità…
Non ce l’ha fatta, ed è partito per l’Italia in quel periodo si stava bene e si trovava lavoro. C’erano pochi immigrati e le persone lavoravano tutte … lui si era sistemato nella zona di Arezzo ed in particolare ad Anghiari dove aveva trovato vari lavori, abitava in un monolocale … si trovava bene, quando un giorno ha visto ad una finestra vicino al posto dove lavorava una ragazza, era marocchina come lui, ed era bellissima
e di li a poco se ne è innamorato. Lei lavorava presso la casa dove risiedeva, faceva la badante … allora lui (bello gradasso!!!) è andato in quella casa e
ha richiesto della ragazza chiedendo di lei e uscendo poi insieme … fino a quando non si è voluto sposare, voleva portarsela via ma i datori di lavoro di lei le hanno proposto di abitare anche lui presso la casa e così è stato per alcuni anni sono rimasti li fino al
momento in cui lei è rimasta in cinta … Allora sono cambiate un po’ le cose, hanno dovuto
trovare un nuovo appartamento, e una nuova sistemazione lui continuava a lavorare presso una ditta di maglieria dove faceva il magazziniere. Sono nati i bambini una coppia di gemelli: un maschio e una femmina.
A un certo punto lui è voluto ritornare in Marocco a trovare suo padre per una operazione,alla ditta gli avevano detto che se fosse andato via non avrebbe ritrovato il suo posto ma lui aveva in tasca un bel mucchio di soldi e si sentiva bello grosso, così è partito per il paese con moglie e figli…
Quando è ritornato non ha trovato il suo posto e così ha dovuto cercare altro anche per pagare la casa e teneri i figli, ma qualcosa non ha funzionato … la moglie si è allontanata e lui adesso si ritrova da solo con una separazione in corso, senza lavoro … e con i figli da mantenere. Rispetto alla moglie ha detto un aneddoto simpatico che recita così: dopo l’attraversamento del lago ci si asciuga le gambe e siamo puliti… in poche parole dopo che lei che è arrivata in Italia clandestina e che lui ha sposato e che gli ha permesso di avere tutte le carte in regola ..lei lo ha abbandonato … (anche altre cose mi ha raccontato … tipo che ogni tanto beve e che va un po’ di fuori che ha il problema dell’epilessia, e quindi deve prendere dei farmaci, che non segue il corano alla lettera ma che comunque qualcuno deve aver creato tutto questo che un dio ci deve essere.Poi ci siamo rincontrati … un giorno siamo andati a mangiare assieme e abbiamo continuato a parlare delle nostre esperienze Insomma parlavamo, ci confrontavamo senza il bisogno ossessivo di mettere delle barriere fra di noi…
Una volta che ero con mia moglie lo incontrai era sera e lui andava di fretta aveva la sua bottiglia di birra la sua solita magrezza e i suoi occhi incavati … ci salutammo gliela presentai e poi come sempre via ognuno per la sua strada … io lo chiamavo sempre Binkdane, non so forse un abitudine presa a scuola dove tutti ci chiamavamo per cognome solo con alcuni per nome, e lui mi disse ma dai insomma chiamami Brahim… ciao.

L’ultima volta che l’ho visto è stato un pomeriggio stava andando, come sempre, di fretta doveva raggiungere delle persone fu un saluto fugace … Poi una sera mentre tornavo a casa in Piazza dei Nerli ho incontrato un mio amico ed ex collega, già mi sono dimenticato che alla fine ho lasciato quel lavoro forse troppo complesso non so forse in contrasto con un modo di fare che non mi apparteneva, stava per entrare in turno e mi ha detto che il mio amico era morto … gli dico ma chi , non capivo bene chi potesse essere … non riuscivo a pensare che fosse proprio lui … Brahim Binkdane mi dice …

lo hanno trovato morto una mattina quando sono andati per fare la sveglia presso una struttura di accoglienza per l’emergenza freddo. Sono rimasto basito, non riuscivo a crederci. Non ce l’aveva fatta.

Massimo Niccolai

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