Fuoribinario compie 18 anni. Memorie di un volontario

Memorie di un volontario

Non conoscevo FB prima della torrida estate del 2003. La stavo trascorrendo a Firenze, avevo esperienze di volontariato alle spalle, molto tempo libero e non volevo sprecarlo. Così sono arrivato a conoscere questa realtà quando ancora si trovava in via Giano della Bella, alle botteghe artigiane: una colata di cemento attaccata al Conventino.
Siccome però non si butta via niente, si è stati presto sgomberati da lì (al Comune servivano quegli spazi) e sistemati in via del Leone.
Maria Pia, presidente dell’associazione e responsabile di Fuori Binario, è stata la persona con la quale ho parlato subito. Di lei, ora non tesso le lodi, solo perché non le vorrebbe. Aveva bisogno di qualcuno che si occupasse di sistemare l’archivio, collocato su un soppalco in uno stato di papale confusione. Io veramente speravo in qualche mansione più relazionale o materialmente efficace nei riguardi dei bisogni delle persone.

C’ho messo poco, poi, a capire che non aveva molta importanza né quello che mi aveva chiesto Maria Pia, men che meno le mie aspettative.
Fuori Binario l’ho sentito da subito come qualcosa di ‘eccezionale’, un microcosmo emotivamente faticoso, contraddittorio, fatto soprattutto di persone concrete e imperfette, di dinamiche difficili e quotidiani problemi. Un posto di trincea nella Firenze del Duomo e del Piazzale, lo sforzo di stare con le mani nel fango della povertà, del disagio, delle libertà negate. Ho sentito Fuori Binario molto più grande di me. Non si poteva metter ordine all’archivio senza passare attraverso coloro che facevano di questo spazio un luogo incredibile (magico, direbbe Maria Pia).
Le persone… ognuna indimenticabile. Sarà così anche fuori, se si guarda con attenzione, ma lì non ti puoi confondere: assieme agli individui incontri le loro umanità, le loro asperità. Il contesto è poi una cornice che rende al contempo inverosimile e concretissimo ogni vissuto: niente di più reale dei loro bisogni, delle loro ‘urgenze’ (così scontati per noi), che si esprimono in un ambiente sobrio e francescano (com’è la redazione del giornale) che sembra bastare appena per se stesso.
La solidarietà moltiplica le forze.

Fuori Binario è tale: un crocevia, una piazza di persone, un luogo fisico e molto più. Una sfida, una lotta. Fuori Binario è sforzo per costruire un’autocoscienza sia per chi ‘sta bene’ che per
l’Altro, l’emarginato, il senza più diritti. È memoria del presente, che purtroppo si ripete. È residenza per chi non ce l’ha, banco alimentare, luogo sociale. Ed è anche rammarico per quel che potrebbe essere ma non ce la fa a diventarlo per le poche risorse.

Mentre scrivo il terremoto per la seconda volta ha devastato la mia terra d’origine, i luoghi che conosco e che ho frequentato. Migliaia di persone senza casa, ‘senza tetto’ anche loro, adesso. Quello che prima accadeva lontano ora è davanti agli occhi.

Fra le tante, cercando un senso, ho pensato che non è bene affezionarsi alle cose. Prima o poi dobbiamo lasciarle in dogana. Eppure è giusto lottare per la casa, senza si sta male.
Forse c’è una via di mezzo: dare sì valore a ciò che si ha o si vorrebbe ma senza creder troppo che sia (o possa diventare) veramente nostro, viverlo insomma come ‘pellegrini’, provare leggerezza e… condividere.

In questi 9 anni sono davvero successe molte cose a Fuori Binario, anche particolarmente intense e drammatiche. Altre bellissime.
Vorrei riuscire a trasmettere anche questo ai nostri lettori: Fuori Binario è testimonianza viva di ciò che accade nella penombra di questa città, di ciò che il buio, il potere, la paura e l’ignoranza negano agli occhi. Quindi se fate qualcosa di buono per questo giornale, lo fate a voi stessi.

Luca Lovato

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