I segreti di Fuori Binario

Il motivo per cui diversi anni fa mi sono avvicinato a Fuori Binario è perché non è un giornale di beneficienza. Non è fatto da persone pie che poi regalano il loro lavoro a persone un po’ più sfortunate. No. Fuori Binario è fatto da persone che hanno trovato in questi fogli un modo per assicurarsi un reddito. Sì, ci sono dei volontari, come io a suo tempo.
Ma ero una specie di intruso. Il giornale viene fatto e stampato da chi poi lo vende. E tutti quelli che lo vendono per strada hanno acquistato il giornale dalla redazione al costo di produzione.


Fuori Binario non fa elemosine, insomma. E secondo me, questo è uno dei motivi che gli ha permesso di arrivare a compiere 18 anni. E potrebbe sembrare un miracolo in un panorama dove molti giornali “professionisti” chiudono, o lamentano scarsità di fondi o se la prendono con la politica che li priva dei contributi all’editoria.
Fuori Binario compie 18 anni senza aver mai ricevuto contributi editoriali. Ma come fa? Per esempio, Fuori Binario stampa il nuovo numero solo quando le copie di quello precedente stanno per finire. Usa computer di seconda mano. Ma questo non deve dare un’immagine di indigenza. Pochi anni fa, Fuori Binario si è dato una nuova sede. Stanze, bagni, uffici, archivio. Certo, queste spazi alla fine svolgono molte più funzioni di quelle editoriali. Fuori Binario non è solo il giornale infatti.
Quando Fuori Binario ha inaugurato la nuova sede, io lavoravo all’Università. Un’Università che non ha uffici. Una università che ha dei bagni fatiscenti. Una Università cadente e non funzionale al suo ruolo. Era, ed è, una Università come tante, voragine di soldi pubblici e privati, ma che non possiede dei bagni decenti. Fuori Binario, il giornale dei senza dimora, nell’umiltà e fermezza della sua autogestione, può insegnare a quella Università cosa vuol dire efficienza e amore per quello che si fa e quindi rispetto e cura per i frutti che riescono a maturare.
Ma Fuori Binario ha un’altra caratteristica che non sono mai riuscito a capire quanto venga poi effettivamente riconosciuta: le poesie. Io credo che le poesie siano la sua vera anima.
Io sono un lettore “forte”. Ho delle aspettative precise dalla pagina scritta, su quello che dice e sul come lo dice. Le poesie di Fuori Binario sono un distillato di verità. Quella verità che ormai è sempre più difficile trovare intorno a noi, nelle pagine di Fuori Binario abbonda. E come ogni verità non urla. Non impone niente. Non ricerca l’elogio o peggio, l’adulazione. La verità se ne sta buona buona nel suo angolo. Bisogna andarle incontro. E poi a Fuori Binario c’è Mariapia!

Io credo che Fuori Binario vivrà per almeno altri 18 anni.

Felice S.

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