Ogni cosa ha il suo percorso, anche il dolore

carcere

Ogni cosa ha il suo percorso, anche il dolore, all’inizio è feroce, come una ferita che più la tocchi più si apre, e con il tempo guarisce. Per non sentirmi sola nella cella, soprattutto la notte, accendo la luce accanto al mio letto, dopo che la mia testa ha fatto il giro del mondo: tra pensieri ed emozioni. Mi sento sola, insicura nel cuore della notte, ogni tanto chiamo la mia concellina, se dorme non mi risponde.

È una ragazza arrivata con altre detenute dal carcere di Livorno perché è crollato il reparto femminile, non abbiamo niente in comune, solo che siamo detenute. Quando io sono sveglia lei dorme. Io scendo a scuola alle nove, torno verso le 12,30 e la trovo di nuovo a letto. Mi domando sempre come riesca questa creatura fragile a dormire tanto e perché. Per una fuga dalla sua realtà? Dalla sua storia?
A volte riesco a sbloccarla per qualche
istante però non dice niente. Vorrei affogare dentro di lei per capirla. È difficile condividere un posto talmente stretto con una persona che non sai chi sia. Però sono sicura che si comporta così perché non ha nessuno, mi ha parlato di un marito e mi ha fatto vedere una sua foto dicendomi che ora sta con sua madre. E si nota che ha tanta rabbia dentro perchè non viene a trovarla. Non scende mai in giardino, sta sempre in cella. La vedo in giro, poveretta, a raccogliere un po’ di tabacco da qualche ragazza. Ha 42 anni sembra una ragazzina, ha due bambini di colore. Non parla mai, sicuramente ha la sua vita che non sta vivendo. E purtroppo la mia situazione molto complicata non mi fa stare tranquilla come lei, sembra una tartaruga quando cammina.

Nezha 

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