Un rapporto disciplinare può facilmente bloccarti i permessi premio


Mi chiamo Igor, sono un detenuto di 26 anni e mi trovo ad espiare la mia pena nelle carceri italiane da oltre sei anni. Nella mia esperienza detentiva, sempre per un unico reato, ho girato tre carceri nel Veneto, Vicenza, Verona, ma la maggior parte della mia condanna l’ho espiata nella Casa di reclusione di Padova, dove ho cercato sempre di vivere la carcerazione in modo attivo, partecipando a tutte le attività scolastiche e formative che mi sono state messe a disposizione dall’istituto, in particolar modo quella con la redazione di “Ristretti Orizzonti” di cui faccio parte ormai da oltre due anni.

Purtroppo, nonostante la mia buona volontà di trarre da questa esperienza il meglio, mi è capitato di inciampare in alcune sanzioni disciplinari. Tra le cause di questi rapporti, che non a caso ho preso nel periodo in cui le attività erano sospese e passavo il tempo a non far niente, c’è il dover condividere degli spazi piccolissimi con persone che non ti sei scelto tu per viverci insieme.
Vivere la vita della sezione non è lo stesso di quando si frequenta una attività, nelle sezioni infatti, a causa del sovraffollamento, tra detenuti si vive un rapporto fatto di continue tensioni, perché le persone accumulano una rabbia che rischia di esplodere ad ogni incomprensione, causata dalla convivenza che ci viene imposta: non è semplice infatti vivere in tre in spazi nati per una persona, camminare in un passeggio di cemento, fatto per venticinque persone, dove oggi ci si trova in settantacinque, con la conseguenza che più che passeggiare devi stare fermo e attento a non urtare nessuno.
Ecco perché in queste condizioni è facile prendere delle sanzioni disciplinari, che sono poi di intralcio quando uno poi matura i termini per avanzare la richiesta di un permesso premio da trascorrere con la famiglia. In questi casi infatti, anche se uno ha una esperienza nel complesso molto positiva, il giudice vede il rapporto disciplinare e spesso chiede un ulteriore periodo per la valutazione del permesso, facendo cosi allungare i tempi per poter trascorrere una giornata fuori con i propri cari. Io per oltre sei anni ho continuato a vedere solo nella sala colloqui all’interno del carcere i miei famigliari, ecco perché un permesso è davvero una boccata di ossigeno, e perderlo per un rapporto disciplinare fa male.

Credo che di questi tempi, con le pesanti condizioni di sovraffollamento in cui viviamo, si dovrebbe da parte delle istituzioni usare un criterio diverso di valutazione. Con me è successo così, sono stato fortunato perché il magistrato ha considerato il complesso della pena che ho scontato e non ha fatto prevalere solo uno “scivolamento”, che in tanti anni di carcere può capitare anche se nel frattempo la persona ha fatto grandi sforzi per migliorare.

Igor Munteanu

 

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