Chi è stato nel mio nido?

Una voce piccola, carina, che parla e straparla anche da sola, piccola, una manina fragile che tra la rete cerca una carezza da te, da lei, da ogni detenuta, anche una caramella, uno sguardo innocente di due gocce bianche grandi con una macchia nera dentro, le pupille, nel cuore nuotano senza acqua ma trasmettono tanto. Un gruppetto di fanciulli da neonati fin a tre anni tutti insieme dentro il giro tondo, fiori, fioriranno? senza acqua senza aria pulita? Pure il bagnetto lo fanno senza acqua, anzi lo fanno con il latte materno. La fata del nido ogni volta fa la sua passeggiata, vola in alto ma non ce la fa a bucare le mura, i fanciulli la seguono con lo sguardo magico, con il sorriso spento profondo, ma non parlano con lei nonostante che, tutte le volte che passa, butta dei cioccolatini di diversi colori. Butta anche i giochi ma non scende a giocare con loro, io li seguo con gli occhi per cercare di capire di che si tratta, è una magia o una guardia giurata o una spia? Ma i fanciulli non le danno conto solamente perché lei ha le ali e loro no, loro continuano a stare dentro il giro tondo giocando il loro gioco preferito, l’unico gioco che sanno fare “la caccia a guardie e ladri”, dicono sempre “lei ha le ali ma noi no”.
Noi non vogliamo volare perché non si può, siamo chiusi inutile volare”. Delle volte costruiscono una bolla di sapone e ci si incastrano dentro e non trovano una via di uscita però basta un soffio di aria pulita e “voilà” sono fuori, e non ci fanno caso perché vicino a loro c’è un altro giardino delle ciliege pieno di farfalle bianche ma sempre lì una dietro l’altra impazzite di volare invano, ma c’è il calore di ogni mamma che li protegge da ogni tipo di tristezza e angoscia. Sono nel paese delle meraviglie, dove tutto è blu però con la magia diventa splendido, basta una carezza, una cioccolata, magari una legge nel regno delle fate che magicamente fa volare anche i fanciulli verso il loro nido caldo, così passa la rabbia e regna il nostro silenzio dolce amaro, sì, amaro! Noi mamme così capiamo che non vale la pena far passare i nostri fanciulli da questo giro tondo chiuso. E aumentano i loro sussurri, il mio mi dice con una vocina tenera attenta “mamma ti piace qui?” L’altro biondino d’etnia rom, sempre legato al passeggino dalla sua mamma, perché è piccolo e lei ha paura che si faccia male, ma ogni volta che passa vicino a lui un fanciullo, lo tira, quanti graffi ha preso il mio da lui, e se viene liberato supera la Formula Uno gattonando, e ci credo diventare liberi è la cosa più bella è più desiderata anche dai nostri fanciulli. Vito, il mio cioccolatino fondente dolce, non dimentico mai i suoi abbracci calorosi sempre all’improvviso e al momento giusto quando sentivo proprio il bisogno di affetto. Lui ha fatto l’intervento chirurgico della circoncisione, l’hanno portato le fate con le ali vere all’ospedale, “il Mayer”, è stato bravo, ha superato anche questo dolore, delle volte la sua mamma lo lascia senza mutandine perché è molto fiera del suo fanciullo perché ha il pisellino enorme. La femmina della situazione è amica della fata perché ha una statura molto piccolina in tutto, carina nei suoi passi diritti, furbetta coi suoi occhi, sculetta qua e là, molto famosa quanto la sua mamma, casinista, sta volentieri con tutti. È stata trasferita con la sua mamma a Napoli ma è tornata, è rimasta uguale, sempre più piccola, più furbetta ma cresciuta tanto sentimentalmente, l’ho vista parecchie volte, offre tanto affetto alla sua mamma… Il cuore immenso dell’Africa è ancora qui, io sono uscita con il mio fanciullo, e sono di nuovo tornata dentro senza il mio fanciullo, ma lui è sempre qui, con la sua mamma, loro due un altro mondo, il nido per loro è la giungla, tutti gli anni il fanciullo fa il compleanno qui, che sfiga, però che legge, qui il sangue bolle e scattano i litigi, però tutto passa quando passa la fata con le ali volando lanciando magia. Una volta questo gruppetto di fanciulli ha deciso di parlare con la fata, hanno chiesto a lei “perché non ti fermi a dormire nel nostro lettino?”. Lei ha risposto di “sì, però siccome siete tanti, facciamo un patto, dormo dieci minuti con ciascuno di voi fanciulli”, va bene però dopo ci fai volare da qui? La fata ha abbassato le ali e non ha detto nulla, noi mamme abbiamo partecipato con la fata cantando la ninna nanna. La mattina ogni fanciullo ha trovato un cioccolatino nel suo lettino, mentre eravamo noi mamme in cucina a preparare la colazione, tutti i fanciulli sporcati dl cioccolato a dire in un colpo solo, tutti insieme “chi ha dormito nel mio lettino?” Noi ci guardiamo l’un l’altra, “la fata”, loro “e perché non ci ha portato via da qui, lei ha le ali non la vede nessuno”. Noi mamme zitte, zitte perché sappiamo che la fata non va mai via da qui, perché ogni volta arriva un bambino e se non bastano i letti ne portano altri. E a chi non ha dormito in quei lettini non capirà mai la storia della fata con le ali e i fanciulli, è il simbolo della libertà scagionata e desiderata anche dai fanciulli del nido blu. Nezha

“ Il grado di civiltà
di una Nazione si misura
sullo stato delle sue prigioni”
diceva Voltaire.
Il carcere in Italia è contraddizione,
drammatici esempi di sovraffollamento
e esempi di detenzione produttiva,
strutture fatiscenti e edifici modello.
Ma in carcere nonostante
tutto si continua a morire.”

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