Ataf, la cura di Moretti sono 194 esuberi

Tra i dipendenti che lavorano a terra quasi uno su due perderà il posto di lavoro. Il piano industriale è stato illustrato alle Rsu.

ORA non sono neanche più paure. I numeri parlano crudi e certi. Annunciano quello che si profila come un dramma sociale all’Ataf. Tra i dipendenti che lavorano a terra, che non guidano, quasi uno su due perderà il posto: senza ammortizzatori a attenuare la botta, il contratto di lavoro del trasporto pubblico non li prevede. Lo perderanno anche una sessantina di autisti, anche se c’è la speranza che alcuni di loro, i più giovani, si trasferiscano pur di non perdere il lavoro. I nuovi proprietari (in sostanza le Ferrovie che attraverso Busitalia hanno la quasi totalità di Ataf più Cap e Autogiudovie) hanno ieri illustrato alla rsu il piano industriale. Prima e non discutibile intenzione, dimagrire l’organico. Gli esuberi sono quasi duecento, per l’esattezza 194. I dipendenti di Ataf sono 1.181, devono scendere a 987.

I tagli tra gli autisti sono del 6,7%: da 887 a 828. Quelli tra chi sta a terra del 45,9, 135 lavoratori sui 294 che devono diventare 159: quasi la metà. Tra loro non c’è nessuno che abbia chiesto il trasferimento e pochi che sembrino intenzionati a andarsene a casa volontariamente con un incentivo.
I nuovi proprietari procedono a gamba tesa, con logica aziendale ma senza fingere. Ataf perde, dicono, 8 milioni e mezzo l’anno, noi ne vogliamo guadagnare uno e mezzo. C’è un divario di dieci milioni da recuperare: tagliando i dipendenti, ma anche aumentando il biglietto da 1,20 a 1,50 euro e gli abbonamenti del 10% in modo da ricavare per ogni viaggio 2,28 euro invece di 1,95. Non basta.
Siccome i compensi, rivendicano, devono essere indicizzati secondo l’Istat, chiederanno alla Provincia, che per ora continua a essere il riferimento del trasporto pubblico in attesa che la gara regionale lo trasferisca alla Regione, di ricevere 2,61 euro invece di 2,46 a chilometro. Così sarà braccio di ferro anche con la Provincia a cui strappare il sì all’aumento sia delle tariffe che dei compensi.
Quasi 200 esuberi sono meno dei 270 inizialmente e informalmente annunciati da Ataf Gestioni, come ora si chiama l’azienda. Ma la consolazione è magra. Il numero è comunque alto. Anche se i 69, tra gli autisti, che per ora si sono detti pronti a trasferirsi (43 in Germania e 26 in Italia) non cambiassero idea durante la trattativa per un qualche sostegno e non la mutasse neanche la quindicina, tra autisti e personale a terra, che sembra vagamente favorevole a andarsene a casa con incentivo, resterebbero tra 135 e 120 lavoratori da licenziare. “Ma voi lo sapete che non abbiamo ammortizzatori sociali?” grida all’azienda Americo Leoni, delegato della Faisa durante l’incontro sui licenziamenti. L’azienda allarga le braccia. Ha detto: assolutamente e subito, ogni giorno perdiamo soldi.

“Purtroppo la realtà ci ha dato ragione visto che noi prevedevamo gli esuberi e il sindaco diceva che erano barzellette. Sono lui e l’ex presidente Bonaccorsi a aver raccontato le barzellette. La colpa è loro che non hanno voluto mettere nella vendita la clausola sociale che tutela i lavoratori”, protesta Massimo Milli della rsu. Sostiene Andrea Viciani, Filt Cgil: “Le istituzioni dovranno contribuire ad alleviare il disastro. Il Comune che non ha voluto la clausola sociale. Ma anche la Regione che nella gara stanzia risorse per i lavoratori, ma è il futuro: invece bisogna affrontare questo dramma subito”. Quando già si annuncia un inizio anno di fuoco sul bus. “Al primo licenziamento la risposta sarà drastica”, avvertono i sindacati.

 

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