I “deportati” di San salvi

Si è consumata ancora una ingiustizia all’ex manicomio di San Salvi nonostante la grande conquista di civiltà della legge 180 (legge Basaglia). I 60 ospiti dei mini appartamenti sono stati “democraticamente deportati”. Nel 1985 quando il dott. Carmelo Pellicanò assunse la direzione dell’Ospedale Psichiatrico di San Salvi per attuare la legge Basaglia e quindi chiudere definitivamente il manicomio, aveva dimesso pazienti autosufficienti e senza più famiglia accogliendoli in un reparto ristrutturato in mini appartamenti. Qui questi ex ricoverati avevano finalmente abbandonato i padiglioni infernali e segreganti dove per anni avevano subito atrocità e disumanità, riconquistando così dignità di uomini, libertà ed autonomia. Avevano ognuno il loro spazio,
le loro cose ed avevano imparato di nuovo a gestirsi, erano finalmente usciti dal manicomio e si erano creati i loro punti di riferimento nel quartiere, ricostruendo rapporti umani anche con volontari che li andavano a trovare. Purtroppo però a questi mini appartamenti non è stata fatta mai nessuna manutenzione fino a giungere all’attuale totale degrado nonché alla pericolosità della struttura denunciata recentemente dalla stampa cittadina. Questo motivo la ASL è stata costretta ad accelerare l’indegna deportazione di queste anziane persone tra l’altro separandole in due gruppi uno nella zona del Guarlone e l’altro addirittura all’Antella, sradicandoli così dalla loro casetta, dal quartiere in cui si erano costruiti faticosamente il loro fragile equilibrio. Oltre alla denuncia della stampa si aggiungono le sollecitazioni fatte dall’Associazione per una Memoria viva di San Salvi che ha scritto anche al Sindaco (senza avere risposta) ed ha incontrato quasi un anno fa il Direttore della ASL di allora, l’Assessore Regionale alla Sanità e quello comunale del Welfare, incontro che non ha avuto nessun esito. Il trasferimento di queste anziane persone sembrerebbe un atto di responsabile attenzione da parte della ASL: riteniamo invece che sarebbe stato più responsabile se la ASL oltre ad aver ristrutturato alcuni padiglioni dismessi per trasferire i suoi uffici avesse anche effettuato la doverosa manutenzione ai mini appartamenti: forse ora non sarebbe stata necessaria questa assurda deportazione. A questo punto bisogna anche dire il vero motivo di questo insano ed incivile trasferimento: la ASL vuole vendere gran parte dell’aria di San Salvi per cui ovviamente ha tutto l’interesse di liberare queste strutture. Pare che con il ricavato della vendita intenda per ultimare i lavori dell’Ospedale di Torregalli. Vorrei far riferimento alla legge Bindi (1998) che prevede che il ricavato della vendita del patrimonio dei manicomi dismessi venga rinvestito in strutture psichiatriche, ma non sanitarie in genere. Sappiamo che le strutture dove sono stati trasferiti gli ospiti del “Giardino delle Rose” sono luoghi belli, puliti e nuovi, ma fa difetto la possibilità di libero movimento perché le porte principali sono chiuse così come le finestre delle stanze al piano terra. In queste nuove strutture fa difetto la privacy perché quasi tutte le camere sono doppie ed abituarsi a questa promiscuità dopo aver vissuto in una camera singola per tanti anni e con tutte le proprie cose è un po’ dura. Dispiace sapere che i propri elettrodomestici siano immagazzinati in un locale dell’azienda perché nelle nuove strutture non c’è possibilità di avere il frigorifero o la televisione privata. Per l’incuria dell’istituzioni che si perpetua da anni come si può impunemente far pagare un così alto prezzo ad anziane persone fragili che dopo aver subito per anni la segregazione e le atrocità del manicomio speravano almeno di morire liberi e dignitosi? L’ultima ingiustizia che è stata loro inflitta non è degna di tutte le istituzioni di questa città che orgogliosamente si ritengono democratiche e che noi vorremmo riscontrare nei fatti.

Concetta Pellicanò
Presidente dell’Associazione “Memoria Viva di San Salvi, Carmelo Pellicanò”

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