Tagli alla sanità … e il diritto alla salute?

manifestazione in difesa della sanità pubblica,
contro i tagli regionali

A settembre si è costituito un Coordinamento nazionale per la difesa della sanità pubblica, con lo scopo di contrastare le politiche del Governo e della Regione, che stanno demolendo l’assistenza sanitaria come diritto universale e costituzionale. A livello regionale hanno dato vita al Coordinamento: associazioni di utenti (ADINA, AIM, Amici del Cuore, Consulta Comunale Disabili Firenze, In Nome dei Diritti) e operatori (Medicina Democratica), sindacati di base (COBAS, CUB, USB), altre associazioni e comitati (Augusto Castrucci Onlus, Consumatori In Marcia, le Lotte dei Pensionati, San Salvi Chi Può, In Marcia).

I provvedimenti del governo Berlusconi e quelli attuali del governo Monti stanno imponendo pesanti tagli lineari ai fondi del SSN, dopo il quasi totale azzeramento dei fondi per il sociale: nel 2013 un decimo del 2008!
Tutto questo, accompagnato dall’incremento dei ticket sui farmaci e sulle prestazioni specialistiche, mette a durissima prova le fasce più deboli della popolazione: i disabili, gli anziani e i meno abbienti.
Ma i provvedimenti del governo sono anche miopi ed ingiustificati sotto il profilo economico. Infatti la spesa per la sanità in Italia è del 7% del PIL, a fronte del 9% in Germania e Francia, del 14% negli USA.
Questo 7% garantisce l’assistenza a tutti i cittadini – come sancito dalla nostra Costituzione. Se tutti pagassero le tasse in rapporto al reddito reale, le risorse per il SSN ci sarebbero. Altre sono le spese da tagliare: spese militari e grandi opere inutili.
La Regione Toscana nel documento di “riorganizzazione del Sistema Sanitario” del 25 ottobre 2012 peggiora notevolmente i provvedimenti del governo. In tale documento si prevede la riduzione dei posti letto a 3,15 ogni mille abitanti, a fronte dei 3,7 previsti dal governo quindi con un taglio di 2000 posti letto. Nell’ASL 10 è prevista la dismissione di 82 posti letto: 18 a Torregalli, 14 di Ponte a Niccheri, 12 del Serristori di Figline, 13 di Borgo San Lorenzo e 10 di Santa Maria Nuova; ulteriore riduzione dei distretti territoriali; riduzione del 20% delle prestazioni diagnostiche che sarà “ceduto” al privato sociale; l’accorpamento di servizi e prestazioni (prevenzione, laboratori analisi, 118…).
Tutto ciò, senza che sia stato minimamente avviato quel processo, più volte dichiarato, di un reale potenziamento del territorio, e di un’implementazione delle cure intermedie, con la creazione annunciata di circa 400 posti letto a bassa e media intensità di cura. Si tolgono posti letto ospedalieri senza garantire servizi e prestazioni alternative sul territorio con una ricaduta negativa sulla qualità dell’assistenza,sui servizi ai cittadini e sui lavoratori del settore.
Infatti, accanto alla riduzione della spesa sul personale del servizio pubblico con il blocco del turn over, la revisione e il taglio previsto dalla spending review nazionale, porterà anche al taglio sino al 10% delle convenzioni e dei contratti in essere con le ditte e le cooperative a cui si sono appaltati i vari servizi sanitari e sociosanitari, con ricadute pesantissime sul livello occupazionale, in termini di ore lavorative, di tutele e di diritti, in particolare su quei lavoratori già a forte rischio di precarizzazione e con già scarsissimi livelli salariali, come i lavoratori delle cooperative in appalto che,oltre ai tagli delle ore, all’attivazione della Cassa integrazione in deroga, hanno visto anche bloccato il magrissimo aumento contrattuale previsto nel mese di ottobre (20 euro).
La programmazione sanitaria regionale deve essere costruita a partire dall’analisi dei bisogni dei cittadini, da investimenti che potenzino il pubblico migliorandone le prestazioni e eliminandone gli sprechi, da un potenziamento dei servizi sul territorio a partire dalla prevenzione, dai distretti sanitari, dall’assistenza domiciliare, dalle cure primarie, dal controllo qualitativo sulle prestazioni, dalla riduzione delle liste di attesa……
Siamo fermamente contrari a che si possa trasformare il diritto alla salute in un affare di mercato dove vince il più forte. Un diritto, quello alla salute che può essere garantito solo da una forte sanità pubblica a carattere universale.

Diffondi questo articolo:


Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>