ROSA LUXEMBURG

“Stralci di lettere dal carcere di massima sicurezza”
Varsavia, 18-7-1906
A Matilde Wurm (…) Questo è il tempo nel quale viviamo, meraviglioso, cioè io chiamo un tempo meraviglioso quello che produce una massa di problemi enormi che stimolano i pensieri, che fanno emergere passioni, soprattutto un tempo fertile, un tempo gravido che partorisce ogni ora e da ogni nascita emerge di nuovo una gravidanza (…) Caro E., sono molto contenta che Lei stia meglio. Non si stressi e sopratutto non cada in depressione. La RIVOLUZIONE è GRANDIOSA, tutto il resto sono stupidaggini.
Dal carcere di Wronke,
28-12-1916 A Matilde Wurm (…) Piangere è una questione di debolezza, essere uomo significa buttare con gioia tutta la propria vita su questa grande bilancia del destino, se è necessario, ma allo stesso tempo rallegrarsi di ogni giorno di sole e di ogni nuvola bella, io non ho ricette per scrivere come deve essere un uomo, so soltanto come uno lo è. (…) Il mondo è così bello malgrado tutti gli orrori e lo sarebbe ancora di più se non esistessero deboli e codardi. La psiche delle masse come il mare eterno nasconde in sé tutte le possibilità latenti: silenzio mortale e tempesta violenta, codardia più bassa e eroismo più selvaggio. La massa è sempre ciò che deve essere secondo le condizioni del periodo storico e sta sempre per diventare qualcosa di totalmente diverso da quello che sembra (…) Essere deluso dalle masse è sempre la cosa più vergognosa per un uomo politico. (…) Questo silenzio sublime dell’infinito nel quale si perdono così tante grida inascoltate risuona in me così forte che non ho più spazio nel mio cuore per il ghetto: mi sento a casa in tutto il mondo, dove esistono nuvole e uccelli e lacrime umane.

A Sophie Liebknecht Wronke, 2-5-1917 (…) Io ho delle volte la sensazione di non essere una vera donna ma qualche uccello o un altro animale in forma di uomo non riuscito. Internamente mi sento qui, in un campo fra i bombi, molto più a casa che all’assemblea del partito. A Lei questo lo posso dire con tranquillità, Lei non annusa subito il tradimento del socialismo, Lei sa che io malgrado questo spero di morire in campo: in una battaglia di strada oppure nel carcere di massima sicurezza. Ma il mio io più interiore appartiene di più alle cinciallegre che ai compagni (…) Il mio crescere interiore inscindibilmente legato alla natura organica prende quasi forme patologiche che hanno a che fare probabilmente con la mia condizione nervosa (…)
Breslau, 12-5-1918 Laggiù una coppia di allodole ha partorito un piccolo, gli altri tre probabilmente sono morti e questo qui sa già camminare molto bene. Lei forse ha notato come camminano curiosamente le allodole, con piccoli passi svelti, saltellando non come un passero che salta con tutte e due le zampe – sa già volare bene ma ancora non trova abbastanza nutrimento da solo, insetti etc… specialmente in questi giorni freddi. Così appare tutte le sere qui nel cortile, davanti alla mia finestra, e fa pipi a gran voce, e subito le due vecchie appaiono e con un uit-uit ansioso rispondono a bassa voce, poi camminano veloci cercando disperatamente di trovare qualcosa da mangiare prima del tramonto e del freddo, poi si avvicinano a questo piccolo che si lamenta e gli mettono nel becco ciò che hanno trovato. Questo si ripete ogni sera alle otto e mezzo e quando questo pippip lamentoso inizia sotto la mia finestra e vedo l’inquietudine e la preoccupazione di questi genitori mi si spezza il cuore. Invece non posso fare niente perché le allodole sono molto timide e quando uno gli butta il pane volano via, non come i piccioni e i passeri che mi seguono già come dei cani. Io mi dico invano che è ridicolo che io mi senta responsabile per tutte le allodole affamate nel mondo e che non posso piangere per tutti i bufali bastonati che vengono ogni giorno portando grandi sacchi nel cortile. Non serve a niente e io sono veramente malata se sento e vedo tali cose.

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