Ciao Stefano

Vorrei parlarti
e chiederti
come mai
i nostri destini
si sono separati
senza più rimedio.
E tu sei cambiato,
verso di me-
Così il nostro incontro
si è scollegato.
Vivevi a Milano
una doppia vita.
Chiusa come censurata.
Ma io mi ricordo
la nostra infanzia
quando eravamo spesso in colluttazione
e perdevamo il senso della realtà.
Fino a che mamma e papà,
chiudevano la diatriba,
ed erano botte.
Le tristi botte che tendevano.
A castrare la nostra personalità,
e ad appiattire le forme di
un gigante dalle cinque teste,
che eravamo noi.
Tu eri il più ribelle di noi
da cui scaturì poi la tua grande indole,
di condottiere in famiglia
libero, e solo a tuo modo.
Come quando avevi
quindici anni e ti eri stampato
Sul retro di una maglietta azzurra,
che non dimenticherò mai,
con scritto “hobo”,
ripresa da bob dylan
“i’m a lonesome hobo without family
and friends”
erano bei tempi,
quando tu diventasti
campione italiano di nuoto
e così io.
Le trasferte a Roma.
Tu che arrivavi primo.
Senza fare gli allenamenti.
E con nostro fratello
più grande facevate i jolly
con le ragazze.
Così sei andato via
come sei nato
in punta di piedi.
Con un vento
che ti ha salvato al nascere
da settimino.
Così ,
a gentle wind
ti ha preso
da noi.
Un alito
dorato.
Come se eolo si
ci ammantasse
di stardust,
ciao stefano,
SISINA

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