LE TELEFONATE DI SOLLICCIANO


Un sabato tra il bianco e il nero
Fra la gioia e la tristezza
Fra che dire e che non dire
In dieci minuti
Dopo tanta attesa di ciò che mi appartiene
Tra la stranezza del momento anche del luogo
Dove mi trovo e il luogo dove si trovano loro
IO qui sono invano senza loro
La mia anima è da loro, è loro
Quando le parole non possono più trasmettere
un sentimento
Tra mamma e un figlio
In dieci minuti
Quando le parole scappano
e arriva tutto l’amore e il calore
Che passano i fili della cornetta del telefono
In dieci minuti
Quando questo forte sentimento evade
Malgrado ogni tipo di legge
Maledetta legge
Non ha risparmiato chi ha colpa
E chi di colpa non ne ha
In dieci minuti
Quando il cordone ombelicale ha resistito ben nove mesi
Legando due anime in un’anima sola
Quel cordone tutt’ora esiste
Tra l’innocenza e la colpevolezza
In dieci minuti
Cosa può raccontare una bambina?
Cosa può capire una mamma che dopo tanta attesa?
Ha solamente dieci minuti
Cade la lena finisce la telefonata
Poi mi bastano mille minuti
per prendere il mio cuore da terra
Ferito, gocciola sangue.
Dentro di me sono rimaste incastrate queste parole
Perdono quando mi sognate e io non ci sono
Perdono al vostro ritorno dall’asilo e io non sono nascosta
dietro la porta come al solito
Perdono per ogni lacrima, per ogni respiro profondo
Perdono per avervi tolto le vostre abitudini
Perdono Badar, non posso essere al tuo intervento
Perdono Chaymaa, non posso farti la treccia al
mattino, prepararti i piatti nello zainetto
Perdono se non posso accarezzarvi prima di
andare a letto
Perdono, abbiamo fatto un patto,
non l’ho mantenuto,
ma non è colpa mia, è colpa di loro
Da noi non si festeggia il Natale
Ma per voi ne ho fatti tanti di alberi
Perdono ma non vado all’inferno
Cristiani, ebrei, mussulmani
siete tutti bambini di Dio
Natale, capodanno, befana per tutti i bambini
una gioia è un gioco
Perdono ma io non ci sono,
voi siete là e io a Sollicciano
Ti tornerò
Promesso
Perdono.
Nezha

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