La figlia di San Basilio

La giovane manganellata al corteo per la casa, a Roma All’ospe dale Fate be ne fra telli, sull’isola Tibe rina a Roma, Ste fa nia Glo rioso, 26 anni, si è appena sve – gliata. La gior nata l’ha pas sata tra un esame e l’altro. L’ultima è stata la Tac alla testa, col pita lunedì da una man ga nel lata a freddo, men tre la poli zia cari cava una mani fe sta zione paci fica di cin que mila per sone appar te nenti ai movi menti per la casa. Nella foto di Yara Nardi si vede un bastone che rompe gli occhiali da sole a spec chio e le sfre gia il volto. In uno scatto suc ces sivo vediamo Ste fa nia a terra, san gui nante e senza fiato, soc corsa da mani pre mu rose, volti agghiac ciati. Ste fa nia è stata una delle vit time, la più grave delle cin que, di una carica vio lenta che ha spinto i ver tici della città, il sin daco Igna zio Marino e il vice sin daco Luigi Nieri, a chie dere chia ri menti al Que store e al Pre fetto.
I movi menti pre ten dono invece le loro dimis sioni anche per ché hanno lasciato spa zio ad una mani fe sta zione non auto riz zata della Destra di Sto race. Ste fa nia sfiora pre oc cu pata la tume fa zione che ha sul volto. La pro gnosi è riser vata. Le gira la testa, sa che ne avrà per molto. «Siamo stati in due ad essere stati col piti in testa – rac conta – In neu ro lo gia è rico ve – rato un mio amico con un ver sa mento di san gue. A me invece me l’hanno spac cata». La voce si spezza: «Mi hanno messo dodici punti in testa, mi rimarrà una cica trice alta sulla fronte. Ma che, si fanno que – ste cose?». Ste fa nia riav volge il nastro di una gior – nata che ricor derà a lungo: «Que sta è la prima e ultima man ga nel lata che prendo, giuro – assi cura – Provo solo tri stezza per que sta per sona che mi ha pic chiato senza moti va zione. Se fossi stata aggres – siva, ver bal mente e fisi ca mente, adesso alze rei le mani e chie de rei scusa, dicendo che ho esa ge rato. Ma così non è stato. Ho visto che sta vano cari cando, in mezzo c’era mio fra tello pic colo, i miei amici. Ho solo pro vato a chie dere il per ché. Nes suno mi ha rispo sto. Que sto è il risul tato. Voglio sapere dov’è la pace, e dov’è la libertà di mani fe stare in que sto paese». Indica la benda che le copre i punti. E la ferita ancora pal pi tante. Dal 6 aprile scorso, Ste fa nia vive in un’occu pa – zione sulla via Tibur tina a Roma, nel quar tiere di San Basi lio, all’incro cio con via di Tor Cer vara, dove i movi menti per il diritto all’abi tare hanno occu pato un resi dence di pro prietà dell’immo – bi liare I.c.m.c., costruito più di due anni fa e da allora mai uti liz zato. Quel giorno, insieme a lei, c’erano 250 per sone, 72 nuclei fami liari, donne incinte, anziani, padri di fami glia, gio vani cop – pie, sin gle e lavo ra tori disoc cu pati o sal tuari. E c’erano anche i suoi fra telli, e sua madre. Vive vano ai giar dini di Cor colle, una fra zione estrema della capi tale, dov’è stato indi vi duato uno dei siti della nuova disca rica che dovrebbe sosti tuire quella di Mala grotta. «Era una casa piena di muffa – ricorda – quel giorno ero andata a pren dere mio fra tello pic colo a scuola, il pro prie ta rio è entrato in casa, ha mal me nato mia madre con un bastone e l’ha but tata fuori. Ha cam biato la ser ra tura e ci ha lasciato fuori. Rin gra zio Iddio che tutto que sto è capi tato nel momento dell’occu pa zione. Il danno è stato minore. Tutta la nostra fami glia è entrata nel resi dence. Io vivo in una stanza». Ste fa nia ha stu diato a Tivoli da este ti sta in una scuola pro fes sio nale: «È un lavoro che amo, non so spie – garle la ragione, l’ho sem pre por tato den tro – rac – conta – Adesso sono disoc cu pata, ma non mi piace par lare di que sto. Le mie gior nate in que sti mesi le ho pas sate nel resi dence. A pranzo e a cena stiamo insieme, uno cucina e io appa rec chio, e vice versa. Ci aiu – tiamo tutti». Il primo giorno dell’occu pa zione lo ricorda pieno di pre oc cu pa zioni. Poi la ten sione è sce – mata, gli occu panti hanno ini ziato ad orga niz zarsi, men tre altri visio na vano gli spazi ido nei per le fami – glie con i bam bini. «Abbiamo impa rato ad essere una grande fami glia – afferma – abbiamo costi tuiti i pic – chetti di guar dia e quelli per la puli zia, durano sei ore, ogni turno è com po sto da diverse per sone. Orga – niz ziamo assem blee per sta bi lire le regole in comune, per com prare quello che serve se si rompe qual – cosa. Siamo un con do mi nio auto-orga niz zato, uno di quelli in cui vivono tutti». La vita scorre come un fiume tran quillo nel quar tiere dove, 39 anni fa, ci fu la rivolta di San Basi lio. Una set ti mana di resi stenza duris sima dei movi menti per la casa con tro i rei te rati ten ta tivi di sgom bero. L’8 set tem bre 1974, alle 5 del mat tino, perse la vita il 19enne Fran ce sco Ceruso, da Tivoli, a causa dei colpi esplosi dalla poli zia. L’occu pa zione dei «figli di San Basi lio». Così è stata defi nita l’occu pa zione nata nell’ambito della cam pa – gna dello «Tsu nami tour» par tita il 6 dicem bre 2012 nel giorno di uno scio pero della Fiom. Ste fa nia si è tro vata a vivere in una micro-sto ria anta – go ni sta e con di vide gli obiet tivi di una lotta in una città cru dele come solo Roma sa essere: «Per so nal mente non cono sco le altre occu pa zioni – dice – ma con molti degli occu panti ci siamo cono sciuti nelle mani fe sta zioni, ci incon triamo spesso e pas siamo le serate. Quando si sta in que – ste situa zioni si vive in maniera umile. Tra di noi c’è molta uma nità. Quando invece ci sono i soldi, le per sone non capi scono il signi fi cato della com pa gnia, della com pli – cità, di un gesto, di un sacri fi cio. Noi stiamo risco prendo un senso quasi ori gi na rio dell’uma nità e non farebbe male a nes suno viverla». Al sin daco Marino e al vice sin daco Nieri che le hanno fatto visita Ste fa nia ha ripe tuto come sono andati i fatti: «Erano dispia ciuti – dice Ste fa nia — mi hanno detto che avreb bero pia cere di rice vermi. Ci andrò volen tieri, voglio far gli capire la situa zione sociale di que sta città. Oggi chi perde il lavoro perde la dignità e la paga. Le fami glie si sepa rano dopo avere perso la casa. Basta leg gere i gior nali, la gente si sui cida, non ce la fa più». Cosa dovrebbe fare, oggi, un sin daco di Roma davanti a tutto que sto? «Requi – sire le case sfitte» risponde Ste fa nia.
Roberto Ciccarelli

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