Non lasciamo indietro nessuno


“Questa nostra lotta è la lotta di chi non vuole più soffrir, / di chi è ormai cosciente della forza che ha / e non ha più paura del padrone”. Diceva così il ritornello di una vecchia canzone. Il guardiano più grosso del palazzo, bene armato, ci impedisce di entrare. Uno chiede di andare al bagno, sta già sudando ma viene respinto e costretto calarsi le braghe e pisciare con i suoi sondini telini tamponcini sacchette in piazza del duomo fra i turisti. Forse è per questo che il giorno dopo sui giornali c’è il titolo “Piazza Duomo come il suk”? Non possiamo entrare? E allora non entra nessuno. E, coi nostri corpi e le nostre carrozze, abbiamo otturato l’ingresso.
Ne abbiamo viste, sentite e subite delle belle: impiegati regionali, notoriamente stakhanovisti, pur di raggiungere la loro scrivania (chissà da dove tornano…) comprimono strusciano piegano spostano storcono, coi loro culacci, corpi vivi immobili, incuranti delle proteste, e della protesta, e dei “vergogna vergogna” urlati a piena e voce; sfondano come tanti Pirro la barcollante barricata di carrozzine che subito si riforma con la pazienza del ragno; autisti su potenti macchine regionali urlavano agli agenti della digos di levare di mezzo “quelle carrozzine di merda”; signore e signori infuriati che vogliono uscire a costo di montarci in capo se no perdono il treno, argomento che per noi non ha significato poiché per noi è praticamente impossibile viaggiare in treno; i nostri assistenti aggrediti da impiegati impiegate e guardiani a male parole e infine a manate, sono stati l’oggetto su cui costoro hanno scaricato la loro rabbia perché non possono scaricarla su di noi, uomini e donne padroni di una parte soltanto dei loro corpi. Ridere parlare ragionare spiegare coinvolgere opporsi organizzarsi protestare criticare proporre sono cose che ai disabili non andrebbero permesse! Regione, volevi vedere fino a che punto quelle trenta persone, che una ventata più forte avrebbe potuto far cadere, avrebbero resistito in balia dei tuoi impiegati e guardiani. Quelle trenta persone non erano sopra una gru a 40 metri da terra, erano in equilibrio su un filo a 40 metri da terra e sotto non c’era la rete. Regione, quelle trenta persone non erano lì per elemosinare il finanziamento di un progettino “fumo negli occhi”, quelle trenta persone con grave disabilità erano venute a cercarti perché volevano e vogliono essere persone con pari dignità diritti e doveri di tutti quanti. Rossi, alcuni tuoi funzionari lavorano male già da troppo tempo, degradali nel grado e nello stipendio e mettili a fare un lavoro dove non possano far danni. Rossi, una battaglia dei progressisti e democratici, e quindi anche tua, crediamo, fu combattuta e persa anni fa, quella per il disarmo della polizia in servizio di ordine pubblico. Te, ci credi ancora in quell’obiettivo? Noi sì. E per questo ti chiediamo di disarmare i guardiani del tuo palazzo. Dopo un giorno e una notte e una mattinata passate a respingere i canti delle varie sirene, a respingere tentativi di divisione, a circumnavigare il Palazzo per andare al bagno, con gli occhi e i piedi gonfi che non entravano più le scarpe, con le mutande inzaccherate; alcuni di noi stremati dalla fatica hanno dovuto abbandonare l’occupazione, ma altri sono arrivati a darci man forte. E siete stati costretti a scendere a patti. Possiamo dire che siamo soddisfatti del risultato ottenuto; abbiamo salvaguardato quei disabili già inseriti nel progetto vita indipendente che potranno continuare a pagare le/gli assistenti personali e ottenuto un finanziamento per i nuovi progetti.
NON LASCIAMO INDIETRO NESSUNO

Soriano Ceccanti

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