L’altra faccia del condannato: la rieducazione possibile oltre gli stereotipi

In questi anni ho frequentato il carcere di Pistoia come volontario e da più di un anno in veste di Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. Ho avuto l’occasione di incontrare e conoscere da vicino la popolazione carceraria: detenuti con problemi di tossicodipendenza e di alcolismo che hanno commesso dei reati di piccola entità, altri, invece, reati ben più gravi come rapina, tentato omicidio, omicidio e reati di pedofilia.
Lo stato d’animo dell’osservatore esterno che, come il sottoscritto, si avvicina a tali realtà non è mai neutrale e sarebbe da ipocrita affermare il contrario.
Inizialmente è più facile esprimere una vicinanza nei confronti di chi ha commesso un reato non grave e proviene da un contesto sociale e familiare disagiato, piuttosto di chi, invece, partendo da situazioni anche più favorevoli socialmente, ha commesso degli atti gravissimi, prevaricando con la violenza altri soggetti, fino ad arrivare, come in alcuni casi, a causarne addirittura la morte.
Ma aldilà delle comprensibili diffidenze, il carcere, per chi vuole ascoltare, permette di andare oltre e comprendere che esiste anche un’altra realtà rispetto a quella che ci viene narrata dai mezzi d’informazione. Esistono, infatti, sempre e comunque delle persone e queste, nel bene e nel male, non devono mai essere scambiate con le loro azioni.
Avvicinandosi e guardando in faccia chi si è reso responsabile di atti gravissimi scopri che dietro c’è sempre un volto e una storia da ascoltare (non da giustificare), e che questa narrazione restituisce all’autore dell’atto un senso di umanità e viene meno l’immagine del “mostro”. È partendo dal senso di umanità, talvolta sopita, nascosta, residuale, ma comunque esistente, che potrebbe essere svolto un serio lavoro di rieducazione.
Ma il problema per tutti, di chi commette dei reati di piccola entità, come per quelli che commettono dei reati ben più gravi, è proprio questo, cioè il lavoro di rieducazione che all’interno delle nostre carceri non viene sufficientemente svolto, per mancanza di fondi, per mancanza di un numero adeguato di personale addetto a svolgere questo importante compito (il rapporto tra educatori ed agenti è nell’ordine di 1 a 100), perché, in una parola, l’Amministrazione penitenziaria non sembra interessata a rendere attuativa quella riforma introdotta con la legge dell’Ordinamento penitenziario.
Eppure la nostra Costituzione e la suddetta legge affermano nettamente che la pena deve tendere alla rieducazione, precisando anche che il trattamento dei detenuti deve essere personalizzato, rispondendo ai particolari bisogni della personalità di ciascun soggetto.
La mancanza di sufficienti attività rieducative e risocializzanti è grave quanto l’obbligare le persone detenute a vivere in spazi ristrettissimi per gran parte della giornata. Questa condizione ha determinato la condanna del nostro paese da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, per trattamenti inumani e degradanti rivolti alla popolazione carceraria italiana.
Inoltre non svolgere un serio lavoro rieducativo sui reclusi non rende una società più sicura ma aggrava e appesantisce il problema della sicurezza, favorendone ad esempio il fenomeno della reiterazione dei reati.
In qualità di Garante comunale dei diritti delle persone recluse, e quindi guardando alla dimensione locale e a quello che in tale ambito è possibile fare, anche alla luce dei nuovi provvedimenti legislativi, auspico che gli Enti pubblici territoriali possono predisporre un piano di lavori socialmente utili da riservare ai detenuti di Pistoia, impiegandoli anche a titolo gratuito nella tutela dell’ambiente, del verde pubblico, nell’agricoltura, nelle zone di montagna abbandonate.
Questo consentirebbe al detenuto durante l’espiazione della pena di rendersi utile socialmente riparando al danno provocato, di riabituarsi ad un’attività lavorativa e a risocializzare, in vista di una sua fuoriuscita dal carcere quando avrà terminato la pena.

Dr. Antonio Sammartino
Garante diritti dei detenuti di Pistoia
www.garantedetenutipistoia.it

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