Prima ti ignorano, poi ti irridono. Ma quando dimostri loro che hai ragione … diventi terrorista

L’estate 2013 ha visto ancora molte iniziative di protesta in tutta Italia contro la reiterata e insistente decisione di tutti i Governi, da anni, di confermare progetti tipo la Linea TAV Torino-Lyon in Val di Susa, il Terzo Valico in Liguria, il sistema di antenne militari USA MUOS in Sicilia, e altri progetti di grandi infrastrutture decise da banche e da gruppi che vogliono speculare a danno della vita e della salute di intere comunità e con i politici al potere pronti servilmente a garantirne la copertura “legale” dell’assoluta necessità “strategica” di tali opere, garantendo il finanziamento dei capitali e relativi interessi alle banche con i soldi pubblici.
Proteste che hanno sempre più visto l’uso indiscriminato dei manganelli e dei lacrimogeni contro i manifestanti, con un continuo progressivo aumento della violenza contro le popolazioni resistenti.
Nel caso della Val di Susa va sottolineato con forza come in questi 15 anni si sia evitato di accettare il confronto tra coloro che giudicano l’opera NON necessaria, invasiva e molto costosa per la sua realizzazione e per la sua gestione futura.
Le ragioni scientifiche che ne dimostrano l’inutilità sono state così ignorate e si continua a ragionare per slogan: l’opera è “strategica” senza argomenti validi che inficino le ragioni del NO e sino ad arrivare all’escalation dell’occupazione militare del territorio dal 3 luglio 2011. La questione è che la Valsusa si sente piuttosto presa in giro in questi ultimi anni perché la rappresentazione che ne vien data all’esterno dalla maggioranza dei media e alimentata dai politici (PDL e PD in primis, ora nel Grande Governo delle larghe Intese) non corrisponde a quella che i locali si ritrovano quando guardano a cosa sta succedendo a loro spese e dell’intero Paese.
La tendenza a ridurre i movimenti contrari a queste Grandi Opere come un problema legato a una questione di ordine pubblico o a un problema di estremismi, è una tendenza molto furba, voluta e spinta sino all’estremo, perché sanno che nei Movimenti sono impegnate migliaia di persone, molto ben informate (ahimé! non si può dire lo stesso per il nostro Tunnel TAV a Firenze) e si tenta di ridurre la protesta popolare come a un tentativo di eversione contro una decisione dello Stato.
Si è arrivati a ipotizzare il reato di “attività eversive” con possibili pene sino a 17 anni di carcere ed effettuati blitz di perquisizioni a casa di ragazzi e di loro arresti quali delinquenti pericolosi per la convivenza civile, con conseguente loro rilascio dopo pochi giorni di carcere. E’ assurdo trattarli come “gruppi di fuoco”, perché basta leggere le fonti corrette sulle manifestazioni per vedere da che parte stanno i feriti e le violenze subite.
Nella fase attuale le lotte di protesta vengono schiacciate sul piano militare da giornali e media che appartengono a quei Partiti che appoggiano senza remore tali progetti. Poi vi sono alcuni politici che rilasciano dichiarazioni volte ad alzare sempre più la tensione e che non hanno mai avuto dubbi sulla necessità di eseguire tali opere. Non discutono più di merito e di ragioni, non accettano nessun dialogo, nessun approfondimento, nessun confronto sui fatti, sui quali sono perdenti. E soprattutto colpiscono i contestatori. Li accusano di ogni nefandezza, li segnalano alla disapprovazione della gente comune, li trascinano sull’unico terreno dove sono in vantaggio: lo scontro fisico, la criminalizzazione, la repressione.
Non sono da meno in questo campo di criminalizzazione dei Movimenti i rapporti e le conferenze stampa delle Forze dell’Ordine su sequestri di “ingenti arsenali di armi da offesa” e conseguenti decisioni della magistratura di catalogazione dei “reati” ai livelli più alti, gettandoli in pasto sulle prime pagine dei media. Il tutto condito da recenti dichiarazioni di un magistrato che richiama all’ordine taluni politici, intellettuali e giornalisti dubbiosi sulla reale necessità strategica delle opere, tacciandoli di una loro ipotetica sottovalutazione del fenomeno poiché avrebbero giudicato tali forme di protesta contro gli impianti una lotta civile, democratica e giusta.
E si riferisce, pare, anche alla voce del Presidente del Senato P. Grasso che ha osato accennare al fatto che forse sarebbe stato necessario, prima di iniziare a costruire forzatamente certe opere, un maggiore coinvolgimento dei territori interessati.
Citiamo nello specifico della Val di Susa la recente posizione del Presidente della Comunità Montana, S. Plano, che rivolgendosi al Procuratore Caselli afferma che “ormai la protesta si è identificata con la contestazione a questo modello di società e di Governo. I sassi o i petardi contro le Forze dell’ordine non sono indirizzati a quegli uomini in divisa che eseguono ordini, sono indirizzati a chi in questo momento sta dando un’immagine deprimente delle Istituzioni, a un sistema malato di malgoverno, di interessi e di comportamenti lontanissimi dallo spirito della nostra Costituzione». I No Tav, insomma, non stanno più cercando solo di bloccare la costruzione della ferrovia ad alta velocità, ma di riportare “ordine” in un sistema che ordinato non lo è più da tempo.
Occorre dirlo con forza e a voce alta: si parla di mafia, tentato omicidio e terrorismo ma tale criminalizzazione dei Movimenti serve al Potere per continuare a gestire in modo sfacciato gli affari a favore dei grandi gruppi finanziari che investono nelle opere pubbliche, prestando soldi allo Stato e avendo di ritorno i tassi di interesse, e tutti i grandi gruppi di costruzione che spingono per le Grandi Opere pagate con i soldi dei contribuenti: alla faccia del Debito Pubblico.
Bisogna spendere a vuoto decine di miliardi perché così si è deciso, punto e  basta. Bisogna farlo perché il potere deve dimostrare la sua forza di fronte a chi lo contesta.
Non si cede alla piazza. Non si può ammettere che i NO TAV abbiano ragione, sarebbe un precedente pericolosissimo che potrebbe dar luogo ad un contagio democratico tra tutti coloro che oggi non ne possono più, specie tra i giovani che non vedono prospettive per il loro futuro.
Un’ultima considerazione: perché, chi in Italia dimostra contro coloro che disprezzano democrazia e ragione viene criminalizzato e trattato come terrorista da stampa e politici, quando la stessa stampa e gli stessi politici inneggiano a chi tira le pietre in piazza Tahir in Egitto o al Gezi Park a Istanbul?

CHI SEMINA TERRORE
RACCOGLIE RIBELLIONE!

Fernando Romussi

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