I paesi d’origine

i paesi d'origine(tratto dal Rapporto sui diritti civili 2013 di Amnesty International)

Somalia È proseguito il conflitto armato tra le forze filogovernative, la Missione dell’Au in Somalia (African Mission to Somalia – Amisom) e il gruppo armato islamista al-Shabab, nella zona meridionale e centrale della Somalia. Le forze filogovernative hanno sottratto al controllo di al- Shabab alcune città di primaria importanza, compreso il porto di Kismayo. La transizione politica ha posto fine al mandato del governo federale di transizione (Transitional Federal Government – Tfg). Ad agosto è stato designato un nuovo parlamento, a settembre è stato nominato un nuovo presidente e a ottobre il nuovo primo ministro. A causa del conflitto armato e della violenza generalizzata migliaia di civili sono stati uccisi, feriti o sfollati. L’accesso delle agenzie umanitarie è rimasto limitato dai combattimenti, dall’insicurezza e dalle restrizioni imposte dalle parti belligeranti.
Sono stati uccisi 18 giornalisti; altri sono stati attaccati, vessati e costretti all’esilio. Anche dipendenti delle agenzie umanitarie e operatori dei diritti umani hanno subito abusi. I gruppi armati hanno continuato ad attuare reclutamenti forzati, anche di minori, e a rapire, torturare e compiere uccisioni illegali. Gravi violazioni dei diritti umani, compresi crimini di guerra, sono rimaste impunite. Nel Somaliland, la libertà d’espressione si è deteriorata; un giornalista è stato ucciso.

Eritrea L’arruolamento militare nazionale è rimasto obbligatorio e spesso esteso a tempo inde- terminato. È rimasto obbligatorio anche l’addestramento militare per i minori. Le reclute sono state impiegate per svolgere lavori forzati. Migliaia di prigionieri di coscienza e pri- gionieri politici hanno continuato a essere detenuti arbitrariamente in condizioni spa- ventose. L’impiego di tortura e altri maltrattamenti è stato un fenomeno diffuso. Non erano tollerati partiti politici d’opposizione, mezzi d’informazione indipendenti od orga- nizzazioni della società civile. Soltanto quattro religioni erano autorizzate dallo stato; tutte le altre erano vietate e i loro seguaci sono stati sottoposti ad arresti e detenzioni. Cittadini eritrei hanno continuato a fuggire in massa dal paese.

Ghana Oltre 1000 persone sono state sgomberate con la forza dalle loro abitazioni nella capitale Accra. Altre migliaia rimanevano a rischio di sgombero forzato. È proseguita la violenza contro persone sospettate di relazioni omosessuali, che continuavano ad avere una scarsa se non inesistente tutela giuridica. La violenza contro donne e ragazze ha continuato a essere dilagante, con quasi 10.000 denunce ricevute durante l’anno dall’unità d’assistenza contro la violenza domestica della polizia del Ghana. Non ci sono state esecuzioni. La pena di morte continuava a essere prevista nella legislazione, malgrado il governo abbia recepito le raccomandazioni per la sua abolizione. Il sistema di giustizia penale è rimasto lento.

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