LA LEGGE SVUOTA CARCERI CHE NON SVUOTA UN BEL NIENTE

Se è vero che le parole sono importanti bisogna necessariamente cambiare l’appellativo dato alla legge del 9 agosto 2013 n. 94, denominata “svuota carceri”. Questa legge, nei fatti, e per ammissione della stessa Ministro Cancellieri, come ribadito di recente al Meeting di Rimini, “Non svuota un bel niente”, semmai “ha solo alleggerito un po’ la pressione” . Osservando quello che accade all’interno della Casa Circondariale di Pistoia, dai colloqui con i detenuti che incontro settimanalmente, emerge che oltre a non avvenire uno “svuotamento”, permane un numero di detenuti in ingresso in uguale misura a prima dell’entrata in vigore della nuova legge, e che ad entrare sono perlopiù soggetti che hanno commesso dei reati di piccola entità, come ad esempio il furto di biciclette o la detenzione di piccole quantità di stupefacenti, per i quali sarebbe a maggior ragione preferibile l’applicazione delle misure alternative alla detenzione.Al di là del clamore mediatico e delle prese di posizione a livello politico non si rileva una seria presa di coscienza del problema, quasi si volesse in qualche modo ignorare che allo stato attuale pendono dinanzi alla Corte di Giustizia Europea diverse centinaia di ricorsi legati allo spazio insufficiente nelle carceri.
La valutazione da parte della Corte Europea è stata, di fatto, solo temporaneamente sospesa, in attesa che entro il 27 maggio del 2014 l’Italia assuma provvedimenti sistemici. Per il momento di provvedimenti sistemici non se ne vede nemmeno l’ombra, mentre permane un atteggiamento da parte della Magistratura di Sorveglianza poco incline alla concessione delle misure alternative, che in molti casi rappresenterebbero invece gli unici provvedimenti da adottare in grado di garantire una rieducazione del condannato, di garantire una maggiore sicurezza sociale, nonché di rispondere al problema del sovraffollamento penitenziario. La legge Gozzini, la legge che disciplina i requisiti per la concessione delle misure alternative, viene applicata solo in percentuale minima, inferiore a quanto previsto dagli estensori della legge. Stiamo assistendo ad uno spostamento, in questo caso sì, sistemico, della concessione delle misure alternative prevalentemente in direzione della detenzione domiciliare che finora non ha sortito gli effetti sperati perché molti dei detenuti, essendo in gran parte soggetti poveri, non hanno ad esempio la possibilità di un alloggio o di un domicilio fisso. Inoltre la mancanza di personale nelle carceri rallenta tutto l’iter procedurale. Su quest’ultimo aspetto è bene ad esempio sottolineare che il numero delle educatrici presenti nel carcere di Pistoia è sotto organico, come del resto il numero delle assistenti sociali dell’Ufficio esecuzione penale esterna (UEPE), che su tutto il territorio pistoiese risultano essere solamente due, di cui una con orario part – time. Le istanze presentate dai detenuti (quelli che si trovano nelle condizioni soggettive e giudiziarie per richiedere la detenzione domiciliare), a causa di questa carenza d’organico, attendono molti mesi prima di ricevere una risposta dal Magistrato di Sorveglianza, e quando nelle migliori delle ipotesi risulta essere positiva, il detenuto ha quasi scontato completamente la pena in carcere. Ma un aspetto positivo contenuto nella nuova legge c’è ed è rappresentato dal lavoro all’esterno, estendendo le prestazioni di lavoro dei detenuti e permettendo loro la partecipazione anche a titolo gratuito e volontario a progetti di pubblica utilità presso lo Stato, enti locali e organizzazioni di assistenza sociale e sanitaria. Credo, con tutta sincerità, più realistico battersi affinché siano veramente applicate queste ultime azioni da parte degli enti territoriali e siano applicate in maniera più estesa le misure alternative, in modo da restituire più dignità alla popolazione detenuta e favorirne i processi di risocializzazione, piuttosto che sperare in un improbabile atto di amnistia. Per quest’ultimo provvedimento è bene infatti ricordare che l’art. 79 della Costituzione, revisionato con legge n° 1 del 2002, ha introdotto maggioranze deliberatorie elevate:”2/3 dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale”. Sono maggioranze non richieste per l’approvazione di qualunque altra fonte di diritto, neppure costituzionale. È assurdo paradosso, eppure, proceduralmente, risulta così più agevole modificare la norma sulla produzione dell’amnistia e dell’indulto (art. 79 della Costituzione), che approvarne la fonte di produzione (una legge di amnistia e di indulto).

Antonio Sammartino Garante detenuti del carcere di Pistoia

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