Quattro sì e quattro no per una cultura antifascista

SABATO 5 APRILE – P. ZZA S.SPIRITO (Firenze)
dalle 15,30 alle 18,30 

Quattro sì e quattro no per una cultura antifascista
NO al fascismo, al razzismo, alla violenza, al sessismo
SI alla democrazia, ai diritti, alla giustizia sociale, alla solidarietà sociale
I venti di conservazione, populismo, quando non di vero e proprio autoritarismo che da qualche anno spirano in Europa stanno lasciando sempre più spazio alla crescita di movimenti fascistoidi o dichiaratamente neonazisti
A fronte di questo avvertiamo una generale sottovalutazione dei rischi che corre la nostra democrazia, messa a dura prova dall’insorgere di sempre più estese discriminazioni nei confronti soprattutto di migranti, omosessuali, diversamente abili, poveri ed emarginati.  Continua a leggere

Elettroshock

libro:
Elettroshock
LA STORIA DELLE TERAPIE ELETTROCONVULSIVE
E I RACCONTI DI CHI LE HA VISSUTE

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
Sensibili alle foglie, 2014

144 pagine Scarica il PDF  elettroshock-online.pdf

INTRODUZIONE

Dare un nome alle cose è la grande e seria consolazione concessa agli umani. (Elias Canetti, La tortura delle mosche)

Elettroshock è una parola che comprime i termini elettrico e shock. Elettroshock terapia è invece un’espressione medica che per anni ha indicato la cura tramite shock elettrico fino al momento della sua rinominazione in TEC. La sigla TEC, che sta per Terapie Elettro Convulsivanti, è un agglomerato di iniziali che delimitano la differenza e il distacco dal nome del più famoso di questi trattamenti: l’elettroshock. Anche l’elettroshock terapia, nel precedente glossario medico veniva abbreviata con l’acronimo EST. Anche in questo caso, l’uso delle sigle, proprio dei linguaggi tecnici, mette in atto una peculiare rinominazione diretta all’interno del campo di competenza, che, contemporaneamente, rende meno comprensibile il soggetto del discorso verso l’esterno. Il nuovo e vecchio modo di chiamare lo shock elettrico con l’uso dei nomi TEC o EST, può portare a credere che ci si riferisca a un suono onomatopeico e a uno dei punti cardinali, ma non appena la parola elettroshock entra nella scena del discorso esso diviene immediatamente comprensibile. Più in là vedremo i suoi significati, la sua storia dalla nascita ad oggi, meglio comprenderemo la sua evoluzione e forse anche perché questo tipo di trattamento sia sopravvissuto fino ai giorni nostri. Per adesso fermiamoci a quelle che sono le immediate sensazioni che si hanno pronunciando il nome che dette a questo tipo di cura il suo inventore: elettroshock. Assieme a quel sentire che è individuale e intimo, parlando di elettroshock, è inevitabile imbattersi nella dimensione delle credenze collettive che riguardano questa pratica medica. È giusto ribadire che, fin dalla sua nascita, l’elettroshock è un trattamento psichiatrico originariamente pensato per la cura della schizofrenia. Volendo fare un esperimento alla portata di un click si possono cercare sul web le immagini collegate a questa parola e constatare che esse difficilmente rappresentano l’azione di prendersi cura di chi ne ha bisogno. L’elettroshock evoca scene che rimandano a metodi di tortura e di controllo mentale, alle sofferenze umane, ai manicomi. Ecco un primo motivo per cui il lessico medico è dovuto necessariamente intervenire per agire verso una messa a distanza dalla paura, dal dolore e da secolari colpe mediche. Si è dovuto ammettere un impiego diverso dalle sue indicazioni, un uso punitivo, e per sancire l’ammissione e la distanza da tali abusi si è cambiato nome allo stesso dispositivo medico. Ma se l’elettroshock evoca tortura e malvagità manicomiali ciò succede a buona ragione. La tortura si è servita di questa pratica medica in tempi, modi e luoghi differenti. Ad esempio, il lavaggio del cervello, in inglese “brain washing”, teso a ottenere un controllo dell’intera storia personale ricostruendo personalità complesse e strutturate, prevede l’uso delle terapie elettroconvulsive e provoca enormi sofferenze a chi lo subisce. Il manicomio è stato il luogo prescelto affinché esclusione, dolore, sorveglianza e trattamenti estremi potessero convivere entro le stesse mura, ma i manicomi, che nel 1978 il nostro ordinamento giuridico ha reputato disumani e indegni di continuare ad esistere, non sono quei luoghi che crediamo estinti. Chiudere e vietare non significa estinguere. La soglia manicomiale si può ancora valicare, ma la stessa soglia oggi è stata rinominata, come è capitato alla terapia con elettroshock. E se una cosa non ha nome, non esiste.

Info e contatti del Collettivo:
antipsichiatriapisa@inventati.org
www.artaudpisa.noblogs.org
tel: 335 7002669
Sede: via San Lorenzo, 38 – 56127 Pisa

Renzi e Lupi, altro che “piano casa”: il nulla dietro le parole.

Sostegno alla manifestazione del Movimento di lotta per la casa di giovedì
Renzi, da Firenze a Roma con lo stesso stile: parole tante, fatti pochi, anzi pochissimi. Uno di questi, sciaguratamente, è stato la conferma del pessimo Lupi nel ruolo di ministro delle infrastrutture. Figura chiave dell’affarismo ciellino lombardo, fautore della più spericolata deregulation urbanistica, ha come stella polare la rendita e la speculazione. Di certo non se ne sentiva il bisogno.

Con l’enfasi retorica cui l’ex sindaco ci ha abituati, la coppia Renzi Lupi ha presentato il cosiddetto “piano casa”, un decreto legge che ha per titolo “Misure urgenti di contrasto al disagio abitativo” ma che di fatto non contrastano affatto il disagio che si sta rapidamente trasformando in emergenza e dramma quotidiano.

Nonostante sia uno dei settori in cui la crisi colpisce più duramente, nel provvedimento non c’è niente che assomigli neanche minimamente a un intervento strategico: pochi spiccioli per la “morosità incolpevole” (260 milioni che sembrano tanti ma solo perché spalmati su 7 anni!), qualche risorsa per la manutenzione e il ripristino degli alloggi ERP, quando servirebbe un piano importante di investimenti per la realizzazione di nuovi alloggi, visto che siamo agli ultimi posti in Europa per dotazione di alloggi pubblici, e solo in Toscana ci sono oltre 25.000 famiglie in graduatoria che aspettano una casa che, con queste misure, non vedreanno mai.

Ma non basta: si favorisce la vendita del patrimonio, così da impoverire la già ridotta dotazione di alloggi pubblici, e con il famigerato art. 5 si cerca di colpire le occupazioni di immobili inutilizzati, che è ormai l’unica difesa contro un mercato speculativo e l’assenza di alternative. A Firenze, Roma, Milano, Torino, si sono moltiplicati i casi di riappropriazione popolare di immobili lasciati vuoti per anni da una proprietà, spesso grandi gruppi come Ligresti o Caltagirone, che aspetta solo l’occasione più ghiotta per lucrare e speculare. Con l’art. 5 del decreto Renzi Lupi si impedisce sia la concessione della residenza sia gli allacciamenti alle utenze: si vuole costringere all’inesistenza ufficiale migliaia di persone, negando loro persino l’accesso all’acqua. Come per i provvedimenti “antidegrado” tanto cari all’ex sindaco, si fa la guerra ai poveri, non alla povertà: nella società dello spettacolo e dell’egoismo, del mercato e della vetrina globale non si cerca di risolvere i problemi di distribuzione della ricchezza che determinano i crescenti squilibri e le disuguaglianze sempre più accentuate, si tenta semplicemente di negare l’esistenza stessa di una moltitudine in vertiginoso aumento che si trova in condizioni di povertà, o vi si affaccia rapidamente.

Per queste ragioni appoggiamo la manifestazione indetta dal Movimento di lotta per la casa per Giovedì 20 marzo alle 10 sotto la Prefettura, contro l’ipocrisia del “piano casa” e la protervia della coppia Renzi Lupi.

Un sito per il baratto

riceviamo dalla email: Fuori Binario fuoribinarioblog@gmail.com

Permute.it: un sito per il baratto, un sito per dimenticare i problemi economici Un sito internet non può da solo di certo cambiare la società in cui viviamo e non può aiutare le numerose persone che in Italia vivono delle condizioni economiche di grande disagio. È vero, un sito internet da solo non può fare tutto questo, ma può comunque fare qualcosa. Che cosa ne pensate ad esempio di un sito di annunci in cui gli utenti possono barattare oggetti, libri, appartamenti, animali, persino servizi?

Il baratto dopotutto è la prima forma di affari che il mondo ha conosciuto, una forma di affari che ha visto la luce quando la moneta non esisteva ancora. E forse è arrivato il momento di fare un passo indietro nel tempo, di tornare a quel periodo e dimenticarci dei soldi. Perché oggi i soldi scarseggiano e ci sono molte cose che non possiamo permetterci di acquistare, cose che però possiamo barattare. Il baratto inoltre oggi ha una veste legalmente valida grazie al contratto di permuta, contratto che permette di fare un vero e proprio passaggio di proprietà dei beni.

Se siete curiosi e se l’idea di fare questo semplice passo indietro nel tempo vi sembra affascinante vi consigliamo di visitare il sito internet Permute.it, un sito di annunci del tutto gratuito dove potete trovare molte diverse tipologie di oggetti. C’è chi infatti vuole barattare tutti gli articoli per bambini che ha in casa visto che ormai i suoi figli sono grandicelli, c’è chi vuole barattare auto e moto, biciclette o pattini a rotelle, c’è chi non ha più bisogno del suo computer portatile e chi invece vuole scambiare il suo telefono cellulare. E poi anche abbigliamento, libri, DVD, attrezzi, videogiochi, articoli sportivi. Non solo oggetti ovviamente, Permute.it offre infatti la possibilità anche di scambiare le prestazioni lavorative. E questa è senza ombra di dubbio una delle sue caratteristiche più importanti. Anche ciò che sappiamo fare, anche la propria professionalità e il proprio talento, possono così essere considerati un’importante merce di scambio, una vera e propria moneta. Una cosa questa che oggi si da’ purtroppo spesso per scontata, una cosa questa che oggi in Italia non vede modo spesso di essere riconosciuta vista la crisi che il mondo del lavoro sta vivendo.

Certo dovrete fare qualche ricerca prima di riuscire a trovare un utente che ha proprio ciò che desiderate e che è interessato a ciò che voi potete dare in cambio, ma con un po’ di pazienza riuscirete anche voi ad entrare nel mondo del baratto e della permuta. Il sito inoltre è davvero semplice e intuitivo, perfetto per essere utilizzato anche da coloro che non capiscono poi molto di computer e di internet. Che cosa state aspettando? Consultate gli annunci e pubblicate subito un annuncio tutto vostro, vedrete che riuscirete ad ottenere delle grandi soddisfazioni!

http://www.permute.it/

[Assembleaconciatori]: Casa de Nialtri in azione

Ancora da Ancona


DA CASA DE NIALTRI A UN TETTO PER NESSUNO !!

Nel pomeriggio di venerdì’ 14 marzo un gruppo di una trentina di appartenenti al movimento “Casa de Nialtri” (tra cui compagni del “Malatesta” e dell’USI-AIT) hanno condotto un’azione “occupando” per due ore la struttura del comune “Tetto per Tutti”, dormitorio dove sono alloggiati a turno per periodi brevi più di una ventina di senza tetto. Attorno a questa struttura (peraltro inagibile al piano superiore) ruotano finanziamenti e affari poco chiari (dalle banche al comune) e precarie sono le condizioni di chi vi alloggia costretto anche a regolamenti assurdi (vengono mandati via alla mattina e possono rientrare solo alle 18. Dopo di che non possono più uscire nemmeno per comprarsi le sigarette). Se escono o tardano oltre gli orari sono ributtati in strada. Un ferreo controllo ha impedito nei giorni scorsi sopralluoghi a questo edificio, in pratica nessun “esterno” può entrarvi. Responsabili e dirigenti del comune hanno anche detto agli ospiti della struttura che entro la fine del mese saranno tutti mandati fuori dal “Tetto”.

Nei giorni dopo lo sgombero militare di Casa de Nialtri anche alcuni degli occupanti sono stati alloggiati al “Tetto”, tra questi Morris, successivamente prelevato dalla polizia in questo dormitorio la mattina del 6 marzo. Senza che potesse prendere con se i suoi effetti personali è stato espulso dall’Italia e condotto subito all’aeroporto e qui mandato in Nigeria nonostante i possibili gravi rischi per lui e la repressione che in quel paese si attua contro chi è considerato un oppositore.

Il gruppo di “Casa de Nialtri” è riuscito ad entrare nell’edificio facendo riprese con le telecamere della fatiscente situazione delle stanze, esponendo lo striscione “da casa de nialtri a un tetto per nessuno !!” e nella sala mensa è stata fatta un’assemblea comune con i senza casa che provvisoriamente stanno al “tetto”. Scambi di informazioni, solidarietà ed esigenza di tutti di organizzarci insieme. L’azione ha provocato l’intervento di varie pattuglie di polizia municipale e di Digos.

Sui muri del dormitorio è comparsa anche una grande scritta, firmata da Casa de Nialtri, che rivendica il fatto che Morris è uno di noi e che siamo tutti clandestini

.

I compagni, conclusa con successo l’azione, hanno lasciato l’edificio in gruppo.

(Frankie)

Le ragioni sociali dell’Unione Inquilini

Propongo ai nostri attivisti ma anche ad altri interlocutori questa specie di premessa che potrebbe aiutarci ad affrontare senza sbavature gli snodi reazionari che investono, per frammentarle, tutte le comunità che ancora resistono comprese le associazioni degli assegnatari che operano nell’edilizia residenziale pubblica.

Ho cercato nel groviglio di un sistema ostile di ricostruire i riferimenti principali e di collegarli ora più di prima alle ragioni fondative di tutti i movimenti che si sono riconosciuti nei decenni in una proposta che non saprei definire in altro modo, se non come proposta socialista.
Nostra è l’estrema attenzione alla coesione sociale e alla qualità del vivere associato; nostra l’appassionata sensibilità ambientale e soprattutto l’obbligo di soccorso praticato da noi stessi e richiesto a chi esercita una funzione pubblica; e nelle resistenze e nelle occupazioni una particolare moralità.
Da queste opzioni la principale traduzione programmatica e l’assunzione del bene casa come valore d’uso.
La forma con la quale realizzare l’emancipazione da una spietata precarietà può essere diversa – ma essere senza casa, vittima di una giustizia ingiusta, la subordinazione totale, è un incubo che penetra nel dormiveglia.
La sicurezza è una aspirazione insopprimibile, si coniuga con la libertà.
Ma non c’è libertà nel lavoro servile, in qualsiasi forma giuridica rappresentato!
Ecco il senso di due secoli di riorganizzate resistenze: essere padroni della propria vita! Da qui l’unità, il pugno chiuso, il far blocco, il sindacato, l’associazione, la casa popolare ma anche il risparmio per le proprie quattro mura. C’è un collante unico in tutta questa fatica umana.
Le cose cambiano quando dal valore d’uso, il lavoro, le cose, le case, la terra, il giardinetto, diventano merce.
Chi vive del lavoro altrui o campa sul bisogno altrui cambia natura.
Certo si possono fare gli accomodamenti, si cerca di lisciare il pelo all’artigiano o al pensionato che affitta. Ma appunto anch’essi cambiano natura.
Questa è la nostra diversità: va ricordata anche a chi viene da noi.
In questo senso sfilano le nostre rivendicazioni: l’aspirazione all’assegnazione di un alloggio sociale “per sempre”, ma anche la difesa del proprietario utente della propria casa.
Per questo pur non sostenendo i piani di vendita delle case popolari e degli enti previdenziali non ci siamo mai scostati dai bisogni degli obbligati a comprare; li abbiamo assistiti, protetti, accompagnati dai notai per ridurre al minimo i loro sacrifici, pur sapendo che qualche mese dopo li avremmo in un certo senso “perduti”. Ed ancor’oggi applichiamo lo stesso orientamento nelle “vertenze”, contro i canoni neri, per strappare degli accordi meno punitivi nelle contrattazioni contro ogni sopruso usuraio (…).
Vincenzo Simoni, presidente nazionale dell’Unione Inquilini.
Firenze, 15 marzo 2014.

Un generale di trent’anni

…UN GENERALE DI TRENT’ANNI…

Al governatore Matteo Renzi il Movimento di lotta per la Casa non è mai stato simpatico…

Lo conosce dal primo giorno del suo “insediamento da Sindaco” quando 200 occupanti circondarono Palazzo Vecchio…

Nei primi mesi del suo mandato si distinse per compiere alcuni “sgomberi” di stabili di proprietà del Comune di Firenze, esercitando un pericoloso livello di scontro mai conosciuto in precedenza. Primo lo sgombero dell’ex Ospedale Meyer, poi il tentato sgombero dei richiedenti asilo somali dalla Tendopoli in Piazza Bambini di Beslan e infine lo sgombero, violentissimo di alcuni alloggi di case popolari nel quartiere deol “Ponte di Mezzo” a Rifredi…

Un esercizio di violenza praticato sopratutto da decine di Vigili Urbani, un vero e proprio “corpo speciale” agli ordini del Sindaco…

Ma l’insieme delle operazioni non sono servite a smantellare il movimento. In ogni attacco subito è stato costruito un percorso di riorganizzazione e di risposta, una forma di contropotere costruita sul campo, che ha permesso forme di mutualità sociale che hanno rigenerato e diffuso il movimento…

Quattro anni di sfratti in continuazione e di assenza dell’Amministrazione Comunale, di pasticci infiniti sui Bandi Casa, di smantellamento delle politiche sociali, altro che nuovo modo di fare politica….

L’Articolo 5 del Piano Casa rientra in questa filosofia della vendetta…togliere l’acqua al rinato pesce…tentare (inutilmente) di mettere nell’isolamento i movimenti per il diritto all’abitare…arginare il fenomeno delle occupazioni che oramai in tutta Italia sono una delle poche risposte alla crisi economica e all’ondata di sfratti per morosità, da Palermo a Trento i movimenti per il diritto alla casa vivono una stagione di espsnsione e allargamento…

Ben oltre i diritti sanciti dalla Costituzione l’Articolo 5 del Piano Casa è l’espressione peggiore dell’Italia in mano ai Grandi Proprietari e agli speculatori. E il “violentissimo arbitrio” contro le categorie sociali che si stanno organizzando per combattere la crisi, è l’espressione violenta dell’esercizio del potere contro i pìù deboli…

Un esempio su tutti. Dopo anni di lotte i richiedenti asilo di due occupazioni fiorentine Hanno ottenuto, negli scorsi mesi, il diritto sacrosanto alla RESIDENZA, oggi grazie al Consiglio die Ministri gli viene nuovamente negato…

Questo articolo merita una pronta e efficace risposta di massa. Senza nessun indugio, con la rabbia e la reazione doverosa contro siffatti decreti…

Il resto del Piano Casa è un insieme di “gravi amentità” che non raccolgono, certo, le illusioni e le speranze dei milioni di persone che SOFFRONO IL DISAGIO ABTITATIVO…

Detassazione sui contratti a canon concordato…enditadi ulteriori pezzi di patrimonio pubblico, interventi estemporanei sulle morosità incolpevoli…insomma nulla di nuovo dalle dichiarazioni del Ministro Lupi della precedente governo.

INVITIAMO TUTTE E TUTTI

GIOVEDI’ 20 MARZO ORE 10 TUTTE E TUTTI SOTTO LA PREFETTURA IN VIA CAVOUR PER IMPORRE IL RITIRO DELL’ARTICOLO 5

[Assembleaconciatori] sequestro di Stato ad Ancona

PAGHERETE TUTTO!!!
Maurice, occupante di Casa de Nialtri, la casa di Ancona autogestita dai senza tetto, sgombrata un mese fa da 300 poliziotti armati. Maurice è una persona meravigliosa, in prima linea quando c’era da lottare e difendere diritti e decisioni collettive prese dall’Assemblea. Il 5 marzo (a un mese dallo sgombero) partecipa con alcuni di noi alla conferenza stampa, davanti alla casa di via Ragusa, la sua foto (con un cerchio blu attorno) compare sulla stampa. E’ prelevato dalla polizia la mattina presto del 6 marzo nella struttura del “tetto per tutti” dove dormiva temporaneamente. Non gli fanno prendere nemmeno gli effetti personali. Nessuno riesce ad avere notizie fino ad oggi, 11 marzo, Maurice è stato sequestrato, messo in un aereo e rispedito in Nigeria, paese da cui era fuggito e in cui sono quotidiani i massacri. Sindaco e Prefetto che hanno voluto ed attuato lo sgombero della casa, la deportazione e dispersione dei suoi occupanti, sono responsabili di questo atto violento commesso contro un essere umano. Maurice uno di noi!

(Frankie)