Le ragioni sociali dell’Unione Inquilini

Propongo ai nostri attivisti ma anche ad altri interlocutori questa specie di premessa che potrebbe aiutarci ad affrontare senza sbavature gli snodi reazionari che investono, per frammentarle, tutte le comunità che ancora resistono comprese le associazioni degli assegnatari che operano nell’edilizia residenziale pubblica.

Ho cercato nel groviglio di un sistema ostile di ricostruire i riferimenti principali e di collegarli ora più di prima alle ragioni fondative di tutti i movimenti che si sono riconosciuti nei decenni in una proposta che non saprei definire in altro modo, se non come proposta socialista.
Nostra è l’estrema attenzione alla coesione sociale e alla qualità del vivere associato; nostra l’appassionata sensibilità ambientale e soprattutto l’obbligo di soccorso praticato da noi stessi e richiesto a chi esercita una funzione pubblica; e nelle resistenze e nelle occupazioni una particolare moralità.
Da queste opzioni la principale traduzione programmatica e l’assunzione del bene casa come valore d’uso.
La forma con la quale realizzare l’emancipazione da una spietata precarietà può essere diversa – ma essere senza casa, vittima di una giustizia ingiusta, la subordinazione totale, è un incubo che penetra nel dormiveglia.
La sicurezza è una aspirazione insopprimibile, si coniuga con la libertà.
Ma non c’è libertà nel lavoro servile, in qualsiasi forma giuridica rappresentato!
Ecco il senso di due secoli di riorganizzate resistenze: essere padroni della propria vita! Da qui l’unità, il pugno chiuso, il far blocco, il sindacato, l’associazione, la casa popolare ma anche il risparmio per le proprie quattro mura. C’è un collante unico in tutta questa fatica umana.
Le cose cambiano quando dal valore d’uso, il lavoro, le cose, le case, la terra, il giardinetto, diventano merce.
Chi vive del lavoro altrui o campa sul bisogno altrui cambia natura.
Certo si possono fare gli accomodamenti, si cerca di lisciare il pelo all’artigiano o al pensionato che affitta. Ma appunto anch’essi cambiano natura.
Questa è la nostra diversità: va ricordata anche a chi viene da noi.
In questo senso sfilano le nostre rivendicazioni: l’aspirazione all’assegnazione di un alloggio sociale “per sempre”, ma anche la difesa del proprietario utente della propria casa.
Per questo pur non sostenendo i piani di vendita delle case popolari e degli enti previdenziali non ci siamo mai scostati dai bisogni degli obbligati a comprare; li abbiamo assistiti, protetti, accompagnati dai notai per ridurre al minimo i loro sacrifici, pur sapendo che qualche mese dopo li avremmo in un certo senso “perduti”. Ed ancor’oggi applichiamo lo stesso orientamento nelle “vertenze”, contro i canoni neri, per strappare degli accordi meno punitivi nelle contrattazioni contro ogni sopruso usuraio (…).
Vincenzo Simoni, presidente nazionale dell’Unione Inquilini.
Firenze, 15 marzo 2014.

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