Elettroshock

libro:
Elettroshock
LA STORIA DELLE TERAPIE ELETTROCONVULSIVE
E I RACCONTI DI CHI LE HA VISSUTE

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
Sensibili alle foglie, 2014

144 pagine Scarica il PDF  elettroshock-online.pdf

INTRODUZIONE

Dare un nome alle cose è la grande e seria consolazione concessa agli umani. (Elias Canetti, La tortura delle mosche)

Elettroshock è una parola che comprime i termini elettrico e shock. Elettroshock terapia è invece un’espressione medica che per anni ha indicato la cura tramite shock elettrico fino al momento della sua rinominazione in TEC. La sigla TEC, che sta per Terapie Elettro Convulsivanti, è un agglomerato di iniziali che delimitano la differenza e il distacco dal nome del più famoso di questi trattamenti: l’elettroshock. Anche l’elettroshock terapia, nel precedente glossario medico veniva abbreviata con l’acronimo EST. Anche in questo caso, l’uso delle sigle, proprio dei linguaggi tecnici, mette in atto una peculiare rinominazione diretta all’interno del campo di competenza, che, contemporaneamente, rende meno comprensibile il soggetto del discorso verso l’esterno. Il nuovo e vecchio modo di chiamare lo shock elettrico con l’uso dei nomi TEC o EST, può portare a credere che ci si riferisca a un suono onomatopeico e a uno dei punti cardinali, ma non appena la parola elettroshock entra nella scena del discorso esso diviene immediatamente comprensibile. Più in là vedremo i suoi significati, la sua storia dalla nascita ad oggi, meglio comprenderemo la sua evoluzione e forse anche perché questo tipo di trattamento sia sopravvissuto fino ai giorni nostri. Per adesso fermiamoci a quelle che sono le immediate sensazioni che si hanno pronunciando il nome che dette a questo tipo di cura il suo inventore: elettroshock. Assieme a quel sentire che è individuale e intimo, parlando di elettroshock, è inevitabile imbattersi nella dimensione delle credenze collettive che riguardano questa pratica medica. È giusto ribadire che, fin dalla sua nascita, l’elettroshock è un trattamento psichiatrico originariamente pensato per la cura della schizofrenia. Volendo fare un esperimento alla portata di un click si possono cercare sul web le immagini collegate a questa parola e constatare che esse difficilmente rappresentano l’azione di prendersi cura di chi ne ha bisogno. L’elettroshock evoca scene che rimandano a metodi di tortura e di controllo mentale, alle sofferenze umane, ai manicomi. Ecco un primo motivo per cui il lessico medico è dovuto necessariamente intervenire per agire verso una messa a distanza dalla paura, dal dolore e da secolari colpe mediche. Si è dovuto ammettere un impiego diverso dalle sue indicazioni, un uso punitivo, e per sancire l’ammissione e la distanza da tali abusi si è cambiato nome allo stesso dispositivo medico. Ma se l’elettroshock evoca tortura e malvagità manicomiali ciò succede a buona ragione. La tortura si è servita di questa pratica medica in tempi, modi e luoghi differenti. Ad esempio, il lavaggio del cervello, in inglese “brain washing”, teso a ottenere un controllo dell’intera storia personale ricostruendo personalità complesse e strutturate, prevede l’uso delle terapie elettroconvulsive e provoca enormi sofferenze a chi lo subisce. Il manicomio è stato il luogo prescelto affinché esclusione, dolore, sorveglianza e trattamenti estremi potessero convivere entro le stesse mura, ma i manicomi, che nel 1978 il nostro ordinamento giuridico ha reputato disumani e indegni di continuare ad esistere, non sono quei luoghi che crediamo estinti. Chiudere e vietare non significa estinguere. La soglia manicomiale si può ancora valicare, ma la stessa soglia oggi è stata rinominata, come è capitato alla terapia con elettroshock. E se una cosa non ha nome, non esiste.

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