Storie di Arene

La Liberazione oggi si chiama disarmo, per questo vogliamo un solo cielo per tutto il mondo.
Cronaca di un evento che passerà alla storia.
La cara vecchia Lidia Menapace dice “ho fatto la staffetta partigiana e ho fatto la lotta in bicicletta”. Vorrebbe continuare ma è sommersa dagli applausi.
Lino partigiano deportato prosegue per lei “io ero diventato un numero, il 40385, avevo un triangolo roso sul petto, ah!, lo so, la guerra e il fascismo mi hanno rubato la giovinezza, ma ora io vi chiedo un minuto di silenzio per tutti miei amici che sono finiti nelle camere a gas”.
E’ a questo punto che parte un video, parte sui due grandi schermi. Si vede bene fino dagli spalti più alti dell’Arena che si tratta di un video con in prima fila il faccione buono di Turoldo, il poeta, che poi lascia il posto al volto di Alex Langer e poi a quello di Tom Benettollo e ancora a Vittorio Arrigoni, a Massimo Paolo Dello, a Don Gallo, a Don Giulio Battistella, In una interminabile sequenza di profeti di questo nostro tempo.
Il messaggio che recita il titolo del video è chiarissimo nella sua semplicità. Dice che la non violenza è il sogno di Dio. Si alterna ai tanti tweet che giungono da tredicimila donne e uomini riunitisi per l’assemblea a Verona. Venti anni dopo l’ultima volta.
Sul palco i dirigenti del servizio civile dicono ” Non vogliamo un servizio civile che sia semplicemente un lavoro sottopagato. Vogliamo un servizio civile universale che porti pace e non sia subordinato al ministero della guerra”. Due enormi striscioni sul palco recitano che oggi la resistenza si chiama nonviolenza mentre ai lati, un grande alfabeto tricolore, impone un imperioso “no agli F 35″.
Una mamma parla dei corpi civili di pace, capaci di lavorare assumendo il punto di vista delle vittime della guerra, uomini e donne che non fanno gli scudi umani ma che vanno nei luoghi delle barbarie, quelli dimenticati dai giornali, vivono con loro, cercano ogni forma di mediazione possibile tra le parti in guerra.
Un peacekeeping che in Italia è ancora agli albori, ma necessario, in considerazione che l’esportazione della pace manu militari è oggi un assoluto fallimento.
Dal Sudan con messaggio registrato ci parla invece Gino Strada. Disarmo implora, perché, oggi “le spese miliari sono la causa della fame nel mondo. Si potrebbero sfamare due miliardi di persone al giorno senza i costi delle armi. E allora la liberazione dalla guerra è oggi la scelta più importante che l’umanità ha davanti a sé”.
Luisa Morgantini sussurra che il coraggio è unicamente di chi pratica la difesa popolare non violenta . Oggi “ci sono 36 conflitti umani tutti combattuti per il controllo delle risorse, per lo sfruttamento dei minerali del sottosuolo. Oggi ci sono per questo milioni di sfollati, esiliati, scontri tra bande, esodi biblici”.
Alex Zanotelli compare all’improvviso sul palco ed è un tripudio da stadio…….
Le bandiere ondeggiano paonazze. Buonasera grida, buonasera a tutti voi, sottolinea. “Dopo undici anni di diritti negati ci siamo infine ripresi l’ Arena e siete voi popolo della pace che l’avete permesso. E poi io vedo un mare di giovani in mezzo a voi. Io sono ormai molto vecchio, io sono della generazione più maledetta della stirpe umana , per questo chiedo perdono a chi è giovane oggi. Perdono per questa mia generazione che ha seminato solo vergogna. Giovani voi siete il futuro del mondo, siete l’ultima possibilità che ha ormai questo mondo per sopravvivere.
Un’assemblea insomma questa che si sta dispiegando qui a Verona, che vive con le parole profetiche di Turoldo e di Bello e qui io ho un tuffo al cuore e mi scende una lacrima. Non ho vergogna ad ammetterlo, l’emozione è forte e piango davanti alla bellezza delle parole di questo vecchio, barba bianca, uguale sputato a quello che quindici anni fa comparve a Vigevano. E come allora riporta anche qui lo stesso dato. Agghiacciante. Il 20% del mondo si pappa l’80% delle risorse, dei beni globali. Folle, un sistema folle. “Io sono un missionario e so cosa significa vivere all’inferno, nelle bidonvilles della storia, nelle Gorococho del pianeta. Questo sistema economico che ammazza ogni anno trenta-cinquanta milioni di esseri umani e’ un sistema che ha dichiarato guerra all’umanità intera.”
Parole molto forti che pochi nel mondo laico e in quello religioso anche della mia terra lomellina hanno il coraggio di assumere nella loro radicalità. Ricorda l’ultima Arena che aveva un titolo prezioso: ” Quando l’economia uccide bisogna cambiare”. Era il 93. Oggi è ancora tutto spaventosamente uguale.
“Un potere finanziario protetto da un apparato lobbystico senza precedenti ci fa spendere cinque milioni di dollari al giorno in armi che dispensano morte e non in costruzioni di vita. Per proteggere l’interesse di pochi. Oggi noi comboniani stiamo tremando per il Sudan e per il Congo. Il Coltan del Congo di cui sono fatti in parte anche i nostri telefonini ha fatto quattro milioni di morti. Il dramma di questa economia è che i nostri telefonini, quelli che tutti noi in questo momento teniamo in tasca, quelli di cui ormai non riusciamo più fare a meno, grondano sangue. Sangue di rapina e noi nemmeno lo sappiamo.
Dobbiamo trasformare le industrie che producono armi in produzione civile. Dobbiamo uscire da un sistema di morte perché noi vogliamo vivere, non morire”. Questo, termina Alex, è il grido provocatorio che deve uscire da questa Arena, “no alla finanza speculativa. Si ai nuovi stili di vita, no ai droni che sono il diavolo, sono immorali” ” E quel che sta avvenendo in Italia, nella nostra totale indifferenza , è che stiamo diventando il cuore di un sistema militare globale. No anche ai cappellani militari, ” basta con questa vergogna”. Qui io penso a Don Milani, incensato ovunque ma per quello che riguarda i cappellani assolutamente dimenticato.
“Diciamolo con coraggio, la prima guerra mondiale oggi cento anni esatti dopo il suo scoppio, fu una guerra completamente inutile. Amici, amici miei che siete qui oggi, vi prego, vi supplico, lavorate per debellare il cancro della militarizzazione dell’Italia. Che siate credenti o non credenti questa è la nuova frontiera dell’etica”.
Dal palco lo speaker annuncia che siamo in 13.000, ci hanno contati uno ad uno all’ingresso. La manifestazione è costata 72.000 euro e dunque “siate generosi, la autofinanzieremo completamente perché noi non chiederemo i soldi a nessuno. Ma ora alzatevi in piedi, tutti in piedi”. E tutti all’unisono, come molle, si alzano si danno la mano e urlano per tre volte il grido che fu di Don Tonino. “In piedi costruttori di pace, in piedi costruttori di pace, in piedi costruttori di pace”.
Pippo Pollina, cantautore sconosciuto in Italia ma non dagli amici dietro di me sui gradoni più alti, canta ora un motivo dedicato a Peppino Impastato. Dagli spalti vengono lanciati biglietti multicolori mentre tutti indossano ormai la spilla cult della manifestazione. Un missile spezzato da cui escono quattro margherite sullo sfondo di una Arena stilizzata dove sta scritto il motto Pace e Disarmo.
È il turno di Francesco Vignarca. Non ha bisogno di presentazioni, il popolo della pace lo conosce da tempo immemorabile. Mentre un video virale di rara bellezza viene proiettato sul palco. Dice il video che con quel che costano venti treni, potete permettervi al loro posto un bel f24! Ma anche no!. “Nel mondo ci sono centinaia di testate nucleari, il nostro bilancio militare è oggi di 24 miliardi di euro, pensate con questa cifra cosa potremo fare per i poveri e gli esodati.
Si alza anche un po’ di vento, il grande vessillo di pace si muove sugli spalti. Il sole dopo tanto splendore si annichilisce. Mentre continuano a parlare i capitani storiche della non violenza. Tutti hanno parole di lotta.
“Combattiamo il default culturale, storico e spirituale” dice un amministratore di Messina, così uccideremo anche tutta la mafia, quella di Riina e Provenzano, la massoneria imperante. Alla gente, quando siamo stati eletti abbiamo detto “noi non abbiamo soldi, però abbiamo spiagge e piazze da ripulire e seicento persone si sono presentate, poi abbiamo detto vogliamo fare un asilo e centinaia di persone ci hanno assediato con un mare di libri in regalo. Se lo vogliamo tutto può cambiare, dipende unicamente da noi. Queste cose sapevamo che era impossibile, farle. Per queste le abbiamo realizzate”.
E ancora. “Eliminate i paradisi fiscali, il mercato del gioco d’azzardo, le ecomafie. Ci sarà, dice in chiusura, una buona ragione se dopo cento anni le mafie sono ancora lì. Ancora più forti, oggi di allora. Ribellatevi popolo a questa guerra che ci uccide tutti. Ci vuole una forma diffusa di resistenza etica e culturale.
Difendiamo la Costituzione, grimaldello delle coscienze. Nessuno tocchi la prima parte della Costituzione, essa non va cambiata ma realizzata. Nel mio cuore ci solo due cose, il Vangelo e la Costituzione Italiana.
La speranza è di tutti oppure non è speranza” Gad Lerner è un fiume in piena, dice di provare vergogna per chi ha deciso di multare chi fornisce cibo e sostegno a persone senza fissa dimora, come se fossero animali, multe assurde promulgate dal sindaco di Verona, di ben cinquecento euro CONTRO LA RONDA DELLA CARITA’ E DELLA SOLIDARIETA’. Fate disobbedienza civile!
Poi il dibattito si incanala con Landini sulla necessità di cambiare il modello di sviluppo. La domanda sulla quale il confronto si appassiona è semplice e terribile allo stesso tempo. Sacrificare la produzione bellica anche a costo di creare altri migliaia di disoccupati? E una domanda così è legittima soprattutto in questa terra dove la produzione armiera è un caposaldo economico importante?
La risposta di tutte le sigle sindacali è unica. Si, perché la spesa militare è immorale. E il complesso militare industriale che obbliga gli stati a questa politica deve essere battuto. “Oggi la gente è ricattabile, tocca a noi trovare il modo di tenere insieme lavoro e scelte di investimento in settori strategici non militari”.
Interviene per cambiare spartito la presentatrice raccontando che Brassens attraversava rigorosamente sulle righe stradali per non avere niente a che fare con la gendarmeria francese.
Poi arriva Riondino con un mare di battute. Le chiamano bombe intelligenti: forse che hanno studiato in Albania insieme a Renzo Bossi? Si susseguono le voci sul palco.
Nel treno di ritorno saltello dalla gioia. Persino la giovane bigliettaia delle Ffss non capisce il perché di tanta felicità e mi rassicura “il biglietto è in ordine”. Ho visto un popolo della pace forte e coraggioso. Non domo. Ho visto gli anticorpi buoni della società sopravvivere e ballare, nonostante tutto, nonostante tutto il razzismo e l’egoismo che appiccica e circonda il mio mondo. Ho visto anime belle, senza paura di buttare il cuore oltre l’ostacolo, senza calcolo, senza paure. Ho visto la disinformazione dei media fare come al solito la loro pessima figura.
Ho visto la bellezza diventare liquida e colorare volti e colonne di granito con tanta tenerezza. E con tanta meraviglia. Questo ho visto due giorni fa in questa strana Italia…

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