Rinchiuso nel carcere di Grasse per mesi

Come Acad- associazione contro gli abusi in divisa - abbiamo ricevuto da Cira Antignano, madre di Daniele Franceschi, morto nel carcere di Grasse il 25 Agosto 2010, la lettera che alleghiamo in calce.

La signora Antignano sta conducendo da anni una battaglia per avere verità e giustizia riguardo alla morte del figlio, una battaglia che troppo spesso viene taciuta dai media e ignorata dalle istituzioni italiane. Ci sentiamo quindi in dovere, in quanto associazione che supporta le famiglie e le vittime di abusi delle forze dell’ordine, di raccogliere la sua richiesta e di aiutarla a strappare questa vicenda dall’oblio in cui istituzioni e media hanno voluto farla cadere.

—- LA LETTERA —-

Al Presidente del Consiglio Matteo Renzi
Al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi
Al Ministro degli Affari Esteri Federica Mogherini
Al Presidente della Commissione Giustizia del Senato Italiano Luigi Manconi

Gentilissimi Presidenti e Ministri, Il mio nome è Cira Antignano e sono la madre di Daniele Franceschi, cittadino italiano, e toscano, che nel 2010 è stato arrestato in Francia per una carta di credito clonata. Mi figlio ha sbagliato, ed è stato arrestato, ma ha pagato con la VITA.

Rinchiuso nel carcere di Grasse per mesi.

Morto “senza una ragione”, il suo corpo mi è stato restituito dalle autorità francesi in avanzato stato di decomposizione e senza gli organi interni. Soprattutto senza una risposta, una spiegazione, un perché di questa morte assurda, mentre Daniele era nelle mani dello Stato. Di uno Stato che si definisce moderno, libero e democratico.

Non so se ricordate il caso di Daniele, ma penso che dovreste. Dovreste avere a cuore la sorte di un ragazzo di Viareggio, tornato morto da un carcere francese, e che ancora aspetta una parola di verità e giustizia da parte delle autorità. Dovreste avere a cuore il dolore disperato di una madre che da quel maledetto giorno non si da pace. Trovereste pace voi nella totale negazione dei diritti? Esiste la pena di morte in Francia? E le Istituzioni Italiane cosa fanno? Giustificano tutto questo con complice silenzio?

Io certo non mi rassegno e farò di tutto per ottenere quella verità e quella giustizia troppo a lungo negate, ma mi trovo, sola, a dover lottare contro una macchina inumana e troppo più forte di me.

Il 13 ottobre 2010 sono andata a manifestare davanti al carcere di Grasse, per mio figlio, con un lenzuolo bianco con su scritto: “Carcere assassino, me lo avete ammazzato due volte. Voglio giustizia”. La protesta non è però piaciuta ai vertici carcerari che hanno chiamato la polizia. Ho cercato di spiegare che volevo manifestare pacificamente  ma loro mi hanno messo in ginocchio e mi hanno ammanettato. Uno con il tacco della scarpa me l’ha premuto contro il petto fino a rompermi tre costole. Vi pare questo il modo per soffocare il grido disperato di una madre che chiede giustizia per suo figlio?

Il 17 e 18 settembre prossimi si terrà presso il Tribunale francese di Grasse il processo per omicidio colposo a carico del medico del carcere e per due infermiere, ma ancora una volta, come in tutti questi anni, lo Stato e la Regione di cui Daniele era cittadino saranno assenti. Io stessa, in gravi difficoltà economiche, potrò partecipare al processo solo grazie al sostegno di ACAD,  “Associazione Contro gli Abusi in Divisa-Onlus” e il “Comitato delle vittime della strage di Viareggio e del 29 Giugno”. Vi pare giusto che ci sia qualcuno che svolge il vostro compito anche in questi termini?.

Chiedo a voi, uomini a capo di Istituzioni che si dichiarano democratiche, se ritenete accettabile tutto questo e in che modo potete rispondere a una madre che ha deciso di rivolgersi direttamente a voi dopo aver lottato da sola per un principio che dovrebbe essere acquisito, cioè per vedere affermate verità e giustizia per suo figlio.

Voglio giustizia!
E rivoglio gli organi di mio figlio!

Cira Antignano, madre di Daniele Franceschi

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