SGOMBERO IN VIA DEL ROMITO 55

31/03/2015 Ore 7.00 – SGOMBERO IN VIA DEL ROMITO 55

Tre militanti sul tetto del centro sociale contro lo sgombero

Tre militanti del Movimento di lotta per la casa sono saliti sul tetto di un edificio di un piano sede di un centro sociale del Comune in via Carlo Bini a Firenze, per protestare contro lo sgombero di uno stabile effettuato questa mattina dalla polizia in via del Romito. Gli attivisti hanno raggiunto il tetto con una scala poggiata all’esterno del palazzo. Davanti alla struttura è in corso un presidio di protesta da parte di alcuni manifestanti.

“Ci sono centinaia di persone sotto sfratto e richiedenti asilo che sono in mezzo alla strada” dichiara il leader del Movimento Lorenzo Bargellini. “Oggi abbiamo assistito ad uno sgombero militare – continua -.Con questo tipo di politica non si va da nessuna parte ci vuole una risposta sociale”.

 

Con le tende sotto i servizi sociali. Noi restiamo qua. Per strada ci volete, nelle strade ci avrete.

 

 

Le operazioni si sono svolte senza particolari disordini. Dal Comune si spiega che tra i 15 presenti – tra cui 4 minori – nessuno ha chiesto aiuto all’amministrazione per trovare una sistemazione

 Fonte: ANSA

[ndr.] Nonostante il palazzo di via del Romito 55 sia sottoposto da alcuni anni a sequestro giudiziario, gli ordini venuti dall’alto perpetrano una linea di intolleranza verso tutte le forme di riappropriazione degli stabili vuoti e lasciati al degrado.

La democrazia che non c’è

 

Il 27 Marzo la Questura ha impedito ad un piccolo gruppo di disabili gravi – 4/5 persone in carrozzina – di esprimere il proprio pensiero e di condividerlo con la cittadinanza in piazza Signoria mediante il volantino che alleghiamo.

Cinque persone in carrozzina non costituiscono un problema di sicurezza o di ordine pubblico. Se si arriva a bloccare un piccolo gruppo di disabili, significa che le istituzioni della Repubblica non sono mai state così deboli e che la democrazia per cui tanti partigiani diedero la vita è già fortemente deteriorata.

Chiediamo agli organi di informazione di pubblicare integralmente il testo del volantino che segue e di dare la più ampia diffusione alla notizia.

Continua a leggere

LA CASA E’ UN DIRITTO!!

NUOVA OCCUPAZIONE IN VIA DEL ROMITO 55

NELLA GIORNATA DI OGGI 28 MARZO LE FAMIGLIE DI VIA BARACCA E VIA TOSELLI SGOMBERATE LO SCORSO 4 MARZO CON IL MASSICCIO USO DELLA FORZA PUBBLICA SI SONO RIAPPROPRIATE DI UN DIRITTO QUELLO DELLA CASA!

I 30 BAMBINI LASCIATI PER STRADA QUEL GIORNO HANNO DIRITTO A CRESCERE COME TUTTI I BAMBINI TRA LE QUATTRO MURA DOMESTICHE.

7/8 APPARTAMENTI CHIUSI DA ANNI E PRONTI PER LA PROSSIMA SPECULAZIONE EDILIZIA SARANNO RIEMPITI DI VITA.

IN ATTESA DELLE DECISIONI ISTITUZIONALI CI UNIAMO ALLA LOTTA X LA CASA CHE E’ IN QUESTO MOMENTO LA PRIORITA’ INSIEME AL LAVORO PER AVVIARE L’AUTOGESTIONE DEI NOSTRI DIRITTI.

BASTA CASE SENZA GENTE BASTA GENTE SENZA CASA

OCCUPARE E’ UN BISOGNO

* segue comunicato del Movimento di Lotta per la Casa sull’occupazione del 28 marzo in via del Romito 55

Continua a leggere

Marciamo insieme per difendere la Piana dal cemento

Il prossimo 11 aprile si terrà nella Piana una grande manifestazione (vedi volantino) per bloccare la costruzione dell’inceneritore di Case Passerini e del nuovo aeroporto di Firenze e per dire No alle grandi opere inutili e dannose come la TAV, spesso fonti di corruzione e di spreco di denaro pubblico. Per risanare un ambiente profondamente inquinato, come quello della Piana, per ridurre l’esposizione agli inquinanti di chi vi abita e di chi vi lavora, per una diversa mobilità sostenibile, per difendere i suoli dalla cementificazione e dal dissesto idrogeologico, per proteggere le Oasi naturali, il Parco della Piana, le attività agricole, le aree verdi, per dire SI alla strategia Rifiuti Zero, per creare posti di lavoro con una nuova economia circolare e salvaguardare le generazioni future.

Infatti i rischi legati all’inquinamento sono tanto maggiori quanto più precoce è l’esposizione del soggetto, i bambini sono molto più sensibili degli adulti all’inquinamento, e l’embrione, il feto, il neonato e il lattante lo sono ancora di più perché organismi in formazione. Una  vasta letteratura scientifica, sia  italiana che internazionale, conferma come sia proprio l’esposizione materno-fetale a sostanze inquinanti (capaci per le loro dimensioni di superare le barriere placentare ed ematocerebrale, la membrana cellulare e nucleare) la causa di malattie che si svilupperanno nell’infanzia e nell’età adulta: ben documentata la stretta relazione con le malattie neurologiche, dello spettro autistico, endocrinopatie – in particolare il diabete di tipo II e l’obesità -, neoplasie, allergie e celiachia.

Non ci vengano a dire che l’inceneritore migliorerà la qualità dell’aria, che dall’inceneritore uscirà solo vapore acqueo.  Nulla di ciò che si brucia può far bene o può trovare una sua “valorizzazione”. Non ci vengano a dire che l’impatto ambientale del nuovo aeroporto sarà trascurabile o che le Oasi naturalistiche della zona ne trarranno beneficio! Di fronte ad una classe politica schiava di una concezione economica fondata sullo sfruttamento diffuso ed esasperato delle risorse, sorda ai temi ambientali ed alla difesa della salute, c’è bisogno di una grande mobilitazione popolare per fermare questo folle progetto.

Gian Luca Garetti, “medico sentinella” della Piana

Pubblicato il23 marzo 2015 <http://www.perunaltracitta.org/2015/03/23/marciamo-insieme-per-difendere-la-piana-dal-cemento/> da Gian Luca Garetti

Continua a leggere

GIORNATA DELLA TERRA

Firenze per la Palestina
Invita
tutti a partecipare al presidio per la commemorazione della

GIORNATA DELLA TERRA
Lunedì 30 marzo 2015
Ore 17:00
Piazza Repubblica – Firenze

Il 30 Marzo è per i Palestinesi di tutto il mondo “Yum al-Ard”, la “Giornata della Terra”, celebrazione istituita per testimoniare e ricordare l’ingiustizia della confisca e della distruzione di gran parte dei territori della Palestina da parte del Governo Israeliano.

Questa ricorrenza è anche l’occasione per rievocare i tragici avvenimenti del 1976, quando i Palestinesi rimasti nel 1948 nelle loro terre occupate dall’esercito israeliano, dopo che la maggior parte della popolazione era stata espulsa, scesero in piazza per difendere il diritto alla loro terra che sarebbe stata espropriata a favore della componente ebraica.
Ventotto anni di occupazione erano stati, infatti, segnati da leggi repressive, coprifuoco, divieti di spostamento, confisca delle terre, distruzione di villaggi, divieto di espressione e di organizzazione: tutti tentativi di cancellare l’identità fisica, storica e culturale della terra palestinese.
Il 30 Marzo 1976, in tutte le zone arabe sotto il controllo di Israele, fu indetta una manifestazio
n
e per protestare contro gli espropri di terra, ma fu repressa nel sangue dalla polizia: sei palestinesi, tra cui una donna,  furono uccisi, ci furono decine e decine di feriti e centinaia di arresti.

Celebrare oggi, la Giornata della Terra, significa supportare il diritto legittimo alla resistenza del popolo palestinese contro l’espropriazione, la colonizzazione, l’occupazione e l’apartheid tuttora in corso sia in Israele che nei Territori Occupati della Palestina. Questo processo di confisca di terra non ha mai avuto fine e sta portando ad una totale “ebraicizzazione” di tutte le aree che, in territorio israeliano, sono abitate in prevalenza da cittadini Arabo-Palestinesi.

Fino  a che  il Governo Israeliano non cesserà di negare l’esistenza del popolo palestinese e del suo diritto a vivere nella propria terra e non sceglierà di imboccare realmente la strada del dialogo e della comprensione, noi ci schiereremo a favore del popolo palestinese e dei suoi legittimi diritti. Sosteniamo perciò la campagna BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) come strumento di lotta non-violenta contro la politica repressiva dello Stato di Israele e per protestare contro questo regime di apartheid, in solidarietà con il popolo palestinese.

L’appello del Comitato Nazionale Palestinese per il Boicottaggio invita a costruire mobilitazioni per il boicottaggio culturale ed economico contro la politica repressiva di Israele e delle istituzioni sue complici.

CORTEO SABATO 28 MARZO a REGGIO EMILIA

 

CORTEO SABATO 28 MARZO a REGGIO EMILIA CHIUDIAMO TUTTI I MANICOMI!

LIBERIAMOCI DALLA PSICHIATRIA! NO OPG, NO REMS, NO PSICHIATRIA!

Esistono muri, a volte invisibili, che dividono la normalità dalla “follia”.

Sono costruiti dal potere e rafforzati dal deserto che si trova al loro esterno.

La presunta, prorogata ormai da 4 anni, chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) lascerà spazio all’istituzione delle Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (REMS).

Cambia il nome, gli internati sono deportati, gli appalti assegnati e lo slancio riformista soddisfatto. Ma le nuove strutture conservano la medesima attitudine repressiva e il concetto stesso di manicomialità, perpetuandone lo stigma. Lungi dal rappresentare un indebolimento della detenzione senza fine e della psichiatria, ne sono la continuazione aggiornata, calibrata su modelli detentivi improntati a esternalizzazione e privatizzazione, come avvenuto per i CIE. (Centri di Identificazine ed Espulsione)

Da questa prospettiva, si intravede un sistema detentivo sempre più articolato in cui i concetti arbitrari di “malattia mentale” e “pericolosità sociale” acquistano maggior rilievo, avallati da perizie mediche incontrastabili.

È importante e urgente riconoscere il ruolo centrale che ricopre la psichiatria nella nostra società, come uno dei mezzi più violenti, invisibili, versatili e repressivi in mano al potere.

A Reggio Emilia sono concentrati i principali organi repressivi e di detenzione

quali: tribunale di Sorveglianza, Carcere, Opg, le Strutture ad Alta Sorveglianza Psichiatrica e sono già in costruzione le future Rems.

Le mura possono essere di cemento o chimiche, possono essere utilizzate per punire o per prevenire. Non esistono compromessi: i corpi e le menti non si rinchiudono.

Distruggiamo i manicomi, liberiamoci dalla psichiatria: perché i nostri pensieri siano sempre più pericolosi per chi li vorrebbe incatenati.

Corteo nazionale a Reggio Emilia il 28 marzo concentramento in Piazza San Prospero (Piazza dei Leoni) ore 14:30 al termine del corteo saluto sotto l’OPG

 RETE ANTIPSICHIATRICA

per info: violazione@autistici.org

Chi zittisce chi?

– Pawel Kuczynski -

Appello contro la criminalizzazione del dissenso all’Università di Firenze, promosso dai collettivi studenteschi autorganizzati.
«Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario».  George Orwell

Nel promuovere il presente appello in maniera unitaria, invitiamo tutte le realtà politiche, sociali, sindacali e intellettuali a prendere pubblicamente posizione e condannare il pesante clima di intimidazione e delegittimazione che è stato costruito attorno ai collettivi universitari autorganizzati a seguito della contestazione all’ex magistrato Gian Carlo Caselli al Polo delle Scienze Sociali di Novoli.

Ad una legittima critica politica si è risposto non nel merito ma con un’ondata di accuse deliranti; un attacco politico-mediatico di enormi proporzioni, condotto dalla stampa locale e nazionale attraverso l’utilizzo sistematico della menzogna e dell’insulto, finalizzato a creare il terreno favorevole alla repressione dell’attività politica dei collettivi ed alla chiusura degli spazi di libera espressione del dissenso nelle aule universitarie di Firenze.

Prima di tutto quindi, sentiamo la necessità di fare chiarezza sui fatti: la contestazione  promossa dal Collettivo Politico di Scienze Politiche, a cui hanno aderito numerose persone tra singoli individui, collettivi studenteschi e realtà politiche cittadine, si è svolta esponendo uno striscione e una bandiera NO TAV  mentre un volantino e un intervento al megafono spiegavano agli studenti presenti le ragioni della protesta.

I collettivi protagonisti di questi fatti sono stati immediatamente accusati di intolleranza e di voler soffocare  con metodi violenti e “squadristi” il confronto democratico, la libertà di espressione ed il libero scambio di opinioni all’interno delle aule universitarie.

Continua a leggere

Non cediamo il passo al terrore


Non cediamo il passo al terrore
Noi, associazioni, sindacati, movimenti sociali coinvolti nella dinamica del Forum Sociale Maghreb proviamo orrore per l’atto terrorista, criminale e barbaro perpetrato al Museo del Bardo a Tunisi il 18 marzo 2015.

Questo atto criminale, in flagrante negazione dei valori lodati dalle diverse religioni, carte e patti internazionali, mira a gettare nel caos il paese da dove è partita la speranza di un’ Altra Tunisia, di un Altro Marghreb alla vigilia del Forum Sociale Mondiale.

Mira a distruggere le fondamenta del rilancio economico della Tunisia, della sua esperienza nella risoluzione pacifica dei conflitti, della sua transizione verso la democrazia. Mira a imporre il pensiero unico, a seminare il terrore nei visitatori della Tunisia.

Questo atto barbaro si scrive nella stessa linea dell’assassinio di Choukri Belaid avvenuto alla vigilia del Forum Sociale Mondiale nel 2013.

Condanniamo questo atto criminale ed esprimiamo la nostra solidarietà con le vittime, le famiglie delle vittime e ci auguriamo la pronta guarigione dei feriti, presentiamo le nostre più sentite condoglianze ai familiari dei defunti, al popolo tunisino per tutti popoli che subiscono il tormento degli atti terroristici;

Facciamo appello alla resistenza e alla solidarietà contro tutti gli atti terroristici e criminali che colpiscono il diritto alla vita e non fanno altro che attizzare ed estendere la violenza, il risentimento e l’odio;

Ricordiamo che solo la cultura del dialogo e del rispetto al diritto alla diversità, costruisce argine contro la barbarie ed è l’unico modo per assicurare la coesistenza fra gli individui e le comunità

Chiamiamo alla più larga mobilitazione e partecipazione al Forum Sociale Mondiale 2015 che si terrà a Tunisi tra il 24 e il 28 marzo 2015 per dire che noi restiamo in piedi e non arretriamo di un passo davanti al terrore

Facciamo appello ai movimenti sociali di tutto il mondo per una manifestazione a Tunisi nel corso del Forum Sociale Mondiale 2015 per portare il nostro sostegno al popolo tunisino, per esprimere con forza il nostro attaccamento e la nostra aspirazione alla democrazia, al rispetto della diversità, alla giustizia sociale, alla libertà, a un altro mondo possibile e necessario.
Il comitato di coordinamento del Forum Sociale Maghreb

Blockupy Frankfurt

18/03/2015 23:56 | CONFLITTI – INTERNAZIONALE | Autore: fabrizio salvatori

Blockupy Frankfurt,

la marea antagonista fa tremare i vetri della nuova sede della Bce
Auto della polizia incendiate e decine di feriti. Le immagini che hanno fatto il giro dei mass media internazionali, accompagnate dalla notizia delle centinaia di fermi, tra cui anche un bel gruppo di italiani (poi rilasciati), non raccontano per bene il risultato politico che Blockupy Frankfurt ha ottenuto oggi in Germania. Cinque cortei contro l’austerità arrivati a lambire la nuova sede della Bce, per la quale si sono spesi la bellezza di un miliardo e trecento milioni, hanno trasformato l’ordinatissimo centro finanziario tedesco nella piazza della rivolta europea dei popoli.
Mario Draghi, il presidente della Bce, arrivato in elicottero, ad un certo punto del suo discorso inaugurale è addirittura costretto dagli eventi a rivolgersi direttamente alla “richiesta di cambiamento” espressa dai manifestanti.

“E’ giunto il tempo di agire”, recitava da alcuni giorni il sito di Blockupy, una rete europea di movimenti sociali che promette “resistenza nel cuore del regime della crisi europea”. 90 organizzazioni della società civile, la sinistra di Syriza, Podemos, Die Linke e per l’Italia Sel e Rifondazione, la Brigata Kalimera e anche la Fiom, riescono a mobilitare decine di migliaia di persone. C’è anche l’icona no-global Naomi Klein, che rimprovera il “vandalismo planetario” della Bce e i danni ambientali del capitalismo. Gli attivisti riescono anche a scalare e appendere lo slogan ‘Il capitalismo uccide’ sul grattacielo della nuovissima Skyper Tower, avvicinandosi alla sede, protetta dalle barricate, di Deutsche Bank.La reazione della polizia è stata molto dura. Non solo hanno usato pesantemente gli idranti e risposto con lacrimogeni e spray al peperoncino ma anche effettuato 350 fermi e procurato diverse centinaia di feriti. La protesta è arrivata fino al lato opposto all’enorme piazzale degli ex mercati generali che ora ospitano il nuovissimo grattacielo della Bce, praticamente a 10 metri dal cancello più esterno. Continua a leggere