Chi e cosa c’è dietro l’inceneritore di Case Passerini

case passerini cartina
Dopo il partecipato corteo di sabato 7, proviamo a mettere a fuoco la situazione e ad individuare i soggetti interessati alla costruzione dell’inceneritore.

La piana fiorentina ha visto, negli ultimi vent’anni, un’ingente sviluppo urbanistico che ha completamente stravolto il proprio assetto territoriale. L’immediata periferia cittadina era interessata da una vasta zona d’interesse ambientale, come testimonia l’oasi di Focognano, posta appena accanto al sito individuato per la costruzione dell’inceneritore, che con un complesso di cinque laghi rappresenta l’ultimo baluardo di bellezza naturalistica nella periferia a nord della città. Tuttavia, com’è risultato palese negli anni, questa è parsa anche la zona più naturale per l’espansione urbanistica e investimenti di capitale. Sono un esempio di questo l’area di castello, posta poi sotto sequestro, il polo scientifico di sesto fiorentino, centri commerciali nati come funghi (Gigli, Ikea, Ipercoop) e poi ancora vasti complessi di appartamenti per la gioia di ingordi palazzinari. In questo contesto va inserito anche il progetto dell’inceneritore di case passerini. Il gruppo Hera, che gioca un ruolo fondamentale nella progettazione dell’inceneritore, in un rapporto intitolato “inquadramento territoriale e urbanistico” presentato lo scorso Febbraio, non esita a sostenere che “risulta dunque evidente che il territorio in cui viene a collocarsi è fortemente antropizzato, caratterizzato non solo e non tanto da numerosi e densi insediamenti a carattere residenziale, quanto piuttosto da infrastrutture, servizi ed aree di espansione urbana specializzata, commerciale e produttiva”. E così l’azienda, come altre imprese prima di lei, ha individuato la piana come lo spazio adatto per nuovi investimenti di capitale. Il gruppo Hera nasce all’inizio degli anni duemila. Dal 2007 comincia l’epoca d’oro del gruppo, che costruisce 5 inceneritori, uno all’anno, tutti in Emilia Romagna: nel 2007 a Ferrara, 2008 a Forlì, 2009 a Modena, 2010 a Rimini, 2011 a Parma, quest’ultimo attualmente ancora in costruzione. Questi sono stati oggetto di forte dibattito e contesa, tra il gruppo, che si vantava di avere dati sulle emissioni tra i migliori d’Europa, e comitati ambientalisti, che, attraverso studi indipendenti, hanno dimostrato come le emissioni hanno inquinato terreni agricoli e siano finiti così nella catena alimentare. A questo punto, dopo aver affumicato mezza Romagna, Hera volge il suo sguardo a Sud degli appennini. Un’azienda dunque in forte crescita, che basa la sua forza su continui investimenti e su un’espansione regolare, come del resto qualsiasi multinazionale o impresa che punti ad affermarsi nel sistema capitalistico. Continua a leggere