L’ecologista Van der Bellen sconfigge l’estrema destra in Austria

Alexander Van der Bellen ha vinto di misura il secondo turno delle presidenziali in Austria, sconfiggendo il candidato dell’estrema destra Norbert Hofer con un vantaggio di soli 31mila voti. Determinanti sono stati i voti per corrispondenza che hanno portato Van der Bellen al 50,3 per cento dei consensi contro il 49,7 per cento di Hofer. Sono circa 900mila gli austriaci che hanno votato per corrispondenza, il 14 per cento dell’elettorato. Buono il dato sull’affluenza del secondo turno, 71,8 per cento, più alto rispetto al primo turno. Hofer ha riconosciuto la sconfitta su Facebook, dicendo di essere molto triste.

Chi è il nuovo presidente austriaco

Alexander Van der Bellen, 72 anni, ex leader dei Verdi, ex professore di economia, appassionato di letteratura russa, tirolese. È stato deputato dei Verdi per 18 anni, per undici anni è stato a capo del partito. Ha fatto uscire il partito dalla marginalità a cui era relegato e lo ha fatto diventare capace di sfidare i grandi partiti tradizionali come l’Spo (socialdemocratici) e i conservatori (Övp, cristiani). Sposato in seconde nozze da qualche mese con una militante dei Verdi, Van der Bellen è un uomo estremamente riservato e pacato. Non ha mai demonizzato l’avversario, né ha troppo sottolineato di essere il candidato appoggiato dalle élite europee.

La famiglia del nuovo presidente austriaco è di origine olandese, è emigrata dai Paesi Bassi verso la Russia nel settecento, quindi è fuggita dalla Russia verso l’Estonia nel 1917 dopo la rivoluzione bolscevica. Alexander è nato a Vienna, in Austria, da padre russo e madre estone nel 1944, ma considera le valli tirolesi, dove è cresciuto, la sua patria. Il suo slogan elettorale era “Patria”, con la foto dei ghiacciai tirolesi alle spalle. È stato votato soprattuto dalle donne, dalle minoranze, dagli intellettuali, dalle femministe, dagli ecologisti.

Il candidato austriaco ha fatto molti sforzi per dimostrare durante la campagna elettorale di essere un indipendente, lontano dai socialdemocratici al potere con un governo di coalizione. È stato accusato dai suoi avversari di essere “come un cocomero: verde fuori e rosso dentro”. Oppure un erede dei sessantottini o ancora “un socialista”. In realtà per anni all’interno del suo schieramento lo hanno accusato di essere troppo liberista sul piano economico.
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