CONTRO LE CASCINE DEL PROFITTO CASCINA SOCIALE AUTOGESTITA

 

Apre un nuovo spazio liberato in città. Passate a trovarci all’edificio fino a oggi abbandonato in fondo al parco delle Cascine, lato Ponte all’Indiano.

SABATO 29: per tutto il giorno lavori collettivi, dalle 18 iniziativa sulla questione dei migranti con un compagno tornato dalla Turchia, cena popolare e a seguire djset.
Passate anche adesso.

CONTRO LE CASCINE DEL PROFITTO
CASCINA SOCIALE AUTOGESTITA

 

MENSE SOCIALI AUTOGESTITE

 PARTONO LE MENSE SOCIALI AUTOGESTITE!!!!!

Le cene:

-MARTEDI’ 25 OTTOBRE ORE 20 al Fondo comunista (via Rocca Tedalda, 277
– accanto Ufficio postale)
-VENERDI’ 28 OTTOBRE ORE 20 alla Polveriera (via S. Reparata,12).

Diverse realtà autogestite della città di Firenze e di comuni
limitrofi si sono incontrate per realizzare un progetto che tenta di
costruire uno spazio sociale autonomo caratterizzato da relazioni
mutuali e nel quale lo scambio monetario sia fortemente
ridimensionato.

Obiettivo del progetto non è solo il tentativo di dare vita ad una
forma di economia alternativa, ma anche quello di fare incontrare
persone che sempre più ripudiano una società che santifica il denaro
ed induce ad una compulsiva ricerca di prodotti ed averi spacciati
come fonte di felicità. Siamo infatti convinti che solo azioni ed
iniziative dal basso, condivise da tanti, possano portare ad una
trasformazione che ponga al centro l’essere umano anziché le merci e
il denaro.

Men.SA fa parte di questo ampio progetto. Si tratta di mense o cucine
popolari autogestite che utilizzano prodotti a km Zero, provenienti da
realtà contadine come quelle aderenti a Genuino Clandestino che
coltivano e producono nel rispetto del lavoro, della terra e della
qualità dei prodotti.

Crediamo fortemente nel principio dell’autogestione e ripudiamo ogni
forma di leadership, per questo ognuno può entrare a fare parte di
questo progetto, se ne condivide l’ispirazione.

Men.SA offre la possibilità di consumare un pasto preparato con
prodotti di qualità al costo di 3 euro. Ma sarà possibile usufruirne
anche offrendo in cambio il proprio contributo sulla base delle
proprie passioni, abilità e competenze, diventando parte attiva
occasionale o permanente all’interno delle cucine popolari, nella
coltivazione degli orti che le riforniscono o svolgendo qualsiasi
altra mansione ritenuta utile.

Men.SA si rivolge quindi a tutti: lavoratori che, in pausa pranzo,
sono spesso costretti a mangiare “cibo spazzatura”; studenti stanchi
di discutibili mense universitarie o costretti ad ingurgitare panini a
costi elevati; disoccupati, clandestini, immigrati che dicono no
all’assistenzialismo ed hanno voglia di creare qualcosa, che dicono no
ad una società che li ha posti ai margini; a tutti coloro che non si
rassegnano ed hanno voglia di partecipare, decidendone in comune le
modalità di sviluppo, alla costruzione di un’altra società e di un
altro mondo.

 

“per Amore – la rivoluzione del Rojava vista dalle donne”

VENERDI’ 28 OTTOBRE-  ATENEO LIBERTARIO BORGO PINTI 50 r FIRENZE

Ho sempre pensato che fosse necessario anche confrontarsi e trarre ispirazione anche da esperienze molto lontane da noi, per poter trovare soluzioni alle contraddizioni che viviamo quotidianamente. Secondo me è necessario comprendere e combinare tra loro diversi punti di vista per ottenere una comprensione generale e profonda, che a sua volta porti ad una pratica finalizzata ad un miglioramento reale della situazione in cui viviamo. È proprio per questo che penso che le vite e le esperienze di donne non molto lontane possano contribuire al dibattito riguardo come costruire il nostro futuro, ed è appunto per questo che le ho raccontate in un libro.

Viaggiando, quindi, si impara. E credo di avere imparato alcune cose (poche, ma pur sempre qualcosa), trascorrendo più di un anno e mezzo in Rojava.

Ho respirato una lotta contro il sistema che ci vuole schiave1, e che usa come primo strumento per farci schiave quello di metterci una contro l’altra, di farci l’una all’altra nemiche. Ho compreso come la migliore difesa contro di questo sia l’amore: è per questo che ho intitolato il libro che ho scritto “per Amore – la rivoluzione del Rojava vista dalle donne”. Uno degli scopi principali di questa lotta è ricomporre la società che il capitalismo vuole distruggere, fare in modo che gli esseri umani si incontrino, ed apprendere assieme come fare a risolvere problemi comuni in maniera collettiva: è per questo che esistono le komine, cellula di base del confederalismo democratico, e tutte le altre assemblee e luoghi di incontro.
Il contrario di capitalismo è società, perché il capitalismo distrugge la società e perché una rete sociale più forte degli interessi personali è antidoto al capitalismo. Nel momento in cui contribuiamo a costruire muri, a mettere distanze tra persone e gruppi, non siamo quindi altro che schiave del sistema.

Ho visto quanto sia importante non chiudere il proprio pensiero e le proprie azioni dentro a dogmi limitanti, come sia importante liberarsene per sperimentare strade nuove. Ho visto come i dogmi con cui cresciamo possono impedirci di comprendere tutto quello che non riusciamo ad incasellare nelle nostre griglie preconcette. Ho anche compreso quanto difficile sia liberarsi di queste letture cariche di pregiudizi che ci impediscono di librarci in aria, ho visto quanto dolore e rabbia possa portare questa lotta interiore per imparare a volare, e quanto splendido e grandioso sia poi il volo. Ho osservato le rotture che può portare rinnegare sé stesse, e in questo senso deve essere chiaro che rompere con i dogmi non significa rinnegare la propria storia: chi rinnega sé stessa e la propria identità non è in grado di volare.

Soprattutto, in Rojava, ho visto che è possibile creare qualche cosa di diverso. Che raccontano bugie quando vogliono farci credere che il mondo capitalista sia l’unica possibile soluzione ai bisogni della gente, o che lo Stato sia l’unica possibile forma di organizzazione. Ho visto che realmente la società può organizzarsi senza uno Stato, che si può dare a ciascuna secondo i suoi bisogni senza necessità dell’accumulazione di capitale. Ho capito che è una strada difficile da percorrere, che in ogni momento è necessario fare autocritica, e non pensare che tutto sia chiaro limpido e incontrovertibile: perché i tranelli sono moltissimi, e dobbiamo essere vigili per non cadere o forti per rialzarci. Ho visto però che una forma di organizzazione sociale diversa e più umana è possibile, è necessaria: sono convinta che sarà il nostro futuro.

Ho poi osservato l’importanza della bellezza. Parafrasando una vecchia frase, “se non c’è bellezza, non è la nostra rivoluzione”. La bellezza è necessaria quanto l’aria che respiriamo, perché la bellezza non è solo la meta, ma soprattutto la strada.

Ho quindi riportato un pezzo di quello che ho imparato in Rojava in questo libro, trascrivendo i racconti delle donne che descrivevano la propria vita. Verrà data voce alle donne del Rojava, sarano loro a raccontare, non io. Ho messo nero su bianco poi alcune delle domande che secondo me questo pezzo di mondo ci pone, senza pensare di aver trovato qui la Verità, ma una realtà da cui è necessario prendere spunti, perché ci pone domande critiche su quello che stiamo costruendo, ci obbliga a riflettere su cosa ci spinge in una certa direzione. Perché non siamo guardiane di braci, che cercano di fare in modo che non si spengano del tutto: siamo invece fuoco ardente, in grado di diffondersi e scaldare ed illuminare il presente ed il futuro.

Nel libro ci sono alcune donne che raccontano la loro storia, come vivevano prima della rivoluzione, come partecipano alla realizzazione di una società democratica, e quali cambiamenti ci sono stati nella loro vita. Queste storie sono intervallate da alcune brevi riflessioni, non volte a portare soluzioni quanto a porre quesiti: che domande pone a noi la rivoluzione del Rojava? Quasi certamente questo testo è incompleto, molto probabilmente si potrebbe fare di più, ma sicuramente è un inizio, un sasso nel lago. Senza pretese, un contributo al dibattito.

Non troverete questo libro nelle librerie, solo nelle presentazioni che verranno organizzate, o al massimo in qualche “banchetto” di compagne. Perché? Perché questo libro è uno strumento, un canale per poterci conoscere, un laccio per avvicinarci. Non serve leggerlo da sole chiuse nella corazza proprio isolamento. Incontriamoci, discutiamone, critichiamoci a vicenda. E facciamo fiorire nuove idee, senza dimenticare le vecchie o rinnegare la storia che ci ha portate ad essere quello che siamo.
Insieme.

 SILVIA

In distribuzione il n.185 ott/novembre 2016: dove trovare Fuori Binario

Firenze, di solito il giornale viene venduto in luoghi fissi, quali supermercati e poste, per creare familiarità e favorire il dialogo tra venditori e acquirenti.
Tuttavia vi capiterà spesso di poter aquistare il giornale anche in occasione di manifestazioni…

lo troverete:

Nanu G. - Borgo S.Lorenzo
Mariella C.- alla Stazione
Francesco C. – in Sant’Ambrogio
Cezar T. – in P.zza Santo Spirito – Ponte Vecchio
Antonio R. – a Porta Romana, e a Scandicci
Raffaele e Clara -  Pontassieve e Livorno
Jonel C.- V.le Lavagnini
El Shaer Yasser. – P.zza Dalmazia
Marcel T. - Mercato fiori giovedì P.zza Repubblica – Feltrinelli Cerretani
Teodor S. – Feltrinelli Red  P.zza Repubblica
Mihai V. – Scandicci Poste – Ospedale Torregalli
Jon P. – P.zza SS Annunziata -
Stefan J. - COOP Coverciano – Esselunga Masaccio
Antonino P. - Entrata Careggi Ospedale
Mures T. - Zona Novoli
Ionita R.- Coop Via Milanesi

 [vedi su googlemaps]

SENTIERI LAICI

SENTIERI LAICI

BiblioteCaNova, via Chiusi ¾, Firenze.

 Una serie di libri di oggi e di ieri – anche di ieri l’altro – letti nel tempo e rimasti dentro. Presentati per questo in chiave molto personale.

Libri da rileggere.

Pagine con cui riflettere sul mondo, su noi stesse e noi stessi. Letture aperte sull’apertura degli orizzonti, sulla diversità degli incontri, sull’invenzione difficile della propria biografia. Della propria libertà, collettiva. Per abitare il dubbio e la possibilità: una casa dalle tante finestre, ampie le porte, le camere come cedri, per tetto l’infinita volta del cielo…

 26 ottobre 2016 ore 17.00

Edoardo Albinati, La scuola cattolica.

A cura di Andrea Bagni

Un ritratto amaro e lucidissimo della condizione maschile, della sua crisi di identità che genera fragilità e violenza, appartenenza al gruppo ma incapacità di comunicare intimamente, di mettere in parole la propria esistenza profonda. E poi il disastro della scuola solo maschile, solo cattolica, solo di contenimento e banale routine. Solo di presunta educazione della nuova classe dirigente. Che si conclude e si rappresenta perfettamente nello stupro del Circeo – tutti i responsabili passati per quella scuola di “formazione”. La stessa di Albinati.

10 novembre 2016 ore 18.00

Giuliana Sgrena, Dio odia le donne.

A cura di Luisa Petrucci.

Dio odia le donne perché se vuoi abortire il medico obiettore ti dice no.

Dio odia le donne perché se metti una gonna corta te la sei cercata.

Dio odia le donne perché meglio morta che libera.

Quando si tratta di discriminare la donna, le principali religioni monoteiste sono tutte d’accordo: la donna è l’origine del peccato, la tentatrice che seduce e porta alla perdizione.

 Sarà presente l’autrice,

seguirà un intervento del Coro LeMusiQuorum e per finire un aperitivo.

 23 novembre 2016 ore 17.00

ARIOSTO LAICO.

A cura di Elena Corna.

Era uno che amava ragionare di testa sua, Ludovico; di conseguenza, il mondo dell’Orlando furioso è un mondo laico, in cui la provvidenza divina è assente, in cui sono possibili amori fra persone di culture diverse, in cui ci si diverte ed in cui è lecito ironizzare su qualsiasi cosa. Naturalmente, l’Orlando fu subito messo all’Indice dei libri proibiti.

5 dicembre 2016 ore 17.00

Audre Lorde, Zami: così riscrivo il mio nome.

a cura di Francesca Cavarocchi.

 Dai vividi ricordi dell’infanzia a Harlem alle lotte per i diritti civili agli incontri nei bar gay degli anni Cinquanta, la prima vita di Audre Lorde (1934-1992), poeta, scrittrice e attivista “afro-caraibica-americana-lesbofemminista”. Zami (ed. italiana a cura di Liana Borghi) esplora criticamente i confini incerti, contestati e disciplinati tra genere, razza e sessualità; è un testo denso di riflessioni teoriche e politiche profonde e attuali.

LabLaicità – autunno 2016 – libri laici

Se toccano uno, toccano tutti! Solidarietà agli antifascisti!

 Se toccano uno, toccano tutti! Solidarietà agli antifascisti!

Il prossimo 24 ottobre andrà a sentenza il processo riguardante i fatti di via della Scala, dopo che in primo grado è stata emessa una condanna di 8 mesi contro 11 antifascisti fiorentini per tentate lesioni. Ricordiamo i fatti: la mattina del 6 Novembre 2009 i compagni vengono svegliati nel cuore della notte, sottoposti a perquisizione e condotti in questura, con l’accusa di aver tentato un assalto alla sede di Forza Nuova il 23 Maggio. La realtà dei fatti di quella sera è molto diversa: tanti compagni sono accorsi in soccorso di una ragazza accerchiata da dieci nazisti che giravano indisturbati per il centro storico armati di catene e bastoni, dopo aver aggredito un giovane che usciva da un concerto. Le testimonianze spontanee che confermavano la verità dei fatti sono state ignorate e, come è successo in tanti altri casi, a finire condannati sono stati gli antifascisti.

Non ci stupiamo certo della connivenza di tribunali e polizia con i fascisti. Piuttosto vogliamo sottolineare il clima repressivo sempre più pesante che si vive a Firenze. Partiamo dalle condanne in appello che hanno colpito, prima dell’estate, 8 compagni per aver contestato nel 2009 la presenza di Forza Nuova a Rignano. A metà novembre andrà a sentenza il processo contro il movimento fiorentino, che vede imputati 86 compagni, e nelle settimane successive si apriranno ben 4 nuovi procedimenti che colpiscono oltre 40 compagni che negli ultimi anni si sono opposti alla presenza dei fascisti a Firenze oppure sono scesi in piazza per contestare il PD nel giorno dell’approvazione del job act. Infine, pochi giorni fa gli studenti medi in corteo sono stati caricati a freddo su ordine del capo della digos Pifferi. Il messaggio è chiaro: qualsiasi manifestazione che esca dai limiti di compatibilità sempre più ristrette deve essere duramente repressa.

In uno scenario di crisi e di guerra, l’arma della repressione diventa sempre più importante per la borghesia. Perciò si colpisce sistematicamente chi sciopera davanti ai cancelli, chi si oppone ai licenziamenti, ai tagli, alle spese militari, alle opere inutili come il Tav o gli inceneritori. Si colpiscono, con la complicità dei presidi, gli studenti che occupano le scuole per rivendicare un’istruzione libera dalle logiche del profitto. Allo stesso modo si colpisce chi si oppone alla presenza dei fascisti, alla loro propaganda razzista, che altro non fa che rilanciare la spinta reazionaria e guerrafondaia dei governi. Si colpisce con la violenza degli sbirri e dei tribunali, ma anche con la violenza di fascisti, capi, capetti e crumiri, certi di trovare tribunali complici, come è successo a Piacenza dove la violenza padronale ha assassinato Abd El Salam. Si colpisce attraverso l’indifferenza di molti, che si voltano dall’altra parte perché a essere toccati sono altri, fino al giorno in cui a essere toccati saranno loro.

La repressione è un fronte di lotta fondamentale, e la solidarietà rappresenta l’arma più importante per questa lotta. Ci vogliono divisi tra “buoni” e “cattivi” così come ci vogliono divisi tra italiani e immigrati, tra garantiti e precari, tra giovani e vecchi. La nostra risposta deve essere la solidarietà di classe. Contro la repressione rafforziamo la solidarietà verso i compagni colpiti per il loro antifascismo: se toccano uno, toccano tutti!

LUNEDI 24 OTTOBRE, nel giorno della sentenza di appello, DALLE 9:30 PRESIDIO DI SOLIDARIETÀ con gli antifascisti sotto processo davanti al Tribunale di Firenze, viale Guidoni.

Firenze Antifascista

 

LAMPEMUSA – 22 OTTOBRE 2016

LAMPEMUSA – 22 OTTOBRE 2016
sabato 22 ottobre 2016 – CdPSettignano – via San Romano 1
  • ore 19.00 presentazione del dossier Lampedusa 3 ottobre 2013 il naufragio della verità
  • ore 20.00 cena sociale (è importante prenotare; telefonare alla Casa del popolo di Settignano 055 697007 o inviare una mail a: doretta.cocchi@gmail.com)
  • ore 21.30 Lampemusa: memorie e storie in mezzo al mare. Canzoni e racconti sull’isola di Lampedusa di Giacomo Sferlazzo.

La presentazione del dossier Lampedusa 3 ottobre 2013 il naufragio della verità:

Un dossier (https://askavusa.wordpress.com/03102013-il-naufragio-della-verita/) che racconta ed analizza i fatti accaduti in seguito al naufragio del 3 Ottobre 2013 avvenuto a poche miglia dalle coste di Lampedusa. Il documento è stato scritto dal collettivo Askavusa a partire dalle testimonianze dei soccorritori e di alcuni sopravvissuti. Riteniamo che la narrazione pubblica degli eventi del 3 ottobre 2013 sia stata mistificata e strumentalizzata, allo scopo di implementare politiche securitarie e militari travestite da interventi umanitari.

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Il dossier accompagna la video inchiesta di Antonino Maggiore:Lampedusa 3 ottobre 2013 i giorni della tragedia, visibile a questo indirizzo:  https://www.youtube.com/watch?v=0HjMRcMlG9E.

Lo spettacolo LAMPEMUSA:

Dalla colonizzazione dell’isola avvenuta il 22 settembre del 1843 alla crescente militarizzazione dell’isola. Dalle storie di pesca, prima risorsa economica fino agli anni ottanta, alle migrazioni che hanno interessato e interessano l’isola e il Mediterraneo. La fuga di Enrico Malatesta e la tradizione “epica” dell’isola (Ludovico Ariosto ambientò sull’isola lo scontro dei tre cavalieri cristiani contro i tre saraceni). E ancora: piccole storie di donne e uomini che il cantautore ha raccolto dai racconti degli anziani dell’isola. Il santuario della Madonna di Porto Salvo di Lampedusa, luogo dove per secoli cristiani e musulmani pregarono insieme, alimentando la lampada ad olio posta sotto l’effige della Madonna. “U Violu” luogo rievocato dai ricordi del comandante Vito Gallo e scomparso per sempre dal centro abitato di Lampedusa. I “sacchi a leva” le barche per la pesca delle spugne nei ricordi di Giuseppe Balistreri maestro d’ascia dell’isola e tante altre storie su Lampedusa che difficilmente sentirete altrove. Giacomo Sferlazzo, riprende la tradizione dei cantastorie siciliani suonando la chitarra, il marranzano, la percussione a cornice e altri strumenti inventati da lui. Le storie (i cunti) si alternano alle canzoni di Sferlazzo o a quelle riprese dalla tradizione popolare, come “Li pirati a Palermu” (testo di Ignazio Buttitta – musica di Rosa Balistreri) o “Il Galeone” (testo di Belgrado Pedrini – musica di Paola Nicolazzi). Nelle date di Genova e di Firenze, Giacomo Sferlazzo sarà accompagnato dal musicista polistrumentista Jacopo Andreini.