SOLIDARIETÀ A LOLITA CHAVEZ

《Non vogliamo un’altra Berta Caceres》

di Maria Teresa Messidoro (*)

Aura Lolita Chávez Ixcaquic, foto di Gianpa L.

Mentre brucia l’Amazzonia e continuano i femminicidi in America Latina, è preoccupante la crescita delle minacce e persecuzioni nei confronti di uomini e donne, soprattutto indigeni, che lottano contro l’estrattivismo e la distruzione della Madre Terra.  Vogliamo dare voce alla richiesta di diffondere nelle reti sociali e in ogni mezzo di comunicazione la richiesta di solidarietà con Lolita Chavez, guatemalteca maya k’ichè. Rappresentante del suo popolo nella difesa dell’ambiente e delle comunità, costretta all’esilio in Europa, Lolita chavez dopo aver subìto diversi tentativi di assassinio e dopo accuse ingiuste con l’unico scopo di arrestarla, ora è nuovamente minacciata di morte. Per questo si trova in un luogo sicuro, da cui ci giunge questo messaggio di saluto e di incoraggiamento a non tacere, perché il silenzio è complice. «Siamo antiliberisti, antirazzisti, antipatriarcali, perché tutte queste sono espressioni di violenza»: ecco come si presenta Lolita nei propri interventi pubblici. Nell’intervista (di Gianpaolo Contestabile e Susanna De Guio) al quotidiano il manifesto – ripresa da molti siti di controinformazione (**) – Lolita Chavez esprime chiaramente la propria posizione di leader e femminista comunitaria, condannando quelle multinazionali che, come l’ENEL, diffondono la coltivazione forestale intensiva, la monocoltivazione della palma africana e le estrazioni minerarie, inquinando l’acqua e l’aria, oltre a distruggere un territorio in armonia per secoli con la presenza dell’essere umano. Non permettiamo che ci sia un altro caso come Berta Cáceres, ammazzata poco più di tre anni fa in Honduras per la sua difesa del territorio lenca.

Chi vuole mandi la propria solidarietà a terri.messi@tiscali.it

(*) vicepresidente «Lisangà culture in movimento» (**) https://lamericalatina.net/2019/08/10/contro-estrattivismo-e-repressione-la-lotta-e-indigena-e-globale/

fonte: La bottega del Barbieri