«Restate a casa» dicono.

«Restate a casa» dicono.  Ma se la casa non ce l’ho?

Ogni giorno, da molti giorni ormai, a tutte le ore in televisione, nelle radio, sui social si susseguono raccomandazioni, appelli, regole da mantenere e hastag che invitano a restare a casa per limitare e bloccare il COVID19. Bene, ma per chi una casa non ce l’ha? In Italia ci sono oltre 55 mila persone che vivono per strada.

Sono più di 55 mila le persone senza dimora  che vivono per strada nella paura di farsi vedere o visitare. Una enorme fetta di popolazione che, oltre a tutti i disagi di una vita difficile, subisce ora una ulteriore emergenza e rischia pure di diffonderla: con la chiusura dei centri d’accoglienza non possono rispettare le regole igieniche e il “restiamo a casa” per il quale vengono multati. La onlus “Avvocato di strada” e la fio.PSD lanciano il loro appello per la tutela e la messa in sicurezza dei senzatetto italiani.

Ogni giorno, da molti giorni ormai, a tutte le ore in televisione, nelle radio, sui social si susseguono raccomandazioni, appelli, regole da mantenere e hastag che invitano a restare a casa per limitare e bloccare il COVID19.

Bene, ma per chi una casa non ce l’ha? In Italia ci sono oltre 55 mila persone che vivono per strada. Una cifra enorme che è aumentata negli ultimi tempi per effetto dei decreti sicurezza, voluti dall’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini e dal Governo giallo verde, che ha messo fuori dalla porta migliaia di stranieri espulsi dai centri d’accoglienza e dagli Sprar.

I senzatetto sono una importante fetta di popolazione che oltre i quotidiani disagi di una vita difficile, oggi si trovano a fronteggiare a “petto nudo” il virus di inizio millennio, che ha già mietuto centinaia di vittime nel Paese, con il rischio di essere loro stessi degli strumenti di contaminazione.

In alcuni comuni le autorità non si stanno interessando dei protocolli per la gestione delle persone in strada: presi dal rispetto dei decreti emanati dal Presidente Conte hanno fatto chiudere centri di accoglienza con la conseguenza  dell’interruzione di alcuni servizi igienici quali docce e distribuzione di indumenti e di ambulatori.  Un vero paradosso se pensiamo che una delle raccomandazioni principali per difenrsi dal contagio è quella di lavarsi spesso le mani. Come fanno a lavarsi spesso le mani con sapone o gel a base alcolica se non hanno un posto dove farlo?

Molte delle realtà  associative che si dedicano al miglioramento delle condizioni di vita  dei senza fissa dimora, con l’attuazione dei vari Decreti, ha dovuto modificare i servizi facendo accedere alla mensa poche persone per volta, fornendo pasti da asporto, spesso pasti non caldi, da mangiare fuori dalle strutture.

In alcune città i dormitori sono aperti tutto il giorno, per invogliare gli ospiti a non andare per strada. A Termoli, in Molise, è stata allestita come dormitorio la palestra di una scuola media (nella foto): 15/20 posti letto per questo periodo di ‘quarantena’. Una iniziativa, concordata tra il sindaco Francesco Roberti e le associazioni di volontariato della città, che ha l’obiettivo di liberare i posti letto della locale sezione della Misericordia, luogo in cui solitamente si recano a dormire i senzatetto termolesi, per eventuali bisogni medico sanitari legati al Coronavirus.

Ma non solo: la mattina gli ospiti si recano per la colazione nei locali dell’associazione ‘La Città Invisibile’, dove hanno anche la possibilità di fare una doccia e di lavare i propri abiti. A pranzo si recano alla mensa della locale sezione della Caritas. Alle 16, dopo essere stata pulita e igienizzata, riapre la palestra dormitorio dove non solo tornano per dormire ma anche per cenare. Un vero percorso solidale con l’intento di tutelare il più possibile i senzatetto. Una solidarietà partecipativa e partecipata:  tante le  attività commerciali che si trovano sul territorio  hanno donato e consegnato ogni genere di materiale, dagli alimenti ai prodotti igienizzanizzanti e di pulizia del corpo,  alle associazioni di volontariato affinché lo utilizzino per i più poveri della città.

Ma nella stragrande maggioranza della città non è così. A Bolzano, ad esempio, i centri chiudono alle 11:00 dopodiché il cloachard, con tutte le strutture chiuse, è costretto a “pascolare” per strada. Cosa fare? In tempi strettissimi tutte le associazioni hanno riorganizzato completamente il loro servizio, cercando di contenere al massimo le frustrazioni e le paure degli operatori e degli ospiti: sono state redatte indicazioni scritte per volontari, ospiti e operatori; sono stati acquistati contenitori monouso a norma per la somministrazione di alimenti caldi, messo a punto la logistica di distribuzione dei sacchetti e formato i volontari. Ma non basta perchè con la maggioranza dei centri diurni chiusi, molti cloachard sono per strada. Ed è qui che scatta la seconda beffa per i senzatetto.

Accusati di non rispettare l’ordinanza del “restate a casa” vengono multati, secondo il DPCM del Presidente Conte, dalle forze dell’ordine. È già accaduto a Milano, Modena, Verona, Siena, Roma e in tante altre città. Una vera vergogna per la onlus ‘Avvocato di Strada’: «Siamo a lavoro per chiedere le archiviazioni delle denunce ma intanto continuiamo a porre la nostra domanda. Come fanno a restare a casa le persone che una casa non ce l’hanno?».

L’associazione ha scritto e inviato un appello, a firma del presidente Antonio Mumolo e di altri 60 avvocati, al premier Conte, ai presidenti di regione e ai sindaci: «Si tratta di persone che sono diventate talmente povere da finire in strada ed oggi non possono rispettare le ordinanze e decreti previsti dall’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, tanto da essere addirittura incriminate perché vengono trovate in giro senza giustificazione. Queste persone sono costrette a vivere in strada perché fino ad oggi pochi si interessavano di loro e perché le risorse destinate ai servizi di primaria assistenza e all’emergenza abitativa erano poche o inesistenti.

Adesso però non si può più far finta di nulla – si legge nell’appello – Bisogna occuparsi, e in fretta, di chi non ha un tetto sulla testa ed è costretto a vagare per le città. Diciamo da più di 20 anni che chi vive in strada ha bisogno di una casa e di una residenza per potersi curare ma oggi, ai tempi del coronavirus, queste necessità assumono una drammatica urgenza. Ad aggiungere un carico su una situazione già paradossale stanno iniziando a fioccare i verbali redatti ai senza tetto”. Abolizione e archiviazione dei verbali redatti e “prolungare l’apertura delle strutture utilizzate per ricoverare d’inverno le persone senza dimora; velocizzare le procedure per iscrivere queste persone nelle liste anagrafiche in modo da poterle anche monitorare dal punto di vista sanitario”.

Queste le richieste della onlus “Avvocato di Strada” a cui si aggiunge quella della fio.PSD, Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora, una associazione che persegue finalità di solidarietà sociale nell’ambito della grave emarginazione adulta e delle persone senza dimora, alle istituzioni competenti: ”prevedere dei protocolli di intervento e misure preventive soprattutto per i servizi bassa soglia. Un dispiegamento di forze professionali (unità mobili socio-sanitarie) in strada e presso i servizi per applicare misure preventive di screening, per evitare contagi e diffusioni del virus che in condizioni di estrema vulnerabilità potrebbero essere ancora più rapidi e aggravanti”.

Alessandro Corroppoli

da WordNews

 

Vittorio Cosentino

Bari, il senzatetto trovato morto nell’ex Rossani era un attore di strada e tra i fondatori del teatro Kismet

Amava portare il teatro tra la gente, per strada. Dal Macbeth di Shakespeare all’Avaro di Molière. In tanti lo ricordano per via Sparano, col suo Teatro Aperto

di GINO MARTINA

Vittorio Cosentino lo si notava sempre. In ogni assemblea pubblica o appuntamento culturale cui partecipava a Bari diceva la sua. Irriducibile, sempre argomentando. È morto per un malore a 69 anni lì dove aveva trovato dimora, nell’ex Caserma Rossani, occupata gli anni scorsi da un collettivo cui aveva partecipato convintamente e da cui non si è mai allontanato. Vittorio Cosentino era un attore e un intellettuale.

È stato tra i fondatori del collettivo Kismet, da cui è nato il teatro e il laboratorio di prosa più attivo della regione. Amava portare il teatro tra la gente, per strada. Dal Macbeth di Shakespeare all’Avaro di Molière. In tanti lo ricordano per via Sparano, col suo Teatro Aperto.

In un’intervista rilasciata due anni fa sulla rivista napoletana Mar dei Sargassi raccontava di aver fatto il ’68 all’Università di Bari, di aver partecipato all’occupazione dell’ateneo, all’epoca ancora intitolato a Benito Mussolini. “Occupammo la casa dello studente e un centro culturale abbandonato, il Santa Teresa dei Maschi. Cominciammo a farlo funzionare come cinema e teatro, è lì che nacquero la mia vita sul palcoscenico, dopo esperienze di recitazione amatoriale, e il Teatro Osservatorio. Chiamammo un regista di Milano, Carlo Formigoni, specializzato nell’opera di Bertolt Brecht e insieme fondammo un gruppo, il Kismet, che ancora esiste. Girammo tutta l’Europa e anche in Israele. Lavorammo, poi, all’Amleto e lo portammo al festival di Sant’Arcangelo di Romagna. In seguito, il Kismet cominciò ad andarmi stretto e fondai il collettivo Teatro Aperto. Qui iniziò la mia ricerca”.

Calabrese originario della provincia di Cosenza, fece parte del collettivo degli studenti fuorisede e dei movimenti che animarono quegli anni Bari vecchia, per poi portare la propria esperienza culturale in giro per la Puglia. In questi ultimi anni, si è spesso esibito a Napoli, in piazza Bellini. Il teatro tra la gente, per strada, era ciò che amava fare.
“Vittorio Cosentino – ricorda in un post il regista barese Nico Cirasola – ha condiviso con me momenti magici per Bari e il Sud Italia dalle prime assemblee nelle case dello studente alle manifestazioni del movimento del 1977 fino alla ideazione della cooperativa “Scopa ripara e lucida – la città del sole.
Insieme abbiamo condiviso l’esperienza del Centro sperimentale universitario di cultura Santa Teresa dei Maschi, definita in una indagine sulle regioni del Sud Italia ‘Cuore propulsore della cultura per la Puglia”. Una storia tutta da raccontare. La sua militanza come attore e nella vita sono un esempio di una vita vissuta e non sprecata”.

“L’essenza del teatro è racchiusa in un mistero che si chiama momento presente. Con il teatro noi riusciamo a capire l’essenza del funzionamento del cervello umano. Questa è la magia dello spettacolo. I grandi autori ci fanno capire, in parte come funzioniamo”, ricordano le sue parole proprio dal collettivo della ex Rossani, che gli ha voluto dedicare un lungo messaggio per ringraziarlo.  ”Ci ripeteva sempre che la vera cultura – aggiungono –  si consuma negli spazi liberi e non in quelli assoggettati dalle dinamiche di mercificazione dei grandi teatri che ha sempre ripudiato”.
L’arte e la libertà sono stati il suo insegnamento.
Fonte: La Repubblica

LA RAREFAZIONE DELLE LIBERTÀ

 

 

Grazie dell’attenzione. Un sorriso. Carmelo

Ecco un parere giuridico dell’Avvocato Daniel Monni “ai tempi del coronavirus in carcere”, penalista del Foro di La Spezia. I detenuti o i loro familiari potrebbero valutare seriamente se procedere penalmente per il reato di maltrattamenti nei casi nei quali fosse ravvisabile. È possibile chiedere informazioni anche all’Associazione Liberarsi, indirizzo mail associazioneliberarsi@gmail.com oppure a me, Carmelo Musumeci, al seguente indirizzo zannablumusumeci@libero.it
LA RAREFAZIONE DELLE LIBERTÀ
La dimensione “sacrale” del carcere – e, più profondamente, l’archetipo criminologico che lo teorizza come necessariamente diviso e separato dal consortium di riferimento – suscita, potremmo dire a fortiori, dubbi e sensazioni di disagio nei periodi etichettati come “emergenziali”.
La pena carceraria, nata dalle ceneri di una carità costrittiva ed anteposta – in epoca illuministica – allo “splendore dei supplizi” pare, infatti, ri(con)dursi – ad oggi – ad un silenzioso (ma non per questo meno doloroso) supplizio.
Se attenta Dottrina aveva, circa una decina di anni fa, acutamente notato che “ se il disconoscimento della dignità umana, la limitazione e l’oppressione ingiustificate dalla libertà fisica e morale, il sacrificio ingiustificato delle necessità ed esigenze fisiche e spirituali della persona, sono i caratteri dell’offesa sottesa alla fattispecie di maltrattamenti, appare difficile sostenere l’irriducibilità delle situazioni di sovraffollamento carcerario al paradigma offensivo delineato dall’art. 572 c.p.1 ” che potremmo dire, nelle more del periodo storico attuale, di un’istituzione totale, e in primis di una formazione sociale, che non sembra tutelare (o, quantomeno, non pare farlo abbastanza) il diritto alla salute dei suoi cittadini posto che – come direbbe, forse, Monsieur De La Palice – i detenuti non possono, quasi tautologicamente, provvedere “in proprio” alla tutela dei propri diritti?
Non sembra, dunque, del tutto paradossale ed azzardato non escludere aprioristicamente l’integrazione del delitto di cui all’art. 572 c.p. da parte delle istituzioni carcerarie che non garantiscano le misure idonee a tutelare il diritto alla salute dei detenuti: argomentazione, questa, che sembra valore a fortiori – con espressione ampiamente (ab)usata – “ai tempi del coronavirus”, temperie nella quale la scienza medica suggerisce a più riprese le cautele ed i presidi da adottare per il contenimento dell’epidemia. L’ablazione della tutela dei diritti dei detenuti, purtuttavia, non sembra vestirsi del manto novellistico: Brissot de Warville, nel lontano(?) 1871 definiva il carcere una “ cloaque d’infection2 ” e, cionnonostate, assuefarsi alla rarefazione dei diritti non sembra essere “cosa grata”. La rarefazione dei diritti, infatti, pare tendere favorevolmente all’evanescenza e può, quasi paradossalmente, far ascendere sé stessa alla ieraticità ed alla solennità proprie della metafisica.
18.03.2020
Avv. Daniel Monni
1 GARGANI A., Sovraffollamento carcerario e violazione dei diritti umani: un circolo virtuoso per la legalità dell’esecuzione penale, in Cassazione Penale, III, 2011, p.1263.
2 BRISSOT DE WARVILLE J.P., Théorie des lois criminelles, Paris, I, 1871, p.171.

20 marzo, ore 11: «Italia chiamò»

http://www.labottegadelbarbieri.org/20-marzo-ore-11-italia-chiamo/

db ci ragiona e non canta

Che bello! Canterete tutti insieme «Fratelli d’Italia» (se c’è anche una versione «sorelle» non la conosco).

Da grandi terrazze e minuscoli balconi, da finestre invisibili e gigantesche vetrate si leverà un solo coro. Il padrone che sfrutta gli operai (italiani ma anche stranieri) intonerà «s’è desta». Subito dopo «dell’elmo di Scipio» si “cingeranno” la testa i senza casa e quelli che vivono in baracche umide (o peggio): tutti felici perchè il costruttore Caltagirone ha appena annunciato “donazioni”.

Molti italiani «son pronti alla morte» perchè lavorano senza protezioni, ben prima del corona virus.

Si sa che la «gloria è schiava di Roma» (ma anche di Milano e Verona, capiamoci) e perciò vi stringerete nel canto: guerrafondai e chi a loro si oppone, chi ha soldi per una quarantena dorata e chi non sa più come tirare avanti, tutti uniti.

Com’è? «Iddio la creò» e dunque potrete intonare insieme anche questo verso che fa dimenticare le lievi differenze fra Liliana Segre e i fascisti, fra gli atei e i catto-reazionari, fra i pochi straricchi e i tanti poveri, fra gay e omofobi, fra chi negli anni ha picconato la sanità pubblica e chi l’ha difesa. E fra Radio Radicale e Radio Maria che si sono unite (vedi sotto) nel promuovere questo libero canto patriottico.

«Stringiamoci a coorte»; forse è il momento che – per intonare questo bel concetto – il marito insista perchè la moglie, picchiata poco prima e ancora scossa per il recente stupro casalingo, alle 11 si affacci a cantare con lui: la famiglia prima di tutto. E così anche i figli dimenticheranno lividi e paure.

Sì, è una gran bella idea cantare tutti insieme «Fratelli d’Italia» e sventolare bandiere tricolori.

Sento ripetere che siamo in guerra. Dunque obbedire, non pensare, tutti eguali: «il rancio è ottimo e abbondante, il morale alto, morte ai traditori, w la patria, su cantiam».

Dobbiamo essere uniti. Avvelenatori e avvelenati, sfruttati e sfruttatori, boia e brava gente. Chi ha letto «Italiani, brava gente» (di Angelo Del Boca) andrà a braccetto con chi a malapena capisce «La gazzetta dello sport». Chi sputa sulla Resistenza e sulla Costituzione è italiano quanto chi crede nei diritti universali.

Nei giorni scorsi alcune persone hanno comprato barattoli di fagioli (servono sempre) e altre si sono date allo shopping in armeria (non si sa mai): minime differenze che scompaiono quando tutti insieme canterete l’inno.

Chi dopo il corona virus sarà moooooooolto più ricco e chi si impoverirà… sono comunque italiani: alle 11 orgogliosamente urlatelo al mondo.

Vi stringerete idealmente nel coro a Berlusconi (tessera P2 1816) e a Salvini (49milioni spariti). Magari scoprirete che Giorgia Meloni è intonata oppure che qualcuno degli assassini di Stefano Cucchi o di Federico Aldrovandi ha una voce tenorile.

Cantate tutti insieme. Contro il nemico chiunque sia. E per l’Italia, qual che sia.

Io non ci sarò.

 

INFORMAZIONI UFFICIALI (copiate dalla rete) SU QUESTA GRAN STRONZATA.

«L’appuntamento è per venerdì 20 marzo, alle 11. A quell’ora, per la prima volta nella storia del nostro Paese, tutte le radio d’Italia, nazionali e locali, su tutte le piattaforme fm, dab, in televisione e in streaming sui siti e sulle app delle radio, l’inno di Mameli e tre canzoni che hanno fatto la nostra storia. E’ “La radio per l’Italia“, l’iniziativa pensata per dare un segnale di conforto e di unione in questo momento difficile per l’emergenza coronavirus.

Parteciperanno all’iniziativa le emittenti radiofoniche nazionali: Rai Radio 1, Rai Radio 2, Rai Radio 3, Rai Isoradio, M2O, R101, Radio 105, Radio 24, Radio Capital, Radio Deejay, Radio Freccia, Radio Italia Solomusicaitaliana, Radio Kiss Kiss, Radio Maria, Radio Monte Carlo, Radio Radicale, Radio Zeta, RDS 100% grandi successi, RTL 102.5, Virgin Radio».

LA VIGNETTA E’ DI SCALARINI, purtroppo meno famoso di Amedeus (il Pilato dei nostri giorni).

 

18 marzo 2020: FLASH MOB e TRASMISSIONE WOMBAT PER ORSO

*FLASH MOB PER RICORDARE ORSO PARTIGIANO DI RIFREDI*

Il 18 MARZO di un anno fa è stato ucciso Lorenzo Orso Tekosher il Partigiano di Rifredi PARTITO PER LA SIRIA PER COMBATTERE L’ISIS.

In tantissimi lo abbiamo omaggiato riempiendo le strade della sua città e del suo quartiere.
DOMANI *18 MARZO* nell’anniversario della sua scomparsa, lo vogliamo ricordare e fare sentire la nostra vicinanza alla famiglia e ai suoi cari.
*ALLE 18 AFFACCIAMOCI ALLE FINESTRE*
FACCIAMO SENTIRE IL DISCORSO CHE CI HA LASCIATO COME TESTAMENTO E SUONIAMO E CANTIAMO INSIEME “BELLA CIAO”.
ESPONIAMO UN CARTELLO O DEI FAZZOLETTI ROSSI GIALLI E VERDI
CONDIVIDIAMO LE NOSTRE INIZIATIVE CON L’HASHTAG *#orso18m* per far sentire la nostra vicinanza alla sua famiglia e ai suoi amici!
La guerra non è finita, i popoli della Siria sono ancora oggi *SOTTO L’ ATTACCO DELLA TURCHIA* Facciamo sentire la nostra vicinanza a chi sta ancora *LOTTANDO CONTRO IL FASCISTA ERDOGAN!*

 http://www.retekurdistan.it/2020/03/17/flash-mob-e-trasmissione-wombat-per-orso/

Quali tutele per le persone più vulnerabili?

 

IN PRIMO PIANO
CORONAVIRUS
Quali tutele per le persone più vulnerabili?
“Decine di migliaia di persone senza fissa dimora e in condizioni di fragilità ed emarginazione restano escluse dalle misure di prevenzione sanitaria per il Coronavirus.”

MEDU ha rivolto un appello al governo e alle autorità sanitarie affinché si prevedano piani d’azione specifici per proteggere i gruppi di popolazione che vivono in condizioni di indigenza e precarietà.Da parte nostra per contribuire alle strategie di contenimento del virus, abbiamo deciso di avviare un intervento urgente di triage medico telefonico per homeless ed insediamenti precari. Verrà inoltre attivato anche un servizio di supporto psicologico. L’intervento si rivolgerà in particolare alle migliaia di persone che vivono negli insediamenti precari nel centro e nelle periferie di Roma, a Firenze, Pistoia e nella Piana di Gioia Tauro in Calabria. In tutti questi luoghi, dove le persone riscontrano spesso grandi difficoltà di accesso al medico di base, operano già da anni le cliniche mobili di MEDU. Nella provincia di Ragusa sarà attivo il servizio di supporto psicologico offerto dal team Medu Sicilia, attivo da 6 anni in quel territorio. L’intervento si svilupperà con l’attiva partecipazione dei gruppi di popolazione assistiti, in particolare tramite il continuo supporto ai promotori di salute e ai focal point sanitari individuati e formati in ciascuna comunità.

«In ginocchio, in piedi» di Giulio Lobina.

STIAMO IN GINOCCHIO?

di Giulio Lobina

In ginocchio stanno i siriani. Che hanno perso la casa, i figli, i genitori, i nonni, i sogni, la terra. Non noi. Noi abbiamo una casa.

Dobbiamo semplicemente starci. Abbiamo una casa e un lavoro, o un reddito di cittadinanza. E, ancora mamma, babbo, fratelli, sorelle, amici, spose. Chi è fortunato.

In ginocchio sta chi per un tampone spende 1400 dollari, non noi.

In ginocchio sta chi muore di denutrizione e di morbillo, non noi.

Noi perdiamo per un periodo che finirà aperitivi e stadi. La socialità che “i social” si sono già mangiati dentro telefonini nei quali leggiamo costantemente bufale contro gli africani create dalle destre xenofobe che oggi stanno mute perché comprendono il significato della “fuga” dalle epidemie, del divieto di attracco di una Nave da crociera (non di un barcone), dello stare confinati in un territorio dove si ha paura.

Mancherà l’andare a scuola, a teatro, in palestra, al mare, in piazza, chiesa, strada, ristorante, a passeggio… eccome se mancherà tutto questo perché siamo nati per vivere con le persone, d’ogni Paese e d’ogni colore. Senza muri. I confini noi non li vogliamo nemmeno fino al 3 aprile, immaginiamoci se potremo mai vivere in un mondo chiuso.

Siamo nati per abbracciarci e per baciare. Per camminare insieme, mano nella mano.

Oggi ci fermiamo. Tutta l’Italia si ferma. Rallenta. Ma no, non siamo in ginocchio.

In ginocchio sta chi, per la nostra ignoranza e superficialità viene contagiato e non ha anticorpi per proteggersi.

In ginocchio sta chi, non ha scelta.

Noi scegliamo ogni giorno di non contagiare, 

di non gravare sulla Sanità,  di rispettare il lavoro dei Medici e di tutti gli operatori sanitari,  delle forze di polizia,  di chiunque incessantemente collabora per preservare la vita. 

Possiamo comportarci civilmente a lavoro e a casa. Perché siamo in grado di scegliere come comportarci. Perché ci laviamo le mani con acqua potabile, perché possiamo contattare il nostro medico, perché possiamo andare a lavoro con una autocertificazione o stare a casa finché è necessario per scongiurare una pandemia.

Morire “con il Coronavirus” è sempre morire. Un nonno ha un nome e un cognome, non è un “immuno-depresso”. Non esistono vite di serie B. Esistono comportamenti virtuosi che possono salvare molte vite.

Io ho ancora una nonna e no, non posso nè baciarla nè abbracciarla ora perché voglio continuare a credere che ci sarà un domani in cui potrò farlo.

Siamo sardi. E proprio noi dobbiamo essere come i pastori, che mai ho visto correre. Signori della campagna. Sanno attendere il tramonto. La pioggia. Il vento. Lenti si godono i colori e i profumi mentre tutto corre. Eppure lenti germogliano i fiori. Nove sono i mesi in cui stiamo dentro la pancia di mamma.

Siamo educati alla lentezza. Lento è il lavoro di uno scultore, di un pittore, di un chirurgo, di un maestro. Lenta è bellezza, il respiro sereno, il sospiro.

Lento il passo dei pastori che s’accontentano di poco nei racconti degli anziani vicino al fuoco, con un pezzo di pane, di formaggio e dell’acqua.

In ginocchio stanno i siriani, al confine con la Grecia. Scarcerati dalla Turchia. A piedi oltre i confini. Soli. Orfani di padri e di figli, di madri e di figlie.

Noi dobbiamo solo smettere di correre e iniziare a camminare.

In piedi e speriamo, presto, di nuovo a testa alta.

#iostoacasa #iolavoro”

fonte: La bottega del Barbieri

 

#iostoacasadallavoro

IL GOVERNO NON CHIUDE LE FABBRICHE?

LE OPERAIE E GLI OPERAI LE CHIUDONO CON LO SCIOPERO!

Non fermiamoci!

La sera dell’11 marzo, subito dopo l’annuncio da parte del premier Conte della decisione del governo di chiudere solo i piccoli esercizi commerciali, bar e ristoranti, lasciando invece aperti fabbriche, ipermercati, uffici, banche, oltre che attivi molti trasporti, abbiamo lanciato un appello ai sindacati a proclamare da subito uno sciopero prolungato nel settore privato http://www.frontedilottanoausterity.org/11/notizie/tuteliamo-la-salute-e-la-vita-delle-lavoratrici-e-dei-lavoratori/. E’ evidente infatti che il governo ha seguito le indicazioni di Confindustria, cioè dei ricchi capitalisti (industriali e banchieri) che non esitano a mettere a rischio le vite degli operai pur di tutelare i loro profitti miliardari. Nessuno ha ancora ben capito come avviene realmente il contagio da Coronavirus: sono quindi criminali le dichiarazioni del presidente di Confindustria, Boccia, che garantisce che gli operai a lavoro “sono protetti”. L’unica certezza che abbiamo è che ad oggi ci sono più di mille morti e che il sistema sanitario è al collasso dopo anni di tagli miliardari. Tagli votati, approvati e messi in atto dai leader politici di centrodestra e centrosinistra, da Salvini alla Meloni, da Bersani a Zingaretti, da Monti a Renzi (particolarmente colpiti dai tagli sono stati proprio i posti di terapia intensiva).Una decisione, quella del governo, condivisa da tutti i governatori delle Regioni colpite, incluso il leghista Zaia, braccio destro di Salvini, che ha opposto fin dall’inizio forti resistenze al blocco dei commerci e delle attività produttive. L’unica certezza è che gli operai, le cassiere, i ferrovieri se vanno a lavorare mettono a rischio la loro vita e quella dei loro cari. Ma, per fortuna, nonostante il vergognoso supporto offerto dalle direzioni nazionali di Cgil, Cisl e Uil alla decisione di non chiudere le fabbriche (si sono limitati a chiedere più tutele nei luoghi di lavoro!) giovedì 12 marzo gli operai e i lavoratori di altri settori si sono fatti sentire… e hanno incrociato le braccia in massa in tutte le fabbriche aperte. Gli scioperi sono stati proclamati da diverse sigle sindacali aziendali o di categoria, sia confederali che di base (alcuni sindacati di base hanno già proclamato stato di agitazione a livello nazionale e iniziato scioperi prolungati).

Gli scioperi in corso

Sono in sciopero le seguenti realtà: nel Bresciano la Imp Pasotti e diverse altre grandi fabbriche. Ad Asti, Vercelli e Cuneo scioperano Mtm, Ikk, Dierre, Trivium. In provincia di Mantova hanno iniziato lo sciopero la Corneliani e la Iveco, mentre alla Relevi è stato aperto lo stato di agitazione. Iniziato lo sciopero alla Whirlpool in provincia di Varese, all’Ast di Terni, alla Briton di Cormano, alla Electrolux di Susegana in provincia di Treviso e alla Fincantieri di Marghera. In Liguria sono in sciopero i camalli e i portuali, i lavoratori della Fincantieri e delle riparazioni navali. Due giorni di sciopero sono stati proclamati a livello nazionale in System House Srl, System Data Center e Out Spa (telecomunicazioni). Scioperano i Riders che rischiano il contagio con le consegne a domicilio. In Toscana scioperi in corso alla Piaggio di Pontedera, alla Gkn di Firenze, all’Esselunga (dove è stato proclamato uno sciopero nazionale). Sono in sciopero prolungato le lavoratrici di Almaviva ed è stato proclamato uno sciopero di dieci giorni all’Ilva di Taranto. I lavoratori Alitalia di vari settori dell’handling all’aeroporto di Fiumicino, pur non potendo scioperare per le leggi antisciopero, hanno preteso di lavorare in condizioni di sicurezza, intimando un lungo blocco delle attività. Altri scioperi sono già programmati all’apertura degli stabilimenti che hanno chiuso solo per pochi giorni: dalla Ferrari di Maranello a molte aziende del settore gomma-plastica, chimico e affini. Nei giorni scorsi erano in sciopero gli operai della Fca di Pomigliano.

Nell’esprimere piena solidarietà e appoggio agli operai e alle operaie in sciopero in questi giorni, il Fronte di Lotta No Austerity rinnova l’appello a tutti i sindacati a proclamare sciopero prolungato in tutti i settori in cui è possibile al fine di tutelare la vita dei lavoratori, delle lavoratrici e dei loro cari! Gli scioperi non devono fermarsi finché le vite di tutti i lavoratori non saranno tutelate!

La tua fabbrica è in sciopero? Comunicacelo, servirà di esempio a tanti altri. Vuoi organizzare uno sciopero nella tua fabbrica? Contattaci, ti aiuteremo a organizzarlo. Scrivici a info@frontedilottanoausterity.org

#iostoacasadalavoro    #nonsiamocarnedamacello