Un Otto Marzo in povertà

di Gianluca Cicinelli

 La Shepoverty, povertà femminile, trae incremento dal Covid. Madre e Disoccupata è la foto della principale vittima sociale ed economica della pandemia. La ricerca dell’Ipsos per WeWorld – un’organizzazione che difende i diritti di donne e bambini in 27 Paesi del mondo – è uscita quattro giorni fa ma abbiamo aspettato l’8 marzo per parlarne, in controtendenza con i risvolti propagandistici della ricorrenza della “festa” delle donne sulla stampa mainstream. C’è davvero poco da propagandare, perchè i dati parlano chiaro: una donna su due ha visto peggiorare la propria situazione economica in quest’ultimo anno. Più colpite delle altre le madri disoccupate. Un dato che sale a sei donne su dieci se isoliamo la fascia d’età fra i 25 e i 34 anni. La metà di loro si è trovata a fare i conti con la perdita del lavoro e un carico economico aumentato dagli aspetti sociali e psicologici.
L’inchiesta dell’Ipsos racconta che Il 60% delle donne non occupate con figli dichiara di aver avuto durante la pandemia una riduzione di almeno del 20% delle proprie entrate economiche, costringendole a ricorrere maggiormente alla famiglia e/o al partner, diminuendo così fortemente l’indipendenza. Ma l’impatto della crisi non si ferma ai rapporti di lavoro contrattualizzati e legali investendo anche il lavoro sommerso, in particolar modo quello di cura e assistenza “medica” nel nucleo familiare. Tre donne su dieci – con figli a carico e disoccupate – a causa della pandemia hanno rinunciato a cercare lavoro e circa il 40% di loro non è in grado di sostenere una spesa imprevista come una visita medica. All’interno del nucleo familiare il 38% deve farsi carico da sola dell’assistenza ad anziani e bambini, dato in crescita al 47% se parliamo di donne tra i 25 e 34 anni alle prese con figli piccoli, e al 42% tra quelle comprese tra i 45 e i 54 anni rivolte all’assistenza ad anziani.
Fin qui il dato economico. Ma a essere azzerata è stata la vita sociale, con l’80% delle donne che parla di “devastazione” della rete sociale precedente alla pandemia e il 46% di un pesante impatto sulla propria voglia di vivere. Il 76% delle intervistate ha rinunciato a fare progetti di vita, in particolare – e colpisce come un pugno allo stomaco – le più giovani. Anche il totale non lascia adito a dubbi, con l’83% che lamenta la caduta della vita relazionale e il 64% che parla di ricadute negative sulla propria autostima.

Il 30% delle intervistate, su un campione eterogeneo di mille, in quest’ultimo anno ha usufruito di servizi di aiuto economico, soprattutto per cibo e medicinali su un 40% che lamenta le difficoltà economiche insorte nella propria famiglia. E se le spese dentistiche, prima voce tagliata dai bilanci familiari, possono forse essere prorogate, le bollette vanno invece pagate per continuare a vivere diventando un incubo per il 23% delle donne non occupate e con figli.

Donne lasciate sole a far fronte a un carico economico e psicologico impressionante in maniera omogenea al Nord come al Sud d’Italia, con forti diseguaglianze, ancora più accentuate, nelle periferie urbane. E se l’impatto della pandemia si è rivelato devastante per il passato e il presente nessuno è ancora in grado di prevedere gli effetti nel lungo termine.

 

 

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