La Questura blinda Coverciano per difendere Casapound

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Riceviamo dall’Assemblea di quartiere contro l’apertura di Casapound a Coverciano e pubblichiamo:

Nel pomeriggio del 17 gennaio, alcuni residenti del quartiere di Coverciano hanno salutato con un lungo applauso numerosi studenti del plesso scolastico di via del Mezzetta che in una situazione insopportabile per il quartiere, hanno manifestato con slogan e canti, contro la militarizzazione di via G. D’Annunzio all’altezza della sede dell’associazione “Il Bargello”(stesso nome di una rivista fondata a suo tempo da PAVOLININdr), il nome di copertura utilizzato per ottenere UNO SPAZIO IN AFFITTO da parte dell’organizzazione fascista Casapound che vedeva la presenza al suo interno di una decina di propri “militanti”, in maggioranza non fiorentini, col chiaro intento di provocare, dato che da parte loro, nessuna iniziativa, nessuna attività all’interno della sede era stata annunciata.

Davanti ad una cittadinanza incredula, si contavano 3 camionette, 4 volanti, 1 Defender a supporto di una trentina di agenti della celere e 10 Digos; una situazione a dir poco esagerata per un quartiere abituato a vivere nella tranquillità. Continua a leggere

Charlie Hebdo: lettera con risposta

 

Non in mio nome

Igiaba Scego

Oggi mi hanno dichiarato guerra. Decimando militarmente la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo mi hanno dichiarato guerra. Hanno usato il nome di dio e del profeta per giustificare l’ingiustificabile. Da afroeuropea e da musulmana io non ci sto.

“Not in my name”, dice un famoso slogan, e oggi questo slogan lo sento mio come non mai. Sono stufa di essere associata a gente che uccide, massacra, stupra, decapita e piscia sui valori democratici in cui credo e lo fa per di più usando il nome della mia religione. Basta! Non dobbiamo più permettere (lo dico a me stessa, ai musulmani e a tutti) che usino il nome dell’islam per i loro loschi e schifosi traffici.

Vorrei che ogni imam in ogni moschea d’Europa lo dicesse forte e chiaro. Sono stufa di veder così sporcato il nome di una religione. Non è giusto. Come non è giusto veder vilipesi quei valori di convivenza e pace su cui è fondata l’Unione europea di cui sono cittadina. Sono stufa di chi non rispetta il diritto di ridere del prossimo. Stufa di vedere ogni giorno, da Parigi a Peshawar, scorrere sangue innocente. E ho già il voltastomaco per i vari xenofobi che aspettano al varco. So già che ci sarà qualcuno che userà questo attentato contro migranti e figli di migranti per qualche voto in più. C’è sempre qualche avvoltoio che si bea delle tragedie.

È così a ogni attentato.

A ogni disgrazia cresce il mio senso di ansia e di frustrazione. A ogni attentato vorrei urlare e far capire alla gente che l’islam non è roba di quei tizi con le barbe lunghe e con quei vestiti ridicoli. L’islam non è roba loro, l’islam è nostro, di noi che crediamo nella pace. Quelli sono solo caricature, vorrei dire. Si vestono così apposta per farvi paura. È tutto un piano, svegliamoci.

Per questo dico che mi hanno dichiarato guerra. Anzi, ci hanno dichiarato guerra.

Questo attentato non è solo un attacco alla libertà di espressione, ma è un attacco ai valori democratici che ci tengono insieme. L’Europa è formata da cittadini ebrei, cristiani, musulmani, buddisti, atei e così via. Siamo in tanti e conviviamo. Certo il continente zoppica, la crisi è dura, ma siamo insieme ed è questo che conta. I killer

professionisti e ben addestrati che hanno colpito Charlie Hebdo vogliono il caos. Vogliono un’Europa piena di paura, dove il cittadino sia nemico del suo prossimo. E in questo vanno a braccetto con l’estrema destra xenofoba. Tra nazisti si capiscono. Di fatto vogliono isolare i musulmani dal resto degli europei. Vogliono vederci soli e vulnerabili. Vogliono distruggere la convivenza che stiamo faticosamente costruendo insieme.

Trovo bellissimo che alla moschea di Roma alla fine del Ramadan, per l’Eid, ci siano a festeggiare con noi tanti cristiani ed ebrei. Ed è bello per me augurare agli amici cristiani buon Natale e agli amici ebrei happy Hanukkah. È bello farsi due risate con gli amici atei e ridere di tutto. Si può ridere di tutto, si deve. Ecco perché questo attentato di oggi è così pauroso. Fa male sapere che degli esseri umani siano stati uccisi da una mano vigliacca perché volevano solo far ridere, ma fa male anche capire il disegno che c’è dietro, ovvero una volontà di distruzione totale.

Una distruzione che sapeva chi e cosa colpire.

Niente è stato casuale. Sono stati spesi molti soldi da chi ha organizzato il massacro. Sono stati scelti uomini addestrati. È stato scelto un target, la redazione di un giornale satirico, che era sì un target simbolico, ma anche facile da attaccare. Tutto è stato studiato nei minimi dettagli. D’altronde una dichiarazione di guerra lo è sempre. Chi ha compiuto questo attentato sa cosa produrrà. Sa il delirio che si sta preparando. Allora se siamo in guerra si deve cominciare a pensare come combatterla. In questi anni la teoria della guerra preventiva, dell’odio preventivo, delle disastrose campagne di Iraq e Afghanistan hanno creato solo più fondamentalismo.

Forse se si vuole vincere questa guerra contro il terrorismo l’Europa si dovrà affidare a quello che ha di più forte, ovvero i suoi valori. Chi ha ucciso sa che si scatenerà l’odio. Ora dovremmo non cascare in questa trappola. Ribadire quello che siamo: democratici. Ha ragione la scrittrice Helena Janeczek quando dice cheliberté, égalité, fraternité è ancora il motto migliore per vincere la battaglia. E i musulmani europei ribadendo il “Not in my name” potranno essere l’asso nella manica della partita. L’Europa potrà fermare la barbarie solo se i suoi cittadini saranno uniti in quest’ora difficile.

FRANCIA

 

Karim Metref risponde alla lettera di Igiaba Scego  

 Cara Igiaba,

in questi giorni saremo messi sotto torchio e le prossime campagne elettorali saranno fatte sulla nostra schiena. Gli xenofobi di tutta Europa vanno in brodo di giuggiole per la gioia e anche gli establishment europei che non hanno risposte da dare per la crisi saranno contenti di resuscitare il vecchio spauracchio per far rientrare le pecore spaventate nel recinto.

Da ogni parte ci viene chiesto di dissociarci, di scrivere che noi stiamo con Charlie, di condannare, di provare che siamo bravi immigrati, ben integrati, degni di vivere su questa terra di pace e di libertà.

Ebbene, anche se ovviamente condanno questo atto come condanno ogni violenza, non mi dissocio da niente. Non sono integrato e non chiedo scusa a nessuno. Io non ho ucciso nessuno e non c’entro niente con questa gente. Altrettanto non possono dire quelli che domani dichiareranno guerra a qualcuno in nome di questo crimine.

Tu dici: “Oggi mi hanno dichiarato guerra. Decimando militarmente la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo mi hanno dichiarato guerra. Hanno usato il nome di dio e del profeta per giustificare l’ingiustificabile. Da afroeuropea e da musulmana io non ci sto”.

Io con questa gente sono in guerra da trent’anni. Li affrontavo con i pugni all’epoca dell’università e con le parole e con le azioni da allora e fino a oggi. Sono trent’anni che li combatto e sono trent’anni che il sistema della Nato e i suoi alleati li sostengono regolarmente ogni dieci anni per fomentare una guerra di qua o di là.

Anche io sono afroeuropeo, sono originario di un paese a maggioranza musulmana ma non mi considero un musulmano: non sono praticante, non sono credente. Ma anche io non ci sto. Non ci sto con questi folli, non ci sto quando lo fanno a Parigi ma non ci sto nemmeno quando lo fanno a Tripoli, Malula o a Qaraqush.

Non sto con loro e non sto con chi li arma un giorno e poi li bombarda il giorno dopo. Non ci sto in questa storia nel suo insieme e non solo quando colpisce il cuore di questa Europa costruita su “valori di convivenza e pace”. Perché dico che

questa Europa deve essere costruita su valori di pace e convivenza anche altrove, non solo internamente (ammesso che internamente lo sia).

Tu dici che questo non è islam. Io dico che anche questo è islam. L’islam è di tutti. Buoni o cattivi che siano. E come succede con ogni religione ognuno ne fa un po’ quello che vuole. La adatta alle proprie convinzioni, paure, speranze e interessi. Nelle prossime ore, i comunicati di moschee e centri islamici arriveranno in massa, non ti preoccupare. Tutti (o quasi) giustamente si dissoceranno da questo atto criminale. Qualche altro Abu Omar sparirà dalla circolazione per non creare imbarazzo a nessuno. La Lega e altri avvoltoi si ciberanno di questa storia per mesi, forse per anni. E noi ci faremo di nuovo piccoli piccoli, in attesa della fine della tempesta. Come stiamo facendo dopo questi attentati (forse) commessi da quella stessa rete che la Nato aveva creato per combattere una sua sporca guerra.

Loro creano mostri e poi, quando gli si rivoltano contro, noi dobbiamo chiedere scusa, dissociarci e farci piccoli. A me questo giochino non interessa più. Non chiedo scusa a nessuno e non mi dissocio da niente. Io devo pretendere delle scuse. Io devo chiedere a questi signori di dissociarsi, definitivamente, non ad alternanza, da questa gente: amici in Afghanistan e poi nemici, amici in Algeria e poi nemici, amici in Libia e poi… non ancora nemici lì ma nemici nel vicino Mali, amici in Siria poi ora metà amici e metà nemici… Io non ho più pazienza per questi macabri giochini. Mando allo stesso inferno sia questi mostri sia gli stregoni della Nato e dei paesi del Golfo che li hanno creati e li tengono in vita da decenni. Mando tutti all’inferno e vado a farmi una passeggiata in questa notte invernale che sa di primavera… Speriamo non araba.

Karim Metref è un educatore e blogger che vive a Torino.<http://www.karimmetref.info/>

Buone feste a chi sta ai margini!

da: Il Fatto Quotidiano di Eretica


Sono convinta del fatto che l’augurio festivo debba essere concesso a chi quell’augurio sembrerebbe non meritarlo mai. In questa società giustizialista io ho voglia di porgere un augurio a tutte le persone che stanno in galera, a quelle che sono lì a barcamenarsi tra processi e reazioni di ottusi forcaioli. A chi in galera deve portarci pure i figli, giacché altro posto non è pensato per loro. Penso a gente che ha bevuto tanto che non si ricorda più come si chiama e ora vive sotto i ponti, da qualche parte al freddo. Penso a quelli che vengono spinti a margine della società: poveri, stranieri, froci, puttane, trans. Penso di voler dedicare un augurio a chi, in questa giornata, deve difendersi da accuse false, dedicate a chi osa irrompere nel mondo reale con qualche parola di dissenso.

Un augurio ai NoTav, ai movimenti di lotta per la casa, a quelli che lottano contro gli sfratti, contro le speculazioni e il furto ai danni di un territorio, alle persone che si occupano di lotta per il reddito, che prendono botte in piazza e le prendono anche per te, te, te e te, anche se tu non lo sai e non li ringrazierai mai per questo. Penso a chi ha un gran problema per farsi accettare dalla società, perché oltre un pene ha anche le tette, perché non vive in senso conformista e non guarda al mondo così come lo guarda chiunque altro. Penso a chi tenta di far notare le contraddizioni di un sistema di potere assassino e viene ricacciato nell’angolo dedicato ai dissenzienti, coraggiosi, vivi, talvolta morti. Penso a quelli che nella mia terra lottano per evitare che tante antenne siano puntate contro il cielo a rinviare aria mefitica sulla testa di ciascuno. Penso a chi alza la testa anche se tutto ti obbliga a tenerla in giù, occhi in basso, con rassegnazione, senza prospettive né futuro. Continua a leggere

Il 13 dicembre è il terzo anniversario della strage fascista di piazza Dalmazia

CONTRO FASCISTI E PADRONI, PRIMA I LAVORATORI!
Sabato 13 dicembre ore 15.00 Piazza di San Lorenzo
CORTEO ANTIFASCISTA

https://www.facebook.com/events/363400247173673/permalink/363732727140425/

Il 13 dicembre è il terzo anniversario della strage fascista di piazza Dalmazia in cui furono uccisi due lavoratori senegalesi, Samb e Diop mentre un terzo fu ferito gravemente. Strage fascista perché tale ne fu l’autore, Casseri, militante di Casa Pound; fascista perché fu il razzismo a muovere Casseri e chi con lui pianificò quell’azione; fascista e quindi impunita perché l’impunità è ciò che lo Stato riserva a sé stesso, ai suoi apparati e a chi lo serve: agli uomini in divisa come nel caso di Cucchi, Magherini, Raphael, il ragazzo nigeriano morto a Novoli cadendo dal quarto piano durante un controllo di polizia, e molti altri, ai padroni come nel caso Eternit, Ilva e Thyssen e ai fascisti, appunto. Il giorno prima, il 12 dicembre, è l’anniversario di Piazza Fontana: la Strage di Stato messa in atto dai fascisti alla Banca dell’Agricoltura di Milano nel 1969, anch’essa rimasta senza colpevoli mentre le stesse istituzioni della democrazia borghese ne hanno decontestualizzato i fatti storici e nascosto i rapporti che gli apparati dello Stato avevano con le organizzazioni neofasciste. Noi invece pensiamo sia indispensabile continuare a denunciare i legami che vedono ancora oggi i fascisti al servizio dei padroni, coinvolti in una rete di relazioni con servizi, malavita e criminalità in affari di riciclaggio, controllo del territorio e traffico di armi e droga: solo così renderemo la giusta dignità a chi è morto per mano fascista.Oggi, il sistema capitalista mostra sempre di più le proprie contraddizioni ed i propri limiti. Guerra, sfruttamento e disuguaglianza sono l’unica sicurezza per milioni di proletari: una realtà che appare chiara in tutta la periferia dell’Ue, dal Nord Africa fino in Ucraina o Grecia, dove si sviluppano tensioni, scontri e conflitti che si manifestano nei modi più diversi, investendo anche i nostri territori, dove si acuiscono le contraddizioni su cui il sistema e lo Stato lavorano per stimolare i peggiori sentimenti populisti e razzisti e scatenare una guerra tra poveri. È ciò che sta accadendo in Italia con la Lega nord e Casa Pound: organizzazioni di ispirazione o dichiaratamente fasciste che dai salotti buoni cercano consenso nei settori popolari facendo leva sulla creazione di un sentimento nazionalista, con l’uso di simboli apparentemente apolitici come il tricolore o cavalcando campagne mediatiche che altri confezionano per loro: legalità, sicurezza e immigrazione cui rispondere con maggiore repressione e autoritarismo. I fatti di Tor Sapienza parlano anche di questo: una condizione di marginalità e degrado dovuta alla mancanza di servizi e di strutture. I veri responsabili di tutto questo sono le istituzioni e le varie giunte che si sono alternate al potere, ma la rabbia di alcuni si è rivolta invece contro i rifugiati, un capro espiatorio perfetto, perché prima che i fascisti sono i media stessi a suggerire una “facile” quanto falsa soluzione: PRIMA GLI ITALIANI! Ma mentre il dibattito politico si concentrava sui fatti di Tor Sapienza in Italia succedeva ben altro: lotte e vertenze a cui non a caso veniva dato un risalto minimo. A Milano gli occupanti delle case popolari sono scesi in strada per difendersi dagli sgomberi invocati dalla destra e messi in atto dal Comitato per l’ordine e la sicurezza. A Terni invece, dopo le manganellate di Roma, gli operai delle acciaierie sono scesi in sciopero per piú di un mese mettendosi alla testa di un movimento che conta sulla partecipazione di migliaia di persone tra studenti e lavoratori. Queste lotte dicono qualcosa di nettamente diverso: PRIMA I PROLETARI, PRIMA I LAVORATORI, perché sia chiaro che i nostri nemici sono i padroni, il capitale e le banche e non chi appartiene alla nostra stessa classe.Il 13 dicembre manifestiamo, e facciamo appello a tutti gli antifascisti, i lavoratori e gli studenti ad essere in piazza, per ricordare Samb e Diop, per sostenere queste lotte, valorizzare queste esperienze e rifiutare con forza le spinte alla divisione e alla competizione. Scendiamo in piazza per proseguire la mobilitazione contro il Governo Renzi ed il ritorno prepotente, in Italia ed in Europa, del fascismo, strumenti che garantiscono all’Unione Europea e al Capitale di proseguire nelle politiche di austerità e di rapina nei confronti della classe lavoratrice.

NON SIAMO TUTTI SULLA STESSA BARCA: ODIA CHI TI SFRUTTA NON CHI È SFRUTTATO NEMICO È CHI TI SFRUTTA E CHI TI SFRATTA

Firenze Antifascista

LA MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA ALLE PIAGGE

Nel pomeriggio di oggi Forza Nuova avrebbe dovuto e voluto manifestare alle Piagge per soffiare sul fuoco della guerra tra poveri.

Forza Nuova alle Piagge non si è vista e in una ventina si sono chiusi nella piazza di Perotola (a qualche chilometro di distanza) totalmente blindati dalle camionette della Polizia.

Il presidio chiamato da Firenze Antifascista,raggiunto il risultato di non lasciare agibilità a Forza Nuova nel quartiere delle Piagge, ha tentato di dirigersi in corteo verso Peretola: Polizia e Carabineri hanno chiuso via Pistoiese e impedito agli antifascisti di partire in corteo determinando una situazione che è sfociata in scontri.

La giornata si è chiusa con alcuni compagni feriti a cuiesprimiamo solidarietà e con un corteo che ha fatto un breve giro all’interno del quartiere delle Piagge.

Soltanto la mobilitazione antifascista può togliere agibilità a personaggi che tentano di dividere la classe lavoratrice tra italiani e immigrati, che sull’immmigrazione costruiscono le loro campagne di propagnada razzista oltre a specularvi in termini economici (come dimostrato anche dall’inchiesta romana).

Il loro agire è utile solo a questo sistema:indirizzare la rabbia verso falsi nemici per “far dimeticare” ai settori popolari che la colpa della loro condizione di sfruttamento è colpa di padroni e speculatori.

Rilanciamo sin da ora il corteo antifascista del 13 dicembre a Firenze per ricordare Smab e Diop uccisi dal fascista Casseri in Piazza Dalmazia 3 anni fa.Ora pìù che mai sarà importante esser tant* per respingere al mIttentesin da subito il tentativo di criminalizzare e dividere gli antifascisti in buoni e cattivi.

ORA E SEMPRE RESISTENZA!

SABATO 13 DICEMBRE

PIAZZA SAN LORENZO ORE 15.00

CORTEO ANTIFASCITA

Firenze Antifascista

Giornata mondiale contro la violenza sulle donne: buon 25 novembre

fontewww.ilfattoquotidiano.it

di Eretica | 25 novembre 2014

Il 25 novembre c’è la svendita di donne ferite, sventrate, massacrate, a cura di uomini violenti, possessivi, sentimentalmente analfabeti. Durante questa giornata, oramai diventata vetrina di chiunque voglia rivendere qualunque cosa, dalle sfilate di mode, alle belle acconciature, agli ingressi in locali notturni, ai convegni con esposizione di donna livida d’autore, vedrete in quanti modi può essere svilita l’immagine di una donna dalle professioniste del vittimismo che considerano quasi un peccato mortale parlare di donne forti, che realizzano sogni e che possono dare un esempio diverso a tutte le ragazze che leggono o sono in ascolto.

E’ una retorica perversa quella che si realizza e che viene condivisa oggi. E’ la giornata in cui le donne vengono valorizzate per i lividi che portano in corpo, e chi non ce li ha farebbe bene a inventarseli perché sembrerebbe quello l’unico modo di essere protagoniste in questa società che si regge sul vittimismo. Mostra i tuoi lividi invece che i tuoi sogni. Mostrati affranta invece che rivendicativa e autodeterminata. Mostrati fragile e consegnati nelle mani di un tutore qualunque che alla prima occasione ti rimetterà al posto tuo perché tu dovrai fare solo quella cosa lì: la vittima.

Giornata contro la violenza

Qual è il guadagno che si fa sulla pelle delle vittime, in questa giornata senza senso? Moltissimo. Fior di soldi pubblici che si muovono per realizzare iniziative in cui le donne abusate diventano fenomeni da baraccone. Soldi che arrivano da vari enti pubblici, per iniziative nelle quali solitamente vedi l’assessore che porge il suo saluto, la deputata che fa un po’ di campagna elettorale rivendicando l’approvazione di leggi che non servono a nessuno, la volontaria d’ordinanza che si improvvisa specialista del settore e non importa se nel percorso governativo stanno prendendo a calci in culo i luoghi che si occupano di questo da molto tempo e che sono consapevoli delle questioni di genere.

Non mi stupirebbe, oggi, vedere della truccatrice horror, a contornare gli sguardi di lividi ben fatti, prima che ciascuna entri in scena ed esibisca un dolore peloso, fatto di bieco interesse e di speculazione che si realizza assumendo la violenza sulle donne come alibi per anestetizzare tutte sulla violenza economica, la lotta di classe, la differenza tra un ceto e l’altro. Sono donne ben vestite, quelle che vedrete circolare oggi, per la maggior parte, e se ne fregano del fatto che non avete casa e reddito. Potrete urlare mille volte che rischiate di morire per lo sfratto esecutivo, per il lavoro ai limiti dello sfruttamento che siete costrette a fare, perché non avete reddito, perché siete nude, di una nudità che non scandalizza nessuno, perché non avete niente, non vi resta nulla, siete senza speranza, sogni, soldi, futuro.

Provate a intervenire ad una delle tante iniziative che si celebrano nella vostre città e chiedete alle donne che fanno tanti bei discorsi quanto e come vorranno sostenervi nella richiesta di casa, reddito,garanzia di diritti che vi mettano in condizioni di essere autonome. Perché il punto chiave della faccenda è tutto qua: cosa discuto a fare, io, di donne morte, se voi state lasciando crepare tante persone privandole di ogni diritto possibile?

Io vi segnalo un articolo scritto a sei mani, da tre donne, io, Angela Azzaro e Anna Paola Concia, tutte arcistufe di questo modo di trattare l’argomento. Contro le #professionistedelvittimismo, perché il vittimismo serve a chi ci vuole deboli. Leggetelo, se potete e pensateci. Buon 25 novembre.

Andrea Cristina

da; dumbles

femminicidio78Andrea Cristina è morta, uccisa in modo terribile e tremendo, come lo è sempre, la vita strappata con perversione e con cattiveria.
Intorno a lei il rito dell’esorcismo sociale che la inquadra prostituta e la definisce “sbandata” e perciò si mette al sicuro in onestà e morale e quindi intoccabilità.
Intorno a lei la costruzione del giallo a tinta forte; non c’è titolo che non parli di “crocifissione” e “serial killer” che fa tanto Top Crime. Delitti che tirano, quelli che generano talk show, libri, inchieste, docufilms ecc.
Intorno a lei anche chi la vorrebbe cancellare dal proprio orizzonte territoriale….
Al telegiornale passa l’immagine di un piede che sposta, rimuove con piccoli calci degli stracci in terra. Sono i suoi vestiti? Se sì, perchè rivoltarli con i piedi? Se no, perchè quelle immagini che indicano sufficenza e disprezzo?
Ecco, intorno a lei né empatia, né rispetto.
Abbia i nostri.

SOMEONE’S MEDITATION

rubo da: Abbatto i Muri
“Questa canzone l’ha scritta un uomo senza fissa dimora laureato metà ghanese metà della sierra leone ospite di un buco nero palermitano per migranti. l’ha arrangiata matilde politi e l’hanno cantata diversi migranti, anche minori stranieri non accompagnati. è interessante soffermarsi un po’ sul testo della canzone. buon ascolto e buona domenica.” (grazie a blatta pollanca :*) 

Immagine anteprima YouTube

Pubblicato in data 20/apr/2014
Sarabbanda’s Production 2014 Copyleft
Song and Lyrics by samuel

Performing: sofian, samuel, yong pac, dimitri, emanuel, mel, ivon and many more
Arrangement by matilde politi
Video and Cut by alessandra voutsinas

MY MEDITATION lyrics

My meditation, is the healing of creation
One people, One Vision
One straight revelation.

My Meditation, is the healing of creation
give me a nation, a a land that is free
give me a people, a true community
and we will show
that we are strong
and our strength is our Unity
that our gold is the quality of our money
that the blood that they shed is a guarantee
that we will fight to the end for our Liberty.

Give us a People, a true Community
Give us a Nation, one Identity.

My one consolation
is the promise to the Nation
of the dedication
of Zion to the Free
It’s my one ambition
to really see this be.
Together we will
hustle and strike to make a better day
and lead the little ones along the brighter way
and send you messages of love
in the reggae way
and show the World that
Love is the rule today.

Give us a People, a true Community
Give us a Nation, one Identity.

Give us a People that are strong and bold
Give us a People that are rich and proud
A people with a Vision
A Unified Creation
Determined to be Free
and make their Own Decisions.
Not a colony
Akin to slavery
Respect the sobriety and dignity of every Minority
Let the Peace and the Bliss
that was meant to be
be free to rule
and then the World be Zion
as in my Meditation.

Give us a People, a true Community
Give us a Nation, one Identity.