LIBERTA’ DI TRASFORMAZIONE CONTADINA

Domenica 4 giugno

LIBERTA’ DI TRASFORMAZIONE CONTADINA –

Piazza Tasso

 

Programma della giornata

ore 9.00 Inizio mercato (saranno presenti banchi da tutta le rete fiorentina

dei mercati autogestiti e dalla rete nazionale di genuino clandestino).

 ore 13.00 Pranzo condiviso: cucina qualcosa e condividilo con tutti.

 ore 15.00 Assemblea/dibattito pubblico sulla libera circolazione dei

prodotti contadini. Interverranno alcune esperienze da altre regioni.

Interverrà Tommaso Fattori + alcuni contadini di GC che hanno scritto la

legge contadina sulla libera trasformazione dei prodotti contadini presentata

alla regione Toscana.

 ore 18.00 Spettacolo con il famoso “teatro contadino libertario”.

Saremo in piazza con i nostri prodotti genuini e clandestini per ribadire, ancora una volta, il diritto alla libera circolazione degli stessi.

Rivendicando la libertà  di trasformazione e il diritto a produrre cibo di qualità genuino e naturale.

Sappiamo che una valida alternativa alla industrializzazione alimentare, quella dei mille pesticidi e coloranti, conservanti ed edulcoranti, della grande distribuzione organizzata, che tira le fila dello sfruttamento del lavoro e dell’ambiente esiste, si chiama agricoltura contadina e scenderà  in piazza ancora una volta per raccontarsi e legittimarsi.

In piazza Tasso faremo dalla mattina alla sera un mercato ricco di prodotti genuini provenienti da diversi territori, con momenti di comunicazione e discussione pubblica, e con spazi dedicati ai giochi e al teatro.

Sarà  una giornata di mercato e festa, ma anche un importante momento di solidarietà  contadina e di lotta per l’autodeterminazione alimentare, per affermare il nostro diritto ad esistere e per opporci collettivamente a multe e sanzioni che continuano a colpire chi rifiuta di delegare la trasformazione dei propri prodotti all’industria del cibo.

Nel primo pomeriggio faremo una assemblea pubblica attorno al nodo della libertà  di trasformazione. Nella scorsa settimana abbiamo appreso che una legge inerente la trasformazione dei prodotti è in discussione alla Regione Toscana.

Una legge scritta anche da contadini genuini e clandestini, che finalmente pone all’ordine del giorno la necessità politica di difendere le forme di vita contadine. Crediamo che questo sia un passo nella direzione giusta.

Un passaggio positivo che ci dispone a una attenzione collettiva in

merito alla scrittura dei regolamenti attuativi. Questa parziale vittoria proviene dalla tenacia e dalla determinazione di chi in questi anni ha avuto la forza di disobbedire a leggi ingiuste, di mettere in campo campagne per la libera trasformazione dei prodotti e buone pratiche agricole quotidiane.

Le radici di questa legge, che speriamo avrà effetti positivi sulla vita di moltissimi produttori, vengono dalle pratiche e dalle mobilitazioni autonome e autorganizzate dei contadini, non dalle tante confederazioni di agricoltori (come Coldiretti e CIA) che in questi anni nulla hanno fatto per sostenere le ragioni di chi lavora la terra.

Infine questa vuole essere una giornata che guarda in avanti, ai tanti territori che vogliamo costruire, tessendo passo dopo passo le reti e le lotte delle agricolture contadine: accesso alla terra, costruzione di mercati genuini, relazioni di mutuo aiuto e di autoformazione, accesso popolare al cibo genuino e biologico,costruzione di alleanze tra il diritto alla città  e il diritto alla campagna.

Che una giornata di mercato sia una giornata di buoni incontri!

Genuino Clandestino Firenze.

 

NO AI TRENI DELLA MORTE

*Venerdì 2 giugno ore 10:30 davanti all'ingresso di Camp Darby*

 per dire: 

SI VUOLE COSTRUIRE UNA NUOVA LINEA FERROVIARIA PER POTENZIARE IL

COLLEGAMENTO TRA LA BASE USA DI CAMP DARBY E IL PORTO DI LIVORNO,

TRASPORTANDO ARMI ED ESPLOSIVI ATTRAVERSO UN TERRITORIO DENSAMENTE POPOLATO

Il progetto, presentato dalla Commissione mista costruzioni italo-statunitense, è stato approvato il 26 aprile dal Consiglio direttivo dell’Ente Parco Regionale Migliarino San Rossore Massaciuccoli.

Esso prevede la realizzazione di una nuova linea ferroviaria che dalla Stazione di Tombolo porta ad un grande terminal all’interno di Camp Darby.

La nuova linea, integrata da un ponte girevole sul Canale dei navicelli,permette il transito di due treni al giorno.

Dopo l’allargamento della darsena interna alla base e i lavori per accrescere la navigabilità del Canale dei navicelli e dello Scolmatore,

si vuole ora potenziare anche il collegamento ferroviario tra la base Usa e il porto di Livorno.

La spesa per la sua realizzazione è a carico delle Ferrovie e degli Enti locali, ossia di noi contribuenti. Sulle nostre spalle già grava una spesa  militare che supera in media i 70 milioni di euro al giorno, pagati con denaro pubblico, destinata a crescere a circa 100 milioni a scapito delle spese sociali per il lavoro, la sanità e la scuola.

Dobbiamo cioè pagare per realizzare un collegamento ferroviario che permette di far transitare attraverso il nostro territorio maggiori carichi di armi Usa. Esse vengono inviate soprattutto in Medioriente per le guerre in Siria, Iraq e Yemen – per mezzo di grandi navi

statunitensi che fanno scalo ogni mese a Livorno.

Come conseguenza, il nostro territorio verrebbe ulteriormente militarizzato.

Crescerebbero allo stesso tempo i rischi per i suoi abitanti, dovuti al transito

di treni carichi di armi ed esplosivi in zone densamente popolate.

UN PROGETTO DI TALE PORTATA NON PUO’ PASSARE SULLE TESTA DI

NOI CITTADINI,FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE, DICIAMO NO

AI TRENI DELLA MORTE.

 

*Appuntamento Venerdì 2 Giugno alle 10:30 davanti all’ingresso della Base

di Camp Darby per un presidio / conferenza stampa*

 

Campagna Territoriale di Resistenza alla Guerra – Area PisaLivorno

 

PER LA PACE E I DIRITTI

 

Le realtà associative e di movimento che promuovono l’iniziativa “Pace e diritti” intendono mettere in evidenza l’intreccio delle varie tematiche su cui esse si impegnano quotidianamente con la questione centrale della pace.

Sono infatti fattori di guerra la ricchezza e il potere nelle mani di pochi, gli attacchi durissimi alla dignità del lavoro, lo sfruttamento illimitato delle risorse, il disprezzo della dignità umana e della democrazia (messa in crisi dal dominio ormai senza limiti del mercato e delle grandi potenze finanziarie), la crescita, in Europa e nel mondo, di regimi fondamentalisti e fascisti. Chi detiene il potere si appropria senza scrupoli di beni che appartengono all’umanità e mette in atto una scriteriata distruzione dell’ambiente globale. Dilagano guerre e azioni terroristiche, che si alimentano a vicenda attraverso una spirale perversa e che provocano morte e distruzione fra la popolazione civile, sostenute dalle immense risorse impiegate per la ricerca, la produzione ed il commercio di armi sempre più distruttive (mentre la follia degli ordigni nucleari costituisce una minaccia costante per l’intero pianeta).

Invece di superare le frontiere in nome di un unico comune destino, l’umanità rischia di naufragare, soffocata dai nazionalismi, dai settarismi, dal sessismo e dal razzismo.

 

Non possiamo stare a guardare.

Mobilitiamoci per una società democratica, che rispetti la dignità umana e del sistema dei viventi.

Firenze, la “citta’ aperta” del Social Forum, deve tornare a far sentire la sua voce, attraverso tutti/e coloro che lottano per la pace e i diritti.

Riteniamo che un’azione per la pace comporti, in un cammino coerentemente progressivo:

 

  • l’attuazione integrale della Costituzione ed il pieno rispetto dell’art.11 – “che ripudia la guerra” -,
  • la democratizzazione delle Nazioni Unite e la riaffermazione della universalità dei diritti umani,
  • lo scioglimento della NATO, strumento di aggressione e non di difesa, e lo smantellamento del complesso politico-militare-industriale ad essa connesso,
  • la riduzione delle spese militari e la riconversione dell’industria degli armamenti,
  • la cessazione immediata della vendita di armi a paesi in guerra o non rispettosi dei diritti umani,
  • il disarmo nucleare totale, secondo la recente proposta dell’assemblea dell’ONU,
  • la difesa e la valorizzazione dell’ambiente, lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabili, la dismissione delle centrali nucleari a livello europeo e mondiale, l’economia a rifiuti zero,
  • la prevenzione e la mitigazione degli effetti del mutamento climatico,
  • il sostegno a un agricoltura che rispetti la salute e l’ambiente,
  • l’uso razionale e democratico dell’acqua,
  • la solidarietà piena e attivamente operante alle lotte dei popoli resistenti (Curdi, Palestinesi, Saharawi).
  • il rispetto della dignità umana e del diritto internazionale in tema di immigrazione ed il pieno riconoscimento del diritto di asilo, così come indicato dall’art. 10 della Costituzione,
  • l’attuazione di corridoi umanitari subito per l’ingresso legale dei profughi/delle profughe sul suolo europeo e l’annullamento degli accordi indecenti con la Turchia e con la Libia,
  • la lotta alla criminalità organizzata, alla corruzione, all’evasione fiscale,
  • il rispetto della dignità del lavoro e dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici,
  • la lotta alle discriminazioni di genere ed il contrasto alla violenza maschile sulle donne,
  • l’affermazione della scuola pubblica e laica, per la formazione di cittadini/e consapevoli, e dotati/e di spirito critico, e per la realizzazione di una società interculturale,
  • il netto contrasto ai trattati internazionali (TTIP, CETA) che avvantaggiano le multinazionali a danno dei diritti, dell’ambiente, della democrazia.

 

Recentemente, a contribuire allo sviluppo di un clima di intolleranza nel Paese, vi sono stati due decreti governativi, poi trasformati in legge, – i decreti Minniti-Orlando –, che restringono i diritti dei/delle richiedenti asilo ed aumentano i poteri dei sindaci al fine di respingere, in nome del cosiddetto “decoro urbano”, chi vive in condizioni di emarginazione, ed è attualmente in discussione in Parlamento una normativa, già approvata alla Camera, che accresce le possibilità di usare le armi per legittima difesa, dando così in diversi casi “licenza di uccidere”.

Si tratta di provvedimenti che contrastano con quanto sosteniamo in nome della convivenza pacifica e civile. Riteniamo che debbano essere ritirati (e non approvati definitivamente nel caso di quello riguardante l’uso delle armi) e che debba essere invece, in tempi brevi, approvata la legge sulla cittadinanza basata sullo “jus soli” e sostituita, finalmente, la normativa sull’immigrazione denominata Bossi-Fini, che già tanti danni ha provocato.

 

La manifestazione “Pace e diritti” vuole essere una tappa per la ricostruzione di un forte movimento pacifista, all’altezza, come partecipazione, di quello dei primi anni 2000 (la 2^ potenza mondiale, secondo la definizione del “New York Times”) e in grado, questa volta, di bloccare davvero la folle corsa verso il baratro intrapresa dalle potenze mondiali – primi fra tutti gli Stati Uniti di Trump -. Con l’auspicio che, come segno di tale rinascita, “fioriscano” di nuovo sui balconi della nostra città, e non solo, le bandiere “arcobaleno”, espressioni della volontà popolare di PACE!

 

Case cantoniere, stazioni, masserie abbandonate…..

Case cantoniere, stazioni, masserie abbandonate: cento immobili gratis

agli under 40 lungo le vie del cicloturismo

 

Il Demanio studia la concessione gratuita disposta dall’Art bonus per far rivivere le strutture in nome del “turismo lento”: si trovano lungo i percorsi ciclopedonali e religiosi dello Stivale

Dopo i fari, il Demanio punta al recupero di vecchie case cantoniere, locande, masserie, ostelli, ma anche piccole stazioni, caselli idraulici, ex edifici scolastici, torri, palazzi storici, monasteri e antichi castelli: oltre 100 immobili pubblici (43 gestiti dall’Agenzia del Demanio, 50 degli Enti territoriali e 10 di Anas), da rimettere a lucido per diventare strutture turistiche – siano essi punti ristoro, alberghi o ciclofficine – lungo percorsi da svolgere rigorosamente “lentamente”, a piedi o in bicicletta.


E’ il progetto Valore Paese – Cammini e Percorsi, presentato dell’Agenzia del Demanio con Mibact e Mit e che riguarda le strutture dislocate lungo gli itinerari storico-religiosi e i percorsi ciclopedonali da Nord a Sud dello Stivale.

 

Il progetto – che fa parte del Piano Strategico del Turismo e del Piano Straordinario della Mobilità turistica – prevede il coinvolgimento di operatori privati o imprese, cooperative e associazioni composte in prevalenza da giovani under 40 che ammoderneranno le strutture coinvolte, prevalentemente in disuso (se non in stato di abbandono) e situate lungo la Via Appia, la Via Francigena, il Cammino di Francesco, il Cammino di San Benedetto e le ciclovie Vento, Sole e Acqua (Acquedotto Pugliese).

Entro l’estate il Demanio dovrà pubblicare gare per dare in concessione gratuita (9 + 9 anni “Dopo il 2017, il progetto sarà replicato anche nel 2018 e nel 2019, sempre dando in concessione 100 immobili ogni anno. Dal Mibact inoltre arriveranno 3 milioni di euro (attraverso 4 bandi) per fornire un tutoraggio alle start up che parteciperanno al progetto e accompagnarle nei primi 2 anni di vita.

Fonte: Repubblica.IT

il Cimitero degli Inglesi rifiorito grazie ai Rom

Firenze, il Cimitero degli Inglesi rifiorito grazie ai Rom

Suora guardiana ha dato loro ‘in cambio’ lezioni italiano

FIRENZE -Il cimitero degli Inglesi di Firenze trasformato in un’isola di iris grazie a due famiglie di giovani rom ‘in cambio’ di lezioni di italiano’. Protagonisti del progetto, che ha cambiato il volto del celebre spazio monumentale funebre nel capoluogo toscano, vicinissimo al centro storico lungo i viali di circonvallazione, la suora e custode del luogo, Julia Halloway, ed una famiglia rom, Daniel e la moglie Diangana, con la sorella e la cugina Maria e Marcela. “Si è trattato sia di insegnare loro l’italiano che di inserirli in attività di tipo professionale, per fare in modo di avvicinarli al mondo del lavoro – spiega Halloway, da tanti anni ‘guardiana’ del cimitero – ma sono stati bravissimi e rapidissimi nell’apprendere la lingua, e con la loro opera hanno cambiato la faccia del cimitero”. In pratica, le ragazze si sono occupate del giardinaggio, piantando tanti iris che hanno reso letteralmente viola l’intero spazio. Mentre Daniel, che è apprendista restauratore, ha rimesso a posto circa 60 tombe ed altri arredi di pietra rimasti danneggiati durante i vari eventi di maltempo che hanno funestato Firenze negli ultimi anni. “Questi ragazzi hanno fatto miracoli – ha commentato la presidente del cimitero Francesca Paoletti – non solo grazie a Daniel il cimitero che era a pezzi, è tornato bello come prima; ma adesso questo luogo assomiglia più a un’isola di fiori che a un’isola di tombe”. 

fonte: Ansa Viaggi Art – Toscana

7 APRILE 2017 Insieme per la salute in ogni paese in Europa

Insieme per la salute in ogni paese in Europa

7 APRILE 2017

Ogni giorno piccoli ospedali e servizi territoriali sono chiusi, la lista d’attesa per
visite e esami si allunga, le condizioni di lavoro dei medici e degli operatori
peggiorano, l’accesso a servizi di qualità e per tutti non è più garantito a migliaia
di persone.
Questa realtà presente in molti paesi europei non è una fatalità! E’ solo la
conseguenza di politiche perseguite dai vari governi e dalle istituzioni europee
con un obiettivo chiaro: vendere la nostra salute privatizzandola.
Per questo motivo e con modalità diverse da paese a paese il servizio pubblico si
riduce o viene distrutto completamente togliendo le risorse umane e i
finanziamenti necessari per il suo buon funzionamento.
Questi attacchi portano inevitabilmente a due tipi di sistema: un servizio
sanitario pubblico per i meno abbienti e una sanità privata per chi se la può
pagare.
Queste politiche sono accompagnate con una propaganda ridondante secondo
cui il privato sarebbe più efficiente e meno caro. Peccato che i dati smentiscono
questa favola: i paesi che hanno adottato una sanità pubblica spendono meno e
i loro cittadini godono di maggiore tutela e di maggiori cure.
Domandiamoci allora a chi conviene privatizzare e commercializzare la salute?
Sicuramente all’industria farmaceutica e delle apparecchiature sanitarie, ai
grandi gruppi di cliniche e di case di riposo private.
Questi fanno profitti con i soldi di ciascuno di noi (tickets, rette). E sicuramente
alle assicurazioni private, che vengono introdotte anche nei contratti di lavoro.
Per contrastare questa deriva noi, e tutti i difensori di una sanità pubblica di
qualità, solidale, gratuita e universale lavoriamo per delle politiche alternative:
per un finanziamento del sistema adeguato, per la scelta di servizi di cure
primarie, per l’attenzione ai determinanti sociali della salute (lavoro, reddito,
educazione, ambiente), per i farmaci generici. I cittadini devono poter contare e
potere decidere le priorità per tutelare la salute e non devono permettere il
profitto dei privati.
In tutta Europa, movimenti e organizzazioni si battono per salvaguardare la
salute pubblica. Contro un futuro che ci viene imposto noi diciamo:
Salute per tutte/i e accesso universale alle cure. Diritti sociali, economici,
culturali e ambientali per tutte/i.
#healthforall – #salutepertutt@ – # santèpourtous
www.europe-health-network.net

volantino-7-4-2017-giornata-della-salute

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PREMIO «DONNE PACE AMBIENTE WANGARI MAATHAI»

I premi 2017 a: Mamme no inceneritore, Mamme “volanti” di Castenedolo, Mamme per la vita di Saponara, Mantua Mothers e a Marina Forti per l’informazione. A sostenere l’impegno delle donne in prima linea per la tutela del territorio e del diritto alla salute

Anche quest’anno, per la sesta volta, l’Associazione A Sud, in collaborazione con la Casa Internazionale delle Donne di Roma, promuove il «Premio Donne Pace Ambiente Wangari Maathai» che ogni anno dal 2012 premia, attorno all’8 marzo, l’impegno delle donne in prima linea per la tutela del territorio e del diritto alla salute.

 

A ridosso dell’8 marzo, il premio ha l’obiettivo di dare un riconoscimento alle donne impegnate in Italia nelle battaglie in difesa della pace, dei diritti di genere e dell’ambiente. […] Nel contesto attuale risulta sempre più urgente incrociare i temi della pace e della solidarietà con quelli dei diritti di genere e ambientali. Parlare di ambiente e di impatti di disastri ambientali oggi vuol dire parlare di donne, le prime vittime dei conflitti ambientali ma anche sempre più spesso le prime leader di proteste in difesa della terra.

Ci sono donne che possono essere considerate eroine al pari dei grandi eroi del passato. Una di esse, a cui è dedicato il premio, è senz’altro Wangari Muta Maathai, prima donna africana a ricevere il Nobel per la Pace nel 2004, che dichiarò al momento della premiazione: «Non ci può essere pace senza sviluppo sostenibile e non ci può essere sviluppo senza uno sfruttamento sostenibile dell’ambiente. La protezione dell’ecosistema deve essere considerata un mezzo per garantire la pace, in Paesi dove la scarsità delle risorse genera inevitabilmente instabilità politiche e sociali». Wangari Maathai, deceduta il 25 settembre 2011 a Nairobi in Kenya, ha lottato per più di 30 anni in difesa dell’ambiente e dei diritti delle donne ed ha contribuito in maniera significativa alla democratizzazione della sua nazione.
Durante l’iniziativa, che si terrà il prossimo 7 marzo 2017 presso la sede della Casa Internazionale delle Donne a Roma, quattro realtà italiane impegnate nella difesa dei diritti dei cittadini, dei territori e dell’ambiente riceveranno, come riconoscimento per il loro impegno civile e politico, i PREMI ARIA, ACQUA, TERRA E FUOCO. A ritirare il premio saranno altrettante donne attiviste, in rappresentanza di tali realtà. Sarà inoltre consegnato in questa occasione il Premio Speciale “Giornalismo Ambientale” intitolato alla memoria di Carla Ravaioli, maestra di vita e di lotte.

INFO: http://asud.net/ Continua a leggere

IL CARCERE COME LUOGO DI ESCLUSIONE E DI ANNULLAMENTO DELLA PERSONA:

 

 UNA CONVERSAZIONE CON CARMELO MUSUMECI*

Written by Roberto Fantini

Fin dall’inizio della mia carcerazione (un quarto di secolo fa), ho cominciato a scrivere e non ho mai smesso. Per qualsiasi prigioniero la scrittura è un ponte fondamentale per collegarsi al mondo esterno, io quasi ogni giorno mandavo lettere e articoli a mezzo mondo per fare sentire la mia voce e sto continuando a farlo anche in regime di semilibertà. Carmelo Musumeci

Tutti i grandi saggi e maestri dell’umanità, dalle epoche più lontane ad oggi, sempre ci hanno spiegato e insegnato che non sarà mai possibile spegnere l’odio alimentando l’odio, mai estinguere la violenza praticando la violenza, mai estirpare la sofferenza generando sofferenza. Principio filosofico questo assai ben recepito dai Padri costituenti che, nell’affrontare la “questione giustizia”, previdero chiaramente il carattere rieducativo delle pene. Il che dovrebbe comportare, nella realtà, che ogni sistema punitivo venga essere pensato, progettato, diretto ed attuato al fine di favorire al massimo un processo positivo di sviluppo della persona del reo, nella prospettiva di innescare un percorso maieutico volto a far emergere le sue migliori potenzialità, contenendo, arginando, eliminando progressivamente, altresì, tutte quelle inclinazioni di tipo distruttivo che lo hanno precedentemente condotto ad arrecare danni alla collettività. Tutto ciò, purtroppo, è ancora troppo spesso qualcosa di chimerico. Ancora oggi, le pene che si abbattono sul condannato sono pene che offendono, che feriscono, che seminano dolore e umiliazione, che gettano nella disperazione.Di questo abbiamo avuto la possibilità di parlare con una persona straordinaria che, nonostante le durezze di una lunga vita imprigionata, ha saputo trovare la via per compiere un bellissimo cammino di maturazione interiore.

Carmelo, tu, durante la tua lunga esperienza carceraria, hai saputo attuare un ammirevole percorso di autoformazione.

In un tuo recente articolo, però, dici che la cosa che più detesti è quando ti viene rivolta la seguente domanda: “Ma, allora, il carcere ti ha fatto bene?” Ci spieghi perché?

Quando mi fanno questa domanda sembra sottointeso che sono migliorato grazie al carcere, invece penso che sono riuscito a crescere interiormente nonostante il carcere, perché questo è un luogo oscuro ai più, dove il concetto di espiazione diventa un concetto di dominio, di sopraffazione, per farti diventare più cattivo e più criminale. Diciamoci la verità, a molti politici non interessa assolutamente sconfiggere certi fenomeni criminali e devianti, hanno interesse che il carcere continui a essere solo una discarica sociale, per acquisire consensi sociali e voti elettorali.

Ritengo che la tua notevole esperienza personale possa costituire una fonte preziosa di opportunità per ragionare con maggiore consapevolezza sulla complessità della natura umana, sui suoi limiti, ma anche sulle sue infinite risorse. Non credi?

Sono d’accordo anche perché, in particolar modo per i giovani, può essere utile conoscere il male, per evitarlo. E raccontare la mia esperienza negativa può essere da deterrente a molti ragazzi a rischio di devianza. Per alcuni anni ho fatto parte di un’ iniziativa che portava intere scolaresche in carcere ad ascoltare le storie dei cattivi. Le modalità erano semplici: venivano intere classi di scuola superiore (a volte più di una classe) e ascoltavano tre storie di detenuti, partendo dalla loro situazione familiare, sociale e ambientale, di dove uno era nato e dove era maturato il reato. Credo che non sia facile per i detenuti raccontare il peggio della loro vita con onestà e obiettività, ma penso anche che sia un modo terapeutico per prendere le distanze dal proprio passato e riconciliarsi con se stessi. Penso che parlare a dei ragazzi, aiuti a formarsi una coscienza di sé e del significato del male fatto agli altri. E guardare gli sguardi e gli occhi innocenti dei ragazzi aiuta molto ciascuno di noi a capire quali siano state le ragioni dell’odio, della rabbia, della violenza dei nostri reati, più di tanti inutili anni di carcere senza fare nulla. Penso che non sia neppure facile per i ragazzi ascoltare dal vivo le nostre brutte storie, anziché sentirle solo alla televisione o leggerle sommariamente nei giornali. Credo che, in questo modo, percepiscano meglio che molte volte dietro certi reati non ci sono dei mostri, ma ci sono semplicemente delle persone umane che hanno sbagliato. Poi dalle nostre risposte alle loro domande scoprono anche che il carcere rappresenta spesso un inutile strumento d’ingiustizia, un luogo di esclusione e di annullamento della persona, dove nella maggioranza dei casi si vive una vita non degna di essere vissuta.

Sicuramente, i problemi da risolvere nel nostro universo carcerario sono molteplici e assai complessi. A tuo avviso, cosa andrebbe modificato in maniera assolutamente prioritaria e ineludibile? Le strutture? La formazione del personale penitenziario? Il sistema legislativo? Le strategie politiche?

Tutte queste cose insieme e molto ancora di più. Penso pure che il carcere che funziona sia quello che non costruiranno mai. Molti pensano che il carcere sia la medicina. Ciò non è vero, perché il carcere rappresenta piuttosto una malattia della società, la gabbia dell’odio e della rimozione sociale. In luoghi come questi non si migliora, ma si peggiora. Continuando a sentirci ripetere che siamo irrecuperabili, che siamo dei mostri, che siamo cattivi, alla fine ce ne convinciamo e cerchiamo di esserlo davvero. Nella maggioranza dei casi l’istituzione penitenziaria opera ai margini del diritto, in assenza di ogni controllo democratico, nell’arbitrio amministrativo e nell’indifferenza generale. Ma, forse, la cosa peggiore del carcere è che la tua vita dipende da altri che, continuamente, ti dicono cosa devi fare e quando e come devi farlo. Spesso questi “altri” sono peggiori di te e tu devi per forza sottostare ai loro capricci. Per questo motivo, dentro queste mura, è quasi impossibile conservare dignità e orgoglio. Il carcere è una fabbrica di stupidità. E non migliora certo l’uomo. Il più delle volte lo rende scemo.

Ti sembra che, nonostante i tanti gravi problemi irrisolti, in questi ultimi anni sia stato possibile registrare qualche segnale di progresso di una certa importanza?

Qualche segnale c’è stato, ma ancora troppo poco per salvare qualche vita umana ed ho notato che nell’anno appena passato i suicidi in carcere sono stati ancora molti.

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*Carmelo Musumeci nasce il 27 luglio 1955 ad Aci Sant’Antonio, in provincia di Catania. Condannato all’ergastolo, è attualmente in regime di semilibertà presso il carcere di Perugia. Entrato con licenza elementare, mentre è all’Asinara, in regime di 41 bis, riprende gli studi da autodidatta, terminando le scuole superiori. Nel 2005 si laurea in Giurisprudenza con una tesi in Sociologia del diritto dal titolo Vivere l’ergastolo. Nel maggio 2011 si è laureato presso l’Università di Perugia, al Corso di Laurea specialistica in Diritto Penitenziario, con una tesi dal titolo La pena di morte viva: ergastolo ostativo e profili di costituzionalità. Il 16 giugno 2016 si è laureato in Filosofia, presso l’Università degli Studi di Padova, discutendo la tesi Biografie devianti. Nel 2007 ha conosciuto don Oreste Benzi e da allora condivide il progetto Oltre le sbarre, programma della Comunità Papa Giovanni XXIII.

Da anni promuove una campagna contro il “fine pena mai”, per l’abolizione dell’ergastolo.

Chi volesse scrivere a Carmelo Musumeci può farlo al seguente indirizzo email: zannablumusumeci@libero.it

Per conoscere la ricchezza delle sue numerose pubblicazioni: 

www.carmelomusumeci.com

www.flipnews.org/component/k2/il-carcere-come-luogo-di-esclusione-e-di-annullamento-della-persona-una-conversazione-con-carmelo-musumeci.html

immagine da web