In ricordo di Mor Diop e Samb Modou

Sul corteo per Samb e Diop a San Jacopino.

Chiudiamo le sedi di CasaPound, smascheriamo e respingiamo razzismo e fascismo!

Ieri, sabato 16 dicembre un corteo composto da 500 antifascisti ha attraversato le vie del quartiere di San Jacopino

Un corteo determinato che, nonostante la pioggia, ha saputo scandire slogan, cantare e comunicare con gli abitanti del quartiere per le oltre due ore di manifestazione.

Dal microfono parole chiare e dirette: “Oggi siamo in piazza per ricordare Samb e Diop, i due lavoratori senegalesi che sei anni fa furono uccisi in piazza Dalmazia dal neofascista Casseri, militante di Casa Pound. Siamo venuti in questo quartiere perché da qualche tempo qua è aperta propria una sede di Casa Pound.”

 

Ci pare opportuno infatti che tutti sappiano come si muovono questo soggetti. Al pari di tutti i partiti politici con cui sono in lizza per le prossime elezioni anche Casa Pound sta strumentalizzando tutte le problematiche e le contraddizioni per un pugno di voti.

Quando si presenteranno pubblicamente, che sia in piazza o in qualche comitato di quartiere, lo faranno con la faccia pulita dei bravi ragazzi dietro la facciata del “cittadino indignato”, del “genitore preoccupato” o dello “studente volenteroso” cercando di camuffarsi: ma fascisti sono e fascisti rimangono.

Parleranno di degrado e sicurezza ripiegando sempre sulla solita retorica razzista.

Lo spaccio: colpa degli immigrati, non certo della malavita con cui non esitano ad avere rapporti nei contesti in cui ciò è possibile. Bisogna ricordare bene che per loro le sostanze stupefacenti non sono un problema strutturale in questa società ma il problema è la forma in cui queste vengono vendute. Se ciò avviene per strade sotto gli occhi di tutti ciò rappresenta un problema, ma non lo è quando si va a comprare la cocaina, giusto per fare un esempio, a casa del pusher come fanno molti di loro.

Lo stupro: colpa degli immigrati, non certo del patriarcato e della cultura maschilista da cui siamo pervasi. Quando a stuprare sono gli immigrati allora sorge il problema. Questo non tanto per l’atto infame, di violenza e sopraffazione che l’uomo esercita sulla donna ma proprio perché a stuprare è stato un immigrato. Infatti parlano di “difendere le nostre donne”: evidentemente quando la violenza o lo stupro avvengono tra le mura domestica sotto il “sacro vincolo del matrimonio” o sono due agenti in divisa a commetterlo non è un problema.

Il business dell’accoglienza: colpa degli immigrati, non certo di sfrutta le loro terre e lucra sulla loro vite.

Ancora una volta scaricano il peso della loro frustrazione contro un anello debole e non contro chi si sfrega le mani nel gestire i centri d’accoglienza e quel business come a Roma, dove la “Mafia Capitale” del loro amico Carminati, con cui condividono l’avvocato e molte amicizie, si era infilata proprio in questo giro d’affari.

Nel momento in cui sarebbe sempre più forte la necessità di attivare processi di mutuo soccorso e solidarietà nei quartieri loro cercano di impedire la ricomposizione di un tessuto sociale attivo capace di rialzare la testa e lottare contro le politiche di privatizzazione e desertificazione dei quartieri stessi.

Nel frattempo il PD oggi si vorrebbe far paladino dell’antifascismo nella stessa logica con cui i fascisti si fanno paladini del decoro: capitalizzare a livello elettorale la necessità di argine una presunta “onda nera” che starebbe travolgendo tutto e tutti.

Ebbene, noi quest’onda nera la conosciamo da tempo e ci sembra che sia la stessa che accoltellava, uccideva e aggrediva in tempi più o meno recenti. Non ci sembra che ora sia diverso da prima. Vediamo semmai un’esposizione mediatica sempre maggiore concessa proprio ai fascisti che evidentemente, partiti come il PD, hanno interesse a far apparire forti per rastrellare qualche voto anche a sinistra “dichiarandosi antifascisti” dopo aver già rastrellato i voti a destra con il proprio uomo di punta: Minniti.

Ma vogliamo esser ancora più chiari. Noi con il PD non c’entriamo niente e soprattutto il PD non c’entra niente con le pratiche e i valori dell’antifascismo ma anzi, ne rappresenta l’esatto contrario con le sue politiche di guerra, di sfruttamento e discriminazione.

Abbiamo poi portato un ultimo messaggio per i fascisti che siamo andati a trovare fin sotto casa loro, come da tradizione sempre addobbata di lampeggianti blu: possono camuffarsi quanto vogliono ma noi saremo pronti a smascherarli. C’hanno provato in Ganivana, a Coverciano, ora a Sesto e all’Isolotto ma alla fine se ne sono sempre dovuti andare con la coda tra le gambe.

 

Oggi come ieri, Firenze è Antifascista.

Revocato dalla Regione l’incontro con Lealtà Azione – Progetto Dinamo

Nessuno ne conosceva la provenienza!!!?

Fuori i Nazifascisti di Lealtà Azione/Progetto Dinamo da Firenze!

DI FIRENZE ANTIFASCISTA 3 MAGGIO 2017

Ci risiamo: venerdì 5 maggio il Consiglio Regionale ospita in via Cavour 4 l’ennesima iniziativa pseudoculturale sponsorizzata da Jacopo Alberti della Lega Nord, in collaborazione con Progetto Firenze Dinamo e il suo presidente Domenico Del Nero. A questi si aggiunge per l’occasione Identità Europea, sigla promossa da Franco Cardini “affinché la civiltà cristiana torni ad essere riconosciuta come la fondamentale base della civiltà e della vita associata del nostro continente”.

L’apparente neutralità dell’iniziativa e le presenze “prestigiose” non ci traggono certo in inganno sulla natura dei promotori: Progetto Firenze Dinamo è una sigla utilizzata dai nazisti di Lealtà Azione Firenze.

Lealtà Azione rappresenta il nodo italiano della rete internazionale Hammerskin, nata negli anni ’80 a seguito di una scissione con il Ku Klux Klan. Si tratta di fanatici razzisti che credono nella supremazia della razza bianca, con ramificazioni in diversi Stati USA e paesi europei. La anti-defamation league li ha definiti il gruppo neonazista più organizzato e violento degli USA, e i suoi membri hanno commesso numerosi crimini a sfondo razzista. I militanti europei si definiscono “nuovi cavalieri di un medioevo post moderno, crociati schierati in difesa dell’Europa bianca”.

In Italia, questa realtà, che trova principalmente in Lombardia la sua base di militanti, è stata promotrice di raduni e concerti anche a carattere internazionale, con delegazioni naziste da mezza Europa ed esponenti del Ku Klux Klan USA. I suoi membri si sono resi responsabili negli anni di numerose aggressioni armate ai danni di militanti di sinistra.

Il 25 aprile commemorano al cimitero monumentale di Milano i caduti della RSI e dei volontari italiani SS con una sfilata in stile militare e sfoggio di bandiere e saluti romani. Quest’anno gli è andata male visto che la reazione degli Antifascisti ha impedito di ripetere l’orrenda parata prima forzando le autorità a vietarla e poi presidiando in massa il cimitero. Si sono in parte rifatti pochi giorni dopo, nella giornata in cui il ricordo della “vittima” Ramelli diventa l’occasione per cancellare la memoria delle stragi di Stato e della violenza fascista negli anni Settanta. Come per le foibe, hanno sfruttato il revisionismo istituzionale per l’ennesimo sfoggio della solita lugubre paccottiglia fascista.

A Firenze, così come a Milano, questi fascisti sono saldamente alleati con la Lega Nord, che sostiene e rilancia le iniziative pseudo benefiche delle loro sigle collaterali (Bran.co, La Caramella Buona, Memento, I Lupi danno la Zampa…).

Ma la cosa più grave è che numerose sono state le iniziative in luoghi concessi dalle istituzioni e/o con “sponsorizzazioni” del Consiglio Regionale Toscano o della Regione Toscana. Le abbiamo raccolte in un Dossier disponibile su Internet: http://(https://www.facebook.com/pg/Firenze-Antifascista-1750574881828219/photos/?tab=album&album_id=1947904612095244 )

Ma non basta: il Del Nero è stato addirittura premiato per il suo impegno culturale da Eugenio Giani, presidente del Consiglio Regionale!

Anche se i fascisti di Progetto Dinamo mascherano propria matrice politica, non è certo difficile capire chi siano realmente. A questo punto l’interrogativo è: PD, istituzioni, Giani, Rossi… hanno in vario modo contribuito a queste iniziative per complicità o per semplice ignoranza? Non sarà forse che il loro antifascismo da parata vale solo per un giorno l’anno? In tutti i i casi si tratta di qualcosa di grave e inaccettabile. Non ci sono attenuanti. Ci sembra che sia tutto molto chiaro: si tratta di scegliere se continuare a sostenere un gruppo di fascisti che maschera le proprie idee razziste/omofobe/ guerrafondaie dietro iniziative “culturali”.

Nessuna agibilità ai fascisti!

Presidio Venerdì 5 maggio ore 17, via Cavour 4

*Firenze Antifascista

APPELLO alla SOLIDARIETÀ con i rifugiati di ex- Aiazzone

++ APPELLO alla SOLIDARIETÀ con i rifugiati di ex- Aiazzone++

Oggi, dopo aver rifiutato le proposte indecenti di Comuni e Prefettura, i rifugiati di Ex- Aiazzone hanno occupato uno stabile.
La maggior parte degli effetti personali degli abitanti sono andati distrutti durante l’incendio, per questo all’occupazione c’è bisogno di:
-letti e materassi
-coperte
-lenzuola e cuscini
-vesititi caldi e giubbotti
-scarpe
-stufe
Da portare in via Spaventa 4 (zona Parterre, vicino piazza Libertà) tutti i giorni dalle 17 alle 21.
CASA,DIRITTI, DIGNITÀ PER TUTTI!

Movimentodilotta PerlacasaFirenze

Presentazione al Next Emerson (Firenze)

Radio wombat organizza http://www.csaexemerson.it/ven-23-dicembre-wombatantinatale/

Venerdi’ 23 dicembre

dalle 19.30, cena e presentazione della

Scarceranda 2017 – Agenda anticarceraria a cura di Radio Ondarossa

Scarceranda è un’agenda autoprodotta da Radio Onda Rossa dal 1999. Il suo motto fin dalla nascita è “contro ogni carcere giorno dopo giorno, perché di carcere non si muoia più, ma neanche di carcere si viva”.

dalle 22

N.E.E.M. Nuove Esperienze Eretico Musicali – Orchestra improvvisativa mutante, since 1972

Come, non sai chi sono i NEEM? Guarda qui..
http://www.burpenterprise.com/burp/burp-publications/mhmusic/e-neem-projekt/

Data evento: Venerdì, 23 Dicembre, 2016 – 19:00
Luogo evento: via di Bellagio 15, Firenze

da: http://scarceranda.ondarossa.info/evento/2016/presentazione-next-emerson-firenze

Turchia, 500mila curdi costretti a lasciare casa

Turchia, 500mila curdi costretti a lasciare casa

di Redazione Video / de.pi

Sfollamento forzato, punizione collettiva e pulizia etnica di Sur, centro storico della città di Diyarbakir

Decine di migliaia di abitanti di Sur, il centro storico della città di Diyarbakir -dichiarato patrimonio dell’umanità dell’Unesco-, fanno parte di una stima di circa 500.000 persone costrette a lasciare le loro abitazioni durante l’ultimo anno a causa della brutale repressione esercitata dalle Autorità turche. La denuncia è di Amnesty International. Questo sfollamento forzatopuò essere considerato una punizione collettiva.

Mentre il Governo di Ankara intensifica la soppressione delle voci dell’opposizione curda, il rapporto ‘Sfollati ed espropriati. Il diritto degli abitanti di Sur al rientro a casa‘ di Amnesty International rivela la disperazione e la sofferenza delle famiglie costrette a lasciare il centro storico di Diyarbakir -la principale città del sud-est turco, a maggioranza curda- a causa delle operazioni militari lanciate alla fine del 2015 e di mesi di coprifuoco 24 ore su 24. Le case di quello che una volta era un quartiere affollato sono state distrutte dai bombardamenti, demolite ed espropriate per far posto a un progetto di sviluppo di cui probabilmente beneficeranno ben pochi ex residenti.

«Un anno dopo l’imposizione del coprifuoco 24 ore al giorno, migliaia di abitanti di Sur restano lontani dalle loro case, lottando per arrivare alla fine della giornata e avendo di fronte a sé un destino incerto in un contesto sempre più repressivo», ha dichiarato John Dalhuisen, direttore per l’Europa di Amnesty International.
«Mentre la repressione contro la società civile nel sud-est della Turchia è ampiamente nota, si conosce assai poco dello sfollamento forzato che ha devastato la vita di persone comuni col pretesto della sicurezza», ha proseguito Dalhuisen.

Nel luglio 2015, dopo l’interruzione del cessate-il-fuoco, sono ripresi gli scontri tra gruppi armati legati al Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) e le forze di sicurezza turche. Dopo la proclamazione dell’autogoverno e la costruzione di barricate e trincee a Sur, come in altri centri del sud-est, le Autorità hanno imposto il coprifuoco 24 ore su 24 e hanno avviato operazioni di sicurezza col massiccio impiego dell’esercito.
L’11 dicembre 2015 è stato dichiarato un coprifuoco a tempo indeterminato 24 ore su 24 in sei dei 15 quartieri di Sur. Agli abitanti è stato vietato di lasciare le loro abitazioni anche per acquistare cibo e medicinali. La Polizia ha iniziato a girare per le strade con gli altoparlanti, ordinando agli abitanti di lasciare la zona. Le forniture di acqua e di elettricità sono state interrotte per lunghi periodi di tempo mentre le case venivano centrate dall’artiglieria e crivellate dai proiettili.
Una donna che ha tentato di resistere in casa ha raccontato ad Amnesty International: «Ero con i miei due bambini, non abbiamo avuto acqua per una settimana. Un giorno hanno lanciato in casa un candelotto di gas lacrimogeno. Non abbiamo avuto l’elettricità per 20 giorni. Volevo andare via ma non avevo alcun posto dove dirigermi».
Gli scontri sono terminati nel marzo 2016 ma il coprifuoco è rimasto in vigore in buona parte di Sur.

Dopo lo sfollamento forzato degli abitanti, le proprietà sono state espropriate dalle autorità turche e molti edifici sono stati demoliti. Sebbene il coprifuoco e le distruzioni lo rendessero praticamente impossibile, alcuni abitanti sono tornati a Sur per trovare le loro case sottosopra e le loro proprietà saccheggiate o distrutte.
«Non riesco neanche più a piangere. Tutte le lacrime le ho versate per la mia casa che non c’è più» – ha dichiarato ad Amnesty International un uomo che, rientrato a Sur dopo otto mesi, ha trovato le mura di casa sbriciolate.
Un altro uomo ha trovato tutti i suoi beni personali dati alle fiamme. La Polizia l’aveva costretto a lasciare l’abitazione, dove viveva col padre e col fratello: «Ci hanno puntato le pistole alla tempia», ha raccontato. Inizialmente i tre uomini erano stati accusati di reati di terrorismo, poi sono stati prosciolti.
Una donna è stata minacciata dalla Polizia al rientro a Sur, sei mesi dopo averla abbandonata, e ora non intende più tornare: «Abbiamo trovato tutte le nostre cose a pezzi e accatastate in un cortile». Alla sua famiglia è stato proposto un risarcimento equivalente a circa 800 euro per la perdita dei loro beni, una frazione rispetto al valore effettivo. «Volevamo fare ricorso ma ci hanno detto che non avremmo ottenuto di più, quindi abbiamo firmato».

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DOPO LA SENTENZA CONTRO GLI 86


QUALCHE RIFLESSIONE SU REPRESSIONE E SOLIDARIETÀ DOPO LA SENTENZA
CONTRO GLI 86

67 compagni/e condannati per complessivi 66 anni ed 8 mesi di
detenzione, 15 assolti e diversi reati non passibili di condanna, tra
cui l’accusa di “associazione a delinquere” per 7 persone.
  Queste, in breve, le cifre finali della sentenza di I° grado per il
processo al Movimento Fiorentino: A fronte di una serie di iniziative
punite con la condanna, i giudici hanno fatto cadere l'accusa di
associazione a delinquere, reato su cui era stata, in parte, costruita
l’inchiesta e che aveva molto eccitato la stampa locale. Di fatto
una bocciatura dell’impianto accusatorio e dell’indagine condotta
dal Pubblico Ministero Coletta con l’ausilio della Digos di Firenze.
L’applicazione del reato associativo aveva, però, già svolto
parte del suo compito: permettere mesi e mesi di intercettazioni
telefoniche ed ambientali, prolungare l’inchiesta per oltre due
anni, inserire in un unico processo diverse iniziative di lotta che
poco avevano a che fare con le persone inizialmente indagate,
consentire l’utilizzo della custodia cautelare per 35 persone tra
domiciliari e firme ed alla criminalizzazione delle lotte politiche e
sociali in città. D’altra parte, non si può certo essere
soddisfatti di come siano andate le cose: 67 condanne complessive, con
pene da due anni fino a 6 mesi, quasi sempre superiori alle richieste
del PM, sono il frutto della compensazione dei giudici rispetto alla
bocciatura del reato associativo. Vengono puniti in maniera pesante,
con condanne dai 2 anni all’anno e mezzo, soprattutto alcuni
episodi: la contestazione alla Santanchè al Polo di Novoli, le
manifestazioni studentesche che portarono a cortei non autorizzati,
l’occupazione della stazione e in particolar modo le due
manifestazioni di solidarietà successive ai primi arresti. Tanti
altri compagni/e sono invece stati condannati per altri reati
specifici come cortei non autorizzati, iniziative studentesche,
manifestazioni antifasciste, contro la guerra, scioperi generali e
manifestazione contro i piani di Governo e Confindustria. Insomma, da
una parte si ridimensiona il processo, dall’altra vengono
pesantemente condannati 67 compagni/e impegnati nelle lotte degli anni
2009 e 2011, che confermano [105] quanto questo processo sia rivolto
all’intero movimento fiorentino. Chi continua a voler sventolare la
sua personale bandiera di un processo, contro l’Onda fiorentina, su
cui la scure repressiva si sarebbe abbattuta colpendo i giovani che
stavano mettendo “pericolosamente” in discussione il futuro del
capitalismo, ha evidentemente una visione del tutto soggettiva.
  Lo fa esclusivamente in maniera strumentale, nel goffo tentativo -tra
  l’altro- di ascrivere a se un intero movimento studentesco. Chi
  ritiene che la repressione agisca esclusivamente in risposta alle
lotte, non coglie la profondità dell’agire statuale, a cui
  interessa poco colpire un gruppetto di ragazzini agitati di un singolo
collettivo e molto di più l'azione capillare di controllo e
criminalizzazione ed il piano generale su cui un singolo processo, di
un singolo Pm, si sviluppa.
  E’ questa lettura che ha portato negli anni a numerosi momenti in
cui la differenziazione l’ha fatta da padrona, dall’invito a
disertare il presidio di solidarietà in occasione dell'udienza
preliminare del processo sino alla campagna “io m’associo”,
volta esclusivamente alla solidarietà verso i 7 compagni/e accusati
di Associazione a Delinquere, ignorando volontariamente che ve ne
fossero altri 80 da difendere. Evidentemente peró la solidarietà si
dà solo ai propri simili e risulta inutile chiudere i propri
comunicati con roboanti "siamo tutti black bloc" se poi il bellissimo
slogan “Si parte e si torna insieme” non lo si fa valere anche
lontano dalla Valsusa… Di fronte a questa sentenza c’è poco da
festeggiare. C’è poco da festeggiare di fronte a diversi
compagni/e, condannati fino a 2 anni per essere stati protagonisti dei
momenti di lotta e delle manifestazioni di solidarietà dopo i primi
arresti, ed è, per noi, estremamente grave, per non dire vergognoso,
che non ci si senta di portare almeno sostegno a chi ti ha manifestato
il suo. Per noi la solidarietà politica ha un altro valore, va data a
prescindere dall’appartenenza e persino dalla condivisione o meno di
alcuni atti, deve essere pratica costante e patrimonio di tutto il
movimento di classe. Se noi per primi non diamo i giusti segnali e non
torniamo a considerare la solidarietà come elemento fondante di
qualsiasi idea rivoluzionaria,la nostra classe continuerà a perdere
coesione, legami, relazioni, e il mutuo soccorso lascerà ancora di
più il posto all’invidia, alla rabbia e all’egoismo.
La solidarietà è uno strumento e una pratica di lotta che deve
esser capace di tenere insieme un ragionamento complessivo per saper
meglio contrapporsi alla strategia repressiva, altrimenti corriamo il
rischio di relegarla ai soli benefit o slogan, importanti ma non
sufficienti, e di esprimerla solo nei confronti dei propri affini e
delle pratiche che riconosciamo come nostre.
La solidarietà, invece, a partire dal carcere e al di fuori di esso,
deve tenere insieme tutti i soggetti colpiti dalla repressione: dai
prigionieri politici fino all’ultimo proletario.
  La solidarietà è parte integrante della lotta e la lotta stessa è
solidarietà. Per noi non è un processo chiuso e crediamo che ancora
  i/le condannati/e abbiano bisogno di sostegno politico. Quello che è
arrivato alla sentenza di I grado è, purtroppo, solo uno dei processi
aperti che ci vedono tutti coinvolti. Solo nel mese di dicembre altre
tre udienze vedranno decine di compagni sul banco degli imputati per
iniziative antifasciste e contro il Job Act. A Firenze come in tutta
Italia, le lotte politiche e sociali si trovano ad affrontare da molti
  anni, con intensità diverse ma sempre nel segno di un attacco deciso
verso le forme di lotta conflittuali e che si pongono fuori dalle
compatibilità, il terreno della repressione. Noi questo terreno
dobbiamo praticarlo, dobbiamo praticare e trasmettere analisi e
coscienza, non possiamo permetterci oggi più che mai, di lasciare
nessuno da solo e continueremo a farlo con tutti/e coloro che su
questo terreno vogliono confrontarsi.

  Centro Popolare Autogestito di fi sud

Perché i telegiornali oscurano la manifestazione delle donne?

| nonunadimeno

Ieri a Roma una manifestazione di almeno 200 mila persone condotta dalle donne, potente e bella come una marea, ha detto all’opinione pubblica di questo Paese che la violenza maschile deve finire perché rovina e spegne le nostre vite, e che le femministe hanno la competenza, il metodo e l’esperienza per sapere quali misure adottare e quali interventi. Oggi discuteremo in migliaia alla Università di Roma un piano d’azione nazionale femminista contro la violenza maschile che sia utile ed efficace. Quando sarà pronto chiederemo con tutte le nostre forze che venga adottato.

Ma nelle edizioni della sera i maggiori telegiornali hanno fatto scomparire la notizia.

Il TgUno, che appena il 25 novembre condannava la violenza sulle donne, ieri sera ha intervistato solo la Ministra Boschi e poi, come per caso, è stata data la notizia che migliaia di donne avevano sfilato a Roma per dire no alla violenza.

RaiDue ha mostrato un papà con un bambino sullo sfondo del Colosseo e della manifestazione, sembrava una festa per famiglie.

La7 non si è accorta di niente.

E allora si pone un problema di democrazia e rispetto delle leggi.

Non accettiamo più che i governi non agiscano da subito per contrastare il femminicidio, che si chiudano i Centri Antiviolenza, che non si faccia prevenzione, educazione, formazione. Volete un’altra manifestazione, più grande? Noi abbiamo le ragioni urgenti, l’energia e la rabbia per farla.

Non Una Di Meno stampa.nonunadimeno@gmail.com

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da:http://nonunadimeno.wordpress.com/2016/11/27/perche-i-telegiornali-oscurano-la-manifestazione-delle-donne/

LA LOTTA E’ L’UNICA VIA… SOLIDARIETÀ!

Audio – RadiOndaRossa: 17-18/11 Solidarietà agli 86 imputati a Firenze per il processo contro il movimento fiorentino

LA LOTTA E’ L’UNICA VIA… SOLIDARIETÀ!

Nella mattinata del 18 novembre nell’aula bunker del Tribunale di Firenze è fissata l’ultima udienza del primo grado del processo contro il movimento fiorentino. I giudici procederanno quindi alla lettura della sentenza partendo dalle richieste dell’accusa: 71 anni e 9 mesi di carcere! Il processo è frutto di un’inchiesta aperta dalla procura fiorentina nel 2009 che formulò l’ipotesi del reato di associazione a delinquere applicata alle lotte politiche e sociali. L’utilizzo del reato associativo ha permesso l’autorizzazione di intercettazioni ambientali e telefoniche, ha sancito il prolungamento delle indagini fino a quasi due anni determinando l’allargamento dell’inchiesta dal contesto studentesco da cui era partita, nello specifico dallo Spazio liberato 400 colpi, a tutte le altre mobilitazioni che stavano investendo il territorio come quella contro la costruzione di un CIE in Toscana, quella antifascista fino alle lotte dei lavoratori. L’utilizzo del reato associativo è servito poi per alimentare la campagna mediatica di criminalizzazione del movimento e soprattutto ha legittimato le successive misure cautelari.

Il 4 maggio 2011 scattò la prima operazione di polizia che portò a diverse perquisizioni e ai primi arresti. Nelle settimane successive l’inchiesta si allargò alle manifestazioni che furono organizzate per rispondere all’attacco repressivo. Il 13 giugno si arrivò così alla seconda operazione di polizia che portò ad un totale di 86 compagni imputati nel processo di cui 35 sottoposti a misura cautelare tra arresti – uno in carcere gli altri ai domiciliari – e obblighi di firma.

Dopo la grande manifestazione di solidarietà del 9 aprile scorso pensiamo sia fondamentale tornare in piazza in sostegno dei compagni coinvolti in questo processo. Crediamo sia importante farlo per rimettere sul piatto la questione repressiva e la nostra capacità di risposta sia in occasione dei singoli processi che su un piano piú generale. Sono già tanti gli appuntamenti e le scadenze in programma per i prossimi mesi di lotta così come sono molti i processi che si chiuderanno e si apriranno contro i militanti fiorentini: il 30 novembre si aprirà il processo per la manifestazione antifascista del dicembre 2014 alle Piagge, a dicembre altri antifascisti saranno sotto processo accusati di travisamento per il corteo antifascista che fu organizzato in risposta al pestaggio messo in atto da Casapound ai danni di due studenti mentre è stato rinviato a data da destinarsi il processo d’appello per i fatti di Via della Scala che vede già condannati in primo grado 11 antifascisti ad un totale di 7 anni e 4 mesi.

Programma delle iniziative di solidarietà:

Giovedì 17 novembre

All’Artistico di Porta Romana alle ore 14.30 pranzo popolare alle ore 15.30 assemblea su LOTTE e REPRESSIONE

Venerdì 18 novembre
Alle ore 9.30 presidio di solidarietà sotto al Tribunale di Firenze su viale Guidoni
Alle ore 13.00 pranzo sociale allo Spazio Autogestito nel plesso D5 del polo delle Scienze Sociali

SOLIDARIETA’ A CHI LOTTA! SOLIDARIETA’ AGLI 86!

Cpa fi-sud
Rete dei Collettivi Fiorentini
Collettivo Politico di Scienze Politiche
Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos
Collettivo contro la repressione – Firenze

Lega e Salvini a Firenze un vi si vole!

Il 12 novembre la lega di Salvini ha organizzato un appuntamento nazionale in piazza santa croce a Firenze.
La propaganda di Salvini in questa fase di crisi si inserisce nella storia dei movimenti reazionari e di estrema destra che da sempre, pur dichiarandosi antisistema a parole, nei fatti hanno sempre svolto un ruolo di stampella al sistema stesso.
Se in questo momento di austerità, salari bassi e privatizzazioni Governo e Stato mettono in conto la crescita di rabbia e malcontento e di doverne reprimere le componenti che esprimono elementi di rottura, dall’altra fanno di tutto perché la rabbia venga indirizzata verso falsi nemici come gli immigrati e si esalti l’elemento nazionale ed etnico come collante…ecco quindi il motivo dell’esposizione mediatica e della credibilità affidate ad un becero ignorante come Salvini.
Ma quali sono i pezzi forti agitati dal Padano di latta per raccogliere consensi a destra e…ancora più a destra?

PRIMA I PADANI o GLI ITALIANI?
Negli anni’90 lo slogan era PRIMA IL NORD: hanno raccolto consensi contrapponendo il NORD produttivo e virtuoso al SUD fannullone e parassita. Un argomento sbandierato anche ai tempi dell’ingresso nell’Unione Europeo per affermarne l’importanza e la zavorra che il SUD rappresentava abbassando i parametri italiani.
Oggi la stessa logica viene allargata all’intero territorio nazionale cavalcando l’onda della contrapposizione con l’arrivo dei profughi: la creazione di un nemico ben identificabile per il colore della pelle, la parlata, la lingua e le tradizioni è stato capace di rompere legami di solidarietà e il tessuto sociale all’interno dei quartieri popolari, nelle fabbriche, in cantiere, sui posti di lavoro…
In ogni caso è un contributo non da poco a fomentare la guerra tra poveri che serve anch’essa a giustificare le politiche di guerra del governo Renzi e dell’Unione Europea.

EURO… PRIMA LA VOTO E POI LA CONTESTO!
Una posizione di comodo maturata non appena le contraddizioni dell’Unione Europea si sono manifestate con forza e la “crisi” a partire dal 2008 le ha fatto esplodere.
Forse la memoria corta, probabilmente la martellante propaganda che spalleggia la Lega nello svolgimento del suo compito, hanno cancellato quello che il partito di Salvini ha fatto dalla sua nascita in avanti per favorire la creazione dell’Unione Europea.
La lista sarebbe lunghissima ma pensiamo sia sufficiente ricordare: che nel 1992 la Lega Lombarda, se pur all’opposizione, votò a favore del Trattato di Maastricht; che l’euro entrò in circolazione in Italia nel 2002 con la Lega nord al governo assieme a Berlusconi; il voto favorevole della Lega alla Costituzione europea (Trattato di Nizza) nel 2003; che il Regolamento di Dublino su immigrazione e diritto di asilo entrò in vigore nel 2003 quando la Lega Nord era ancora al governo.

BANCHE… PRIMA LE SALVO POI SI VEDRÀ!
Senza volerci addentrare nella costituzione della Banca del Nord (diretta emanazione della Lega) e del suo successivo fallimento ci basta ricorda il ddl Salva Banche approvato dal parlamento nel 2008 su proposta di Lega e PDL contente i famosi Tremonti bond.

NO AL REFERENDUM o CAMPAGNA ELETTORALE?
Vorremmo sottolineare come oggi Salvini si schieri contro il referendum dicendo che con la vittoria del SI i vincoli europei entrerebbero ad esser parte fondamentale della carta costituzionale.
Non era però dello stesso parere quando la Lega nel settembre 2011 dopo la famigerata “lettera della BCE” in Consiglio dei Ministri dette parere favorevole sulla proposta di legge per introdurre il pareggio di bilancio in Costituzione.
Ma oltre la cortina di fumo delle mille e insignificanti parole di Salvini rimane solo l’opportunismo.
Salvini e la compagine di governo di cui ha fatto parte hanno usato maxiemendamenti e decreti leggi svuotando di significato il dibattito parlamentare. Hanno contribuito attivamente all’accentramento dei poteri dello Stato. Questo referendum non fa altro che porsi in continuità con quel percorso.
Il suo NO è solo opportunismo politico di bassa lega…appunto!

CHE FARE?
Abbiamo il dovere di smontare questa propaganda e non farci ingannare ancora.
Dobbiamo riaffermare la necessità della crescita e l’allargamento di un movimento di massa che esprima chiaramente la rottura con questo sistema basato sulla guerra, la repressione e le disuguaglianza di cui fascisti e leghisti sono corresponsabili a pieno titolo.
Ma soprattutto dobbiamo identificare quali siano i nostri veri nemici perché se ad oggi non siamo capaci di impedire a questo sistema di creare solo miseria per milioni di lavoratori dobbiamo almeno impedire alla destra reazionaria capitanata oggi da Salvini di usare i propri stessi disastri per dividerci e continuare a metterci l’uno contro l’altro: “stabili” contro precari, statali contro lavoratori del settore privato, giovani contro vecchi, italiani contro i immigrati…sarebbe forse tornato il momento di prendersela con i padroni?

…E ORA TUTTI IN PIAZZA!

PIAZZA DE’ CIOMPI ALLE ORE 15.00

CPA Fi*Sud; Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos; Collettivo Politico Scienze Politiche; Studenti Autorganizzati, Cobas Firenze; USB; Comitato Comunista Toscano; PerUnAltraCittà Lab. Politico; Partito Comunista – Firenze; Ateneo Libertario, ClashCityWorkers