IL CARCERE COME LUOGO DI ESCLUSIONE E DI ANNULLAMENTO DELLA PERSONA:

 

 UNA CONVERSAZIONE CON CARMELO MUSUMECI*

Written by Roberto Fantini

Fin dall’inizio della mia carcerazione (un quarto di secolo fa), ho cominciato a scrivere e non ho mai smesso. Per qualsiasi prigioniero la scrittura è un ponte fondamentale per collegarsi al mondo esterno, io quasi ogni giorno mandavo lettere e articoli a mezzo mondo per fare sentire la mia voce e sto continuando a farlo anche in regime di semilibertà. Carmelo Musumeci

Tutti i grandi saggi e maestri dell’umanità, dalle epoche più lontane ad oggi, sempre ci hanno spiegato e insegnato che non sarà mai possibile spegnere l’odio alimentando l’odio, mai estinguere la violenza praticando la violenza, mai estirpare la sofferenza generando sofferenza. Principio filosofico questo assai ben recepito dai Padri costituenti che, nell’affrontare la “questione giustizia”, previdero chiaramente il carattere rieducativo delle pene. Il che dovrebbe comportare, nella realtà, che ogni sistema punitivo venga essere pensato, progettato, diretto ed attuato al fine di favorire al massimo un processo positivo di sviluppo della persona del reo, nella prospettiva di innescare un percorso maieutico volto a far emergere le sue migliori potenzialità, contenendo, arginando, eliminando progressivamente, altresì, tutte quelle inclinazioni di tipo distruttivo che lo hanno precedentemente condotto ad arrecare danni alla collettività. Tutto ciò, purtroppo, è ancora troppo spesso qualcosa di chimerico. Ancora oggi, le pene che si abbattono sul condannato sono pene che offendono, che feriscono, che seminano dolore e umiliazione, che gettano nella disperazione.Di questo abbiamo avuto la possibilità di parlare con una persona straordinaria che, nonostante le durezze di una lunga vita imprigionata, ha saputo trovare la via per compiere un bellissimo cammino di maturazione interiore.

Carmelo, tu, durante la tua lunga esperienza carceraria, hai saputo attuare un ammirevole percorso di autoformazione.

In un tuo recente articolo, però, dici che la cosa che più detesti è quando ti viene rivolta la seguente domanda: “Ma, allora, il carcere ti ha fatto bene?” Ci spieghi perché?

Quando mi fanno questa domanda sembra sottointeso che sono migliorato grazie al carcere, invece penso che sono riuscito a crescere interiormente nonostante il carcere, perché questo è un luogo oscuro ai più, dove il concetto di espiazione diventa un concetto di dominio, di sopraffazione, per farti diventare più cattivo e più criminale. Diciamoci la verità, a molti politici non interessa assolutamente sconfiggere certi fenomeni criminali e devianti, hanno interesse che il carcere continui a essere solo una discarica sociale, per acquisire consensi sociali e voti elettorali.

Ritengo che la tua notevole esperienza personale possa costituire una fonte preziosa di opportunità per ragionare con maggiore consapevolezza sulla complessità della natura umana, sui suoi limiti, ma anche sulle sue infinite risorse. Non credi?

Sono d’accordo anche perché, in particolar modo per i giovani, può essere utile conoscere il male, per evitarlo. E raccontare la mia esperienza negativa può essere da deterrente a molti ragazzi a rischio di devianza. Per alcuni anni ho fatto parte di un’ iniziativa che portava intere scolaresche in carcere ad ascoltare le storie dei cattivi. Le modalità erano semplici: venivano intere classi di scuola superiore (a volte più di una classe) e ascoltavano tre storie di detenuti, partendo dalla loro situazione familiare, sociale e ambientale, di dove uno era nato e dove era maturato il reato. Credo che non sia facile per i detenuti raccontare il peggio della loro vita con onestà e obiettività, ma penso anche che sia un modo terapeutico per prendere le distanze dal proprio passato e riconciliarsi con se stessi. Penso che parlare a dei ragazzi, aiuti a formarsi una coscienza di sé e del significato del male fatto agli altri. E guardare gli sguardi e gli occhi innocenti dei ragazzi aiuta molto ciascuno di noi a capire quali siano state le ragioni dell’odio, della rabbia, della violenza dei nostri reati, più di tanti inutili anni di carcere senza fare nulla. Penso che non sia neppure facile per i ragazzi ascoltare dal vivo le nostre brutte storie, anziché sentirle solo alla televisione o leggerle sommariamente nei giornali. Credo che, in questo modo, percepiscano meglio che molte volte dietro certi reati non ci sono dei mostri, ma ci sono semplicemente delle persone umane che hanno sbagliato. Poi dalle nostre risposte alle loro domande scoprono anche che il carcere rappresenta spesso un inutile strumento d’ingiustizia, un luogo di esclusione e di annullamento della persona, dove nella maggioranza dei casi si vive una vita non degna di essere vissuta.

Sicuramente, i problemi da risolvere nel nostro universo carcerario sono molteplici e assai complessi. A tuo avviso, cosa andrebbe modificato in maniera assolutamente prioritaria e ineludibile? Le strutture? La formazione del personale penitenziario? Il sistema legislativo? Le strategie politiche?

Tutte queste cose insieme e molto ancora di più. Penso pure che il carcere che funziona sia quello che non costruiranno mai. Molti pensano che il carcere sia la medicina. Ciò non è vero, perché il carcere rappresenta piuttosto una malattia della società, la gabbia dell’odio e della rimozione sociale. In luoghi come questi non si migliora, ma si peggiora. Continuando a sentirci ripetere che siamo irrecuperabili, che siamo dei mostri, che siamo cattivi, alla fine ce ne convinciamo e cerchiamo di esserlo davvero. Nella maggioranza dei casi l’istituzione penitenziaria opera ai margini del diritto, in assenza di ogni controllo democratico, nell’arbitrio amministrativo e nell’indifferenza generale. Ma, forse, la cosa peggiore del carcere è che la tua vita dipende da altri che, continuamente, ti dicono cosa devi fare e quando e come devi farlo. Spesso questi “altri” sono peggiori di te e tu devi per forza sottostare ai loro capricci. Per questo motivo, dentro queste mura, è quasi impossibile conservare dignità e orgoglio. Il carcere è una fabbrica di stupidità. E non migliora certo l’uomo. Il più delle volte lo rende scemo.

Ti sembra che, nonostante i tanti gravi problemi irrisolti, in questi ultimi anni sia stato possibile registrare qualche segnale di progresso di una certa importanza?

Qualche segnale c’è stato, ma ancora troppo poco per salvare qualche vita umana ed ho notato che nell’anno appena passato i suicidi in carcere sono stati ancora molti.

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*Carmelo Musumeci nasce il 27 luglio 1955 ad Aci Sant’Antonio, in provincia di Catania. Condannato all’ergastolo, è attualmente in regime di semilibertà presso il carcere di Perugia. Entrato con licenza elementare, mentre è all’Asinara, in regime di 41 bis, riprende gli studi da autodidatta, terminando le scuole superiori. Nel 2005 si laurea in Giurisprudenza con una tesi in Sociologia del diritto dal titolo Vivere l’ergastolo. Nel maggio 2011 si è laureato presso l’Università di Perugia, al Corso di Laurea specialistica in Diritto Penitenziario, con una tesi dal titolo La pena di morte viva: ergastolo ostativo e profili di costituzionalità. Il 16 giugno 2016 si è laureato in Filosofia, presso l’Università degli Studi di Padova, discutendo la tesi Biografie devianti. Nel 2007 ha conosciuto don Oreste Benzi e da allora condivide il progetto Oltre le sbarre, programma della Comunità Papa Giovanni XXIII.

Da anni promuove una campagna contro il “fine pena mai”, per l’abolizione dell’ergastolo.

Chi volesse scrivere a Carmelo Musumeci può farlo al seguente indirizzo email: zannablumusumeci@libero.it

Per conoscere la ricchezza delle sue numerose pubblicazioni: 

www.carmelomusumeci.com

www.flipnews.org/component/k2/il-carcere-come-luogo-di-esclusione-e-di-annullamento-della-persona-una-conversazione-con-carmelo-musumeci.html

immagine da web

Presentazione al Next Emerson (Firenze)

Radio wombat organizza http://www.csaexemerson.it/ven-23-dicembre-wombatantinatale/

Venerdi’ 23 dicembre

dalle 19.30, cena e presentazione della

Scarceranda 2017 – Agenda anticarceraria a cura di Radio Ondarossa

Scarceranda è un’agenda autoprodotta da Radio Onda Rossa dal 1999. Il suo motto fin dalla nascita è “contro ogni carcere giorno dopo giorno, perché di carcere non si muoia più, ma neanche di carcere si viva”.

dalle 22

N.E.E.M. Nuove Esperienze Eretico Musicali – Orchestra improvvisativa mutante, since 1972

Come, non sai chi sono i NEEM? Guarda qui..
http://www.burpenterprise.com/burp/burp-publications/mhmusic/e-neem-projekt/

Data evento: Venerdì, 23 Dicembre, 2016 – 19:00
Luogo evento: via di Bellagio 15, Firenze

da: http://scarceranda.ondarossa.info/evento/2016/presentazione-next-emerson-firenze

ABOLIRE IL CARCERE

Giovedì 28 Gennaio 2016 ore 17.00
Biblioteca delle Oblate – Sala Conferenze

ABOLIRE IL CARCERE edizioni Chiarelettere
di Luigi Manconi, Stefano Anastasia, Valentina Calderone, Federica Resta

“Per abitare una volta per tutte quella linea di ‘non fine’
che unisce la città sedicente giusta da quella ingiusta”

Interviene
Senatore Luigi Manconi 

Introduce
Salvatore Tassinari, 
Presidente dell’Associazione Pantagruel Onlus.

INGRESSO LIBERO

Legge 81 del 2014 – chiusura degli O.P.G

[ O.P.G di Montelupo]

COMUNICATO STAMPA
Le sottoscritte associazioni di volontariato, operanti nel carcere di Sollicciano e al Gozzini (Solliccianino), intendono esprimere pubblicamente il loro pensiero sulla decisione della Regione Toscana di trasferire un gruppo di internati dell’O.P.G. di Montelupo all’interno del Gozzini.Questo Istituto è un carcere a sorveglianza attenuata – celle aperte tutto il giorno -, ove è in atto da diversi anni un importante lavoro di recupero e di risocializzazione dei detenuti, organizzato dal personale educativo del carcere secondo un ricco ed efficace programma di attività culturali,  sportive e lavorative, ad alcune delle quali collaborano anche nostri volontari.

La decisione della Regione è destinata ad interrompere questa esperienza, considerata l’impossibilità di conciliare, in una medesima struttura, presenze così diverse, che richiedono gestioni completamente difformi.

La Legge 81 del 2014, che stabilisce la chiusura degli O.P.G., prevede l’inserimento degli internati psichiatrici in strutture (REMS) non più carcerarie, bensì a completa ed esclusiva gestione sanitaria, con servizi di sicurezza soltanto esterni.

Non riusciamo a capire come si possa pensare di trasferire internati dei vecchi OPG da un carcere ad un altro carcere, contravvenendo in tal modo alla lettera e allo spirito della Legge 81. Questo anche significa, a nostro parere, mancanza di rispetto per la dignità e i diritti delle persone svantaggiate, così dei detenuti del Gozzini come dei pazienti di Montelupo.

Avevamo avuto notizia che erano state individuate altre soluzioni, a nostro parere del tutto appropriate, come, ad esempio, la struttura sanitaria dismessa di Villanova, sulla collina di Careggi. Ha prevalso evidentemente, su ogni altra, la preoccupazione securitaria, anche se è per noi difficile pensare che detta preoccupazione potesse riguardare la vicinanza dell’ospedale pediatrico Meyer.

Associazione Pantagruel, Associazione L’Altro Diritto, Associazione Volontariato Penitenziario, Coordinamento Chiese Evangeliche per le persone detenute, Associazione Il Muretto, Gruppo Carcere Comunità delle Piagge, Alessandro Santoro – volontario penitenziario

Un report europeo chiede l’accesso a internet e il diritto all’affettività per i detenuti

da:osservatorioantigone.it

windows web transNel febbraio 2013 è stato presentato a Roma l’Osservatorio Penitenziario Europeo. Attivo in 8 paesi (Francia, Grecia, Italia, Lettonia, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Spagna) monitora e analizza le attuali condizioni dei vari sistemi penitenziari nazionali e dei relativi sistemi delle alternative alla detenzione, confrontandole con le norme internazionali rilevanti per la protezione dei diritti fondamentali dei detenuti, in particolare le Regole Penitenziarie Europee (EPR) del Consiglio d’Europa.

Dal lavoro svolto in questi mesi, pubblicato sul sito www.prisonobservatory.org, emerge come nessuno di questi paesi abbia pienamente abbracciato la filosofia del Consiglio d’Europa o violando invece molte delle sue raccomandazioni. Tuttavia i lavori dell’ Osservatorio Penitenziario Europeo individuano anche delle “buone pratiche” che, in sintonia con la filosofia del Consiglio d’Europa, potrebbero essere da ispirazione per altri paesi.
Tra queste alcune in particolare sembrano parlare al sistema penitenziario italiano dove, ancora ad oggi, sembrano un miraggio: l’accesso a internet e il diritto all’affettività in carcere.

Per sostenere il principio di normalizzazione e per ridurre gli effetti deleteri della carcerazione le Regole Penitenziarie Europee del Consiglio d’Europa sottolineano come la vita in carcere dovrebbe avvicinarsi “il più possibile agli aspetti positivi della vita nella società libera” (Regola 5) e che tutta la detenzione dovrebbe “essere gestita in modo da facilitare il reinserimento nella società libera delle persone che sono state private della libertà” (Regola 6).
Seguendo queste indicazioni la Francia ha avviato dal 2007 un progetto “Cyber Bases” che prevede un accesso sorvegliato a Internet, al fine di “colmare il divario digitale e l’analfabetismo”. I detenuti possono, previa autorizzazione del direttore, navigare in Internet attraverso vari siti preselezionati. “Cyber bases” è anche usato come parte della formazione.

Le EPR sottolineano anche il dovere delle autorità di facilitare “i contatti con il mondo esterno” e di “permettere ai detenuti di mantenere e sviluppare relazioni familiari il più possibile normali”, “fornendo loro l’assistenza sociale appropriata allo scopo” e consentendo loro di beneficiare di “visite familiari intime per un periodo prolungato”, pari ad esempio a 72 ore (Regola 24-4/5 e Commentario alle EPR).
In questa direzione in Scozia è stato predisposto un sistema di “visite virtuali” ai detenuti finanziato dallo Scottish Prison Service (SPS) e sviluppato con APEX, una cooperativa di ex-detenuti. I visitatori non hanno bisogno di una particolare autorizzazione: la visita virtuale è una modalità alternativa ai colloqui ordinari pensata per chi ha difficoltà a spostarsi e deve essere prenotata con almeno un giorno di anticipo a un apposito numero di telefono. I visitatori devono poi recarsi presso gli uffici APEX ad Aberdeen con un documento di identità dotato di fotografia. Le chiamate sono limitate a un’ora.
In Francia invece si è deciso di creare, in carcere, spazi che consentano ai detenuti di incontrare i loro parenti in luoghi in cui è rispettata la massima privacy. Decisione nata come conseguenza diretta dell’advocacy di ex detenuti che, negli anni ‘80, hanno avuto il coraggio di portare la loro testimonianza per dar prova della frustrazione sessuale che si vive in carcere e del dolore che essa crea. Due diverse strutture sono disponibili: le unità per le visite famigliari (UVF), appartamenti arredati composti da 2 o 3 camere, dove i detenuti sono autorizzati a ricevere uno o più parenti per un periodo che va alle 6 alle 72 ore, e le stanze per le visite intime (parloirs familiaux), piccole stanze di circa 10 metri quadrati, in cui i detenuti possono ricevere visitatori senza sorveglianza per mezza giornata. Sono dotate di doccia, un divano letto, un tavolo, delle sedie, un televisore e alcuni elettrodomestici come ad esempio un bollitore o una caffettiera. Queste stanze sono principalmente usate per sostituire le unità per le visite famigliari quando l’architettura carceraria non consente la costruzione di UVF. Continua a leggere

Carcere, le due riforme del governo. E Renzi «commissaria» Orlando

da; ilmanifesto.info—  Eleonora Martini, 

Dap . Una task force di magistrati capitanata da Nicola Gratteri ripensa il corpo di  polizia penitenziaria

Sul rias­setto dell’amministrazione peni­ten­zia­ria la schi­zo­fre­nia del governo Renzi/Alfano è all’apice. “Com­mis­sa­riato” – si potrebbe dire – il Guar­da­si­gilli Andrea Orlando, a com­pe­tere ora con la sua riforma del sistema car­ce­ra­rio ci sarebbe anche un altro pro­getto, uguale e con­tra­rio, for­mu­lato da una com­mis­sione di magi­strati nomi­nata a luglio dal pre­mier Mat­teo Renzi. Capi­ta­nata dal pro­cu­ra­tore aggiunto di Reg­gio Cala­bria, Nicola Grat­teri (che aveva già fatto parte di un’altra task-force ana­loga nomi­nata dal governo Letta), la com­mis­sione è for­mata da una doz­zina di docenti uni­ver­si­tari, magi­strati, giu­ri­sti e avvo­cati (chia­mati a titolo gra­tuito) tra cui il con­si­gliere della corte di Cas­sa­zione Pier­ca­millo Davigo e il pro­cu­ra­tore aggiunto di Mes­sina, Seba­stiano Ardita, ex diret­tore gene­rale del Dap. Continua a leggere

Rinchiuso nel carcere di Grasse per mesi

Come Acad- associazione contro gli abusi in divisa - abbiamo ricevuto da Cira Antignano, madre di Daniele Franceschi, morto nel carcere di Grasse il 25 Agosto 2010, la lettera che alleghiamo in calce.

La signora Antignano sta conducendo da anni una battaglia per avere verità e giustizia riguardo alla morte del figlio, una battaglia che troppo spesso viene taciuta dai media e ignorata dalle istituzioni italiane. Ci sentiamo quindi in dovere, in quanto associazione che supporta le famiglie e le vittime di abusi delle forze dell’ordine, di raccogliere la sua richiesta e di aiutarla a strappare questa vicenda dall’oblio in cui istituzioni e media hanno voluto farla cadere.

—- LA LETTERA —-

Al Presidente del Consiglio Matteo Renzi
Al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi
Al Ministro degli Affari Esteri Federica Mogherini
Al Presidente della Commissione Giustizia del Senato Italiano Luigi Manconi

Gentilissimi Presidenti e Ministri, Il mio nome è Cira Antignano e sono la madre di Daniele Franceschi, cittadino italiano, e toscano, che nel 2010 è stato arrestato in Francia per una carta di credito clonata. Mi figlio ha sbagliato, ed è stato arrestato, ma ha pagato con la VITA.

Rinchiuso nel carcere di Grasse per mesi.

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