«Restate a casa» dicono.

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«Restate a casa» dicono.  Ma se la casa non ce l’ho?

Ogni giorno, da molti giorni ormai, a tutte le ore in televisione, nelle radio, sui social si susseguono raccomandazioni, appelli, regole da mantenere e hastag che invitano a restare a casa per limitare e bloccare il COVID19. Bene, ma per chi una casa non ce l’ha? In Italia ci sono oltre 55 mila persone che vivono per strada.

Sono più di 55 mila le persone senza dimora  che vivono per strada nella paura di farsi vedere o visitare. Una enorme fetta di popolazione che, oltre a tutti i disagi di una vita difficile, subisce ora una ulteriore emergenza e rischia pure di diffonderla: con la chiusura dei centri d’accoglienza non possono rispettare le regole igieniche e il “restiamo a casa” per il quale vengono multati. La onlus “Avvocato di strada” e la fio.PSD lanciano il loro appello per la tutela e la messa in sicurezza dei senzatetto italiani.

Ogni giorno, da molti giorni ormai, a tutte le ore in televisione, nelle radio, sui social si susseguono raccomandazioni, appelli, regole da mantenere e hastag che invitano a restare a casa per limitare e bloccare il COVID19.

Bene, ma per chi una casa non ce l’ha? In Italia ci sono oltre 55 mila persone che vivono per strada. Una cifra enorme che è aumentata negli ultimi tempi per effetto dei decreti sicurezza, voluti dall’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini e dal Governo giallo verde, che ha messo fuori dalla porta migliaia di stranieri espulsi dai centri d’accoglienza e dagli Sprar.

I senzatetto sono una importante fetta di popolazione che oltre i quotidiani disagi di una vita difficile, oggi si trovano a fronteggiare a “petto nudo” il virus di inizio millennio, che ha già mietuto centinaia di vittime nel Paese, con il rischio di essere loro stessi degli strumenti di contaminazione.

In alcuni comuni le autorità non si stanno interessando dei protocolli per la gestione delle persone in strada: presi dal rispetto dei decreti emanati dal Presidente Conte hanno fatto chiudere centri di accoglienza con la conseguenza  dell’interruzione di alcuni servizi igienici quali docce e distribuzione di indumenti e di ambulatori.  Un vero paradosso se pensiamo che una delle raccomandazioni principali per difenrsi dal contagio è quella di lavarsi spesso le mani. Come fanno a lavarsi spesso le mani con sapone o gel a base alcolica se non hanno un posto dove farlo?

Molte delle realtà  associative che si dedicano al miglioramento delle condizioni di vita  dei senza fissa dimora, con l’attuazione dei vari Decreti, ha dovuto modificare i servizi facendo accedere alla mensa poche persone per volta, fornendo pasti da asporto, spesso pasti non caldi, da mangiare fuori dalle strutture.

In alcune città i dormitori sono aperti tutto il giorno, per invogliare gli ospiti a non andare per strada. A Termoli, in Molise, è stata allestita come dormitorio la palestra di una scuola media (nella foto): 15/20 posti letto per questo periodo di ‘quarantena’. Una iniziativa, concordata tra il sindaco Francesco Roberti e le associazioni di volontariato della città, che ha l’obiettivo di liberare i posti letto della locale sezione della Misericordia, luogo in cui solitamente si recano a dormire i senzatetto termolesi, per eventuali bisogni medico sanitari legati al Coronavirus.

Ma non solo: la mattina gli ospiti si recano per la colazione nei locali dell’associazione ‘La Città Invisibile’, dove hanno anche la possibilità di fare una doccia e di lavare i propri abiti. A pranzo si recano alla mensa della locale sezione della Caritas. Alle 16, dopo essere stata pulita e igienizzata, riapre la palestra dormitorio dove non solo tornano per dormire ma anche per cenare. Un vero percorso solidale con l’intento di tutelare il più possibile i senzatetto. Una solidarietà partecipativa e partecipata:  tante le  attività commerciali che si trovano sul territorio  hanno donato e consegnato ogni genere di materiale, dagli alimenti ai prodotti igienizzanizzanti e di pulizia del corpo,  alle associazioni di volontariato affinché lo utilizzino per i più poveri della città.

Ma nella stragrande maggioranza della città non è così. A Bolzano, ad esempio, i centri chiudono alle 11:00 dopodiché il cloachard, con tutte le strutture chiuse, è costretto a “pascolare” per strada. Cosa fare? In tempi strettissimi tutte le associazioni hanno riorganizzato completamente il loro servizio, cercando di contenere al massimo le frustrazioni e le paure degli operatori e degli ospiti: sono state redatte indicazioni scritte per volontari, ospiti e operatori; sono stati acquistati contenitori monouso a norma per la somministrazione di alimenti caldi, messo a punto la logistica di distribuzione dei sacchetti e formato i volontari. Ma non basta perchè con la maggioranza dei centri diurni chiusi, molti cloachard sono per strada. Ed è qui che scatta la seconda beffa per i senzatetto.

Accusati di non rispettare l’ordinanza del “restate a casa” vengono multati, secondo il DPCM del Presidente Conte, dalle forze dell’ordine. È già accaduto a Milano, Modena, Verona, Siena, Roma e in tante altre città. Una vera vergogna per la onlus ‘Avvocato di Strada’: «Siamo a lavoro per chiedere le archiviazioni delle denunce ma intanto continuiamo a porre la nostra domanda. Come fanno a restare a casa le persone che una casa non ce l’hanno?».

L’associazione ha scritto e inviato un appello, a firma del presidente Antonio Mumolo e di altri 60 avvocati, al premier Conte, ai presidenti di regione e ai sindaci: «Si tratta di persone che sono diventate talmente povere da finire in strada ed oggi non possono rispettare le ordinanze e decreti previsti dall’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, tanto da essere addirittura incriminate perché vengono trovate in giro senza giustificazione. Queste persone sono costrette a vivere in strada perché fino ad oggi pochi si interessavano di loro e perché le risorse destinate ai servizi di primaria assistenza e all’emergenza abitativa erano poche o inesistenti.

Adesso però non si può più far finta di nulla – si legge nell’appello – Bisogna occuparsi, e in fretta, di chi non ha un tetto sulla testa ed è costretto a vagare per le città. Diciamo da più di 20 anni che chi vive in strada ha bisogno di una casa e di una residenza per potersi curare ma oggi, ai tempi del coronavirus, queste necessità assumono una drammatica urgenza. Ad aggiungere un carico su una situazione già paradossale stanno iniziando a fioccare i verbali redatti ai senza tetto”. Abolizione e archiviazione dei verbali redatti e “prolungare l’apertura delle strutture utilizzate per ricoverare d’inverno le persone senza dimora; velocizzare le procedure per iscrivere queste persone nelle liste anagrafiche in modo da poterle anche monitorare dal punto di vista sanitario”.

Queste le richieste della onlus “Avvocato di Strada” a cui si aggiunge quella della fio.PSD, Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora, una associazione che persegue finalità di solidarietà sociale nell’ambito della grave emarginazione adulta e delle persone senza dimora, alle istituzioni competenti: ”prevedere dei protocolli di intervento e misure preventive soprattutto per i servizi bassa soglia. Un dispiegamento di forze professionali (unità mobili socio-sanitarie) in strada e presso i servizi per applicare misure preventive di screening, per evitare contagi e diffusioni del virus che in condizioni di estrema vulnerabilità potrebbero essere ancora più rapidi e aggravanti”.

Alessandro Corroppoli

da WordNews

 

AL TEMPO DEL CORONA (virus).

GLI SFRATTI AL TEMPO DEL CORONA (virus).

In tempi di pandemia, mascherine, scuole chiuse e gel igienizzanti, è stato facile pensare anche ad un blocco degli sfratti ; niente! Si è venuta a creare un’ulteriore situazione a dir poco grottesca scuole chiuse, bimbi a casa e sfratto libero! Sicuramente a noi gli ufficiali giudiziari non stanno molto simpatici ma non devono essere simpatici né alla prefettura né al giudice del tribunale che ogni mattina li invia dalle famiglie sotto sfratto secondo calendarizzazione. “Appurate le condizioni della famiglia, se stanno bene possono essere sfrattate” e che fa l’ufficiale giudiziario? Gli misura la febbre? Con quale competenza? Noi non ci siamo fermati, ogni maledetta mattina, virus o meno facciamo rete e corriamo in difesa delle famiglie. Non ci sono parole troppe ne abbiamo spese su assenza di soluzioni e istituzioni latitanti però di fronte a questa situazione grottesca siamo rimasti basiti. Quello che possiamo fare è consigliare alle famiglie e ai militanti a sostegno : ” tossiamo tutti insieme forse scappano”.

Miti e quieti come sempre
Movimento di lotta per la Casa al fianco delle famiglie sfrattate.

Rete antisfratto Fiorentina.

SFRATTO A SORPRESA A FIRENZE

SFRATTO A SORPRESA A FIRENZE, LA FAMIGLIA RESISTE BARRICATA IN CASA

Questa mattina a Firenze si sta svolgendo lo sfratto a sorpresa di una famiglia. Forze dell’ordine spintonano i solidali mentre dentro casa la famiglia si barrica per evitare di essere buttata fuori dai pompieri.
Barbara, suo marito e le sue figlie sono una famiglia come tante, stroncata dalla crisi e finita nel vortice degli sfratti dopo la perdita del lavoro e la difficoltà nel trovarne uno nuovo, con un affitto di 900€ da dover pagare ogni mese per una casa fatiscente. A giugno Barbara aveva scritto una lettera al sindaco Nardella in cui raccontava la sua storia e le non soluzioni a cui le istituzioni che dovrebbero risolvere le situazioni di emergenza abitativa l’hanno indirizzata: trafila infinita in uffici, umiliazioni… una burocrazia volta a far arrendere le persone, a renderle rassegnate e inermi. Barbara e la sua famiglia invece hanno scelto di non accettare questi soprusi e resistere, anche davanti a uno sfratto a sorpresa e alla violenza delle forze dell’ordine e delle istituzioni.

Video di Firenze dal Basso

Via Spaventa, Lotta per la casa: “No allo sgombero, vogliamo soluzioni abitative”

Via Spaventa, Lotta per la casa: “No allo sgombero, vogliamo soluzioni abitative”

FIRENZE – “Apprendiamo della possibilità di un così detto ‘sgombero per motivi di sicurezza’ della struttura occupata di via Spaventa, un escamotage della proprietà per liberarla e poi venderla, che noi insieme ai rifugiati che vivono qui non accettiamo.” Lo ha detto Luca Toscano, rappresentante del Movimento fiorentino di Lotta per la Casa oggi durante una conferenza stampa indetta proprio nei locali dello stabile occupato dedicata a “lo stato di salute delle politiche di accoglienza”.

Il fallimento delle politiche di accoglienza attuate negli ultimi anni è una realtà innegabile – continua Toscano – e i così detti ‘sgomberi umanitari’ non esistono e non sono la soluzione. La storia delle occupazioni si può risolvere in un solo modo, ovvero con politiche che garantiscano una soluzione abitativa stabile e dignitosa a queste persone”.

Nella struttura di proprietà dei gesuiti sono ospitate attualmente circa 130 persone, quasi tutti somali reduci sia dall’occupazione dello stabilimento ex Aiazzone all’Osmannoro, nel cui incendio a gennaio scorso perse la vita una persona, che dello sgombero risalente a poche settimane fa di via Luca Giordano.

All’incontro era presente anche Giuseppe De Mola rappresentante di Medici Senza Frontiere, che ha ribadito l’importanza delle politiche di inclusione anche come preventivo di situazioni come quella via Spaventa: “Monitoriamo queste situazioni in tutta Italia, si tratta di persone sono spesso regolari ed in qui da molti anni. Il problema nasce da come si fa l’accoglienza in questo paese, situazioni come questa sono infatti frutto dell’assenza di politiche di integrazione adeguate”

 

fonte: Novaradio città futura

GIOVEDI’ 8 GIUGNO ALLE 17 TUTTI IN PIAZZA SAN MARCO

PER DARE A LORENZO L’ULTIMO SALUTO CHE SI MERITA.
UN CORTEO PER LE STRADE DEL SUO QUARTIERE DI SANTA CROCE, TEATRO DI MILLE BATTAGLIE, PER AFFERMARE CHE NON FINISCE QUI.
 
Ci sono morti che pesano come macigni. Quella di Lorenzo è una di queste. Perdiamo un compagno come pochi. Straordinario nella sua generosità e nella sua coraggiosa testardaggine. Lorenzo ha passato una vita dietro le barricate, senza mai fermarsi, anche negli anni e nei momenti più difficili. Per lui non è mai stato il momento sbagliato per lottare. Una vita dedicata a tenere alta la bandiera di un riscatto possibile, da conquistare sul campo. Non con le “chiacchiere”.
Lorenzo se ne è andato, ma non lascia il vuoto. Quelli come lui vivono per lasciare qualcosa di molto prezioso ai propri compagni. Lui lo ha fatto, impegnandosi fino all’ultimo respiro affinché il fuoco delle lotte non si spegnesse. E non si spegnerà.
E’ questa la nostra promessa, che facciamo a Lorenzo e ai suoi nemici di una vita intera. Non importa se oggi dalle istituzioni arrivano parole di cordoglio e attestati di stima. La memoria di Lorenzo continuerà a essere una memoria di parte, un’immagine indelebile, scolpita nei cuori e nella memoria di migliaia di proletari di questa città: quelli con cui Lorenzo si è schierato, dalla stessa parte della barricata. Perché quello era il suo posto, e siamo sicuri che sarebbe infastidito, oggi, dai tentativi di istituzionalizzare e santificare la sua memoria. Lorenzo non ha mai condiviso niente con chi sta nei palazzi, e non è stato un santo. La sua vita ha deciso di viverla contro, dando tutto se stesso nella lotta contro i ricchi e i potenti. Perché non c’è un altro modo di essere al fianco degli ultimi, e lui lo sapeva. Siamo invece sicuri che quello che vorrebbe è continuare a vivere nella memoria di chi non ha nulla e vuole riprendersi tutto. Quello che ci chiederebbe sarebbe di portarlo con noi nei prossimi picchetti e nelle prossime occupazioni, di continuare a essere in qualche modo al nostro fianco ad affrontare una carica della polizia, di fare tesoro dei suoi insegnamenti per tornare a dare l’assalto al cielo… come prima, più di prima… con lui per sempre nei nostri cuori. Non lo deluderemo…
I compagni e le compagne del movimento di Lotta per la Casa

SABATO 27 MAGGIO DALLE 17 ALLE 24 IN PIAZZA TASSO

 

SABATO 27 MAGGIO DALLE 17 ALLE 24 IN PIAZZA TASSO
GIORNATA DI FESTA, DI LOTTA E DI COMUNICAZIONE PER IL DIRITTO AL RECUPERO DEGLI IMMOBILI SFITTI...

dalle h 17 

- interventi e stand informativi sulla situazione delle occupazioni abitative con in corso progetti di autorecupero
- giochi e intrattenimento per bambini
- musica e merende
dalle h 20:
- cena in piazza (porta piatto & bicchiere…!!!) con proiezioni di video documentari girati all’interno delle occupazione fiorentine
a seguire:
concerto con Rudy Raishaida

DA MOLTI ANNI ABBIAMO INTRAPRESO UN COLLETTIVO PERCORSO DI APPROPRIAZIONE E RECUPERO DI STABILI ABBANDONATI.
DAL 2001 LA REGIONE TOSCANA HA AVVIATO UNA TRATTATIVA CON LE ISTANZE DEL MOVIMENTO DI LOTTA PER LA CASA PER RICONOSCERE LA POSSIBILITÀ DI QUELLO CHE COMUNEMENTE VIENE CHIAMATO COME AUTORECUPERO…

AUTORECUPERO SIGNIFICA SOTTRAZIONE DI VOLUMI E METRI QUADRI ALLA GRANDE SPECULAZIONE…
AUTORECUPERO SIGNIFICA PROGETTO COMUNE DI RISOLUZIONE, PER MOLTI NUCLEI FAMILIARI E NON SOLO DELLA COSTANTE EMERGENZA ABITATIVA
AUTORECUPERO SIGNIFICA, ANCHE, LA CONCLUSIONE LOGICA DI ESPERIENZE DI OCCUPAZIONE E IL LORO RICONOSCIMENTO

SIAMO NEL 2017, E DOPO TANTI ANNI DI PASSIONI, DI DIFFICOLTÀ, DI
SOFFERENZE, DI MEDIAZIONI AI LIMITI DELL’IMPOSSIBILE LA PROPOSTA
PUÒ ESSERE MATERIALMENTE REALIZZATA…

ANCORA OSTACOLI, SOPRATUTTO DEL COMUNE DI FIRENZE, ANCORA SACRIFICI,
ANCORA SOFFERENZE, MA IL COMUNE INTENTO DI SODDISFARE MATERIALMENTE UN
BISOGNO COLLETTIVO, DOPO UNA AGONIA DURATA QUASI VENTI ANNI…DEVE
TRASFORMARSI IN REALTA’;

ABBIAMO BISOGNO DEI SAPERI DI TUTTE E TUTTI, ALLARGANDO QUESTA LOTTA
NON SOLO ALLE ESPERIENZE CHE SINORA SONO STATE PROTAGONISTE (VIA
ALDINI, IL MELOGRANO, ASILO RITTER E VIA DAZZI) MA A TUTTA LA CITTÀ
RIBELLE CHE DESIDERA SOTTRARRE SPAZI AGLI SPECULATORI….

PER QUESTE FORTI RAGIONI VI INVITIAMO IL GIORNO SABATO 27 MAGGIO IN PIAZZA TASSO DALLE 17 ALLE 24 PER CONDIVIDERE E SOCIALIZZARE LE ESPERIENZE, E PER RIPRENDERSI UNA CITTÀ CHE SEMPRE DI PIÙ È LONTANA DALLA SUA GENTE E DAI SUOI BISOGNI.

LE ESPERIENZE DELL’AUTORECUPERO DI VIA ALDINI, IL MELOGRANO E L’ASILO RITTER

CON LA SOLIDARIETÀ E PARTECIPAZIONE DEL MOVIMENTO DI LOTTA PER LA
CASA, DELL’OCCUPAZIONE DI VIA DEL LEONE, DELLA RIVISTA FUORI
BINARIO

Riciclare per fini sociali, non privatizzare, è legge!

Autore: Unione Inquilini – Segreteria Nazionale
L’articolo 26 comma 1 bis della legge “Sblocca Italia” è frutto di un emendamento proposto dall’Unione Inquilini e afferma che i comuni prima di procedere alla valorizzazione o meglio alla privatizzazione del demanio civile e militare, devono valutarne l’utilizzo ai fini di edilizia residenziale pubblica, anche attraverso il recupero e l’autorecupero per assegnarli a famiglie in graduatoria e/o con sfratto per morosità incolpevole. Rilanciamo la battaglia affinché i Comuni applichino questa legge.

Sabato 13 maggio 2017 dalle ore 9.30 a Firenze, sala Arci, Piazza dei Ciompi 11, si svolge un Workshop promosso dall’Unione Inquilini dal titolo: “Case popolari come? Con l’utilizzo degli immobili del demanio civile e militare.” Lo prevede il comma 1 bis dell’articolo 26 della legge 164/2014 definita “Sblocca Italia”. L’Unione Inquilini in occasione dell’iter parlamentare della legge scrisse e propose un emendamento che è diventato proprio questo comma.

Con questo comma si dispone che i comuni nella valorizzazione degli immobili pubblici inutilizzati del demanio civile e militare devono “prioritariamente” valutare l’utilizzo dell’immobile ai fini di edilizia residenziale pubblica, per assegnarlo a famiglie in graduatoria e/o famiglie con sfratto per morosità incolpevole, attraverso il recupero o l’autorecupero.

Si tratta di una proposta strategica e di valorizzazione sociale degli immobili pubblici inutilizzati che intendiamo far diventare una possibilità efficace per affrontare concretamente la precarietà abitativa nel nostro Paese, senza produrre cementificazione del territorio e a costi bassi, come avvenuto in esperienze a Bari e, recentemente, a Cuneo dopo due anni di iniziative dell’Unione Inquilini locale.

Per questi motivi, nonché per dare impulso a quanto previsto dal citato comma 1 bis e farlo diventare un elemento qualificante di politiche abitative nazionali e locali,

l’Unione Inquilini ha promosso un Workshop nazionale che si terrà a Firenze

Sabato 13 maggio 2017 a partire dalle ore 9.30 presso la sala Arci di Piazza dei Ciompi 11.

Il Workshop vedrà una partecipazione qualificatissima di amministratori, parlamentari,

esperti e ricercatori, di caratura nazionale.

 

Ex Aiazzone, ancora in piazza

NO al business dell’accoglienza.

28 gennaio 2017

Oggi pomeriggio un migliaio di persone hanno sfilato in corteo per le strade di Firenze, gridando un forte no al business e alla speculazione delle politiche di accoglienza.

In testa al corteo gli occupanti di via Spaventa che hanno portato in piazza le ragioni per cui lottano da due settimane. Dopo l’incendio dell’ex Aiazzone occupato e la morte del loro compagno Alì Muse, la rabbia per le continue ingiustizie subite e la voglia di riscatto per una vita di oppressione hanno spinto i rifugiati a scendere in strada a più riprese e pretendere che il prefetto ed il comune si assumessero le proprie responsabilità. Abbiamo raccontato come hanno risposto le istituzioni: porte chiuse, cariche della polizia e le solite fumose promesse.

I ragazzi di ex Aiazzone hanno ricevuto la proposta di essere inseriti in strutture per l’emergenza freddo, ospitati per poco più di 2 mesi senza alcuna garanzia sul proprio futuro. Hanno detto no. Esattamente come ribadito nel corteo di oggi, hanno rifiutato una finta soluzione che non garantiva la casa a tutti e continuato a lottare uniti per avere una casa, per vedersi riconosciuti i diritti minimi.

Con molto coraggio hanno denunciato le mistificazioni dei giornali e dei politici che hanno tentato di dividerli, le condizioni di vita dei rifugiati occupanti, dovute alle leggi inique del governo PD e le speculazioni delle cooperative che gestiscono l’accoglienza dei rifugiati e di chi si ritrova senza casa.

Nell’attuale sistema di accoglienza i richiedenti asilo vengono ospitati per alcuni mesi dalle cooperative, che lucrano risparmiando su ogni servizio che dovrebbero fornire ed accelerano il processo di “ricambio”. Passato questo periodo, durante il quale non viene garantito nessun tipo di inserimento, le persone, una volta ottenuto il riconoscimento dell’asilo, vengono letteralmente abbandonate. Senza una casa, senza un lavoro e privati di ogni possibilità, continuamente sotto ricatto per i documenti sempre in scadenza.

Dal furgone i rifugiati hanno continuato a intervenire per parlare della propria condizione e per invitare tutti a supportarli nella nuova occupazione di via Spaventa. Hanno ribadito come la loro lotta sia la lotta di tutti coloro che pagano le conseguenze della crisi e si vedono calpestare i propri diritti in nome della ricchezza di pochi. “Non esistono razze, le uniche differenze sono tra chi sfrutta e chi è sfruttato”, ha affermato uno di loro.

Una battaglia che, anche nella manifestazione di oggi, ha unito l’istanza dei rifugiati con quella delle tante altre persone, migranti e italiane, che subiscono le politiche mafiose dell’accoglienza a fronte dei problemi sociali. A più riprese i manifestanti hanno ribadito che risolvere i problemi sociali, a partire dalla casa, sarebbe possibile se il PD, dal governo al Comune, smettesse di dire che “non ci sono i soldi” quando in questione ci sono le case popolari, i sussidi economici, la sanità, i servizi per i cittadini. Ci sono invece quando si tratta di salvare le banche, come i 20 miliardi per MPS, per foraggiare le cooperative, per costruire opere inutili. E in questo, al di là della propaganda, non c’è distinzione tra italiani e migranti, come è stato ricordato anche in merito alle popolazioni terremotate del centro Italia.

Proprio per questo oggi, insieme ai rifugiati, è scesa in strada la Firenze meticcia e solidale, i collettivi studenteschi e i movimenti di lotta per la casa venuti da tutta la Toscana, i sindacati di base e tante realtà territoriali che si battono ogni giorno per i diritti dei migranti e di chi subisce la crisi.

Lo slogan “Accoglienza mafia! Cooperative ladri!” ha dato il ritmo alla manifestazione, che ha attraversato il centro della città fino a Piazza della Signoria, sede del comune. Al microfono si sono susseguiti gli interventi dei molti presenti sulla questione dei rifugiati, ma anche più in generale sulla questione del diritto alla casa e delle politiche di sgombero che prefettura, regione e comune continuano a propagandare.

Il lungo serpentone umano è arrivato infine a piazza dei Ciompi, dove, prima di sciogliersi ha espresso un saluto caloroso ad Alì Muse ed ha rilanciato la lotta per i documenti, per le case, in difesa dei diritti e della dignità.

Assemblea pubblica in via Spaventa: “Chiediamo una vita normale”

 

 

 

 

 

 

 

Chiediamo una vita normale”

Firenze – Che l’occupazione dei somali in via Spaventa sia qualcosa di diverso, nella sostanza e nella forma, ma soprattutto nel senso che sta coinvolgendo ciò che potremmo chiamare la “coscienza collettiva” della città, lo si avverte subito, dal primo affacciarsi nell’ampia sala, gremita, dell’edificio di proprietà della Compagnia di Gesù dove circa un centinaio (si parla di novanta persone) hanno trovato rifugio: all’assemblea pubblica convocata per questa sera martedì 24 gennaio, sono presenti infatti anche un gruppetto di residenti. Lo si avverte dalla domanda che una signora dai capelli candidi pone ai ragazzi rifugiati, ma anche a qualche appartenente al Movimento di Lotta per la Casa che “presta” il proprio aiuto al gruppo: “Perché non dite che le soluzioni proposte a queste persone è a termine?”. La richiesta infatti che sale è: informazioni, precise, sulle vite, il passato, i perché di questa gente, perché dopo aver ottenuto lo status di rifugiato politico ci si trovi ancora in una situazione precaria, di lavoro, casa e vita. Insomma, perché dopo quasi quindici anni di presenza sul territorio e per molti anche varie esperienze di lavoro, periodicamente il “loro” problema riemerga, con sempre più urgenza e gravità.

Occupazione “diversa”, si diceva. Diversa anche perché per porre un’altra volta, l’ennesima, il loro problema alle istituzioni, è stata scelta una sede particolare: lo stabile è infatti di proprietà (almeno fino ad aprile, dal momento che si sta concludendo una compravendita con un ‘Università cinese) della Compagnia di Gesù. E fra i ragazzi, le persone c’è anche padre Ennio Brovedani, che farà un breve, ma significativo intervento. Diversa anche per un’altra ragione: i somali infatti lo dicono apertamente, “questa non è solo un’occupazione per noi”, vale a dire che intende porre un problema preciso e chiede una risposta precisa. Sul tavolo infatti non stanno solo le vite di circa novanta persone, ma in discussione ètutto un sistema di accoglienza che non solo fa acqua da tutte le parti ma si rivela, fatti alla mano, inadeguato per dare la possibilità di condurre “una vita normale”. Che è poi la richiesta fondamentale e imprescindibile della gente che ha ricevuto asilo politico.

Non solo. Sotto il fuoco dell’analisi, anche la virata “privata” che ha subito l’accoglienza nel nostro paese. Un sistema di affidamenti a cooperative, ad esempio, che danno e hanno dato il via a un “business” tragico sulla pelle di chi viene accolto. Progetti di breve respiro, che quando vengono (e non sempre vengono) messi in atto riescono a malapena ad assicurare un periodo di tranquillità, di vita “normale” per poi lasciare nuovamente cadere i destinatari in un inferno di provvisorietà da cui è sempre più difficile uscire, col passare degli anni. Soldi ce ne sono, tanti, ma spesso non giungono ai rifugiati.

Un’occupazione tanto diversa da far respingere la mittente le accuse di ”strumentalizzazione” piombate sul Movimento di Lotta per la casa, come precisa Lorenzo Bargellini: è impossibile infatti strumentalizzare chi sa già cosa vuole, chi ha dentro di se’ la precisa e serena consapevolezza che spinge Mohamed, il primo giovane uomo il cui intervento apre l’assemblea, a dichiarare: Mi sento italiano, vorrei che mi fosse permesso sentirmi italiano”.

E sono molti, i motivi per cui la consapevolezza che questo è il Paese di cui vorrebbero sentirsi parte è stata messa a dura prova, in questi lunghi anni. Ad esempio, il problema della casa: spesso viene attribuito un alloggio solo per il tempo del “progetto”: tre mesi, sei mesi, quanto dura, insomma. Tutto ciò condiziona il lavoro: “Se mi attribuiscono una casa in un luogo, da cui è impossibile raggiungere il lavoro, cosa faccio? Se viceversa non ho la casa, come faccio ad andare al lavoro? “. Domande senza risposta, domande quotidiane per tutti, domande che si trascinano da anni. Molti lavorano, nonostante magari la loro vita si trascini (fra un progetto e l’altro) in occupazioni, perché, e questo è un dato oggettivo, da qualche parte, sotto qualche tetto bisognerà pur appoggiare il capo, la sera. E’ la condizione, dice Mohammed, di Alì Muse, l’uomo che è morto nell’incendio della struttura dell’ex-Aiazzone a Sesto: era tornato dal lavoro, ha trovato l’incendio. Dentro quel rogo, bruciavano i documenti per il ricongiungimento con la moglie e i figli, che aspettavano in Kenia. Documenti per ottenere i quali aveva fatto una trafila di due anni. Alla prospettiva di ricominciare tutto da capo, ha deciso di rischiare, e purtroppo ha perso la scommessa con la morte.

Lo racconta Mohamed, come racconta tutta la disperazione del continuo anda e rianda fra un aiuto e l’altro, e poi di nuovo ricominciare da capo. E’ questa sofferenza, quella che tutti portano dentro, un dolore che si rinnova tutte le volte che si pensa di aver raggiunto finalmente il traguardo: una vita normale. 

Poi, ci sono le polemiche, le immagini sui media: Non dite che facciamo i furbi – dice Mohamed – i furbi non vivono in una struttura senza riscaldamento, senza acqua calda, con la luce che va e viene”. Furbi ben poveri, ma che non vogliono, dopo anni di sgomberi, “progetti” e promesse, ricadere nella solita logica dell’aiuto per qualche mese e poi la prospettiva di ricominciare tutto da capo. E’ questo, in buona sostanza, ciò che li spinge a rifiutare le proposte avanzate finora: non la “pretesa” di essere “sistemati” tutti insieme, punto, come spiega anche Bargellini, “avanzato subito dopo la tragedia di Sesto per tentare un’accelerazione della soluzione”, ma che la “sistemazione” ci sia per tutti, questo sì. E che sia finalmente quella buona, che conceda un minimo di stabilità a questi rifugiati, per dar loro la possibilità di ricominciare la loro vita. Perché sopravvivere non basta.

Si fa silenzio, parla padre Brovedani. E parla sì di legalità, da rispettare sempre e comunque, ma che non deve essere tale da prevalere sul cuore. Mi vergogno della sofferenza in cui siete – dice e il silenzio si fa quasi liquido – ma ascoltare la sofferenza insegna. Bisogna aprire il cuore e la testa”. Chiede il dialogo, bisogna parlarsi guardandosi negli occhi”, dice. Chiede anche rispetto per il luogo in cui si trovano e dice: Grazie per la vostra lealtà”. Non mancherà l’aiuto e l’ascolto, da parte dei soldati di Gesù. Poche parole, ma che sono come un abbraccio. Intanto, ricorda qualcuno, quello di questa sera, martedì 24 gennaio, è anche un primo passo in preparazione dell’appuntamento di sabato 28 gennaio, in cui si terrà una manifestazione cittadina sulle tematiche dell’accoglienza e dell’abitare.

Stefania Valbonesi – STAMP Toscana