SOSTENIAMO Tomaso Montanari

“Nardella vuole zittire i critici e chiede i danni in tribunale”
IL SINDACO E LA GIUNTA DEL GIGLIO VOGLIONO UN MAXI-RISARCIMENTO, CON QUERELA CIVILE. MOTIVO? UNA FRASE SULLE SCELTE URBANISTICHE TRASMESSA DA REPORT, SU RAI3, L’8 GIUGNO
di Tomaso Montanari

Il sindaco Dario Nardella e la giunta (Giachi, Bettini Del Re, Funaro, Gianassi, Giorgetti, Guccione, Martini, Sacchi, Vannucci) della mia città mi chiedono i danni in sede civile, per un totale di 165 mila euro. Lo fanno “in proprio e quale sindaco” e “quali assessori”: se dovessero mai vincere, però, i miei soldi andrebbero a loro, non alla città. Lo fanno per una risposta di 34 parole data a Report l’8 giugno scorso. Eccola: “Firenze è una città in svendita. È una città all’incanto, è una città che se la piglia chi offre di più, e gli amministratori di Firenze sono al servizio di questi capitali stranieri”. La ripeto qui, solo perché si sappia di cosa sto parlando, ma absit iniuria verbis!
Quella frase chiudeva un lungo ragionamento sulla teleferica che dovrebbe esser costruita nel tutelatissimo Giardino di Boboli per portare i clienti nel resort a 5 stelle in cui sarà trasformato l’ex convento e ospedale militare di San Giorgio alla Costa, bene pubblico alienato a privati. Il mio intervistatore (Giuliano Marrucci) mi chiede: “Quindi attrarre investimenti con appunto la possibilità di cambio di destinazione d’uso anche molto impattanti, possibilità di ristrutturazione anche molto impattanti e una volta che hai attratto queste investimenti, mettere la progettazione urbanistica della città, i servizi della città, al servizio di quegli investimenti là…”.
E io rispondo: “La teleferica di Boboli, la possibilità di farla, ha avuto il via in un cambio di piano urbanistico del comune di Firenze dopo che l’acquisto di Costa San Giorgio era stato fatto. Cioè, le amministrazioni si impegnano: poi noi non sappiamo tutto quello che si dicono nelle cene private che preludono a questi acquisti, ma è chiaro che l’amministrazione dà delle garanzie, sta dalla parte degli investitori, e si dice continuamente che Firenze deve attrarre investitori stranieri. Firenze è una città in svendita, è una città all’incanto, una città che se la piglia chi offre di più: e gli amministratori di Firenze sono al servizio di questi capitali stranieri che prendono la città e la smembrano”.
L’espressione “essere al servizio” la usa Marrucci. Io la riprendo volentieri, perché l’ho usata mille volte, anche per i governanti della mia città. Mi è rimasta nell’orecchio fin da bambino, da quando lessi Lettera a una professoressa di don Lorenzo Milani. Criticando la scuola pubblica che tradisce il suo compito, egli scrive: “Certe scuole di preti sono più leali. (…) Dai barnabiti a Firenze la retta d’un semiconvittore è di 40.000 lire al mese. Dagli scolopi 36.000. Mattina e sera al servizio d’un padrone solo. Non a servire due padroni come voi”.
Le parole di don Lorenzo sono quelle del Vangelo: “Non si può servire a due padroni”. Né Gesù né Milani pensavano che ci fosse “corruzione”: condannavano, sotto il profilo etico, una libera scelta. Io condanno, sotto il profilo etico, una scelta politica: l’amministrazione di Firenze ha scelto di essere al servizio di una idea di città che – è il mio giudizio politico – la uccide. Lo spopolamento del centro storico è il frutto di questa scelta a favore dei capitali stranieri e non dei cittadini; per i resort di lusso e non per la residenza; per i frazionamenti al servizio della trasformazione in Airbnb e non per politiche a favore delle famiglie.
Io credo che Nardella e i suoi assessori abbiano capito, come tutti gli altri, che la mia era, ed è, una dura critica politica, non certo l’allusione a scambi illeciti. Potrei amaramente dire: magari ci fossero quegli scambi, almeno capirei che c’è una ragione per massacrare una città! Invece non ci sono, per quel che so e, dunque, è un massacro gratuito.
Questa richiesta di danni, allora, come altro può interpretarsi se non come un’intimidazione contro un oppositore, assai pesante sotto il profilo economico. I miei contradditori mi definiscono “personaggio politico di livello nazionale”: ne sono onorato, ma è una definizione ingiustificata. Ho certo delle idee che non ho mai nascosto, ma non sono mai stato iscritto ad alcun partito, non mi sono mai candidato in alcuna competizione politica nazionale o anche solo locale.
La verità è che si cerca di ridurre al silenzio un intellettuale libero e scomodo: non coinvolgendo Report o la Rai, ma chiamando in giudizio solo me, personalmente. In una Firenze in cui non c’è praticamente opposizione politica, in cui la stampa è allineata al potere e le personalità libere si esprimono cautamente in privato, ci si accanisce contro una delle poche voci contro.
Per amore della mia città, non tacerò. Ce la metterò tutta perché questa improvvida causa diventi una grande questione civile, non solo fiorentina. Appena sarà possibile indire assemblee civiche, proietterò l’intera intervista, e chiederò ai fiorentini che si riconoscono in questa battaglia per un’altra Firenze di contribuire anche economicamente, perché no, sostenendo insieme a me non solo la battaglia processuale, ma anche le spese legali, ammesso che io debba pagarle, perché nessun giudice, ne sono certo, potrà condannarmi per un’opinione e se dovessi vincere le spese me le pagheranno loro. Questa storia non riguarda solo me, è in gioco la libertà del pensiero critico e la tenuta democratica del nostro stare insieme: non sarò solo a combattere, ne sono certo.
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Popolo Saharawi comunicazione urgente

Sono circa 180 i comuni della Toscana sui 290 gemellati con una tendopoli con il Popolo Saharawi. Questa azione semplice ha fatto conoscere a molti cittadini l’esistenza di un Popolo che dal 1991 attende di poter esprimere il proprio diritto all’autodeterminazione. .Sono quindi queste azioni che possono apparire di semplice testimonianza che contengono straordinarie storie di solidarietà e di amicizia. Una amicizia verso le comunità saharawi che vivono nei campi profughi in Algeria che molti dei volontari toscani anche accompagnati da Sindaci e Assessori hanno conosciuto e con loro hanno iniziato piccoli o grandi progetti di solidarietà, come quello della nostra Associazione che dal 2016 ha attivato le adozioni a distanza. 
Ora è necessario che questo legame costruito negli anni si unisca in un unico coro, per fermare il Regno del Marocco nel suo attacco ai civili Saharawi, per chiedere alle Istituzioni nazionali di intervenire per evitare un nuovo conflitto armato, di sollecitare il Consiglio di Sicurezza ad attuare energicamente ciò che è stato promesso, nel trattato di pace del 1991, l’attuazione di un referendum autodeterminativo perchè la dignità di un Popolo non si può cancellare in nome dei soli interessi commerciali ed economici. Grazie se vorrete aiutarci a diffondere il nostro comunicato e le informazioni in esso contenute.

Nadia Conti
Presidente CittàVisibili APS

Sahara Occidentale: riprese le ostilità a El Guerguerat fra Marocco e Fronte Polisario

Le istituzioni repubblicane e democratiche italiane: Enti locali e Ministero degli Esteri intervengano

Roma, 13 novembre – Oggi, 13 novembre 2020, scontri a fuoco tra il Regno del Marocco e il Fronte Polisario, dopo 29 anni di cessate il fuoco firmato da entrambe le parti nel Quadro del Piano di Pace ONU nel 1991 che istituì, inoltre, la MINURSO (Missione ONU per il Referendum nel Sahara Occidentale). Secondo l’accordo militare, il limite invalicabile per garantire la tregua attraversava il territorio conteso fino ad arrivare al corridoio della regione di El Guerguerat, al confine con la Mauritania. Dal 21 ottobre scorso la regione è incandescente: il Regno del Marocco ha violato l’accordo con l’apertura da parte di una breccia lungo tale limite per consentire il libero passaggio di persone, ma anche e soprattutto di camion per il trasporto di prodotti commerciali. Tale atto ha innescato l’immediata reazione della popolazione civile saharawi, accorsa per protestare pacificamente e chiudere la breccia, ostacolando il transito dei mezzi. Un corridoio sfruttato per esportare prodotti provenienti dal Sahara Occidentale occupato dal Regno del Marocco dal 1975, nonostante l’aperta deplorazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. «L’Esercito popolare di liberazione saharawi ha iniziato a rispondere con la necessaria fermezza a questa violazione e all’ostile marcia marocchina che fin dalle sue radici costituisce una grave battuta d’arresto al cessate il fuoco». Con queste parole il Fronte Polisario e il Governo Saharawi hanno comunicato qualche ora fa che ritengono il Regno del Marocco responsabile di tutte le pericolose conseguenze di questo attacco alla stabilità dell’intera regione. Il Fronte Polisario e il Governo Saharawi ricordano che il futuro di pace per i due popoli è da decenni fermo a causa del mancato referendum di autodeterminazione previsto dal Piano di Pace del 1991 sotto l’egida delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana. Il Movimento solidale italiano di amicizia con il popolo saharawi denuncia la violazione da parte del Regno del Marocco del cessate il fuoco e l’attacco al Piano di Pace Onu e alla legalità interazionale, nonché alla stabilità della regione. Inoltre denuncia l’illegalità, evidente a tutta la comunità internazionale, del commercio di risorse provenienti dal Sahara Occidentale che il Tribunale Europeo ha condannato. Una situazione resa ancora più inaccettabile, considerata la riduzione degli aiuti internazionali destinati al popolo saharawi nel contesto dell’emergenza mondiale da coronavirus. Il Movimento solidale italiano di amicizia con il popolo saharawi ritiene indispensabile l’intervento dell’Europa e della comunità internazionale per impedire alle forze armate del Regno del Marocco ulteriori azioni lesive della legalità internazionale. 

Il Movimento solidale italiano di amicizia con il popolo saharawi chiede alle istituzioni repubblicane e democratiche italiane, agli Enti locali gemellati in Italia con il popolo saharawi e al Ministero degli Esteri di condannare l’aggressione armata marocchina, di adoperarsi per proporre misure economiche di contrasto al traffico illegale di merci da parte del Regno del Marocco, di sostenere la nomina dell’inviato speciale del Segretario ONU per riprendere i colloqui tra le parti al fine di convocare il referendum di autodeterminazione, di proporre di dare mandato alla MINURSO, come già ad altre missioni Onu nel mondo, di sorvegliare la tutela dei diritti umani.
Il Movimento solidale italiano di amicizia con il popolo saharawi  
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Un serpentone morde Firenze, I mille per i diritti negati

Domenica 31 Maggio,

Firenze – Un serpentone abbraccia Firenze. Ci sono tutte le voci della gente che non sa cosa succederà della propria vita e che anche oggi ha riempito Firenze, fin dalla mattina, di manifestazioni e flash mob. Di quelli che ben prima del covid avevano complicate esistenze di invisibilità, ma anche di quelli che prima del coronavirus avevano ragione di non temere per la propria sopravvivenza. Un primo dato, che emerge dal lungo cordone di persone che quasi senza slogan, con cartelli e striscioni, scorrono lentamente con le mascherine in volto fra il Lungarno di Santa Rosa,  sede del presidio mantenuto a furor popolare contro la volontà di dismetterlo, lungo l’Arno fino a Ponte Santa Trinita, per tornare indietro sul Lungarno Corsini e poi di nuovo Santa Rosa. Il covid ha funzionato come un grande mestolo in un pentolone, facendo saltare certezze e esplodere situazioni già compromesse.

Sono tante, le sigle che hanno promosso e aderito alla manifestazione. Una prova di unità che raramente la sinistra radicale ha offerto. La lista dei promotori-organizzatori è lunga: Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos – Campi Bisenzio, Collettivo Cosmos Castelnuovo, LAST – Lavoratori e Lavoratrici Autorganizzati dello Spettacolo – Toscana, Partito Comunista – Firenze, Cobas ALIA Firenze, COBAS Comitati di Base della Scuola Firenze, PRC Firenze, Radio Wombat Firenze, La Piana contro le nocività-Presidio Noinc Noaero, Assemblea autoconvocata delle lavoratrici e dei lavoratori del sociale, Movimento di lotta per la casa Firenze, CPA Firenze Sud, Usb Firenze Sindacato, Fuori Binario.Lotta Continua Firenze, Collettivo Bujanov, Sindacato Autogestito USI sanità – Careggi, CUB Firenze e Ogni giorno è il Primo Maggio.

Oltre le sigle, storie che si intrecciano e si sovrappongono, ma che hanno tutte una nota comune, incertezza e precarietà. C’è Maurizio da anni a Firenze, da anni invisibile, lavori precari al nero, con unica possibilità abitativa, quella di risiedere in un’occupazione. Ad ora, senza residenza, senza possibilità di accedere ai pochi fondi a ristoro di chi ha visto diminuire il proprio reddito causa covid, senza nulla. Cancellato. Oppure un ragazzo, fiorentino di nascita, sanfredianino, di poco oltre i trent’anni, una difficile storia di dipendenze alle spalle, che dopo aver denunciato il fatto che nella cooperativa in cui lavorava non venivano consegnati guanti e mascherine a sufficienza, ha perso il lavoro, e se ne sta in una precaria sistemazione abitativa, senza residenza, nonostante sia stato per anni in carico ai servizi sociali e al sert e sia ben conosciuto dall’assistenza sociale. Anche per lui, ad ora, nessuna possibilità di accedere a reddito d’emergenza o ad altri aiuti sociali. Cancellato. Ci sono un gruppo di donne che ordinariamente fanno le badanti o le colf, ed ora sono a casa, senza possibilità di dimostrare che il proprio reddito è diminuito o si è annullato con lo tsunami della pandemia. Cancellate. A casa, per chi ce l’ha, per chi la sta perdendo, chi non ce l’ha … s’arrangia.

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ZAP (Zona Altamente Partigiana)

Ciao,
si avvicina il 25 APRILE e, nonostante questo tempo difficile di lontananza e di distanze fisiche che ci separano, ZAP (Zona Altamente Partigiana) ritorna alle Piagge.
Quest’anno non potremo cantare, leggere, ballare e mangiare insieme, ma potremo continuare a fare memoria di questo giorno importante, essenziale per la nostra storia di popolo e di esseri umani.
Per fare questo ti chiediamo di inviare, a questa mail (duegangy@virgilio.it) o su WathsApp al numero 3393607861, un contributo che sarà montato in un videoclip, che poi sarà diffuso sui canali della comunità delle Piagge e proiettato il 25 aprile, per tutta la giornata, sullo schermo del TAZEBAO al Centro Sociale il Pozzo.
Potrai inviare brevi riflessioni scritte o registrate, piccoli video autoprodotti, brani di libri, poesie, canzoni…o quello che nasce dalla tua fantasia, entro domenica 19 aprile.
Con la partecipazione di tutti daremo ancora più forza a questo 25 APRILE DI LIBERAZIONE attesa, da costruire e praticare con tutte le nostre energie…
ZAP- Comunità delle Piagge

Vittorio Cosentino

Bari, il senzatetto trovato morto nell’ex Rossani era un attore di strada e tra i fondatori del teatro Kismet

Amava portare il teatro tra la gente, per strada. Dal Macbeth di Shakespeare all’Avaro di Molière. In tanti lo ricordano per via Sparano, col suo Teatro Aperto

di GINO MARTINA

Vittorio Cosentino lo si notava sempre. In ogni assemblea pubblica o appuntamento culturale cui partecipava a Bari diceva la sua. Irriducibile, sempre argomentando. È morto per un malore a 69 anni lì dove aveva trovato dimora, nell’ex Caserma Rossani, occupata gli anni scorsi da un collettivo cui aveva partecipato convintamente e da cui non si è mai allontanato. Vittorio Cosentino era un attore e un intellettuale.

È stato tra i fondatori del collettivo Kismet, da cui è nato il teatro e il laboratorio di prosa più attivo della regione. Amava portare il teatro tra la gente, per strada. Dal Macbeth di Shakespeare all’Avaro di Molière. In tanti lo ricordano per via Sparano, col suo Teatro Aperto.

In un’intervista rilasciata due anni fa sulla rivista napoletana Mar dei Sargassi raccontava di aver fatto il ’68 all’Università di Bari, di aver partecipato all’occupazione dell’ateneo, all’epoca ancora intitolato a Benito Mussolini. “Occupammo la casa dello studente e un centro culturale abbandonato, il Santa Teresa dei Maschi. Cominciammo a farlo funzionare come cinema e teatro, è lì che nacquero la mia vita sul palcoscenico, dopo esperienze di recitazione amatoriale, e il Teatro Osservatorio. Chiamammo un regista di Milano, Carlo Formigoni, specializzato nell’opera di Bertolt Brecht e insieme fondammo un gruppo, il Kismet, che ancora esiste. Girammo tutta l’Europa e anche in Israele. Lavorammo, poi, all’Amleto e lo portammo al festival di Sant’Arcangelo di Romagna. In seguito, il Kismet cominciò ad andarmi stretto e fondai il collettivo Teatro Aperto. Qui iniziò la mia ricerca”.

Calabrese originario della provincia di Cosenza, fece parte del collettivo degli studenti fuorisede e dei movimenti che animarono quegli anni Bari vecchia, per poi portare la propria esperienza culturale in giro per la Puglia. In questi ultimi anni, si è spesso esibito a Napoli, in piazza Bellini. Il teatro tra la gente, per strada, era ciò che amava fare.
“Vittorio Cosentino – ricorda in un post il regista barese Nico Cirasola – ha condiviso con me momenti magici per Bari e il Sud Italia dalle prime assemblee nelle case dello studente alle manifestazioni del movimento del 1977 fino alla ideazione della cooperativa “Scopa ripara e lucida – la città del sole.
Insieme abbiamo condiviso l’esperienza del Centro sperimentale universitario di cultura Santa Teresa dei Maschi, definita in una indagine sulle regioni del Sud Italia ‘Cuore propulsore della cultura per la Puglia”. Una storia tutta da raccontare. La sua militanza come attore e nella vita sono un esempio di una vita vissuta e non sprecata”.

“L’essenza del teatro è racchiusa in un mistero che si chiama momento presente. Con il teatro noi riusciamo a capire l’essenza del funzionamento del cervello umano. Questa è la magia dello spettacolo. I grandi autori ci fanno capire, in parte come funzioniamo”, ricordano le sue parole proprio dal collettivo della ex Rossani, che gli ha voluto dedicare un lungo messaggio per ringraziarlo.  ”Ci ripeteva sempre che la vera cultura – aggiungono –  si consuma negli spazi liberi e non in quelli assoggettati dalle dinamiche di mercificazione dei grandi teatri che ha sempre ripudiato”.
L’arte e la libertà sono stati il suo insegnamento.
Fonte: La Repubblica