Gaza: plastica di riciclo contro armi vietate

 06.04.2018 – Gaza Patrizia Cecconi

Sono le 11,30 in Palestina e tra due ore nella Striscia di Gaza forse si cominceranno a contare morti e feriti tra uomini donne vecchi e bambini che parteciperanno pacificamente alla “grande marcia del ritorno” partita venerdì scorso per “la giornata della terra” e che si concluderà il 15 maggio per la commemorazione della Naqba, ovvero la cacciata dei palestinesi dalle loro terre il 15 maggio del 1948.

Il massacro di venerdì scorso era stato annunciato da Israele senza che nessuna organizzazione internazionale si ponesse legalmente come ostacolo al crimine e al criminale. Quindi Israele, potendo contare “oggettivamente” sul silenzio-assenso dell’ONU e sull’assenso diretto degli Usa e di altri suoi sostenitori, ha raddoppiato e per oggi ha minacciato un’ancor più dura risposta ad una marcia pacifica che chiede soltanto il rispetto delle Risoluzioni Onu che lo stesso Israele calpesta.

Questo Stato coccolato in Occidente nonostante tutto, questo Stato che possiede un altissimo numero di testate nucleari e che, ovviamente, non firma il trattato relativo alla loro messa al bando,  questo Stato il cui esercito usa regolarmente armi vietate, e lo fa anche per reprimere una marcia pacifica, ha minacciato, anzi il termine giusto è “ha garantito” di usare i suoi gas micidiali oltre ai proiettili farfalla ma l’ONU tace e la stampa servile acconsente. Anzi fa di peggio. Strumentalizza, dietro velina israeliana, anche il minimo aiuto che le autorità locali hanno deciso di dare alle famiglie dei martiri definendo questo sostegno a orfani e vedove come un incentivo al terrorismo. Per similitudine si potrebbe dire che il sostegno italiano alle vittime della mafia è un incentivo alla mafia! A volte ci si vergogna di pensare che nel nostro Paese, quello nato da una Resistenza eroica e dolorosa, possa albergare un servilismo come quello dei nostri media main stream  che scade addirittura nel ridicolo oltre che nel sostegno a forme di reale  terrorismo di Stato  come quello regolarmente attuato da Israele contro il popolo palestinese.

Questa marcia però, è bene ribadirlo, è nata dalla volontà popolare di una popolazione sotto assedio. Ha scavalcato le differenze politiche e solo per adesione strumentale alla vulgata israeliana i media seguitano a dire che è stata organizzata da Hamas. Hamas la sostiene così come tutte le organizzazioni politiche, sociali, religiose (compresi i cristiani) e laiche la sostengono. Proprio perché è un’istanza di popolo.

Ma i palestinesi non hanno voci, se non quelle della poca stampa indipendente e quelle dei social per far conoscere la verità. Non hanno neanche strumenti, ma hanno ingegno e così vediamo che oggi hanno raccolto migliaia di vecchi pneumatici per coprirsi con una cortina di fumo dai proiettili-farfalla, micidiali e vietati, che i cecchini gli spareranno contro. “La marcia si farà lo stesso e sarà pacifica e con noi ci saranno i nostri bambini”. Questo hanno detto. Ma come proteggere i bambini dall’inalazione dei micidiali gas israeliani? A Gaza le costose maschere antigas di cui può disporre Israele non ci sono se non in numero ridottissimo e allora ecco che la creatività gazauna usa il riciclo creativo. La settimana scorsa abbiamo visto bambini protetti dall’inalazione dei gas con mascherine sanitarie in cui era inserita una cipolla. Oggi invece, con vecchie bottiglie di plastica, come mostrato nella foto sono state realizzare maschere protettive per i bambini che passeggeranno insieme ai loro genitori e ai loro amici a 700 metri dal border per provare a dire al mondo che la libertà è un bene irrinunciabile. Anche a costo della vita. La stessa che i gazawi amano come poche altre comunità al mondo.

Gaza 6 aprile 2018

 

BOICOTTA IL TURISMO IN TURCHIA!

BOICOTTA IL TURISMO IN TURCHIA!

Perché potresti pensare di visitare la Turchia La Turchia è nota per i suoi pacchetti vacanza poco costosi e per il clima piacevole, le spiagge e i siti storici che risalgono a millenni fa. Perché dovresti evitare di visitare la Turchia La Turchia è diventata sempre più dispotica, con il consolidamento, da parte del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, del proprio potere a seguito di un referendum dalla dubbia legittimità riguardo i poteri presidenziali tenuto nel 2017.

Erdogan ha epurato i ranghi del governo, della magistratura e delle forze armate del paese e la Turchia è diventata la nazione numero uno al mondo per giornalisti imprigionati. Il regime autoritario di Erdogan strumentalizza l’Islam per i propri interessi e ha posto una pressione enorme sulle donne e sulle minoranze etniche e religiose come Aleviti e Yezidi, così come sono la normalità l’antisemitismo e la retorica anticristiana.

I visitatori stranieri potrebbero non sentirsi accolti a braccia aperte, o almeno vedranno istantaneamente un cambiamento di atteggiamento, allorquando dovessero contestare le azioni di Erdogan e della Turchia – agire in tal senso può significare rischiare l’arresto e l’espulsione o anche la detenzione.

Se non vuoi trascorrere il tuo periodo di vacanza insieme a uno dei più malfamati gruppi jihadisti del mondo, dovresti evitare la Turchia La Turchia adesso è un centro di coordinamento per i gruppi jihadisti islamici radicali del Medio Oriente. Per anni, la Turchia ha agito da corridoio principale per combattenti stranieri e rifornimenti diretti allo Stato Islamico (ISIS) e a molti altri gruppi jihadisti in Siria e Iraq.

La Turchia ospita diversi gruppi jihadisti entro i propri confini e questi gruppi mantengono una presenza in diverse città in tutta la Turchia. Le forze armate turche stanno lavorando apertamente e in maniera diretta con vari gruppi jihadisti in Siria per combattere le Forze Democratiche Siriane (SDF), un alleato-chiave locale della Coalizione Globale contro l’ISIS. I tuoi soldi da turista saranno usati per finanziare gli sforzi per terrorizzare i più attivi avversari dell’ISIS La Turchia ha rinnovato la propria campagna militare e politica di negazione e oppressione contro i curdi.

Oltre ad aver imprigionato migliaia di giornalisti, sindaci, capi di partito, insegnanti, artisti e attivisti per i diritti delle donne curdi, la Turchia ha scatenato tutta la potenza del suo apparato militare contro le aree a maggioranza curda, tra cui Nusaybin, Cizre e Sur, storico distretto di Diyarbakir, senza mostrare alcun riguardo nei confronti delle vite dei civili. Secondo l’ONU, è possibile che siano stati sfollati più di 1 milione di civili nella guerra sanguinaria dello stato contro i curdi in Turchia. Oltre a colpire i curdi all’interno della Turchia, l’esercito turco attacca regolarmente le aree curde in Iraq e Siria – cercando di distruggere quello stesso popolo che è l’avversario più fiero dell’ISIS, che ha resistito coraggiosamente e sconfitto l’ISIS per anni.

La resistenza del popolo curdo ha indebolito significativamente l’ISIS, il quale minaccia il Medio Oriente e l’Europa, con grande delusione da parte della Turchia. Bilancio militare per il 2018 aumentato del 41% Il governo dell’AKP ha approvato un aumento del 41% del bilancio militare nel corso di un periodo di solo un anno, fissando il budget per la difesa e la sicurezza per il 2018 in 92,7 miliardi di lire turche.

Questo bilancio rappresenta chiaramente il desiderio di perpetuare i conflitti esistenti e iniziarne di nuovi nel corso del prossimo anno. Erdogan ha bisogno di più denaro per la sua guerra È ovvio che le entrate turistiche sono necessarie come componente principale dei finanziamenti per l’aumento delle spese militari e paramilitari (p. es. ISIS, al Qaeda e altri gruppi jihadisti). Il turismo è una delle più grandi fonti di entrate per la Turchia, che attualmente si colloca al sesto posto delle mete turistiche mondiali, attirando più di 30 milioni di turisti ogni anno. Lo scorso anno, le entrate turistiche della Turchia sono state stimate in oltre 25 miliardi di dollari e, nei piani di Erdogan, si prevede che aumentino a 86 miliardi. Il denaro speso per le vacanze in Turchia sarà inserito nel budget militare, trasformato in missili, gas lacrimogeno, carri armati e cecchini.

Il tuo denaro da turista non sarà usato per costruire una Turchia migliore, sarà impiegato per finanziare la macchina da guerra turca e aiutare gli alleati jihadisti della Turchia – sarà usato per alimentare le fiamme della guerra nel Medio Oriente e rendere la crisi dei rifugiati ancora peggiore. La Turchia sta conducendo aggressivamente una campagna militare per destabilizzare la Siria e rafforzare i gruppi jihadisti le cui mire non sono limitate al Medio Oriente.

I recenti attacchi della Turchia e l’invasione contro Afrin, cantone della Federazione Democratica della Siria Settentrionale, parte dello stato sovrano della Siria, sono un’aggressione che viola il diritto internazionale. Il denaro che hai guadagnato con fatica non dovrebbe contribuire alla strategia di Erdogan di pulizia etnica contro bambine e bambini, donne e uomini! Non passare le tue vacanze in Turchia!

Refugees Welcome Italia – Invito a tutte le associazioni

Martedì 12 settembre – ore 17,00

Refugees Welcome Italia – Invito a tutte le associazioni “con la presente siamo felici di invitarvi ad un incontro (informale) di presentazione delle attività di Refugees Welcome Italia Onlus, l’associazione che promuove l’ospitalità in famiglia di rifugiate/i. Refugees Welcome Italia sta avviando la formazione dei team territoriali in tutto il paese, divulgando la metodologia di lavoro messa a punto e raffinata grazie a un costante lavoro di relazione e confronto con tutti i protagonisti delle esperienze: le famiglie, i rifugiati, gli attivisti e gli operatori delle associazioni. Dopo Roma, Milano, Bologna, Torino, Alessandria, Genova, Como, Cuneo, Padova, Modena, Reggio Emilia, Pesaro, Macerata, L’Aquila, Cagliari, Catania, Palermo, ora è la volta della Toscana. L’incontro, occasione di programmazione partecipata di possibili progetti e collaborazioni future, si terrà martedì 12 SETTEMBRE ALLE ORE 17 presso la Caffetteria della Biblioteca delle Oblate – Via dell’Oriuolo 26 Firenze

Quello che ho visto in Libia lo descriverei come l’incarnazione della crudeltà umana al suo estremo Il Comitato Fermiamo la Guerra e il Coordinamento Basta Morti nel Mediterraneo ricordano a TUTTI, SINGOLI E ASSOCIAZIONI, i prossimi importanti appuntamenti per andare avanti e rinforzare le nostre iniziative, chiamando a raccolta tutte le forze antirazziste, antifasciste fiorentine e toscane. I recenti provvedimenti e gli accordi stretti con la Libia dal governo italiano alimentano la catastrofe umanitaria sotto gli occhi di tutti: siamo gravemente responsabili delle torture, della morte, delle violenze subite in questo preciso momento da migliaia di esseri umani. Il clima di intolleranza, alimentato dalla campagna di disinformazione costante e martellante dei media, completamente allineati alle iniziative del governo italiano, cresce di giorno in giorno anche fra la gente comune. UNIAMOCI SEMPRE DI PIÙ e NON ARRETRIAMO! costruiamo tutti insieme le prossime iniziative, per creare MODELLI DI ACCOGLIENZA DIVERSI, per CHIEDERE SEMPRE CON MAGGIOR FORZA L’APERTURA DEI CORRIDOI UMANITARI, per INFORMARE CORRETTAMENTE l’opinione pubblica sugli ABUSI e le VIOLENZE DISUMANE che sono commesse in Libia con la connivenza e l’avallo del nostro governo.

Via Spaventa, Lotta per la casa: “No allo sgombero, vogliamo soluzioni abitative”

Via Spaventa, Lotta per la casa: “No allo sgombero, vogliamo soluzioni abitative”

FIRENZE – “Apprendiamo della possibilità di un così detto ‘sgombero per motivi di sicurezza’ della struttura occupata di via Spaventa, un escamotage della proprietà per liberarla e poi venderla, che noi insieme ai rifugiati che vivono qui non accettiamo.” Lo ha detto Luca Toscano, rappresentante del Movimento fiorentino di Lotta per la Casa oggi durante una conferenza stampa indetta proprio nei locali dello stabile occupato dedicata a “lo stato di salute delle politiche di accoglienza”.

Il fallimento delle politiche di accoglienza attuate negli ultimi anni è una realtà innegabile – continua Toscano – e i così detti ‘sgomberi umanitari’ non esistono e non sono la soluzione. La storia delle occupazioni si può risolvere in un solo modo, ovvero con politiche che garantiscano una soluzione abitativa stabile e dignitosa a queste persone”.

Nella struttura di proprietà dei gesuiti sono ospitate attualmente circa 130 persone, quasi tutti somali reduci sia dall’occupazione dello stabilimento ex Aiazzone all’Osmannoro, nel cui incendio a gennaio scorso perse la vita una persona, che dello sgombero risalente a poche settimane fa di via Luca Giordano.

All’incontro era presente anche Giuseppe De Mola rappresentante di Medici Senza Frontiere, che ha ribadito l’importanza delle politiche di inclusione anche come preventivo di situazioni come quella via Spaventa: “Monitoriamo queste situazioni in tutta Italia, si tratta di persone sono spesso regolari ed in qui da molti anni. Il problema nasce da come si fa l’accoglienza in questo paese, situazioni come questa sono infatti frutto dell’assenza di politiche di integrazione adeguate”

 

fonte: Novaradio città futura

L’ipocrisia al potere: punire le vittime, non i carnefici

 

 

L’ipocrisia al potere: punire le vittime, non i carnefici *

Il Governo italiano ha varato, con l’approvazione del Parlamento, una missione navale nel Mediterraneo a supporto della Guardia Costiera libica nelle operazioni di intercettazione e respingimento dei migranti che dalla Libia cercano di raggiungere le nostre coste. Quelle persone partono dalla Libia ma non sono libiche, provengono per lo più da altri paesi (Gambia, Mali, Niger, Nigeria, Senegal, Costa d’Avorio), da cui sono fuggite perché le condizioni di vita sono intollerabili: cercano un paese che rispetti il loro diritto ad una vita sicura e dignitosa.

Ai primi di luglio Oxfam, Borderline Sicilia, MEDU e Amnesty International hanno reso pubblica la situazione che i migranti subiscono in Libia, testimoniata da interviste di donne e uomini che sono riusciti a sbarcare in Italia dopo viaggi che sono calvari: carcere, torture, schiavitù, sistematiche

violazioni dei diritti umani…commesse da trafficanti di esseri umani, bande criminali e milizie locali che operano con la connivenza della polizia e della Guardia Costiera libica…

Dati e testimonianze sono stati pubblicati su vari organi di stampa e se ne è parlato (magari di sfuggita) sui media; del resto non è la prima volta che dalla Libia ci arrivano questi racconti, prima ancora degli accordi criminali fra Berlusconi e Gheddafi, accordi portati avanti dai governi che si sono succeduti in seguito. Nessuno li ha mai messi in discussione, come nessuno si domanda che vita fanno i rifugiati segregati in Turchia a caro prezzo.

La missione navale viene varata accanto al nuovo Codice di Condotta imposto da Minniti e il cui obiettivo è quello di impedire alle ONG che operano nel Mediterraneo di intervenire nel salvataggio dei migranti. Dalla fine dell’operazione Mare Nostrum, solo la presenza delle ONG ha impedito che le stragi in mare diventassero quotidiane.

Nel provvedimento si parla di centri di raccolta in Libia sotto il controllo dell’UNHCR o dell’OIM, ma questi centri non esistono, al momento, e queste organizzazioni non sono neanche presenti sul territorio libico: dal momento in cui le forze armate italiane riconsegneranno i barconi nelle mani della Guardia Costiera libica, dobbiamo sapere che quelle persone

finiranno certamente nelle carceri libiche o nelle mani di altri

trafficanti o di bande criminali.

Spenderemo nove milioni al mese per consegnare alla tortura, alla schiavitù, alla morte centinaia di migliaia di persone: questa è la nostra missione.

In un clima politico estremamente confuso e incerto, l’invio di navi militari italiane nel Mediterraneo rappresenta oltre tutto un rischio concreto di conflitto; l’”accordo” sarebbe col governo Sarraj, ma le forze in campo in Libia sono molto più numerose, e si contendono il controllo del territorio: come si comporterebbe il contingente italiano nel caso che qualcuna delle parti in campo non gradisse la sua presenza nelle acque territoriali libiche?

Nonostante i rapporti e le testimonianze, il governo italiano, come l’Europa, fa finta di non conoscere la reale situazione dei migranti in Libia, fa finta di non sapere che è una situazione (quella sì) di vera emergenza, una questione di vita e di morte, di fronte alla quale la priorità assoluta non può essere che aiutare le persone ad uscirne.

La verità è che le persone che gremiscono i barconi per l’Europa sono solo scarti, e scarti fastidiosi delle politiche colonialiste e neo-colonialiste, politiche che tuttora muovono le potenze europee, e su cui l’Italia cerca di rincorrere la Francia, dopo il brillante progetto francese di creare degli hotspots in territorio libico. Strutture che si sono già ampiamente dimostrate inefficaci anche sul nostro territorio e

nelle quali i diritti umani e il diritto internazionale non vengono rispettati.

Tutte le organizzazioni per la difesa dei diritti umani indicano una sola strada per lottare efficacemente contro i trafficanti e per salvare la vita e la dignità delle persone: corridoi umanitari che permettano ai migranti di arrivare in sicurezza in una terra più sicura di quella da cui fuggono.

Contro il comportamento vergognoso del governo italiano e dell’Unione Europea che calpestano fondamentali diritti umani invitiamo alla mobilitazione e alla solidarietà concreta con i richiedenti asilo e con chi li salva e li aiuta.

*Rete Antirazzista Fiorentina*

*Comitato Fiorentino Fermiamo la Guerra*

*Coordinamento Basta Morti nel Mediterraneo*

PER LA PACE E I DIRITTI

 

Le realtà associative e di movimento che promuovono l’iniziativa “Pace e diritti” intendono mettere in evidenza l’intreccio delle varie tematiche su cui esse si impegnano quotidianamente con la questione centrale della pace.

Sono infatti fattori di guerra la ricchezza e il potere nelle mani di pochi, gli attacchi durissimi alla dignità del lavoro, lo sfruttamento illimitato delle risorse, il disprezzo della dignità umana e della democrazia (messa in crisi dal dominio ormai senza limiti del mercato e delle grandi potenze finanziarie), la crescita, in Europa e nel mondo, di regimi fondamentalisti e fascisti. Chi detiene il potere si appropria senza scrupoli di beni che appartengono all’umanità e mette in atto una scriteriata distruzione dell’ambiente globale. Dilagano guerre e azioni terroristiche, che si alimentano a vicenda attraverso una spirale perversa e che provocano morte e distruzione fra la popolazione civile, sostenute dalle immense risorse impiegate per la ricerca, la produzione ed il commercio di armi sempre più distruttive (mentre la follia degli ordigni nucleari costituisce una minaccia costante per l’intero pianeta).

Invece di superare le frontiere in nome di un unico comune destino, l’umanità rischia di naufragare, soffocata dai nazionalismi, dai settarismi, dal sessismo e dal razzismo.

 

Non possiamo stare a guardare.

Mobilitiamoci per una società democratica, che rispetti la dignità umana e del sistema dei viventi.

Firenze, la “citta’ aperta” del Social Forum, deve tornare a far sentire la sua voce, attraverso tutti/e coloro che lottano per la pace e i diritti.

Riteniamo che un’azione per la pace comporti, in un cammino coerentemente progressivo:

 

  • l’attuazione integrale della Costituzione ed il pieno rispetto dell’art.11 – “che ripudia la guerra” -,
  • la democratizzazione delle Nazioni Unite e la riaffermazione della universalità dei diritti umani,
  • lo scioglimento della NATO, strumento di aggressione e non di difesa, e lo smantellamento del complesso politico-militare-industriale ad essa connesso,
  • la riduzione delle spese militari e la riconversione dell’industria degli armamenti,
  • la cessazione immediata della vendita di armi a paesi in guerra o non rispettosi dei diritti umani,
  • il disarmo nucleare totale, secondo la recente proposta dell’assemblea dell’ONU,
  • la difesa e la valorizzazione dell’ambiente, lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabili, la dismissione delle centrali nucleari a livello europeo e mondiale, l’economia a rifiuti zero,
  • la prevenzione e la mitigazione degli effetti del mutamento climatico,
  • il sostegno a un agricoltura che rispetti la salute e l’ambiente,
  • l’uso razionale e democratico dell’acqua,
  • la solidarietà piena e attivamente operante alle lotte dei popoli resistenti (Curdi, Palestinesi, Saharawi).
  • il rispetto della dignità umana e del diritto internazionale in tema di immigrazione ed il pieno riconoscimento del diritto di asilo, così come indicato dall’art. 10 della Costituzione,
  • l’attuazione di corridoi umanitari subito per l’ingresso legale dei profughi/delle profughe sul suolo europeo e l’annullamento degli accordi indecenti con la Turchia e con la Libia,
  • la lotta alla criminalità organizzata, alla corruzione, all’evasione fiscale,
  • il rispetto della dignità del lavoro e dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici,
  • la lotta alle discriminazioni di genere ed il contrasto alla violenza maschile sulle donne,
  • l’affermazione della scuola pubblica e laica, per la formazione di cittadini/e consapevoli, e dotati/e di spirito critico, e per la realizzazione di una società interculturale,
  • il netto contrasto ai trattati internazionali (TTIP, CETA) che avvantaggiano le multinazionali a danno dei diritti, dell’ambiente, della democrazia.

 

Recentemente, a contribuire allo sviluppo di un clima di intolleranza nel Paese, vi sono stati due decreti governativi, poi trasformati in legge, – i decreti Minniti-Orlando –, che restringono i diritti dei/delle richiedenti asilo ed aumentano i poteri dei sindaci al fine di respingere, in nome del cosiddetto “decoro urbano”, chi vive in condizioni di emarginazione, ed è attualmente in discussione in Parlamento una normativa, già approvata alla Camera, che accresce le possibilità di usare le armi per legittima difesa, dando così in diversi casi “licenza di uccidere”.

Si tratta di provvedimenti che contrastano con quanto sosteniamo in nome della convivenza pacifica e civile. Riteniamo che debbano essere ritirati (e non approvati definitivamente nel caso di quello riguardante l’uso delle armi) e che debba essere invece, in tempi brevi, approvata la legge sulla cittadinanza basata sullo “jus soli” e sostituita, finalmente, la normativa sull’immigrazione denominata Bossi-Fini, che già tanti danni ha provocato.

 

La manifestazione “Pace e diritti” vuole essere una tappa per la ricostruzione di un forte movimento pacifista, all’altezza, come partecipazione, di quello dei primi anni 2000 (la 2^ potenza mondiale, secondo la definizione del “New York Times”) e in grado, questa volta, di bloccare davvero la folle corsa verso il baratro intrapresa dalle potenze mondiali – primi fra tutti gli Stati Uniti di Trump -. Con l’auspicio che, come segno di tale rinascita, “fioriscano” di nuovo sui balconi della nostra città, e non solo, le bandiere “arcobaleno”, espressioni della volontà popolare di PACE!

 

IL CASO DI S.

IL CASO DI S.
«Ancora una volta assistiamo alla totale follia della normativa italiana e comunitaria per la gestione delle migrazioni e dell’accoglienza dei migranti»

un report di Luca Cumbo

S. nasce nelle campagne del sud del Marocco nel 1990. Arriva minorenne a Palermo, con due fratelli più piccoli, per ricongiungersi al padre, venditore ambulante da vent’anni in Sicilia e del quale oggi non si hanno più notizie.

Dopo un periodo di convivenza estremamente problematica col padre, S. si trasferisce prima da amici e poi in un centro d’accoglienza palermitano, mentre i due fratellini venivano affidati a due comunità dal Tribunale dei minori di Palermo.

Dal 2010 collabora volontariamente con il Centro Astalli di Palermo come operatore e come mediatore culturale, mettendosi generosamente a disposizione degli altri migranti.

Nel 2011 S. trova lavoro in un’impresa edile, quest’esperienza si rivela pesante: con il miraggio di un’assunzione, viene sfruttato e mal pagato per un lavoro duro, talvolta pericoloso e in nero.

Nel frattempo S. consegue la licenza media con ottimi voti e si iscrive con grande motivazione alla scuola superiore dove si diploma nel 2016, dopo cinque anni di impegno, non solo per le difficoltà linguistiche e per gli orari scolastici serali ma anche perché già dall’autunno 2011 si manifestano i primi sintomi della sua patologia psichiatrica, una psicosi paranoidea, che il ragazzo fatica ad accettare. Da questo momento in poi sarà seguito presso i servizi di salute mentale di Palermo.

Gli anni del liceo sono intervallati da ricoveri volontari; pur con qualche con difficoltà S. segue la propria terapia.

Nel 2014 il ragazzo subisce un travagliato TSO: egli stesso, convinto di essere vittima di persecuzione e minacce, chiama impaurito la polizia. Gli agenti lo trovano in stato di agitazione e reputano opportuno un intervento sanitario coatto. Durante quel T.S.O, avvenuto in maniera spropositatamente violenta – viene contenuto fisicamente dagli agenti e dagli infermieri “ex manicomiali” – S. non capisce, si dimena, oppone resistenza e per questo viene denunciato.

Dopo un lungo periodo di degenza al reparto di psichiatria di un ospedale palermitano, nel quale S. rimane per i primi giorni legato alle caviglie e ai polsi, viene tentato un percorso riabilitativo presso una clinica privata: S. risponde bene al trattamento farmacologico e alla psicoterapia e, al momento delle dimissioni, mostra maggiore consapevolezza nei confronti del proprio disturbo.

Durante i mesi di ricovero, S. continua a studiare e ottiene permessi speciali di uscita per sostenere interrogazioni e compiti in classe. I professori premiano il suo impegno ammettendolo al quarto anno nonostante le assenze per motivi di salute.

Dopo le dimissioni dalla clinica, S. inizia ad essere seguito nuovamente dai servizi pubblici di salute mentale e trova posto in una CTA (Comunità Terapeutica Assistita).

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