Sulla sentenza del TAR: basta bugie!

Dopo i primi festeggiamenti, e dopo aver letto attentamente e nel dettaglio la sentenza, eccoci pronte a spiegare nel dettaglio quello che ha sentenziato il TAR della Regione Toscana l’altro giorno riguardo all’inceneritore di Firenze.

http://www.mammenoinceneritore.org/2016/11/11/comunicato-sulla-sentenza-del-tar-basta-bugie/
Quello che segue non vuole essere una “lectio magistralis” sulla legge e sulla sentenza, ma vuole provare a spiegare le motivazioni e gli effetti della decisione presa dal TAR. In questi due giorni infatti, tramite la stampa, gli amministratori pubblici, Qthermo e Cispel si sono prodigati a leggere e interpretare la sentenza… ovviamente con l’intento di sminuirla o addiritturla, con molta creatività, di prenderla come “certificazione del loro buon operato”.

NIENTE DI PIU’ FALSO! Ma entriamo nel dettaglio. Partiamo subito dallo sfatare quello che viene detto e scritto nei giornali. Il TAR non ha il compito e la responsabilità di entrare nel merito delle questioni, ma solo di accettare e/o respingere i ricorsi valutandone solo l’aspetto e la correttezza procedurale, non entrando nel merito delle scelte. Quindi il TAR non ha detto che è giusto costruire l’inceneritore e/o che non inquina, né tantomeno ha approvato la sua localizzazione a case Passerini – come qualcuno vorrebbe fare intendere – questo perché, semplicemente, non poteva farlo!! La decisione della localizzazione infatti era già stata stabilita nel lontano 2005 in sede di Valutazione di impatto sanitario (VIS) e confermata nel 2012 in sede di Piano Interprovinciale dei Rifiuti.

Il TAR ha semplicemente valutato se gli atti, amministrativamente parlando, sono corretti formalmente e non ha valutato (non potendolo fare) il loro contenuto. Il primo punto importante è il seguente, con la quale si chiude la sentenza: “Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sui ricorsi e sui motivi aggiunti indicati in epigrafe, li riunisce e:  … c) accoglie i ricorsi R.G. n. 143/2016 e 180/2016 e, per l¹effetto, dispone l¹annullamento del provvedimento 23 novembre 2015 n. 4688 del Responsabile della P.O. Qualità ambientale della Città Metropolitana di Firenze, dei verbali delle conferenze di servizio presupposte e dei successivi atti del procedimento espropriativo;” Questo cosa vuol dire esattamente? Vuol dire che secondo il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana l’AU (Autorizzazione Unica), ovvero il documento che da il permesso a costruire l’inceneritore insieme a tutta una serie di prescrizioni, è annullato con effetto immediato. Con esso vengono annullati anche i verbali delle conferenze dei servizi che hanno portato a quell’atto e degli atti legati a quello stesso atto.

Tra questi atti ci sono anche tutti gli espropri dei terreni necessari alla costruzione dell’inceneritore.   Questo vuol dire che Qthermo non ha l’Autorizzazione a costruire, e che per iniziare i lavori dovrebbe riottenere l’Autorizzazione! Ma perchè il TAR è arrivato a questa decisione? Ce lo siamo domandati anche noi e abbiamo cercato di spiegarlo in maniera comprensiva:

1) La Città Metropolitana non aveva il potere di rilasciare l’Autorizzazione Unica in mancanza di uno strumento urbanistico come una variante al piano urbanistico del comune di Sesto Fiorentino o in alternativa un accordo di pianificazione da stipulare sempre con il comune di Sesto Fiorentino.

2) Non sono stati realizzati i “famosi” boschi della piana da parte della Provincia di Firenze (ora diventata Città Metropolitana), come invece era stato stabilito da protocollo di intesa del 2005 tra la Provincia di Firenze e i Comuni interessati. Nello specifico si subordinava la costruzione dell’inceneritore di Firenze, fonte aggiuntiva di emissione inquinanti, alla realizzazione di un parco di 30 ettari per MITIGARE l’inquinamento già presente nella zona a causa delle altre fonti emissive (traffico,riscaldamento,industria). In questi 11 anni non solo la Città Metropolitana non ha rispettato il vincolo e non ha fatto nessuna azione per procedere con la realizzazione del Parco, ma ha fatto completamente sparire questo vincolo/prescrizione dall’Autorizzazione Unica.

Dei diversi motivi da noi sollevati, il TAR ha accolto quello riguardante la mancanza di un accordo con il Comune di Sesto, sulla pianificazione dell¹area interessata (che doveva avvenire attraverso una diversa procedura nella quale è prevista anche una nuova valutazione sugli effetti ambientali nell¹area VAS), nonché la mancata realizzazione di un¹area a bosco di 30 ettari che era stata prevista quale condizione per la realizzazione dell¹impianto. Questo è quello che ha sentenziato e deciso il Tribunale Regionale Amministrativo della Regione Toscana. Le altre letture e interpretazioni che sono state fatte in questi giorni sono mere chiacchiere da bar. Purtroppo queste chiacchiere non le fanno  i cittadini qualunque ma gli amministratori pubblici, che invece dovrebbero rispettare le sentenze e accettare, finalmente, la volontà dei propri cittadini e ora anche della giustizia.

Rinnoviamo ancora una volta l’appello ad  incontrarsi e ad aprire un canale di dialogo con i cittadini al Sindaco di Firenze e Presidente della Città Metropolitana di Firenze Dario Nardella, al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, all’Assessore all’Ambiente della Regione Toscana Federica Fratoni e all’Assessore all’Ambiente di Firenze e Presidente di ATO Toscana Centro Alessia Bettini.

In questi anni non abbiamo mai ricevuto una risposta, ma ci ricordiamo delle frasi di molti politici (tra cui quella dell’Assessore Fratoni) che ammettevano la necessità di un ripensamento davanti alla possibile bocciatura dell’Autorizzazione a costruire davanti al TAR. La bocciatura è arrivata. Ora che si faccia riparlare la politica con la P maiuscola, e si riapra la discussione.

Non possiamo aspettare altri anni: la Regione Toscana ha bisogno di gestire bene i rifiuti e questo può iniziare a farlo subito applicando le alternative, che esistono e funzionano molto bene… anche in molti comuni e province della Toscana! Le risposte, basate su cavilli e appelli, che la politica sembra voler dare non sono la reazione giusta e corretta. La politica deve rispettare la sentenza. Concludiamo poi sottolineando che questo risultato è arrivato grazie al ricorso presentato dai cittadini e dalle associazioni ambientaliste, a cui si è agganciata la nuova amministrazione del Comune di Sesto Fiorentino. Successivamente anche il Comune di Campi Bisenzio ha fatto ricorso sul motivo della mancata realizzazione del Bosco della Piana.

E’ importante quindi dare e riconoscere il merito a tutti gli attori e autori di questa battaglia. E continueremo, davanti al Consiglio di Stato chiederemo l¹accoglimento di tutti i motivi che il TAR ha ritenuto di respingere. Infatti quello che appare complessivamente dalla lettura della sentenza è che il TAR della Toscana non abbia voluto confrontarsi fino in fondo sulle gravi contestazioni sollevate nel ricorso contro la VIA che, se accolte anche in parte, avrebbero portato all¹azzeramento dell¹intero progetto. Noi cittadini siamo stati obbligati, davanti al silenzio della politica, a rimboccarci le maniche, studiare la legge e gli atti, trovare degli avvocati per supportare l’azione delle associazioni ambientaliste, raccogliere i soldi per le spese e procedere al ricorso. Siamo contenti che alcune amministrazioni abbiamo fatto altrettanto. Ora chiediamo che la politica faccia il suo mestiere: difendere la salute e l’interesse dei cittadini.

Per chi volesse approfondire qui si può trovare le sentenza: http://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=PU2NFQXJAUZPPKVYLDXDCIZLC4&q=

Mamme no inceneritore Ultime Novità e Segnalazioni Scopri le nostre Eco Borracce Grazie alle nostre 2200 borracce in acciaio http://www.mammenoinceneritore.org/2016/02/03/le-borracce-in-acciaio-delle-mamme-no-inceneritore/ si calcola che ad oggi abbiamo evitato la produzione e lo spreco di 343200 bottigliette di plastica in un anno e 27456 Kg di CO2 non emessi nell¹atmosfera all¹anno. E che alla fine vogliono dire anche 3,7 tonnellate in meno di rifiuti urbani da gestire e mandare a incenerire.

“per Amore – la rivoluzione del Rojava vista dalle donne”

VENERDI’ 28 OTTOBRE-  ATENEO LIBERTARIO BORGO PINTI 50 r FIRENZE

Ho sempre pensato che fosse necessario anche confrontarsi e trarre ispirazione anche da esperienze molto lontane da noi, per poter trovare soluzioni alle contraddizioni che viviamo quotidianamente. Secondo me è necessario comprendere e combinare tra loro diversi punti di vista per ottenere una comprensione generale e profonda, che a sua volta porti ad una pratica finalizzata ad un miglioramento reale della situazione in cui viviamo. È proprio per questo che penso che le vite e le esperienze di donne non molto lontane possano contribuire al dibattito riguardo come costruire il nostro futuro, ed è appunto per questo che le ho raccontate in un libro.

Viaggiando, quindi, si impara. E credo di avere imparato alcune cose (poche, ma pur sempre qualcosa), trascorrendo più di un anno e mezzo in Rojava.

Ho respirato una lotta contro il sistema che ci vuole schiave1, e che usa come primo strumento per farci schiave quello di metterci una contro l’altra, di farci l’una all’altra nemiche. Ho compreso come la migliore difesa contro di questo sia l’amore: è per questo che ho intitolato il libro che ho scritto “per Amore – la rivoluzione del Rojava vista dalle donne”. Uno degli scopi principali di questa lotta è ricomporre la società che il capitalismo vuole distruggere, fare in modo che gli esseri umani si incontrino, ed apprendere assieme come fare a risolvere problemi comuni in maniera collettiva: è per questo che esistono le komine, cellula di base del confederalismo democratico, e tutte le altre assemblee e luoghi di incontro.
Il contrario di capitalismo è società, perché il capitalismo distrugge la società e perché una rete sociale più forte degli interessi personali è antidoto al capitalismo. Nel momento in cui contribuiamo a costruire muri, a mettere distanze tra persone e gruppi, non siamo quindi altro che schiave del sistema.

Ho visto quanto sia importante non chiudere il proprio pensiero e le proprie azioni dentro a dogmi limitanti, come sia importante liberarsene per sperimentare strade nuove. Ho visto come i dogmi con cui cresciamo possono impedirci di comprendere tutto quello che non riusciamo ad incasellare nelle nostre griglie preconcette. Ho anche compreso quanto difficile sia liberarsi di queste letture cariche di pregiudizi che ci impediscono di librarci in aria, ho visto quanto dolore e rabbia possa portare questa lotta interiore per imparare a volare, e quanto splendido e grandioso sia poi il volo. Ho osservato le rotture che può portare rinnegare sé stesse, e in questo senso deve essere chiaro che rompere con i dogmi non significa rinnegare la propria storia: chi rinnega sé stessa e la propria identità non è in grado di volare.

Soprattutto, in Rojava, ho visto che è possibile creare qualche cosa di diverso. Che raccontano bugie quando vogliono farci credere che il mondo capitalista sia l’unica possibile soluzione ai bisogni della gente, o che lo Stato sia l’unica possibile forma di organizzazione. Ho visto che realmente la società può organizzarsi senza uno Stato, che si può dare a ciascuna secondo i suoi bisogni senza necessità dell’accumulazione di capitale. Ho capito che è una strada difficile da percorrere, che in ogni momento è necessario fare autocritica, e non pensare che tutto sia chiaro limpido e incontrovertibile: perché i tranelli sono moltissimi, e dobbiamo essere vigili per non cadere o forti per rialzarci. Ho visto però che una forma di organizzazione sociale diversa e più umana è possibile, è necessaria: sono convinta che sarà il nostro futuro.

Ho poi osservato l’importanza della bellezza. Parafrasando una vecchia frase, “se non c’è bellezza, non è la nostra rivoluzione”. La bellezza è necessaria quanto l’aria che respiriamo, perché la bellezza non è solo la meta, ma soprattutto la strada.

Ho quindi riportato un pezzo di quello che ho imparato in Rojava in questo libro, trascrivendo i racconti delle donne che descrivevano la propria vita. Verrà data voce alle donne del Rojava, sarano loro a raccontare, non io. Ho messo nero su bianco poi alcune delle domande che secondo me questo pezzo di mondo ci pone, senza pensare di aver trovato qui la Verità, ma una realtà da cui è necessario prendere spunti, perché ci pone domande critiche su quello che stiamo costruendo, ci obbliga a riflettere su cosa ci spinge in una certa direzione. Perché non siamo guardiane di braci, che cercano di fare in modo che non si spengano del tutto: siamo invece fuoco ardente, in grado di diffondersi e scaldare ed illuminare il presente ed il futuro.

Nel libro ci sono alcune donne che raccontano la loro storia, come vivevano prima della rivoluzione, come partecipano alla realizzazione di una società democratica, e quali cambiamenti ci sono stati nella loro vita. Queste storie sono intervallate da alcune brevi riflessioni, non volte a portare soluzioni quanto a porre quesiti: che domande pone a noi la rivoluzione del Rojava? Quasi certamente questo testo è incompleto, molto probabilmente si potrebbe fare di più, ma sicuramente è un inizio, un sasso nel lago. Senza pretese, un contributo al dibattito.

Non troverete questo libro nelle librerie, solo nelle presentazioni che verranno organizzate, o al massimo in qualche “banchetto” di compagne. Perché? Perché questo libro è uno strumento, un canale per poterci conoscere, un laccio per avvicinarci. Non serve leggerlo da sole chiuse nella corazza proprio isolamento. Incontriamoci, discutiamone, critichiamoci a vicenda. E facciamo fiorire nuove idee, senza dimenticare le vecchie o rinnegare la storia che ci ha portate ad essere quello che siamo.
Insieme.

 SILVIA

8 MARZO LE DONNE CONTRO IL FASCISMO, IERI E OGGI

Le donne nella Resistenza ebbero un ruolo fondamentale. Donne che, oltre ad essere attivamente presenti nelle formazioni combattenti, anche con ruoli di comando, come Teresa Mattei e Laura Seghettini, garantirono il passaggio di informazioni, di armi, di cibo, di indumenti. Molte furono quelle che dettero accoglienza e rifugio ai prigionieri scappati dai campi di concentramento, alle donne e uomini ebrei che cercavano di sfuggire alle retate dei nazi-fascisti, a chi intendeva sottrarsi alle bande della Repubblica di Salò. Allora come oggi ciò che spinse tante donne ad agire fu la ricerca di una vita migliore, libera dalla violenza del paternalismo, del maschilismo, dell’autoritarismo, insita in ogni forma di fascismo. Se è vero che in senso stretto il fascismo fu il periodo autoritario che contraddistinse il periodo dal 1922 al 1945, in senso lato la cultura fascista implica una società gerarchizzata, paternalista, non laica e perciò violenta dove le donne hanno un ruolo cristallizzato di moglie e madre sempre subalterno all’uomo. Oggi, a Firenze, non possiamo accettare che Casa Pound, che ispira la sua azione al fascismo, al razzismo, alla ostilità verso ogni diversità, e che è già presente in due zone della città, abbia aperto di recente un’altra sede nel quartiere di Porta a Prato -San Jacopino La regista Liliana Cavani già nel 1965 aveva dato voce a diverse protagoniste delle azioni partigiane nel suo documentario “La donna nella Resistenza”. Lo proietteremo l’8 marzo per ricordare insieme l’importanza del contributo delle donne alla lotta contro i nazi-fascisti e per dire NO ancora, allora come oggi, a tutti i fascismi.

8 MARZO 2016 AL CIRCOLO ARCI FRA I LAVORATORI DI PORTA AL PRATO VIA DELLE PORTE NUOVE 33 – FIRENZE

Ore 19 proiezione del documentario “LA DONNA NELLA RESISTENZA” DI LILIANA CAVANI (DURATA 55′)

Introduzione a cura di Libere tutte e del Giardino dei Ciliegi

Seguirà buffet – prenotazioni entro il 7 marzo al 340/0068004 (contributo buffet € 12)

Manifestazione La libertà è la nostra “fortezza”

Pagina facebook: Unite in rete – Firenze

Siamo indignate ed esterrefatte dalla lettura delle motivazioni della sentenza di assoluzione dei sei imputati […] per lo stupro della Fortezza. I giudici devono aver confuso i fogli con quelli di una sentenza emessa nell’Ottocento, perché stentiamo a credere che nel 2015 sia anche solo pensabile che la responsabilità di uno stupro ricada su chi lo subisce.

Le sentenze si rispettano, ma abbiamo la sensazione che più che al rispetto della legge i giudici si siano rifatti ad un’idea antica e maschilista di moralità che ci riporta culturalmente indietro di decenni. Ad essere giudicata è stata la vita di una persona e non il reato commesso, del quale, a questo punto, è la vittima l’unica responsabile e il fatto che non sia stata resa giustizia l’unica certezza.

Saremo presenti ed invitiamo a partecipare alla Manifestazione La libertà è la nostra “fortezza” che ci sarà il 28 luglio alle ore 21, Fortezza da basso, a Firenze.

Di seguito il testo della convocazione:

Ci riprendiamo la Fortezza perché

- le motivazioni della sentenza di Firenze sono inaccettabili;
- questa sentenza ha leso l’autodeterminazione di tutte le donne;
- il processo è stato fatto alla ragazza e alla sua vita;
- vogliamo sapere perché la procura generale non ha fatto ricorso facendo scadere i termini.

Riaffermiamo la nostra libertà: siano processati i violenti e non le vittime!

Non vogliamo essere giudicate per come ci vestiamo, per il nostro orientamento sessuale e i nostri comportamenti.

Troviamoci martedì 28 luglio alle 21,00 all’ingresso principale della Fortezza da Basso in piazza Bambine e Bambini di Beslan, Firenze.

Hanno promosso e aderito:

Unite in rete, Artemisia, TOSCA – Coordinamento toscano centri antiviolenza, Di.Re., Libere tutte Firenze, Il Giardino dei Ciliegi, Collettivo DeGenerate, Azione gay e lesbica, IREOS, Libreria delle donne, Associazione Fiesolana 2b, Intersexioni, ARCI Firenze e Toscana, Rete Genitori Rainbow, Coordinamento contro la violenza di genere e il sessismo, Coordinamento donne CGIL Firenze e Toscana, LeMusiquorum, Gruppo DDD, Laboratorio per la laicità, Rete donne SEL, Gruppo consiliare Firenze Riparte a Sinistra, on. Marisa Nicchi, sen. Alessia Petraglia, Daniela Lastri.

Altre adesioni

Arcilesbica Firenze, Crs, Corrente alternata, Coltiviamo Cultura in Genere, Nuove Generazioni su Orme Radio, Resistenza Femminista, Pasionaria.it, COSPE, Mi diras Nur progetto contro la violenza dell’Associazione Mahila, Khadija Cirafici, Centro AntiViolenza Associazione “donne insieme valdelsa”, colle val d elsa (SI), Comitato Territoriale ARCIGAY Leonardo Da Vinci di Grosseto, Nosotras Onlus, Associazione Progetto Arcobaleno Onlus, Lei disse sì, Il Gruppo – Siena,  Associazione Periferie al Centro Onlus – Fuori Binario

Cristina Obber, Barbara Bonomi Romagnoli, Maria Luisa Boccia  Aglaia Viviani, Donatella Golini, Laura Gaspari, Elisabetta Togni Dalla Torre ,Farideh Karamloui  , Simona Sforza, Daniella Vangieri, Monica Sgherri, Papi Buzz, Alessandra Giannini Luca Sparnacci, Evelina Visani, Francesca Pontani, Mirella Sarti, Roberta Montanari, Paola Borsoi, Maddalena Robustelli, Francesca Moccagatta, Adriana Nannicini  Rita Murgia , Gianna Massari Michelotti , Debora Mastronardi, Albalisa Sampieri, Bia Sarasini,

Sindacato Cobas quadrifoglio, Filcams Cgil Grosseto, Coordinamento donne Fisac Firenze, Federazioni Lavoratori della Conoscenza di Firenze (FLC CGIL), coordinamento Donne Filt Cgil

L’Altra Europa con Tsipras – comitato Fiorentino, Sì Toscana a Sinistra, Retedem -PD Toscana, Eleonora Forenza gruppo GUE/NGL, Comitati Possibile Firenze

Le adesioni sono aperte.

Inviate la mail di adesione a uniteinrete@gmail.com

Se vi fa piacere preparate cartelli e striscioni con le parole del testo e portate una pila.

Pisa. Donne dei quartieri popolari bloccano la coop. L(‘)otto sempre.

coop 8 marzo

Questo pomeriggio una cinquantina di donne dei quartieri di Pisa hanno bloccato la Coop di Cisanello chiedendo un assegno sociale e protestando contro il nuovo regolamento della Società della Salute che prevede di affidare la gestione dei buoni pasto alla Caritas. Le donne dopo aver riempito i carrelli con beni di prima necessità per l’alimentazione e la salute alle casse hanno “pagato” con un fac-simile di assegno sociale, bloccandole e chiedendo un incontro con l’assessore al sociale Sandra Capuzzi. L’assessore ha tergiversato non fissando una data precisa e la mobilitazione è proseguita bloccando prima l’ingresso del supermercato poi tutte le casse. Al grido “l(‘)otto tutti i giorni contro la povertà basta sacrifici vogliamo dignità” e “non basta mai il denaro al supermercato vogliamo buoni spesa ed il pasto già pagato” per più di un’ora e mezzo la Coop è rimasta bloccata. L’assessore ha dovuto concedere l’incontro richiesto, fissato per mercoledì 11 marzo alla Società della Salute. L’entusiasmo e la determinazione non si è fermata dopo aver strappato l’incontro e le donne si sono riversate fuori dal supermercato bloccando la strada. “Capuzzi alla Caritas ci vai tu, noi vogliamo di più” è uno degli slogan scanditi durante il pomeriggio di lotta. È il primo momento di mobilitazione verso una primavera in cui l’assessore e le istituzioni dovranno fare i conti con le campagne per la giustizia sociale delle donne e degli uomini dei quartieri popolari.

Di seguito il volantino della mobilitazione.

L(‘)otto sempre.

L’otto marzo è da sempre una data simbolica: il giorno in cui le donne si mobilitano per difendere e far valere i propri diritti. Nel tempo è diventata sempre più una ricorrenza impregnata di consumismo, perdendo il suo reale significato. Noi ci rifacciamo a quel vecchio significato, oggi più necessario che mai e riprendiamo in mano le nostre vite lottando per ciò che riteniamo giusto. Oggi ci mobilitiamo.

Siamo quattro generazioni di donne che vivono una condizione comune di sfruttamento. Abbiamo deciso di dire basta, di iniziare a rifiutare tutti i comportamenti umilianti ed impoverenti che ci vengono imposti.

Siamo quelle donne che lavorano all’ospedale e vedono la sanità cadere a pezzi. Siamo quelle donne che lavorano nelle scuole e le vedono cadere in testa ai propri figli.

Siamo quelle donne che si prendono cura di bambini e anziani, senza l’aiuto di nessun servizio. Siamo quelle donne che per sopravvivere fanno le babysitter e le badanti.

Siamo quelle più sfruttate e meno retribuite.

Facciamo tutto questo per riuscire a sopravvivere, e comunque non basta. Sui posti di lavoro non ci pagano abbastanza, siamo costrette a rivolgerci ai servizi sociali per sbarcare il lunario, veniamo umiliate, dobbiamo dividerci tra mille domande ed uffici per poter ottenere i sussidi minimi per condurre, alla fine, una vita piena di difficoltà e a stento dignitosa. Siamo l’anello forte della catena dello sfruttamento, siamo quelle su cui guadagnano. Ma abbiamo il potere di dire basta, di rifiutare il comportamento vittimista che ci impongono sia per mantenere il posto di lavoro, sia per ottenere i contributi dagli assistenti sociali.

Oggi questo basta lo gridiamo con forza tutte insieme. Ci siamo conosciute nei quartieri, abbiamo condiviso i nostri problemi ed elaborato insieme una risposta corale: chiediamo un assegno sociale per tutte e tutti. Una forma di reddito sottratto ai meccanismi di autoumiliazione e giudizio da parte degli assistenti sociali. Pretendiamo che la Società della Salute elargisca i buoni spesa non vincolandoli alla Caritas. Pretendiamo che i nostri bisogni vengano presi in considerazione e soddisfatti, perché noi non vogliamo l’assistenzialismo, non vogliamo la carità. Vogliamo solo che il nostro lavoro sia riconosciuto e ci venga pagato, perché lo svolgiamo già.

Donne dei quartieri popolari

Pisa. Donne dei quartieri popolari bloccano la coop. L(‘)otto sempre.
http://www.infoaut.org/

Giornata mondiale contro la violenza sulle donne: buon 25 novembre

fontewww.ilfattoquotidiano.it

di Eretica | 25 novembre 2014

Il 25 novembre c’è la svendita di donne ferite, sventrate, massacrate, a cura di uomini violenti, possessivi, sentimentalmente analfabeti. Durante questa giornata, oramai diventata vetrina di chiunque voglia rivendere qualunque cosa, dalle sfilate di mode, alle belle acconciature, agli ingressi in locali notturni, ai convegni con esposizione di donna livida d’autore, vedrete in quanti modi può essere svilita l’immagine di una donna dalle professioniste del vittimismo che considerano quasi un peccato mortale parlare di donne forti, che realizzano sogni e che possono dare un esempio diverso a tutte le ragazze che leggono o sono in ascolto.

E’ una retorica perversa quella che si realizza e che viene condivisa oggi. E’ la giornata in cui le donne vengono valorizzate per i lividi che portano in corpo, e chi non ce li ha farebbe bene a inventarseli perché sembrerebbe quello l’unico modo di essere protagoniste in questa società che si regge sul vittimismo. Mostra i tuoi lividi invece che i tuoi sogni. Mostrati affranta invece che rivendicativa e autodeterminata. Mostrati fragile e consegnati nelle mani di un tutore qualunque che alla prima occasione ti rimetterà al posto tuo perché tu dovrai fare solo quella cosa lì: la vittima.

Giornata contro la violenza

Qual è il guadagno che si fa sulla pelle delle vittime, in questa giornata senza senso? Moltissimo. Fior di soldi pubblici che si muovono per realizzare iniziative in cui le donne abusate diventano fenomeni da baraccone. Soldi che arrivano da vari enti pubblici, per iniziative nelle quali solitamente vedi l’assessore che porge il suo saluto, la deputata che fa un po’ di campagna elettorale rivendicando l’approvazione di leggi che non servono a nessuno, la volontaria d’ordinanza che si improvvisa specialista del settore e non importa se nel percorso governativo stanno prendendo a calci in culo i luoghi che si occupano di questo da molto tempo e che sono consapevoli delle questioni di genere.

Non mi stupirebbe, oggi, vedere della truccatrice horror, a contornare gli sguardi di lividi ben fatti, prima che ciascuna entri in scena ed esibisca un dolore peloso, fatto di bieco interesse e di speculazione che si realizza assumendo la violenza sulle donne come alibi per anestetizzare tutte sulla violenza economica, la lotta di classe, la differenza tra un ceto e l’altro. Sono donne ben vestite, quelle che vedrete circolare oggi, per la maggior parte, e se ne fregano del fatto che non avete casa e reddito. Potrete urlare mille volte che rischiate di morire per lo sfratto esecutivo, per il lavoro ai limiti dello sfruttamento che siete costrette a fare, perché non avete reddito, perché siete nude, di una nudità che non scandalizza nessuno, perché non avete niente, non vi resta nulla, siete senza speranza, sogni, soldi, futuro.

Provate a intervenire ad una delle tante iniziative che si celebrano nella vostre città e chiedete alle donne che fanno tanti bei discorsi quanto e come vorranno sostenervi nella richiesta di casa, reddito,garanzia di diritti che vi mettano in condizioni di essere autonome. Perché il punto chiave della faccenda è tutto qua: cosa discuto a fare, io, di donne morte, se voi state lasciando crepare tante persone privandole di ogni diritto possibile?

Io vi segnalo un articolo scritto a sei mani, da tre donne, io, Angela Azzaro e Anna Paola Concia, tutte arcistufe di questo modo di trattare l’argomento. Contro le #professionistedelvittimismo, perché il vittimismo serve a chi ci vuole deboli. Leggetelo, se potete e pensateci. Buon 25 novembre.

Andrea Cristina

da; dumbles

femminicidio78Andrea Cristina è morta, uccisa in modo terribile e tremendo, come lo è sempre, la vita strappata con perversione e con cattiveria.
Intorno a lei il rito dell’esorcismo sociale che la inquadra prostituta e la definisce “sbandata” e perciò si mette al sicuro in onestà e morale e quindi intoccabilità.
Intorno a lei la costruzione del giallo a tinta forte; non c’è titolo che non parli di “crocifissione” e “serial killer” che fa tanto Top Crime. Delitti che tirano, quelli che generano talk show, libri, inchieste, docufilms ecc.
Intorno a lei anche chi la vorrebbe cancellare dal proprio orizzonte territoriale….
Al telegiornale passa l’immagine di un piede che sposta, rimuove con piccoli calci degli stracci in terra. Sono i suoi vestiti? Se sì, perchè rivoltarli con i piedi? Se no, perchè quelle immagini che indicano sufficenza e disprezzo?
Ecco, intorno a lei né empatia, né rispetto.
Abbia i nostri.

ANNAMARIA RIVERA – Tremate, tremate, abbiam ministre armate!

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E’ con enfasi, perfino con una certa euforia, che alcuni mediamainstrem italiani hanno commentato la parità di genere nella composizione del governo Renzi e, più tardi, la riunione nel quartiere generale della Nato delle cinque ministre della Difesa, tra le quali l’italiana Roberta Pinotti. “La foto di tante signore in un ambiente maschile per eccellenza – ha scritto La Repubblica – è un altro simbolo della marcia verso la parità”. Una moderata soddisfazione si coglie anche presso alcune femministe, per le quali finalmente va affermandosi ciò che dovrebbe essere la normalità nelle relazioni di genere. Io sono più scettica, per orientamento antimilitarista e non solo.

Da sottosegretaria alla Difesa, Pinotti niente aveva fatto per convincerci che le donne sono tutte pacifiste per natura, come vuole certa vulgata differenzialista. Quella che enfatizza l’essenza della femminilità individuandola, fra l’altro, nella propensione al pacifismo, appunto, e alla curaLa prima dichiarazione di Pinotti dopo la nomina è stata esattamente quella che –se non fosse per il lessico melenso- ci saremmo aspettate da un uomo al suo stesso posto: il primo impegno è portare a casa i marò, che “sono nel mio cuore e nel cuore di tutti gli italiani”.

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#8 marzo: IO DECIDO!

 

Le donne scendono in piazza in tutta Europa e non solo. Numerosissime le città spagnole dove sono previste manifestazioni, così come in Italia e a Parigi, Londra, Vienna, Berlino, Edimburgo, Vienna e Istanbul per rivendicare il diritto alla libertà di scelta sulla propria salute riproduttiva, sostenendo la lotta delle donne spagnole: #8 marzo #IO DECIDO!

Appun­ta­menti in Italia e in Europa:
http://womenareurope.wordpress.com/2014/03/03/8marzo-io-decido/

FIRENZE – ore 15.30 p.za SS.ma Annunziata partenza corteo arrivo p.za Strozzi
IL CORTEO PARTIRA’ ALLE 15,30 da Piazza Santissima Annunziata per proseguire in Via dei Servi, Via Ricasoli, Via Alfani, Via Cavour, Via Martelli, Duomo, Via Cerretani, Via Rondinelli, Via degli Agli, Via dei Pecori, Via Roma, Piazza della Repubblica, Via Strozzi, Piazza Strozzi dove ci saranno alcune iniziative.