Nato colpevole

 

l’ultimo libro di Carmelo Musumeci Prodotto e venduto da Amazon

Cosa è successo a Carmelo? A 36 anni è stato arrestato e condannato all’ergastolo ostativo.

Era il 1991. Le accuse: omicidio, associazione mafiosa, delitti contro il patrimonio e spaccio di cocaina.

Carmelo era alla testa della lotta tra i clan che ha infiammato la Versilia tra gli anni Ottanta e Novanta

per il controllo del gioco d’azzardo e dello spaccio. “Nato colpevole” è una riflessione in forma di racconto. È lo sguardo del Carmelo di oggi sul Carmelo bambino, sul Carmelo ragazzo. Carmelo che mette in fila le sofferenze e le azioni che hanno portato all’uomo che è oggi. Scrive Carmelo, senza vergogna, senza vanto, senza compiacimento, con garbo. Descrive l’amore, descrive il dolore, descrive le scelte fatte, il male subito, quello imposto. A tratti la lettura di “Nato colpevole” può essere fastidiosa. Non c’è filtro: se è “facile” leggere di un bambino maltrattato,

meno facile è entrare nella storia di quel bambino che, una volta ragazzo, arriva prende a pugni una donna o a uccidere un uomo.

O, ancora, dell’adolescente che a quindici anni è stato legato a un letto di contenzione per una settimana. Come mi ha detto Carmelo «sono sì nato colpevole, poi io ci ho messo del mio a diventarlo». Ma, anche, ci ha messo del suo a uscire,

a far uscire la sua voce, a esistere. Carmelo è entrato in carcere con la licenza elementare,

all’Asinara ha ripreso gli studi e da autodidatta ha terminato le scuole superiori.

E poi ha conseguito tre lauree: Scienze Giuridiche, Giurisprudenza e Filosofia.

E poi scrive: tanto, di tutto, con tenacia, garbo e coraggio.

(Dalla Prefazione di Francesca Barca) Francesca Barca è giornalista. Dal 2013 è coordinatrice editoriale di AgoraVox Italia.

1992 – 2017: 25 ANNI DI 41 BIS

 

                                                   Associazione Liberarsi Onlus

                                                                

                                                   1992 – 2017: 25 ANNI DI 41 BIS

                                                       25 ANNI DI TORTURA

                                                       Sabato 8 aprile 2017

                                                 Sala Centro Sociale Valdese

                                                 via Manzoni, 21 – FIRENZE

Ore 9,30 iscrizione al convegno;

Ore 9,45 presentazione della giornata: Giuliano Capecchi, associazione Liberarsi;

Letizia Tomassone, pastora chiesa valdese di Firenze;

Ore 10 intervento di Beniamino Deidda, Sandro Margara: il carcere speciale e l’ergastolo;

Ore 10,20 Venticinque anni di 41bis: interventi di: Riccardo De Vito, magistrato di sorveglianza di Nuoro e Presidente di Magistratura Democratica; Carlo Fiorio, ordinario di diritto processuale penale, università di Perugia; Carla Serra, avvocatessa; Giuseppe Mosconi, ordinario sociologia del diritto, università di Padova;

Ore 11,30 testimonianze di: Pasquale De Feo (una lettera), Jean Félix Kamba Nzolo, pastore valdese, Benedetto Labita, Maria Milazzo Labita, Carmelo Musumeci, Sebastiano Prino, Pepè Ritorto, Giovanni Farina (una lettera);

Ore 12,30 dibattito.

Ore 13,30 pausa momento conviviale.

Ore 14,30 ripresa lavori, interventi sulla tortura: Emilio Santoro, ordinario sociologia, università di Firenze; Maria Rita Prette, Edizioni Sensibili alle Foglie; Gustavo Leone, avvocato; Alessio Scandurra, Associazione Antigone;

Ore 15,30 Allora che fare? Interventi di: Ornella Favero, Presidente Conferenza nazionale volontariato giustizia; Alessia Petraglia, senatrice; Luca Maggiora, camera penale di Firenze; Elisabetta Zamparutti, rappresentante del governo italiano nel Comitato Prevenzione Tortura del Consiglio di Europa; Elton Kalica, ricercatore Università di Padova; Ristretti Orizzonti di Padova.

Ore 16,30 dibattito;

Ore 17,30 interventi di: Caterina Calia, avvocatessa; Nicola Valentino, Edizioni Sensibili alle Foglie; tortura, ergastolo, pena di morte.

Aderiscono alla giornata: Associazione l’Altro Diritto; Associazione Antigone; Coordinamento fiorentino contro l’ergastolo; Commissione carcere camera penale di Firenze; Edizioni Sensibili alle foglie; Conferenza nazionale volontariato giustizia.                                                               

Si pregano tutti gli invitati di dare conferma della loro partecipazione per una questione logistica.

Con il contributo dell’otto per mille della Tavola Valdese.

 

Giornata di studio “Mai dire Mai”. Le iniziative in Italia contro l’ergastolo Firenze, 7 Giugno 2013

Siamo lieti di invitarvi a partecipare alla giornata di studio e di riflessione dedicata alle iniziative in Italia contro l’ergastolo che si terrà a
Firenze il 7 giugno 2013
presso il Salone degli Affreschi, in Via Cavour n.4, dalle ore 9,45 alle 18.00.

Con questa iniziativa vogliamo favorire lo scambio di esperienze, buone prassi e metodologia tra enti che a vario titolo in Italia sono mobilitate contro l’ergastolo al fine di creare un coordinamento nazionale sul tema. I destinatari naturali sono tutti gli esperti, dipendenti e volontari appartenenti a enti pubblici e del privato sociale che si occupano delle questioni di carcere, giustizia e legalità e cittadinanza tutta. L’iniziativa è patrocinata dalla Regione Toscana e organizzata dall’Associazione Liberarsi.

scarica la locandina pdf con tutte le informazioni di dettaglio con la preghiera della massima diffusione.
locandina_Mai_dire_mai_iniziative-contro-l’ergastolo_7-giugno-2013

Vi aspettiamo numerosi

Ass. Liberarsi Onlus
Via Manzoni 21, Firenze

Lettera aperta degli uomini ombra al Segretario nazionale del Partito Democratico

La politica non dice niente. Non amo le persone che sono insensibili alla verità. (Pasternak)

Giornata da galeotto per il Segretario nazionale del Partito Democratico Pierluigi Bersani che ha visitato il carcere di Padova, ma come accade spesso nei casi in cui alcune persone importanti visitano l’Assassino dei Sogni (come i prigionieri chiamano il carcere) l’hanno visto pochi detenuti.

Segretario Bersani, sicuramente, l’avranno fatta girare nel salotto buono del carcere senza farla salire nelle sezioni dove avrebbe potuto vedere cose molto diverse, anche in quel carcere di Padova, considerato un “fiore all’occhiello” dell’Amministrazione Penitenziaria. Avrebbe visto in piccole celle singole tre persone accatastate come pezzi di legno in una legnaia. E anche tante persone imbottite di psicofarmaci per levargli quella poca vita che gli è rimasta, perché ormai vivono una vita vegetativa, visto che il carcere com’è oggi trasforma l’umano in non umano. Noi siamo degli uomini sociali ed invece questo tipo di carcere ci rende asociali, perché così com’è ci ammazza il corpo, la mente e il cuore. Eppure i diritti dei detenuti dovrebbero essere diritti di tutti, anche i suoi e di tutti i cittadini che hanno la fedina penale pulita.

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La Consulta, come Ponzio Pilato, se ne lava le mani

da: La Consulta -come Ponzio Pilato- se ne lava le mani

La ricetta di rendere sociale il soggetto antisociale, mettendolo in una situazione asociale, insegnandogli cioè a nuotare fuori dall’acqua, è fallito. Solo nella società si può educare alla società. (Gustav Radbruch)

 I fatti:
la nostra Costituzione sarà anche “la più bella del mondo”,  come l’ha chiamata Roberto Benigni, ma per i detenuti e gli uomini ombra è solo cartastraccia.
Il Magistrato di Sorveglianza di Firenze aveva sollevato questione di legittimità costituzionale alla Consulta per il divieto dei detenuti ad avere rapporti intimi con la propria compagna o compagno,  anche per evitare pratiche degradanti.
I vari Ponzio Pilato della Consulta con la sentenza n. 301/12 (relatore Giuseppe Frigo) rigettano la questione di legittimità costituzionale perché il Magistrato ricorrente non aveva descritto bene il caso concreto e anche per motivi di esigenza dell’ordine e della sicurezza.
Penso che i giudici della Corte Costituzionale si siano comportati come l’azzeccagarbugli de “I Promessi Sposi” del Manzoni, sicuramente formalmente avranno anche ragione, ma in altre occasioni sono stati molto meno farraginosi e cavillosi.
La famiglia dovrebbe essere la principale e basilare formazione sociale intermedia perchè costituisce la “prima cellula” della società, andrebbe protetta anche in carcere,   perché i diritti di unione civile (o di fatto) dovrebbero (a questo punto il condizionale è d’obbligo) essere protetti dalla Costituzione e dai suoi giudici.
Il diritto alla vita privata e familiare di condividere con il proprio compagno o compagna un bacio e una carezza non si dovrebbe perdere entrando in carcere.
Io credo che uno Stato abbia il potere di punire, ma non dovrebbe poter impedire per decenni (per gli uomini ombra-gli ergastolani ostativi ad ogni beneficio penitenziario- per sempre) ad un detenuto/a di fare l’amore con la persona a cui vuole bene. Tutto questo non accade negli altri paesi in Europa.
Il carcere, troppo carcere, ci rende asociali e trovo ingiusto, irragionevole, punire due persone che si amano perché una di queste ha commesso un crimine.
E poi a che serve proibire ad un prigioniero o ad una prigioniera di fare l’amore con la persona che ama?
Non è razionale, né umano,  far soffrire il delinquente negli affetti per riparare al male che ha fatto.
A mio parere il male deve essere compensato con il bene e non con altro male, perché una inutile sofferenza rende le persone ancora più cattive.
Penso che “condannare” una persona all’amore sia il modo migliore per “punirla”:  peccato che i giudici della Corte Costituzionale non l’abbiano capito e se ne siano lavate le mani, come Ponzio Pilato.
Carmelo Musumeci
Carcere Padova, Gennaio 2013

www.carmelomusumeci.com

Un sorriso e un grazie fra le sbarre

Visto l’esemplare impegno e l’attiva applicazione nell’attività lavorativa di bibliotecario, tradottasi anche nella fattiva e disinteressata ricerca di donazioni di libri con cui arricchire il patrimonio librario della Biblioteca di questa Casa di Reclusione, concede a Carmelo Musumeci Encomio distintosi per particolare impegno ed applicazione nell’attività lavorativa in qualità di bibliotecario.

Voglio condividere questo encomio che ho ricevuto dal Direttore della Casa di Reclusione di Spoleto con tutte le casi editrici e con tutti i privati che hanno donato molti libri alla Biblioteca del carcere.

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Firma contro l’ergastolo

firma contro l'ergastoloProposta di iniziativa popolare
per l’abolizione della pena dell’ergastolo (art.22 Codice Penale)

Vai alla firma della proposta sul sito
di Carmelo Musumeci


Vai alla lista dei firmatari sul sito
di Carmelo Musumeci

La nostra Costituzione stabilisce:
Articolo 27- Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Articolo 50 – Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alla Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.

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