I detenuti di Sollicciano prendono la parola

I detenuti di Sollicciano prendono la parola

Dopo una valutazione da parte nostra dell’iniziativa dei Radicali di una mobilitazione di quattro giorni (18-21 luglio) di non violenza, sciopero della fame e del silenzio, all’interno degli istituti penitenziari, per la richiesta di Amnistia, è da noi stata ritenuta poco incisiva, vista la situazione intollerabile e anticostituzionale in cui versano le Carceri.

A tale proposito i Detenuti del carcere di Sollicciano hanno pensato d’integrare l’iniziativa dei Radicali con lo sciopero dei lavoranti, per rimarcare le disastrose situazioni in cui versano le carceri in Italia (mancanza di fondi, sovraffollamento, impossibilità lavorative, negazione all’istruzione, mancanza di fornitura dei prodotti per l’igiene, assistenza sanitaria minimo garantita, ecc…) fra l’indifferenza della politica e della società cosiddetta civile. Da un incontro con la Direzione dell’Istituto dove portavamo a conoscenza la nostra scelta di sciopero, consapevoli delle difficoltà che tale forma di protesta avrebbe determinato (impossibilità di garantire il vitto, il servizio di pulizie interno ecc…) i detenuti hanno deciso di promuovere una iniziativa alternativa devolvendo il proprio salario (delle 4 giornate del mancato sciopero) alle popolazioni terremotate dell’Emilia. Questa scelta di solidarietà ai terremotati è la risposta di noi Detenuti alle affermazioni negative e offensive (chiamandoci sciacalli) emerse da parte della stessa popolazione terremotata, in occasione della proposta del Ministro Severino ad utilizzare l’impiego dei Detenuti nell’opera di rimozione e ricostruzione delle zone terremotate.
Firenze, 16 luglio 2012

Illustrazione di Stefano Galdiero

Proposta di iniziativa popolare per l’abolizione della pena dell’ergastolo (art.22 Codice Penale)


Proposta di iniziativa popolare per l’abolizione della pena dell’ergastolo

(art.22 Codice Penale)

La nostra Costituzione stabilisce:
Articolo 27 – Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Articolo 50 – Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alla Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.
L’ergastolo è più atroce che qualsiasi altra pena perché ti ammazza lasciandoti vivo ed è una pena molto più lunga, dolorosa e disumana, della normale pena di morte. Spesso un ergastolano, un uomo ombra, pensa di essere morto pur essendo vivo, perché vive una vita senza vita.
Nessun essere umano dovrebbe tenere un altro uomo chiuso in una gabbia per tutta la vita. Ad una persona puoi levare la libertà, ma non lo puoi fare per sempre, per questo l’ergastolo, “La Pena di Morte Viva”, è più atroce e inumana di tutte le altri morti.
Poi in Italia esiste l’ergastolo ostativo ai benefici penitenziari (art. 4 bis O.P.) che esclude l’accesso alle misure alternative al carcere, rendendo questa pena un effettivo “fine pena mai” e t’impone di scegliere fra due mali: o stai dentro fino alla morte o metti un altro al posto tuo.

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A Sollicciano detenuti appiccano fuoco a pezzi stoffa. Caos a Sollicciano

carcere solliccianoA Sollicciano detenuti appiccano fuoco a pezzi stoffa Caos a Sollicciano.
Come si legge in un articolo apparso stamani sul Corriere Fiorentino, in segno di protesta i detenuti hanno dato fuoco a pezzi di stoffa impregnati di olio e li hanno lanciati dalle finestre, hanno iniziato a urlare e battere le pentole alle sbarre. I reclusi sono stati fatti uscire dalla sezioni fino a quando la protesta non si è placata. Inoltre, da mercoledì il 90 per cento di loro è in sciopero della fame, seguendo l’esempio del leader radicale Marco Pannella, e i pasti distribuiti ritornano al mittente. La protesta inscenata dai detenuti è per il sovraffollamento nel quale versa Sollicciano, dove ci sono circa mille detenuti ma la capienza regolamentare dovrebbe essere di circa la metà . “Il problema – spiegano gli agenti di Sollicciano al Corriere Fiorentino – è che la convivenza all’interno degli istituti in questa stagione, tra il caldo insopportabile e il sovraffollamento, diventa davvero impossibile. Se a questo aggiungiamo la tensione provocata dalla fame la situazione è davvero esplosiva. Noi lasciamo aperte tutte le porte per fare in modo che passi l’aria, ma di più non si può fare, sempre di una struttura in cemento si tratta. Da poco abbiamo un congelatore in ogni sezione per consentire ai detenuti di tenere le bottiglie di acqua o il ghiaccio sintetico per le borse termiche. Ma lo sciopero della fame in questa situazione non ci aiuta per niente”.

26 giugno 2012

Nella giornata che l’ONU dedica alla tortura nel mondo noi cittadini italiani facciamo uno sciopero della fame per denunciare la condizione di tortura a cui sono sottoposti quasi tutti i detenuti e le condizioni di inciviltà in cui sono costretti a vivere i reclusi.

• No al sovraffollamento che ha portato a varie condanne dell’Italia da parte della Corte Europea dei diritti dell’uomo;

• No all’ergastolo. In Italia sono 1500 i detenuti condannati a questa pena disumana. La maggior parte di loro hanno l’ergastolo ostativo e quindi dovranno morire in carcere;

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MORMODOU una Terapia Popolare

MORMODOU una TERAPIA POPOLARE
Acquisire abilità mentali per meglio organizzare la propria vita. I pensieri, le emozioni, le sensazioni sono come degli ospiti che ci vengono a trovare, dobbiamo farli accomodare tutti, senza rifiutare quelli spiacevoli ed accettare solo quelli piacevoli, osservarli, offrire loro da bere e mangiare, poi salutarli, senza seguirli.
È un percorso, per cambiare il modo di relazionarsi alla nostra esperienza personale, che ha una prospettiva multiculturale, sociale ed ecologica. Sono nove tappe, la prima introduttiva, di circa due ore ciascuna.
UN NUOVO CICLO di 9 incontri settimanali in via del Leone 76, 50124 FIRENZE presso la sede di Fuoribinario il mercoledi dalle ore 18 alle 20, dal 3 ottobre/2012 al 27 novembre/2012
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Un sorriso e un grazie fra le sbarre

Visto l’esemplare impegno e l’attiva applicazione nell’attività lavorativa di bibliotecario, tradottasi anche nella fattiva e disinteressata ricerca di donazioni di libri con cui arricchire il patrimonio librario della Biblioteca di questa Casa di Reclusione, concede a Carmelo Musumeci Encomio distintosi per particolare impegno ed applicazione nell’attività lavorativa in qualità di bibliotecario.

Voglio condividere questo encomio che ho ricevuto dal Direttore della Casa di Reclusione di Spoleto con tutte le casi editrici e con tutti i privati che hanno donato molti libri alla Biblioteca del carcere.

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Digiuno di solidarietà

CALABRIA / DIGIUNO DI SOLIDARIETÀ DEI SINDACI DELLA LOCRIDE
Migranti, un modello di integrazione ucciso dai tagli della Protezione civile
TAGLIO MEDIO – SILVIO MESSINETTI RIACE (RC)
A Riace, Caulonia e Aquaformosa 250 rifugiati sono alla disperazione nonostante la solidarietà dei comuni. In una terra difficile hanno costruito giorno dopo giorno un’esperienza unica. Un modello di accoglienza basato sulla solidarietà: trasformare i richiedenti asilo, i rifugiati, da «problema» in risorsa all’interno di un possibile progetto di integrazione. E hanno dimostrato nei fatti che un’altra politica migratoria è possibile. A Riace e a Caulonia, ma anche ad Acquaformosa, Benestare e Camini, i migranti non sono reclusi nei Cie o nei Cara, ma vanno a scuola, giocano a pallone, si ritrovano tra di loro, frequentano le strade e le piazze, parlano con tutti. Quando riescono, lavorano. Non sono ingabbiati come carcerati in fortezze sorvegliate.

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