L’Odissea dei profughi, appello a tutte/i gli antirazzisti

APPELLO A TUTTE/I GLI ANTIRAZZISTI

Il 31 dicembre scadono i termini di aiuto e assistenza umanitaria in tutta Europa per i profughi della Libia.
Non era difficile immaginare che un gruppo consistente di queste persone si rivolgesse direttamente al movimento di lotta per la casa.
Sono perlopiù singoli cittadini del Ghana, dell’Eritrea, del Bangladesh …
Cosa succede in pratica: Finita la pappatoia dei finanziamenti UE, le organizzazioni umanitarie comunicano ai diretti interessati che devono lasciare le strutture entro il 31 dicembre, con qualche eccezione per le famiglie con i bambini.
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I soldi per le case popolari ai trasporti

APPELLO ALLA GIUNTA, ALLE FORZE POLITICHE, AI CONSIGLIERI REGIONALI DELLA TOSCANA

REGIONE: I SOLDI PER CASE POPOLARI E SFRATTATI AI TRASPORTI IL NO DEI SINDACATI INQUILINI!!!

I Sindacati Inquilini, SUNIA, SICET, Unione Inquilini della Toscana esprimono la loro contrarietà e preoccupazione per la decisione della Giunta regionale Toscana di distogliere la somma di 130 milioni di euro dai fondi destinati a dare risposta al bisogno e all’emergenza abitativa per sanare, per il solo 2011, la mancanza di risorse del trasporto pubblico locale.
Pur comprendendo le difficoltà della Regione nel reperire risorse per assicurare importanti servizi alla collettività compromessi dai tagli del governo centrale, la giunta Rossi rischia di comportarsi allo stesso modo sul fronte dell’emergenza abitativa.
È stata proprio la Regione negli anni passati a riuscire a recuperare, non senza difficoltà, un “tesoretto” di milioni di euro che, dalla fine degli anni 80 e fino al 2000, i Comuni non avevano saputo e voluto spendere per costruire nuove case popolari e per ristrutturare quelle esistenti.
Fu proprio la Regione, su denuncia dei Sindacati Inquilini, a bloccare per anni, attraverso un vivace contenzioso, milioni di euro al Comune di Firenze perché quest’ultimo, invece di destinarli al settore abitativo li impiegava indebitamente per ripianare altre voci del bilancio comunale.
Adesso, proprio quando la crisi economica, la precarizzazione e perdita dei posti di lavoro sta rendendo ancora più drammatica la vita di migliaia di famiglie toscane strozzate dal caro affitti, dagli sfratti per morosità e per l’impossibilità di pagare le rate del mutuo, la Regione adotta un provvedimento che rischia di compromettere pesantemente la vita futura di queste famiglie, sottovalutando in prospettiva il fenomeno e sminuendo il tema del diritto alla casa a favore del diritto alla mobilità.
Sono anni che il governo centrale non finanzia più il settore abitativo. Il fondo per il contributo all’affitto è stato ridotto ad un elemosina. La prossima introduzione della cedolare secca a favore dei proprietari di casa non produrrà di fatto alcuna calmierazione del caro affitti. Gli uffici casa, di assistenza sociale dei grandi Comuni toscani e non solo, lamentano un aumento preoccupante delle famiglie in stato di precarietà abitativa senza poter loro dare risposte adeguate, soprattutto, perché il patrimonio di case popolari esistenti è insufficiente e versa in precarie condizioni manutentive.
Non sarà sufficiente a sanare la situazione il piano straordinario che la Regione si appresta a varare per la casa, ne il contentino di 10 milioni di euro spendibili subito destinato ai contributi di sostegno all’affitto.
Di fatto, senza adeguate garanzie sul rientro dei 130 milioni di euro e sul reperimento di una fonte di finanziamento costante del settore, a partire dal 2012 i fondi regionali per interventi strutturali per la casa saranno totalmente prosciugati.
Infine, i sindacati inquilini esprimono forti dubbi sulla legittimità dell’atto. Quei soldi sono per legge vincolati ad interventi per l’edilizia residenziale pubblica. Il trasferire tali fondi a settori che niente hanno a che fare con le politiche abitative risulta essere quantomeno una forzatura contabile. I sindacati inquilini invitano la Giunta, le Forze politiche, i Consiglieri regionali, a rivedere il provvedimento nelle prossime riunioni di bilancio di dicembre nella convinzione che il sostenere l’accesso delle famiglie ad una abitazione con canoni sostenibili costituisca la migliore forma di ammortizzatore sociale e di sostegno alla produttività del sistema paese. Facciamo si che, almeno nella nostra regione, la soluzione abitativa sia considerata come una priorità al pari di lavoro, studio e salute!

Per le Segreterie generali della Toscana di SUNIA, SICET, U.I. Simone Porzio – SUNIA Daniele Cosci – SICET Vincenzo Simoni – U.I.

Odissea Edison

La lettera dei Librai Edison a Carlo Feltrinelli

“Gentilissimo Carlo Feltrinelli, abbiamo deciso di scriverle questa lettera, sintesi delle nostre riflessioni sugli ultimi fatti accaduti a Firenze quest’anno, avvenimenti che ci riguardano da vicino e di cui lei è certamente a conoscenza. La sua immobiliare, EFFECOM, ha acquisito alcuni anni fa la società che gestiva l’affitto della Libreria Edison, non rinnovando poi il contratto di locazione. Nessuno vuol criticare metodi e strategie per sviluppare la rete di vendita e finalizzati alla realizzazione di più utili, ma vorremmo che il tutto avvenisse secondo criteri di sostenibilità – per tutti – e nel rispetto dell’Altro. Altro, che è il lettore, il quale preferirebbe godere di un mercato in cui ci sia possibilità di reale concorrenza invece che di un regime di monopolio; Altro, che oggi è il giovane disoccupato, l’esodato “forneriano”, l’operaio cassaintegrato; Altro, che siamo noi, librai senza più lavoro di una libreria che era un posto davvero speciale, un punto di incontro e di scambio. E che fosse speciale ce lo hanno dimostrato i Fiorentini con le loro quarantamila firme a difesa del vincolo culturale sull’immobile. L’Altro è soprattutto la sofferenza delle diversità e delle pluralità possibili senza dignitoso futuro. Ma l’Altro riguarda anche lei. I libri e gli autori della straordinaria casa editrice Giangiacomo Feltrinelli si sono occupati dell’Altro. Che cosa hanno scritto autori come Foucault, Baudrillard, Deleuze e tanti altri se non parole per illuminare sullo stato e sull’ordine sociale imposto sull’Altro dalle diverse forme di potere repressivo? La Feltrinelli, in piazza della Repubblica, potrebbe gestire una libreria di grande futuro, direttamente o in altre forme, anche con l’aiuto della nostra esperienza, recuperando la sua immagine nella nostra città. Crediamo che una libreria in quei locali possa ancora vivere e con nuove idee anche migliorare. Ecco, vorremmo discutere con lei di NOI che in questo momento rappresentiamo un “ALTRO” dei tanti possibili Altro che esistono in questa assurda liquida società. Può farlo per noi, che ancora amiamo IL LIBRO, può farlo per i suoi autori e per i loro lettori. Di una cosa siamo certi: gliene sarebbero tutti molto grati.
Grazie I librai Edison”‘

Vi scrivo queste veloci due righe dopo aver letto sia la lettera dei librai Edison sia la tua testimonianza nella mailinglist sulla giornata di ieri. Premetto la massima solidarietà ai lavoratori Edison ed alle loro famiglie, e sottolineato che, in questi casi, come sempre, la priorità va alla salvaguardia dei posti di lavoro. In ogni modo. Però, poi, voglio anche dirvi, anche per esperienza personale, che la Edison non chiude (solo) per colpa della Feltrinelli, ma per l’insensatezza delle politiche del gruppo. Già condannato per bancarotta fraudolenta, allontanato da Bologna per i fatti di ‘Sala Borsa’, il gruppo che fa capo a Stefano Bellentani risulta aver avuto serie difficltà già nell’estate del 2011. Ecco, vorrei che in questo frangente, con l’onestà che ci dobbiamo tra chi, come noi, pensa che un mondo migliore sia sempre possibile, non si perdesse di vista -anche attraverso il ns. Giornale- che in questo caso ai lavoratori tocca pagare il prezzo non solo e non tanto del ‘monopolio’ Feltrinelli, ma anche (soprattutto?) di una proprietà che si è dimostrata quantomeno poco accorta. Per inciso Bellentani è lo stesso che pochi mesi fa ha chiuso la Martelli (da lui acquistata dopo il fallimento Marzocco), senza nemmeno bisogno di un ‘intervento’ della Feltrinelli. Quindi: massima solidarietà ai lavoratori, ma anche da parte loro mi piacerebbe che venisse detto qualcosa di più sulla proprietà del gruppo Edison e le sue politiche deficitarie.
Scusate lo sfogo, un lettore ben informato

 

ILVA: lavoro o salute?

In soccorso dell’azienda è sceso anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, firmando un decreto sull’Ilva di Taranto che dà al potere esecutivo una preminenza su quello giudiziario. È uno dei più gravi tentativi di violazione della Costituzione mai avvenuti in Italia e va respinto perché i poteri dello Stato devono rimanere indipendenti e non va consentito che il governo blocchi la magistratura.
La situazione è resa ancora più grave in quanto nel decreto le ragioni economiche dell’azienda acquisiscono priorità sul diritto alla vita e alla salute dei cittadini, mentre la Costituzione Italiana subordina le ragioni dell’economia alla difesa della salute e della vita, ritenendo tali diritti inalienabili e incomprimibili.
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Ennesima doccia fredda di Marchionne

Doccia fredda arriva per lo stabilimento di Melfi, Potenza, dopo che l’Azienda ha annunciato la cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione dal prossimo 11 febbraio fino al 31 dicembre 2014. La notizia ha gelato tutti anche perché non è trascorso neppure un mese da quando l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, annunciava che avrebbe fatto dell’Italia la base produttiva per le esportazioni del gruppo e che proprio a Melfi sarebbero stati investiti 1 miliardo di euro. Nel gruppo si sarebbe presto proceduto alla fabbricazione della nuova fiat 500X, la grande 500L e presto anche un modello a marchio Jeep. La produzione dei due nuovi modelli fiat sarebbe partita già all’inizio del 2014. Una nota emessa da Fiat chiariva che lo stabilimento aveva necessità di essere rinnovata attraverso l’installazione di “una piattaforma modulare, che può essere facilmente adatta per costruire vetture di dimensioni anche maggiori”.
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Tagli alla sanità … e il diritto alla salute?

manifestazione in difesa della sanità pubblica,
contro i tagli regionali

A settembre si è costituito un Coordinamento nazionale per la difesa della sanità pubblica, con lo scopo di contrastare le politiche del Governo e della Regione, che stanno demolendo l’assistenza sanitaria come diritto universale e costituzionale. A livello regionale hanno dato vita al Coordinamento: associazioni di utenti (ADINA, AIM, Amici del Cuore, Consulta Comunale Disabili Firenze, In Nome dei Diritti) e operatori (Medicina Democratica), sindacati di base (COBAS, CUB, USB), altre associazioni e comitati (Augusto Castrucci Onlus, Consumatori In Marcia, le Lotte dei Pensionati, San Salvi Chi Può, In Marcia).
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Esodati

L’approvazione della legge di stabilità non annulla il numero dei senza lavoro e senza pensione A differenza di quanto i maggiori canali d’informazione hanno dato ad intendere, il problema esodati non è per nulla risolto e vede una stima di 260 mila persone ancora senza tutela. Facciamo un po’ di chiarezza: poco più di un anno fa s’insedia il Governo Monti e il ministro Fornero nel giro di pochi giorni emana una riforma delle pensioni che, per sua stessa ammissione, presenta molti buchi normativi, tanto da lasciare migliaia di persone senza lavoro e senza pensione. La magagna è dovuta al fatto che un allungamento dell’età pensionabile mette in seria difficoltà tutte quelle persone che dopo aver perso il lavoro, magari addirittura a seguito di accordo con l’azienda, erano in procinto di ‘agganciarsi’ alla pensione alla fine del periodo di mobilità o con il pagamento di contributi volontari, o addirittura con entrambi i meccanismi. In tutte le situazioni analoghe precedenti il legislatore aveva tenuto conto di chi, ormai fuori dal mondo del lavoro, aveva intrapreso un percorso che li avrebbe portati alla pensione, tutelandoli dai provvedimenti di legge successivi al licenziamento; ma la riforma Fornero non ha quest’accortezza ed il Ministero del Lavoro stima inizialmente i soggetti penalizzati in circa 60 mila. Altre fonti sindacali ed INPS arrivano invece a
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Tutti per la Ginori, la Ginori per tutti

Come è noto, da lunedì gli operai della Ginori di Sesto Fiorentino sono in occupazione, dopo che il tribunale ha annunciato il fallimento del gruppo. Sotto trovate un messaggio da parte del Coordinamento 20 Maggio su cui a partire da domani raccoglieremo adesioni e firme nelle aziende. Non è solo un messaggio di solidarietà, ma un testo che vuole porre il problema politico e sindacale a tutti i soggetti esterni alla Ginori di imbastire una mobilitazione territoriale, che comprenda anche lo sciopero generale territoriale. Attendiamo adesioni, osservazioni e firme.
Uniti siamo tutto, divisi siamo nulla
Coordinamento 20 Maggio

Tutti per la Ginori, la Ginori per tutti
Il tribunale ha dichiarato il fallimento della Ginori. Un fatto strano e clamoroso se si considera che Ginori aveva già trovato un compratore e che i primi operai erano già pronti a rientrare in produzione. Ma al di là di ogni ipotesi su quanto accaduto, ciò che vogliamo affermare è che ciò che è fallito è il gruppo imprenditoriale che possedeva Ginori.
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CountDown

Ci dicevano che il gestore privato avrebbe riorganizzato Ataf- Gestioni per migliorare l’efficienza e offrire un servizio migliore. Pensavano che per far questo, avrebbero presentato un piano industriale, la cui parola d’obbligo fosse “risanamento”.
Invece niente di tutto questo.
Ci sono state mostrate 2 diapositive con dentro due numeri e una parola: 59 autisti e 135 indiretti in ESUBERO. Cifre queste, prese dai Sindacalisti di professione per “oro colato” senza verificare o almeno capirne i criteri. Ma da quelle diapositive era chiaro solo il vero progetto aziendale, il PROFITTO Ataf per loro non è l’azienda che per 76 anni ha fatto trasporto e storia in città, è una scatola vuota, senza significato, da far sparire tranquillamente. Ciò che a loro interessa è accaparrarsi il buono per poi, nei prossimi 6/7 mesi (massimo fine anno), passarci a Cap e Busitalia alle loro normative.
Gli altri, gli “avanzi” e gli “scarti” (impiegati, operai e inidonei) resteranno in attesa di un miracolo salvifico o di una eliminazione definitiva.
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Ataf, la cura di Moretti sono 194 esuberi

Tra i dipendenti che lavorano a terra quasi uno su due perderà il posto di lavoro. Il piano industriale è stato illustrato alle Rsu.

ORA non sono neanche più paure. I numeri parlano crudi e certi. Annunciano quello che si profila come un dramma sociale all’Ataf. Tra i dipendenti che lavorano a terra, che non guidano, quasi uno su due perderà il posto: senza ammortizzatori a attenuare la botta, il contratto di lavoro del trasporto pubblico non li prevede. Lo perderanno anche una sessantina di autisti, anche se c’è la speranza che alcuni di loro, i più giovani, si trasferiscano pur di non perdere il lavoro. I nuovi proprietari (in sostanza le Ferrovie che attraverso Busitalia hanno la quasi totalità di Ataf più Cap e Autogiudovie) hanno ieri illustrato alla rsu il piano industriale. Prima e non discutibile intenzione, dimagrire l’organico. Gli esuberi sono quasi duecento, per l’esattezza 194. I dipendenti di Ataf sono 1.181, devono scendere a 987.
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