Zane e i suoi amici

Questa è una storia di ordinaria semplicità. Ho due figli. Ale, il più piccolo, ha 9 anni. Gli piace giocare a pallacanestro, qui dove viviamo trova un canestro ad ogni angolo di strada. Appena può corre e inizia sfide memorabili con il fratello più grande. Fa parte di una squadretta locale ed è da poco iniziato un torneo. Ogni sabato mattina hanno da giocare una partita. A volte vincono e a volte perdono. Così almeno una volta la settimana si ritrova con un amichetto, un ragazzino di nome Zane. Zane è alto e robusto più della media. Sorride sempre e sempre corre a prendere ogni palla per passarla ai compagni. Alcuni di loro li conosce già. Giocavano insieme in una squadretta di calcio qualche mese fa. Gran squadra, si cercavano con gli occhi, si passavano la palla e via a fare goals. Giorno 12 dicembre era il suo compleanno e Zane ed i suoi genitori hanno organizzato una festa. Hanno invitato tutti i bambini che conoscevano, hanno noleggiato una sala grande e qualche ora di gonfiabili. Questo è il riassunto dell’ invito: Solo una breve nota per farvi sapere che Zane vuole invitare tutti i membri del nostro team favoloso per la sua festa di compleanno: Boys!!!!!! Birthday!!!!!! Bouncing!!!!!! Basketball!!!!!!! NO REGALI, PER FAVORE! Invece di regali a Zane piacerebbe molto se si potesse portare qualcosa per aiutare i senzatetto a Davis.
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Ciao Stefano

Vorrei parlarti
e chiederti
come mai
i nostri destini
si sono separati
senza più rimedio.
E tu sei cambiato,
verso di me-
Così il nostro incontro
si è scollegato.
Vivevi a Milano
una doppia vita.
Chiusa come censurata.
Ma io mi ricordo
la nostra infanzia
quando eravamo spesso in colluttazione
e perdevamo il senso della realtà.
Fino a che mamma e papà,
chiudevano la diatriba,
ed erano botte.
Le tristi botte che tendevano.
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Lettera ai nostri lettori/sostenitori


La nostra storia
Nel 1994 da alcuni educatori che lavoravano all’Albergo popolare e da alcuni ospiti della Struttura, parte il desiderio di far sentire la loro voce attraverso una informazione indipendente, dal basso per l’autodeterminazione delle persone e per combattere il sistema dell’assistenzialismo e il business della povertà. Nasce così l’Associazione di volontariato “Periferie al Centro” creatrice della testata FUORI BINARIO, giornale di strada delle persone senza fissa dimora di Firenze. Il prossimo mese di giugno la nostra redazione compie 19 anni di informazione autogestita e autofinanziata. Il giornale è un periodico mensile che viene distribuito solo in strada dalle stesse persone che fanno parte della redazione. I distributori pagano 70 centesimi ogni copia e lo vendono a offerta libera, la differenza del guadagno resta a loro come un minireddito autogestito. Qualsiasi richiesta di denaro oltre l’offerta libera per il giornale, non è autorizzata dalla redazione. Al distributore viene assegnata una zona della città e non deve invadere gli spazi degli altri.
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Tortura, carceri, droghe, tre leggi per la giustizia e i diritti

Il 9 aprile si firma per la Campagna davanti ai Tribunali di tutta Italia Milano, Torino, Roma, Palermo, Ancona, Bologna, Firenze, Genova, Bari, Chieti, Lecce, Cagliari e tante altre ancora: il 9 aprile 2013, dalle ore 9 alle ore 13, nelle piazze dei Tribunali di tutta Italia i promotori della Campagna Tre leggi per la giustizia e i diritti. Tortura, carceri, droghe
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L’orizzonte “corto” dei detenuti e la vista che se ne va…

DENTRO LA GABBIA

Fra le milioni di cose che non so, c’era anche questa: che ai detenuti, con il tempo, cala la vista. Non ci avevo mai pensato. Eppure, ora che me lo hanno detto, mi pare una cosa ovvia. Bastava fare due più due per arrivarci: se una cosa la usi poco, poi non funziona più tanto bene. Lo so anch’io che mi alzo troppo poco dalla sedia, e mi basta fare due passi in più del solito che poi mi fanno male i muscoli delle gambe. Atrofizzati, si dice. Atrofia vuol dire precisamente questo, che qualcosa soffre perché non gli diamo il giusto nutrimento, o non gliene diamo abbastanza. Ora che mi hanno detto della penuria di occhiali a Sollicciano, mi viene in mente Dante, che nel Canto X fa dire a Cavalcante “Se per questo cieco carcere vai”. L’inferno è dunque un “carcere cieco”: non si vede una via d’uscita, perché una via di uscita non c’è.
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Un padre di famiglia scrive agli “uomini ombra”

Cari Uomini Ombra,
sono un padre di famiglia che si avvicina alla cinquantina, sono artista e uomo di scienza, come lo sono molti nella mia famiglia da ormai qualche generazione. Da bambino mio nonno mi diceva: “Da giovane speravo di poter vivere così a lungo da poter vedere realizzate quelle che pensavo fossero grandi conquiste per l’umanità come volare, e anco r di più andar e sulla luna , anche se allora era impossibile. Nel corso della mia vita ho visto realizzarsi queste cose per cui ritengo che l’umanità si sia in qualche modo evoluta”. Io personalmente spero di poter vivere così a lungo da vedere l’abolizione dell’ergastolo (e poi anche del carcere) da parte di una grande nazione organizzata (credo infatti che forse gli unici popoli che non concepiscono l’orrore del carcere appartengono a c iviltà tribali). Qu e sto ritengo che sarebbe un grande passo evolutivo per l’umanità, che non è paragonabile ad alcuna delle tecnologie finora raggiunte dall’uomo.
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Pene… di morte

Nelle carceri italiane si continua a morire: 6 decessi nei primi 15 giorni di marzo In tre casi si tratta sicuramente di suicidio, mentre per gli altri 3 casi le cause non sono ancora state accertate Opg di Reggio Emilia, 16 marzo 2013. Un detenuto ghanese di 47 anni si toglie la vita. L’uomo si è inferto una ferita allo stomaco ed è stato portato d’urgenza al pronto soccorso dell’Arcispedale Santa Maria Nuova. I medici hanno tentato di operarlo per salvargli la vita, ma la ferita era troppo profonda. Il 47enne si è spento sabato mattina presto nel reparto di Chirurgia. Casa di Reclusione di Massa Carrara, 18 marzo 2013. Continua a leggere

Questa è la storia di Biagio: né morto, né vivo, né sano

Mi viene da sorridere quando sento parlare di convegni sulla sanità in carcere, è un sorriso ironico e benevolo al tempo; per vivere e per stare bene c’è bisogno di amare e di libertà. (Alessandro Bruni) Biagio Campailla, è un giovane “Uomo Ombra” arrestato in giovane età e condannato all’ergastolo ostativo. È arrivato da poco tempo dalla Sardegna, dal lager di Badu Carros, e abbiamo fatto presto amicizia. Tutte le mattine appena ci aprono i cancelli viene a trovarmi nella mia cella, gli faccio il caffè, lo ascolto e provo a confortarlo. Biagio sta male, soffre di una malattia genetica come la sorella che per questa malattia è scomparsa da pochi anni. Soffre di numerosi linfonodi latero-cervicali, di cervicobrachialgia, di ipoastenia sinistra e dell’arteria mammaria interna sinistra che incrocia e impronta il vaso venoso succlavio, che da 15mm passa a 6mm con conseguenze possibile situazione clinica di sindrome dello stretto toracico superiore.
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Figli della stessa rabbia

Da tempo i devastanti effetti della crisi economica si traducono nella vita quotidiana in disperazione e rabbia… Sono migliaia le famiglie che vivono l’incubo della precarietà che trasforma spesso una vita considerata “quasi normale” nella più feroce delle agonie… Sono diventati dodici i suicidi (solo in questo mese…) provocati dall’assenza di lavoro e dall’incubo dell’esecuzione di sfratto. Per molte famiglie, per giovani coppie, per persone sole o con figli a carico il moto della rassegnazione prende corpo in una società fondata sulle diseguaglianze. Tutto questo mentre chi comanda si diletta in un perpetuo litigio che produce più schifo che rabbia… Tutto questo mentre ancora ci dicono che bisogna ridistribuire i sacrifici, per uscire dalla crisi infinita… Ma la realtà è ben diversa. A pagare i costi della crisi sono milioni di uomini e di donne che già vivevano in stato di povertà e precarietà. A Firenze come in tutta Italia assistiamo imperterriti alla quotidiana mattanza degli sfratti, settemila nei prossimi anni (e il dato è stimato per difetto…).
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Dichiarazione dell’Assemblea dei movimenti Sociali

Social Forum mondiale 2013 -  29 marzo 2013, Tunisia

In qualità di Assemblea dei Movimenti Sociali del Social Forum Mondiale 2013 della Tunisia, siamo qui riuniti per affermare il contributo fondamentale dei popoli del Maghreb-Mashrek (dal Nord Africa al Medio Oriente) nella costruzione della civiltà umana. Affermiamo che la decolonizzazione per i popoli oppressi rimane per noi, i movimenti sociali del mondo, la sfida più importante. Attraverso il processo del Social Forum Mondiale, l’Assemblea dei Movimenti Sociali è il luogo in cui ci siamo riuniti attraverso le nostre diversità, al fine di formare lotte comuni ed un agenda collettiva per combattere contro capitalismo, patriarcato, razzismo e tutte le forme di discriminazione ed oppressione.
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