Non lasciamo indietro nessuno


“Questa nostra lotta è la lotta di chi non vuole più soffrir, / di chi è ormai cosciente della forza che ha / e non ha più paura del padrone”. Diceva così il ritornello di una vecchia canzone. Il guardiano più grosso del palazzo, bene armato, ci impedisce di entrare. Uno chiede di andare al bagno, sta già sudando ma viene respinto e costretto calarsi le braghe e pisciare con i suoi sondini telini tamponcini sacchette in piazza del duomo fra i turisti. Forse è per questo che il giorno dopo sui giornali c’è il titolo “Piazza Duomo come il suk”? Non possiamo entrare? E allora non entra nessuno. E, coi nostri corpi e le nostre carrozze, abbiamo otturato l’ingresso.
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Monza: muore in carcere a 22 anni per “ARRESTO CARDIOCIRCOLATORIO”

La madre vuole la verità Francesco Smeragliuolo aveva solamente 22 anni ed era stato arrestato il 1° maggio scorso per una rapina.
È morto nel carcere di Monza sabato 8 giugno, ma la notizia ci è arrivata solo oggi, grazie alla denuncia della madre del giovane, Giovanna D’Aiello. La signora D’Aiello chiede con forza di conoscere la verità sulla morte del figlio: “Sono sicura che non è morto di morte naturale, i suoi organi erano sani.
Dopo averlo visto a colloquio in carcere, il lunedì prima della sua morte (3 giugno, ndr) avevo fatto presente che mio figlio stava male. Ha perso sedici chili in un mese. Avevo chiesto lo mettessero in una struttura adeguata, che lo aiutassero. Lui non aveva problemi di salute.
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Sollicciano, per protesta i detenuti rinunciano al cibo

Nel carcere fiorentino i reclusi protestano contro il sovraffollamento e da oggi non prenderanno il vitto servito dall’amministrazione. E il garante Corleone attacca il Governo: “Attribuire la delega per la politica delle droghe” Redattore Sociale – 01 luglio 2013

FIRENZE – Sciopero del vitto dei detenuti di Sollicciano contro il sovraffollamento del carcere. Da oggi i reclusi dell’istituto penitenziario fiorentino non prenderanno più il cibo che l’amministrazione penitenziaria serve loro a pranzo e a cena, ma tenteranno di arrangiarsi con i viveri da loro comprati e preparati. Lo “sciopero del carrello”, così è stato definito, intende anche esprimere sostegno al digiuno a staffetta per la legalità delle carceri cominciato due settimane fa dal garante dei detenuti di Firenze Franco Corleone e proseguito da altre persone. Inoltre dalla prima settimana di luglio, sempre i detenuti di Sollicciano sosterranno “lo sciopero del sopravvitto”, in segno di protesta contro i prezzi praticati sui prodotti in vendita all’interno dell’istituto, maggiorati rispetto ai prezzi praticati nei supermercati esterni”. La questione che viene posta è annosa e preannuncia un estate calda. E’ troppo grave e insostenibile il ritardo da parte dell’Amministrazione Penitenziaria della predisposizione di una seconda cucina e dei lavori di ristrutturazione al femminile. Obiettivo del digiuno è anche quello di sostenere la raccolta di firme per le tre proposte di legge di iniziativa popolare su tortura, carceri e droghe, che chiedono tra l’altro l’introduzione del reato di tortura nel codice penale e la completa depenalizzazione del consumo di sostanze stupefacenti e l’accesso ai programmi di recupero per i detenuti tossicodipendenti. “È grave – ha spiegato Corleone – che la ministra Cancellieri non abbia ritenuto di inserire nel decreto legge modifiche minime ma essenziali a quella legge criminogena che è la Fini Giovanardi, per impedire l’ingresso in carcere per fatti di lieve entità e per far uscire migliaia di tossicodipendenti dal carcere”. Ma ancora più grave, secondo il garante, è “il fatto che il presidente del Consiglio Letta non abbia ancora attribuito la delega per la politica delle droghe e che quindi il dipartimento Politiche Antidroga sia senza guida e completamente autoreferenziale”.

UN ALTRO SIGNOR B. UNA STORIA DI ORDINARIA ESCLUSIONE SOCIALE

B. l’ho conosciuto quando aveva 16 anni. Già a quell’età aveva dato i primi segnali di devianza. B., quando era ancora ragazzo ho provato molte volte a cercarlo recandomi direttamente a casa sua, con l’intento di accompagnarlo verso un percorso educativo. Il rapporto è iniziato così, offrendogli semplicemente delle colazioni al bar e parlando insieme, perché sapevo che in quel momento non potevo chiedergli di più. Successivamente, senza successo, ho provato ad inserirlo nei percorsi d’accompagnamento lavorativo all’interno della cooperativa sociale dove lavoro, che per un po’ il ragazzo ha frequentato, per poi dopo alcuni mesi abbandonare definitivamente. Rendendomi conto delle problematiche personali che aveva, riuscii a convincerlo ad accompagnarlo da uno psicologo, ma quest’ultimo da “bravo” dottore, mi riferì semplicemente quello che già sapevo e cioè che B. era affetto da disturbo della condotta, aggiungendo che come medico non poteva fare altro e che il ragazzo doveva autonomamente presentarsi alle sedute, non immaginando che per questi soggetti occorre fare qualcosa di più da quello che prevede rigidamente il rapporto professionale medico – paziente. Ora B., a distanza di anni, è detenuto in carcere a Pistoia. Appena l’ho visto mi ha salutato e abbracciato come se ci trovassimo al bar.
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Nel corpo

Diffondiamo una lettera scritta recentemente da una ex detenuta delle Vallette ripubblicata da Macerie, che racconta la sezione femminile del carcere, l’oscenità della repressione. Quella faccia della “giustizia” legale che tortura, rinchiude e punisce con ottusa crudeltà. Negare la libertà non si può realizzare con quattro stupide mura ed ecco che li interviene l’Istituzione, creando regole, limiti, negazioni continue di tutto ciò che è essere se stesse, che è bellezza e creazione di legami sociali con individui umani e non. Di tutto ciò che è lotta. Libere tutte!

«È nel corpo che si sente la sofferenza immediata del carcere. Vi racconto le piccole materialità che traumatizzano le membra e fanno del carcere di Torino una delle galere più invivibili (a detta di chi di galere ne ha girate molte e a lungo). Nel femminile, diviso in 4 sezioni, sono collocate circa 200 donne, 2 in ogni cella. Le celle sono piccole e scure, hanno dimensioni di 4 metri per 2 nello spazio abitativo che dispone di un letto a castello, un tavolino a muro, 2 sgabelli -se si è fortunati- e 4 piccoli pensili. Il bagno è di dimensioni 4 metri per 1 con water, lavandino e bidet. In cella non c’è acqua calda, che è invece fredda e terribilmente terrosa. Se lasci la moka bagnata il giorno dopo puoi scorgere la traccia grigiastra lasciata dall’acqua. Se le due concelline non sono entrambe smilze e piccoline è quasi impossibile muoversi contemporaneamente senza toccarsi e intralciarsi. Le finestre sono piccole e basse, infossate verso l’interno e circondate da sbarre e da una grata a maglia fine (messa dopo la protesta delle lenzuola).
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Roma. Pacco bomba contro le case occupate

È accaduto la notte del 9 Luglio all’occupazione delle case di Caltagirone a Ponte di Nona. Gli artificeri disinnescano un ordigno rudimentale ma non tanto. Stasera una prima assemblea. Da aprile nel quartiere periferico di Ponte di Nona (zona Prenestina) sono state occupate dai senza casa alcune palazzine costruite da Caltagirone. La zona non è quella delle case popolari ma quella delle case private. C’è stata qualche tensione all’inizio con i soliti “comitati per la sicurezza” che hanno cercato di aizzare la gente contro gli occupanti. Ma particolari problemi non ci sono mai stati, anche perchè l’occupazione è una di quelle dello Tsunami Tour che a dicembre ed aprile ha dato vita a numerosi occupazione di case organizzate e con precisi obiettivi e modalità di gestione della lotta. L’occupazione, in questo caso, è gestita dagli attivisti di Action. Questa notte, mentre dentro l’occupazione si festeggiavano i tre mesi di occupazione, due occupanti hanno notato una Bmw bianca modello 95/2000 che rallentava e poi si fermava davanti all’entrata delle palazzine occupate. La macchina ripartiva ma sulla strada rimaneva uno zainetto. Uno degli occupanti si è avvicinato e ha notato un led luminoso. È scattato l’allarme ed è stata chiamatala polizia con gli artificeri che hanno confermato come si trattasse di un ordigno con tanto di timer ma difettoso. La polizia ha affermato che si tratta di un “atto dimostrativo”. Ipotesi? a) Nel quar tiere c’è chi soffia sul fuoco con argoment i razzist i contro gli occupant i b) La malavita locale non tollera dissonanze organizzate sul propr io terr itorio c) le case occupate sono di Caltagirone, uno a cui da sempre piace il gioco duro Solidarietà agli occupanti di Ponte di Nona è arrivate da diverse realtà sociali del territorio e metropolitane. Nessuna intimidazione verrà accettata. Il comunicato degli occupanti su quanto accaduto stanotte.
LE RAGIONI DELLA NOSTRA LOTTA, PER DIRE NO UNA PROVOCAZIONE
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NUOVA CONDANNA A LORENZO E A TUTTO IL MOVIMENTO

Dopo sei ore di udienza, dopo avere ascoltato in passerella un nugolo di Vigili Urbani della città di Firenze, dopo avere ampiamente dimostrato la totale estraneità di Lorenzo ai reati ascrittigli, Lorenzo Bargellini è stato nuovamente condannato a 4 mesi e 10 giorni di reclusione per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. I Vigili Urbani del Comune di Firenze, il reparto antidegrado hanno così ottenuto una vendetta sul campo … A loro la concessione di praticare pestaggi, sgomberi, razzismo … L’esercizio della legittima difesa diventa immediatamente inquisizione, inchiesta e addirittura “vittimismo”, non saranno i Tribunali a fermare le lotte sociali a tutela dei bisogni delle genti. A luglio oltre 100 sfratti, li DIFENDEREMO A OLTRANZA, TUTTI!!! Il movimento di lotta per la casa

La figlia di San Basilio

La giovane manganellata al corteo per la casa, a Roma All’ospe dale Fate be ne fra telli, sull’isola Tibe rina a Roma, Ste fa nia Glo rioso, 26 anni, si è appena sve – gliata. La gior nata l’ha pas sata tra un esame e l’altro. L’ultima è stata la Tac alla testa, col pita lunedì da una man ga nel lata a freddo, men tre la poli zia cari cava una mani fe sta zione paci fica di cin que mila per sone appar te nenti ai movi menti per la casa. Nella foto di Yara Nardi si vede un bastone che rompe gli occhiali da sole a spec chio e le sfre gia il volto. In uno scatto suc ces sivo vediamo Ste fa nia a terra, san gui nante e senza fiato, soc corsa da mani pre mu rose, volti agghiac ciati. Ste fa nia è stata una delle vit time, la più grave delle cin que, di una carica vio lenta che ha spinto i ver tici della città, il sin daco Igna zio Marino e il vice sin daco Luigi Nieri, a chie dere chia ri menti al Que store e al Pre fetto.
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Cultura

Quanto spende il nostro Paese per le bellezze e i beni culturali che tutto il mondo ci invidia? Lo 0,19% del Pil, mentre in Europa si parla in media del 2-3%. Tra degrado e restauri infiniti, abusi e mancanza di risorse contro cui combattere quotidianamente, paradossi e sprechi, nel documentario “ Sepolta viva” – di Paolo Santolini, con Luca Lancise e Monica Giandotti – lo spettatore è accompagnato in un viaggio molto speciale nella città eterna, Roma. Colosseo, Domus aurea, Fontana di Trevi, ponte Sant’ Angelo … quanti monumenti sono a rischio, nell’ indifferenza più totale?

“SEPOLTA VIVA” sul degrado dei Beni Culturali! RIVEDILO: http://srvpb.co/12p0C0R

I sentatetto di P.zza Augusto Imperatore a Luca Lancise: “ Qui nemmeno i barboni ci vengono più” Una guida turistica che per venti euro fa saltare tutta la coda all’ entrata del Colosseo “ In Italia ne devi sapere una più del diavolo, perché senno ti mangiano.” Due milioni e 800 mila euro il fatturato annuo di un ristorante con vista Pantheon. Ma i turisti non vengono più a Roma: “ troppo caos, troppa monnezza” secondo un cameriere del ristorante L’ ingresso alla Domus Area di Roma, nel parco di Colle Oppio di fronte al Colosseo, è vietato al pubblico dato che le volte potrebbero crollare a causa delle infiltrazioni d’ acqua.

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