“Abitare i Confini” Attori e Spettatori

Il sogno matto dei Chille de la balanza nell’ex-manicomio di San Salvi a Firenzedi Claudio Ascoli – Chille de la balanza

IL SOGNO MATTO DEI CHILLE DE LA BALANZA NELL’EX-MANICOMIO DI SAN SALVI A FIRENZE ATTORI E SPETT’ATTORI
Spesso per San Salvi-Chille si parla di utopia. “Le utopie consolano: se infatti non hanno luogo reale, si schiudono tuttavia in uno spazio meraviglioso e liscio; aprono città dai vasti viali, giardini ben piantati, paesi facili, anche se il loro accesso è chimerico.” Così rifletteva Michel Foucault ne “Le parole e le cose”: chissà cosa avrebbe detto di un’utopia concreta come quella che ormai da oltre 15 anni proviamo a far respirare nell’ex-città manicomio di Firenze! Dal 1998 un padiglione dell’ex-manicomio fiorentino di San Salvi, e gli spazi all’aperto che lo circondano, sono diventati sede e materia prima di un progetto teatrale dei Chille de la balanza, storica compagnia del teatro di ricerca in Italia . Così volle Carmelo Pellicanò, ultimo direttore dei tetti rossi (come veniva comunemente chiamato l’ospedale psichiatrico di Firenze), che collegò la completa chiusura del manicomio (fuori tutti i matti!) all’ingresso “della città” in quegli stessi spazi che dal 1890 avevano accolto, e spesso segregato, migliaia di malati mentali e… diversi a vario titolo.
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Dalla Cité alla Città

Un grande corteo a sostegno della Libreria Café La Cité

La cultura è un valore diffuso, viaggia nell’aria come il suono delle voci, delle note, dei pensieri: non genera rumore, non genera degrado, genera pensiero critico, sviluppo delle società. Luoghi chiusi impoveriti e svuotati, strade deserte di notte schiacciate sotto il caos dei motori di giorno, teste piegate e vuote nell’oblio degli schermi. Vogliamo dire basta. Difendiamo il diritto di lavorare negli ambiti culturali, di creare arte, socialità, vivibilità in una città che DEVE ESSERE CONTEMPORANEA. Un problema comune, una voce comune.

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Lettera aperta alle istituzioni, ai media e ai cittadini.

 In seguito all’ennesimo provvedimento sanzionatorio che mette in discussione la possibilità stessa di esistenza della libreriacafé La Cité di borgo san Frediano – il sequestro preventivo sulla base di una denuncia penale per disturbo della quiete pubblica – sentiamo il bisogno di condividere alcune riflessioni e considerazioni, spinti dalla convinzione che La Citè sia sempre più largamente percepita come uno spazio e un progetto non solo nostro ma della città tutta.

La Cité nasce nel 2007, in occasione di un bando comunale destinato a riqualificare zone degradate della nostra città. Il progetto originale, approvato dal Comune, prevedeva la realizzazione di una libreria caffé che svolgesse e promuovesse attività culturali (concerti, presentazioni, esposizioni, eventi culturali in genere). Ed é esattamente quello che abbiamo fatto!

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“La cultura come la vivo adesso”

Leggo a casa, leggo in biblioteca, leggo di giorno, leggo di notte.
Conosco poeti, filosofi e scrittori molto bene, ho anche buona conoscenza di mitologia.
Con amici e conoscenti parlo con piacere di Iliade e di Odissea, mi esaltano le gesta del grande Achille, ammiro la saggezza, la prudenza, l’astuzia del Laerziade Ulisse.
Oh! E la tragedia!!
Mi struggo dinanzi al destino dello sventurato Edipo. Rifletto e penso profondo sul destino di Agamennone e sul gesto matricida di suo figlio Oreste.
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“L’altro” Una cultura da recuperare

Questo giornale, ha sempre fatto di tutto per rimanere umani, per raccontare con attenzione il bisogno di ognuno, della comunità.
Nelle sue pagine non manca certo la cultura, quella tenace dal basso, esperienze, voci e poesie che vivono momenti reali, stampati per ricordare.
Mi rattristo se penso a quando la piazza e le strade, il ritrovo di tutti, vivevano una forma più umana, una volontà di conoscersi e volersi riconoscere, senza che questo fosse legato ad uno status sociale.
E’ con fatica che parlo di cultura, preciso di non essere un grande lettore, ma un forte sostenitore della cultura umana.
Tutto ciò che intendo come cultura, comincia dallo scambio reciproco della propria conoscenza ed esperienza, riportate fedelmente per la ricostruzione della realtà.
Questo ora sembra mancare ed è un consapevole tzunami mediatico, a plasmare il futuro allontanandoci in direzioni materiali.
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Edison in piazza

Dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso del Gruppo Feltrinelli contro il Comune di Firenze, relativamente al cosiddetto vincolo culturale (una norma urbanistica che avrebbe garantito la riapertura di una libreria laddove era la Edison), il Gruppo Feltrinelli stesso, proprietario dell’immobile, annuncia il progetto di apertura di una RED.

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Le lavoratrici del nido Erbastella vincono la causa contro il Comune di Firenze

Si è conclusa ieri, con la vittoria delle ricorrenti, la causa contro il Comune di Firenze intentata da alcune educatrici dei nidi comunali fiorentini. Nell’Aprile 2011, l’amministrazione comunale aveva preso a pretesto un increscioso incidente avvenuto tra bambini al nido Erbastella per colpire queste lavoratrici e un nido particolarmente scomodo per l’amministrazione per essere stato in prima fila nelle lotte contro la privatizzazione dei servizi. Le misure dell’amministrazione furono particolarmente repressive: un provvedimento disciplinare durissimo, 15 giorni di sospensione dal servizio e dallo stipendio, il trasferimento di ufficio in altri nidi, la denuncia alla procura della Repubblica, il tutto condito da una campagna stampa da parte del Comune ridondante e strumentale volta a gettare discredito sulle educatrici, accusate, ingiustamente e senza alcuna prova, di negligenza.
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Corteo di solidarietà contro gli abusi in divisa

Il corteo composto da un migliaio di persone, tra cui molti immigrati, ha attraversato le strade del centro di Firenze arrivando sotto le finestre del consiglio comunale. Il corteo è stato convocato da Firenze Antifascista dopo che lo scorso 13 giugno il Reparto Antidegrado della Polizia municipale ha aggredito un gruppo di ragazzi senegalesi a Santa maria Novella. “Basta Abusi in Divisa”.
Questo lo striscione che apriva il corteo. Durante la manifestazione sono stati molti gli slogan lanciati in solidarietà con tutti coloro che subiscono le violenze poliziesche: dai lavoratori ambulanti di Firenze a chi ha perso la vita nelle celle di sicurezza delle questure e delle caserme, in carcere o per strada come Uva, Cucchi, Aldrovandi e Lonzi…solo per citarne alcuni.
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Le squadracce comunali del degrado

Quanto accaduto nella sera di giovedì 13 giugno alla Stazione di SMN è gravissimo. L’operazione della Polizia Municipale ha chiaramente le caratteristiche di un pestaggio, non certo di un controllo di routine: gli agenti non hanno fermato gli uomini scesi dalla tramvia chiedendo loro per esempio i documenti, ma li hanno aggrediti immediatamente. Ciò non lascia spazio a interpretazioni di sorta: il pestaggio era stato deciso a monte ed era esso stesso “l’operazione di polizia”. È poi emblematico il dialogo finale con il ragazzo senegalese che poco più avanti aspettava l’autobus. Lui, senza aver visto la radiolina e il distintivo, era sicuro del fatto che fosse la Polizia Municipale. Ciò sta a significare che gli ambulanti conoscono benissimo questa prassi e la considerano abituale. Il quadro è sicuramente pesantissimo ma nello stesso tempo abbastanza chiaro: questo è il “reparto antidegrado” della Polizia Municipale di Firenze che di giorno insegue i cosiddetti “abusivi” e gli ambulanti nei mercati fiorentini, controllando documen- ti e sequestrando merci e alla sera, evidentemente, alza il livello. Questo è risultato di anni di campagne elettorali e mediatiche incentrate sul tema della “sicurezza” e della “lotta al degrado”, che consentono oggi un clima di impunità per gli uomini in divisa.
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Uomo, ma chi credi di essere?

Uomo,  ma chi credi di essere? Il padrone
dell’universo. Per te la femmina è un microbo,
una delle tante odalische dell’“harem”.
Non sono “omicide”, diversamente, scateni
una guerra senza frontiere contro il muliebre

sesso indifeso.

Il cavaliere ha smarrito il cavallo, nel deserto del

“femminicidio”. Maltratti, violenti, stupri, ignori

l’innocenza dei figli. Fai “tabula rasa”.

La televisione per me, è inesistente.

Solo bollettini di guerra, notizie eclatanti,

fanno tanto male!

Ci sarà, anzi, c’è un Dio Vendicatore.

Recita un proverbio “ciò che è fatto, è reso,

oppure ritorna al mittente”.

Alla fine dell’esistenza, ti verrà presentato

il conto e finalmente sarai stritolato, sconfitto,

o meglio, cancellato.

Una speranza, nella percentuale così alta,

ci sarà un cavaliere?

Marta