Senza dimora: senza servizi

Quanti sono bagni e docce pubblici a Firenze, quelli non a pagamento?
Nessuno! (costo 60/70 cent.)
Esistono servizi per lavare ed asciugare gli indumenti senza pagare o almeno solo il consumo in cent?
Nessuno! (costo tra i 4 e i 7 euro)
Ci sono posti d’accoglienza dal freddo per chi è senza documenti?
Nessuno!
Abbiamo centri diurni a bassa soglia, specie invernali, per anziani e senza tetto che offrano socialità ed un riparo?
Nessuno!
La verità di cui sopra non può essere nascosta, questa città deve rivalersi della sua fama di accoglienza.
Persino le poche Associazioni e la Caritas nel periodo estivo chiudono o riducono, mense e docce.
Questi servizi, in una città che qualcuno vorrebbe metropoli, devono esistere, devono esserci!
Basta!!
Prendere esempio dal bisogno eticofisiologico dei senza tetto, tanti immigrati, per scribacchiare sulla Nazione pagine di fango e razzismo in nome del degrado, è degradante!
Governanti, al lavoro!!

Mio caro Fuori Binario …

… ti conobbi per puro caso: niente è per caso, tutto è causale (dice un GURU).
Non è facile per me, scrivere con riflessione e calma. Non riesco ad essere profondo e pacato. Ho dentro di me una grande gioia e soddisfazione, di essere venuto a contatto di Francesco Cirigliano e tutti gli altri che gravitano intorno a questa espressione e sogno che si chiama Fuori Binario.
Affronto l’argomento con tanta timidezza e paura. Paura di cosa? Di sbagliare a scrivere ed essere poco chiaro. Sapete: io ho fatto soltanto la 5a elementare.
Non so se è meglio essere conciso o logorroico. Lo, sapete, sono mentalmente disturbato, faccio uso di farmaci che servono ad aggiustare il sistema nervoso, consigliato ora, e a stretto controllo di specialisti e medico di base.
Ed ora io vorrei entrare nel nocciolo di queste pagine e del mio pensiero.
Fuori Binario ha portato nelle menti e nel cuore di tante persone, tante, ma tante davvero; ho deciso; mi accingo a scrivere, tanto ma tanto, per me e per chi è abituato a leggermi e a dare un parere su ciò che scrivo.
Lo so, non è facile far correre la penna come il pensiero: lasciamo e diamo libero impulso alla mente; che scrive prima della penna e dei tanti modi di scrivere (cosa c’è più veloce della luce e dell’impulso?)
Il bello e le soddisfazioni di questi due anni si possono elencare nella storia della mia vita, come il più bel periodo dei miei anni di emigrante a Firenze (sono e vivo a Firenze dal 1964).
La fiducia accordatami dalle persone dell’Associazione “Periferie al Centro”, promotori del giornale Fuori Binario; mi è di aiuto, di stima, di contentezza e di apporto economico.
Concludo con tanta voglia di passare la notte a scrivere per me e Fuori Binario.
Vi sembrerà esagerato e troppo forte; vi abbraccio tutte/i.

Enzo

Mormodu Il giardinoinfinito ed i rifiuti

La mente è come un giardino da coltivare col compost dei nostri rifiuti psichici. Un nuovo ciclo MORMODOU: 9 incontri, settimanali, di tipo psico-educazionale, a “rifiuti zero”.
Un training esperienziale, “dal basso verso l’alto”, per coltivare la consapevolezza, “compostando” le nostre parti interiori più difficili, essendo attivi nel mondo.

“Questa strada richiede coraggio e resistenza,
anche se è piena di impronte.
Chi sono questi compagni?
Sono pioli della tua scala. Usali!
In compagnia la tua ascesa è più rapida.
Sarai felice abbastanza nell’avanzare,
ma con gli altri andrai più lontano e veloce”.

Rumi

Non ci sono erbacce da sradicare, né rifiuti da bruciare! Il ciclo sarà condotto dal dr. Gian Luca Garetti.
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L’altra faccia del condannato: la rieducazione possibile oltre gli stereotipi

In questi anni ho frequentato il carcere di Pistoia come volontario e da più di un anno in veste di Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. Ho avuto l’occasione di incontrare e conoscere da vicino la popolazione carceraria: detenuti con problemi di tossicodipendenza e di alcolismo che hanno commesso dei reati di piccola entità, altri, invece, reati ben più gravi come rapina, tentato omicidio, omicidio e reati di pedofilia.
Lo stato d’animo dell’osservatore esterno che, come il sottoscritto, si avvicina a tali realtà non è mai neutrale e sarebbe da ipocrita affermare il contrario.
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Quando hanno aperto la cella

Luigi Manconi, Valentina Calderone
Quando hanno aperto la cella
Storie di corpi offesi. Da Pinelli a Uva, da Aldrovandi al processo per Stefano Cucchi.
Nuova edizione aggiornata

In Italia in carcere si muore. Alcuni sono suicidi, altri no. E si può morire nel reparto detentivo di un ospedale, come Stefano Cucchi; per strada, come Federico Aldrovandi; legati mani e piedi a un letto di contenzione, come Franco Mastrogiovanni. Si può morire anche durante un arresto, una manifestazione di piazza, un trattamento sanitario obbligatorio. Quando hanno aperto la cella porta alla luce le storie di persone che sono entrate in prigione, in caserma o in un reparto psichiatrico e ne sono uscite senza vita. Ricostruisce vicende processuali tormentate, in cui la tenacia di familiari e avvocati si è scontrata con opacità, omertà e, a volte, coperture istituzionali. Racconta di uno Stato che si ricorda di recludere, sorvegliare e punire, ma spesso dimentica di tutelare e rispettare gli individui che gli sono affidati.
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Speranza, speranze

E quel che ci rimane…
sperare, sognare
Stanotte ho sognato,
mi sono svegliato
bagnato di sudore.
Ho visto cose brutte,
uomini in giacca e cravatta
con le loro ventiquattrore
accanirsi su dei corpi inermi,
bambini, donne, vecchi,
presi a calci, chiedevano cibo.
Poi il sangue e l’hanno bevuto
straziando le carni dalle membra.
Sazi, si sono ricomposti
come se niente fosse, con fredda indifferenza,
andavano a fare il loro lavoro di speculatori
dentro il palazzo, dove hanno casa!
La Borsa, L’Economia
giocavano con la nostra vita!

Antonio Melchiorre
Busia

Urla di innocenza


C’è un uomo nel carcere di Padova che dallo scorso 4 Luglio è in sciopero della fame e della sete.

Si chiama Roberto Cobertera e per illustrare la sua storia riprendiamo i due articoli della redazione di Ristretti Orizzonti, pubblicato lo scorso 6 luglio.
Di seguito il diario di questi giorni, che Roverto ci ha fatto pervenire.
Credo che ogni commento sia assolutamente superfluo, quello che è necessario, invece, è che chi può si sbrighi a dare una risposta a questa urla, prima che diventino davvero mute.

Lottare per dimostrare la propria innocenza
Ristretti Orizzonti, 6 luglio 2013
Il 4 luglio, in una infernale giornata di quel caldo padano che in galera moltiplica la sua potenza, è iniziato lo sciopero della fame di Roberto Cobertera, uno della nostra redazione, un uomo condannato all’ergastolo che, da quando è entrato a far parte del nostro gruppo, non ha mai smesso di proclamare la sua innocenza.
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Emergenza abitativa, De Zordo: “Grazie al ‘Movimento di lotta’ per restituire dignità a chi è senza casa”


Che la casa, o meglio la mancanza e la perdita di un alloggio, sia ormai un dramma sociale, è ormai un ritornello che tutti più o meno ripetono. Che nessuno fra chi amministra le città e le risorse pubbliche faccia realmente qualcosa per affrontarlo, questo dramma, è una triste realtà sotto gli occhi di tutti.
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