Gli effetti dell’austerità sui diritti

Toscana specchio d’Europa. Lotte locali e proposte dal basso Sanità, la Toscana verso la Grecia. Gli effetti dell’austerità sui diritti

Spazi Liberati aderisce alla campagna di solidarietà con la Grecia lanciata dalla rete “DONNE NELLA CRISI”: lunedì 11 novembre abbiamo accolto l’arrivo a Firenze di un camper che sta attraversando l’Italia per raccontare gli effetti delle politiche di austerità sui sistemi sanitari europei e raccogliere medicinali e fondi per la Clinica Metropolitana Autogestita di Helleniko che ad Atene presta assistenza sanitaria gratuita alle persone che non possono più usufruirne. Alle ore 11.00 all’entrata principale c’è stata una mostra con distribuzione di materiale informativo. Alle ore 16.00 sempre all’ingresso l’arrivo del camper della campagna. Alle ore 18.00 si è tenuta un assemblea pubblica presso l’Aula Scaglietti del CTO con “Donne nella Crisi”, Joanna Lymperopoulou – volontaria CMA di Helleniko, un medico CMA di Helleniko (on Skype).
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Lisa Paola Picozzi, ingegnere, morta a 31 anni per infortunio sul lavoro nel 2010

La storia
Lisa Paola Picozzi nasce a Milano il 6 giugno 1979, dal papà Giuseppe e dalla mamma Marianna Viscardi, e risiede a Rodano (Mi) fino al 29 settembre 2010, giorno della sua morte per un infortunio sul lavoro a Tricase (Lecce). È una bimba intelligente e precoce, che inizia la scuola a 6 anni, direttamente dalla 2a elementare. Dotata di un fisico da sportiva che le permetterebbe qualunque disciplina, a 7 anni inizia a giocare a pallavolo, sport che praticherà a livello agonistico fino alla sera precedente la sua tragica morte. Frequenta il Liceo Scientifico “Niccolò Machiavelli” di Segrate e, successivamente, dopo le Finali Nazionali Juniores di pallavolo, rinuncia a giocare in Serie A e si iscrive alla Facoltà di Ingegneria Edile presso il Politecnico di Milano. Il 20 aprile 2004, riceve il titolo di Dottore in Ingegneria Edile, discutendo la tesi “Sostenibilità nel Recupero Edilizio: Strumenti per l’Autosufficienza Energetica”. Porta avanti contemporaneamente, e con una tenacia non comune, gli studi, la professione e lo sport ad alto livello (B1). Inizia la sua attività professionale in uno studio di Vignola (Mo), perché nel campionato 2004-2005 gioca in una squadra di quella città. Rientra a Milano e, dopo un breve periodo di lavori saltuari, nel 2006 inizia la sua collaborazione con HQ engineering srl, prima nell’ambito delle telecomunicazioni e successivamente, per la sua formazione universitaria, nel fotovoltaico. Nel maggio 2007, l’ing. Lisa Picozzi viene inserita nella SunSystem srl. la nuova società costituita nel settore delle energie rinnovabili, con la responsabilità della progettazione di impianti fotovoltaici di tipo residenziale e industriale, nonché di centrali fotovoltaiche sviluppate a terra. Proprio per seguire il completamento di una di queste centrali, da lei progettata e installata nell’agosto 2010 a Tiggiano (Le), il 29 settembre 2010 si trovava in Salento quando, per esigenze aziendali, le è stato chiesto di fermarsi a Tricase per effettuare un sopralluogo sulla superficie di un edificio della Selcom, una società del Gruppo Adelchi. Giunta sul posto, Lisa Picozzi ha trovato una scala in alluminio per salire sulla copertura dei blocchi servizi e una scaletta in legno, già sul posto da diversi anni, per passare dalla copertura dei blocchi servizi alla copertura del capannone. Qui, dopo aver quasi ultimato i rilievi tecnici e fotografici, è caduta da un’altezza di 7 metri, sfondando una lastra in fibro-cemento (tipo Eternit), che ricopriva l’intera superficie dell’edificio, nascondendo un lucernario non protetto a norma di legge da una rete anticaduta e, per lo più occultato, nel quale è precipitata. Una trappola per chiunque, come risulta dagli documenti di procedura penale. L’ing. Lisa Picozzi era sola sulla superficie, contrariamente alle norme che prevedono la presenza del proprietario dello stabile o un suo delegato.. Trasportata d’urgenza all’Ospedale Panico di Tricase, dopo i vani tentativi per salvarla, è deceduta alle ore 18.30, circa tre ore dopo la caduta.

L’iter processuale.
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Disgusto di palazzo

L’8 ottobre eravamo a Roma in P.zza Montecitorio a solidarizzare con l’Associazione esposti all’amianto. Siamo stati ancora una volta “aggrediti” dai poliziotti, ci hanno messo “le mani addosso” e spostate di peso soltanto perché ci stavamo preparando ad aprire i nostri due striscioni di sempre: i 32 volti dei nostri cari e “Verità, giustizia e sicurezza” per Viareggio. Forse siamo entrati dalla parte sbagliata della piazza, scusateci, non siamo pratici di Roma! Purtroppo, ormai così la Polizia accoglie da 4 anni i familiari delle Vittime della strage di Viareggio, sempre così. Ricordiamo quando ci fu l’inaugurazione di Roma Tiburtina, fummo “caricati” dai poliziotti in tenuta antisommossa e “fummo puntati” con gli idranti da quattro cellulari oltre che essere scortati fino all’autostrada; a maggio, per i funerali dei 9 lavoratori del porto di Genova, prima che aprissimo lo striscione fummo aggrediti e volevano che non si aprisse niente, si pararono davanti per non farli vedere. Ieri, invece, a due donne hanno messo le mani addosso e spostate di peso, ci hanno strappato di mano i nostri cari, erano solo i visi dei nostri 32 amori che non ci sono più! Ma ieri hanno raggiunto il disgusto totale: un poliziotto ha fatto le corna ad una mamma e nonna di due bambini di 3 e 5 anni morti bruciati quel 29 giugno!!! Vogliamo sapere il nome di quel “signore” poliziotto perché, nella nostra lista delle offese che stiamo subendo da 4 anni, questa è una novità, ancora nessuno ci aveva fatto le corna, quindi è fondamentale sapere il nome di questo primo, vincerà un premio! Povera illusa, io che credevo che la Polizia ci tutelasse e mandasse in galera i delinquenti! Vogliamo che tutti sappiano e vedano, vi allego la foto e vi invito ad andare a vedere “Il fatto Quotidiano” on line. Chiedo alla senatrice Granaiola, da sempre accanto a noi, all’onorevole Mariani che ieri è venuta giù dal “palazzo” ed è stata un po’ con noi, che intervengano in qualche modo. Noi vogliamo sapere chi è quel “diligente” poliziotto che fa le corna ad una mamma-nonna! È disgustoso, è insopportabile, è vergognoso! In che mani siamo? Questi ci dovrebbero difendere? No, grazie
da Daniela Rombi, madre che ha perso una figlia nel disastro di Viareggio

20 anni di informazione indipendente dal basso

20 anni di informazione indipendente dal basso Ma vi sembra poco? Noi ancora ci meravigliamo ogni volta che riusciamo a “partorire” un nuovo numero. Ogni volta viviamo la settimana di tensione per la scelta dei contenuti finali e sempre, quando arriviamo a definire l’indice, arriva qualcosa che riteniamo più importante o che ci piace di più, che regolarmente fa indignare la Sondra (nostra splendida grafica dal numero zero di Fuori Binario) che deve buttare all’aria pagine già sistemate. La casa, i diritti di cittadinanza PER TUTTI / E, dare voce e ascolto alle persone più emarginate e/o recluse in Istituzioni totali, l’opposizione alla guerra senza se e senza ma, la difesa della sicirezza sul lavoro…alcuni dei temi sui quali ci impegnamo in rete con i movimenti di base e con i servizi sociali. 20 anni di completa indipendenza senza essere “servi “di qualsiasi padrone. Sì, ma ora anche noi, in questo momento di crisi generale, per sanare qualche debito in tipografia abbiamo pensato una giornata di AUTOFINANZIAMENTO. Come? Con un pomeriggio pieno di spettacoli. Ecco una bozza del programma (passibile di qualche cambiamento). Mariapia

LA BACHECA
DI FUORI BINARIO

  •  Il contributo dei partecipanti al ciclo di incontri con il Dr. Gian Luca Garetti “MORMODOU il giardino infinito e i rifiuti” viene donato a Fuori Binario in memoria di Vilma Cavalli e Lorenzo Torregiani.
  • Sabato 11 gennaio 2014 dalle ore 15 alle ore 21, saremo ospiti dei Chille de la Balanza nello SPAZIO DI SAN SALVI Città Aperta, all’interno del progetto Abitare i Confini. Ci saranno:
  • Burattini per bambini
  • Mangiafuoco
  • I Partigiani raccontati da Domenico Guarino e Chiara Brilli
  • I canti di Angela Batoni
  • Mercatino con gli artigiani del riciclo della Bottega di FB
  • Concerto di Mandolini
  • La Pasticceria di Barbara
  • Buffet a offerta libera 

Sottoscrizione € 10 in cambio di un libro e un CD di Fuori Binario.

Grembiuli fatti dalle camicie, bracciali dalle forchette e lampade dalle caffettiere … questo e molto altro per i vostri regali di Natale alla Bottega ArteFuoriBinario in Via Gioberti 5r (lato Piazza Alberti).
Vi Aspettiamo.

 

Il negro, il colpevole perfetto

Che cosa ami negli altri? Le mie speranze. (Nietzsche)

Vi ricordate di Roverto Cobertera, l’uomo di colore con doppia cittadinanza domenicana e statunitense condannato all’ergastolo? Per dimostrare la sua innocenza la scorsa estate aveva portato avanti uno sciopero della fame per due mesi e mezzo e per le sue condizioni di salute era stato ricoverato all’ospedale per ben due volte. Per lui la Redazione di “Ristretti Orizzonti” aveva lanciato un appello esortandolo a interrompere il digiuno e chiedendo al Presidente della Camera dei deputati di intervenire in tal senso. Tempo fa, dopo che ci aveva confidato che voleva iniziare di nuovo lo sciopero della fame per riaffermare la sua innocenza gli avevamo detto: Roverto, se sei innocente, vale solo per te, per noi e per chi ti crede. A molti là fuori non interessa sapere se tu sei innocente. Gli basta sapere che non eri uno stinco di santo, oltretutto sei pure negro. Ai buoni basta poco per farti sparire dalla società. E lui scrollando la testa con tristezza ci aveva risposto: – L’avvocato mi aveva detto che saremmo stati assolti parlando in plurale, invece sono stato condannato e la condanna la sto scontando solo io al singolare. La sua risposta ci ha fatto sorridere amaramente e gli abbiamo replicato che gli avvocati perdono la causa ma la galera la scontiamo noi. Ebbene, per lui ora ci sono delle importanti novità perché il suo accusatore, e reo confesso di quell’omicidio, per cui era stato condannato all’ergastolo, ha ritrattato le accuse. E di suo pugno ha scritto all’avvocato di Roverto affermando: (…)
Io non so niente della vita del signor Cobertera Roverto, ma so che in quell’omicidio lui non ha partecipato (…) In tutto quello che io ho detto sull’omicidio non c’è neanche una verità, tutto ciò stato inventato da me e questo è un peso che non sopporto (…)”. Da un paio di giorni Roverto è ringiovanito e non smette più di sorridere perché a giorni il suo avvocato presenterà la richiesta di revisione del suo processo. E la sua gioia è diventata anche la nostra perché quando esce, e noi speriamo davvero che esca, un ex ergastolano, è un po’ come se uscissimo tutti noi.
Biagio Campailla e Carmelo Musumeci della Redazione di “Ristretti Orizzonti”

Giustizia: le carceri italiane sono tra le peggiori d’Europa … parola di ministro

La denuncia non può essere più esplicita, e, data la fonte, più credibile. È il capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Giovanni Tamburino, che parla. L’Italia, dice, è “tra i peggiori” paesi d’Europa in termini di sovraffollamento carcerario, con 150 detenuti ogni 100 posti disponibili. E ancora: il “tasso di detenzione”, sulla base di un’analisi “comparativistica” rispetto a Paesi paragonabili al nostro, e alla situazione della “criminalità in Italia”, potrebbe “con una previsione a medio termine” plausibilmente “attestarsi al livello attuale, con 100-110 detenuti ogni 10mila abitanti”. “Il cosiddetto decreto svuota-carceri”, dice sempre Tamburino, “ha contribuito a una riduzione consistente del numero dei detenuti nelle carceri italiane se si compara il dato risultante dall’applicazione della nuova normativa a quello del 2010: rispetto ai 69 mila detenuti del secondo semestre del 2010 dai dati di qualche giorno fa emergeva come in poche settimane, la cifra avesse raggiunto i 64 mila, scendendo al di sotto della soglia psicologica di 66 mila che per mesi non eravamo riusciti a varcare”.
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Volti e maschere della pena

Il sovraffollamento carcerario è «strutturale e sistemico»: lo attesta la Corte EDU con la sentenza Torreggiani c. Italia del gennaio 2013, chiamando tutti i poteri statali (Capo dello Stato, Parlamento, giudici, amministrazione penitenziaria, Corte costituzionale) a risolverlo. Il rischio è che questa prepotente urgenza releghi in un cono d’ombra altri momenti critici della pena e della sua esecuzione. Come un riflettore, il volume illumina a giorno alcune di queste zone buie: la pena nascosta negli ospedali psichiatrici giudiziari; la pena estrema del carcere duro ex art. 41-bis; la pena insensata se la sua esecuzione è solo inumana retribuzione e non l’occasione per una giustizia riparativa; i muri della pena che segnano lo spazio di una vita prigioniera. Il volume nasce dal ciclo di incontri – svolti a Ferrara nell’autunno 2012 per iniziativa del dottorato di Diritto costituzionale dell’Ateneo estense – dedicati alla discussione critica delle tesi di alcuni volumi: Matti in libertà (di M.A. Farina Coscioni, Editori Internazionali Riuniti, 2011); Ricatto allo Stato (di S. Ardita, Sperling & Kupfer, 2011); Il perdono responsabile (di G. Colombo, Ponte alle Grazie, 2011); Il corpo e lo spazio della pena (a cura di S. Anastasia, F. Corleone, L. Zevi, Ediesse, 2011). Ne esce una riflessione unitaria sui tanti volti della pena e i suoi altrettanti mascheramenti. Volti disegnati dall’urbanistica penitenziaria o dall’idea controversa di una riconciliazione tra reo e vittima. Maschere, come l’internamento del «reo folle» e la «tortura democratica» del detenuto in 41-bis, che il formalismo giuridico non annovera tra le pene (così privandole delle relative garanzie). In Appendice, il testo di un atto di promovimento «pilota» alla Corte costituzionale contro la pena dell’ergastolo, posto nella disponibilità di giudici e avvocati convinti dell’illegittimità del fine pena mai.

AMNISTIA e INDULTO

L’arroganza giustiziera che toglie a lungo la libertà di persone accusate di reati minori ed in fase di giudizio, si scontra da tempo con la mancanza di spazi, all’esterno se ne discute animatamente, ma con troppo distacco. Il disegno di legge dovrà essere applicato, per obbligo dell’ultimatum europeo che scade il prossimo Maggio 2014, i nostri governi da tempo calpestano annullandoli i diritti dei detenuti, bisogna porre fine a questa tortura. Nei vari talkshow si sprecano le parole con falsi allarmismi “ma se andiamo indietro …? ne sono rientrati tanti in poco tempo!”. E se anche lo fosse … quei tanti nella maggiore sono poveri, senza dimora, soli, oppure con problemi gravi da sostanze, di queste persone sono piene le galere italiane perché le leggi non li tutelano dai tanti giudici “integerrimi”, lontani dal riconoscere bisogno e debolezza. Ricordo l’indulto dell’agosto 2006, molti uscivano senza affetti, senza soldi, fuori la desolazione di un mese fatto per le vacanze, le città semivuote e i servizi chiusi, tanti i problemi per molti di loro. Questo a dire che l’ipocrisia parlamentare, nella retorica dei se e dei ma, non si è mai preoccupata di pensare ai bisogni, né dentro e tantomeno fuori. Piuttosto che pensare a nuovi carceri, si rivolga l’attenzione alla ristrutturazione di quelli chiusi insieme ad altre centinaia di edifici pubblici abbandonati al degrado, destinandoli a propositi abitativi e di servizi, la politica, quella vera, deve essere sociale e attenta a tutti i bisogni. Se di giustizia si deve parlare, che essa sia data a piene mani a tutti coloro che fino ad ora, pur conoscendola l’hanno vissuta deturpata dei suoi valori. Viva allora l’amnistia, che svuota le carceri ponendo fine all’ingiustizia!

Roberto Pelozzi

LA LEGGE SVUOTA CARCERI CHE NON SVUOTA UN BEL NIENTE

Se è vero che le parole sono importanti bisogna necessariamente cambiare l’appellativo dato alla legge del 9 agosto 2013 n. 94, denominata “svuota carceri”. Questa legge, nei fatti, e per ammissione della stessa Ministro Cancellieri, come ribadito di recente al Meeting di Rimini, “Non svuota un bel niente”, semmai “ha solo alleggerito un po’ la pressione” . Osservando quello che accade all’interno della Casa Circondariale di Pistoia, dai colloqui con i detenuti che incontro settimanalmente, emerge che oltre a non avvenire uno “svuotamento”, permane un numero di detenuti in ingresso in uguale misura a prima dell’entrata in vigore della nuova legge, e che ad entrare sono perlopiù soggetti che hanno commesso dei reati di piccola entità, come ad esempio il furto di biciclette o la detenzione di piccole quantità di stupefacenti, per i quali sarebbe a maggior ragione preferibile l’applicazione delle misure alternative alla detenzione.Al di là del clamore mediatico e delle prese di posizione a livello politico non si rileva una seria presa di coscienza del problema, quasi si volesse in qualche modo ignorare che allo stato attuale pendono dinanzi alla Corte di Giustizia Europea diverse centinaia di ricorsi legati allo spazio insufficiente nelle carceri.
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La ridistribuzione dei terreni pubblici

Firenze, 2 novembre 2013
La ridistribuzione dei terreni pubblici come risposta all’emergenza sociale e alla disoccupazione.
Cominciamo con l’affermare che nella situazione economica attuale (ma comunque sempre) la questione del lavoro è centrale perché dobbiamo assolutamente sconfiggere l’isolamento sociale e lo scoramento che quasi sempre la disoccupazione genera; perciò tutte le risorse e tutti i beni pubblici devono essere utilizzati per creare lavoro socialmente utile e coesione sociale. I contributi portati al tavolo dai partecipanti indicano che le esperienze di “ritorno alla terra” e le azioni di riappropriazione dei terreni pubblici non possono nascere solo dall’esigenza di trovare un reddito ma devono essere accompagnate anche dalla scelta convinta per un cambio di vita e di conseguenza del modello economico di riferimento. In questi casi diventa indispensabile lavorare convintamente e costantemente per lo sviluppo di economie locali forti e consapevoli, con intenso scambio, di mezzi, professionalità e tempo, ricorrendo alla gratuità ogniqualvolta possibile. Le occupazioni e le azioni più istituzionalizzate (attraverso, per esempio, la costituzione di associazioni per approfittare di bandi, finanziamenti e normative) non sono in contrapposizione fra di loro e sono anzi produttrici di esperienze da condividere. È dato particolare rilievo al fatto che per qualsiasi azione si voglia intraprendere è necessario produrre uno sforzo comunicativo efficace per informare le persone che vivono nel territorio dove si vuole agire, perché è stato più volte riscontrato che, quando informate, le persone libere da interessi di mero tornaconto egoista capiscono quali sono i valori che meritano di essere promossi, che diventano così, anche per le amministrazioni, la volontà popolare e non solo le rivendicazioni di quattro gatti. Il tavolo accoglie e appoggia la proposta di raccolta delle olive a Mondeggi (Bagno a Ripoli, Firenze) ipotizzata per il 17 novembre, come esempio di produzione di lavoro e ricchezza attraverso l’uso popolare e diffuso dei beni comuni, una ricchezza da non confondere con il mero accumulo di denaro ma che è soprattutto sviluppo del senso di comunità fra le persone. Poiché al tavolo è portata la notizia che nello stesso giorno sono già in programma iniziative simili in altri luoghi, il tavolo propone all’assemblea plenaria di Genuino Clandestino di fare del fine settimana 16/17 novembre p.v. un momento nazionale di recupero dei beni comuni e invita ogni territorio ad autorganizzarsi per la sua riuscita.

Massimo Bani