Per non dimentiCarlo 20/07/2001 – 20/07/2015

CARLO GIULIANI (20 LUGLIO 2001)

Nell’ambito delle manifestazioni organizzate dal Genoa Social Forum contro il vertice dei G8 il corteo dei disobbedienti proveniente dallo stadio Carlini viene più volte caricato dai Carabinieri e polizia mentre si trova in via Tolemaide, in un percorso autorizzato ad oltre trecento metri dal limite convenuto.
Durante le cariche, giudicate da moltissimi testimoni di una violenza inaudita quanto ingiustificata oltre ai gas lacrimogeni e ai getti d’acqua urticante vengono sparati anche numerosi colpi di arma da fuoco.
E’ difficile fuggire, con un corteo di diecimila persone che preme alle spalle: chi cade viene colpito da tre, quattro, anche cinque agenti per volta. I manifestanti iniziano forme di resistenza tentando di creare barricate. Un gruppo, vedendosi aggredito anche dalle vie laterali, cerca di creare al corteo una via di uscita seguendo un plotone di carabinieri che si ritira, protetto da due camionette, verso piazza Alimonda. Una delle camionette si ferma, inspiegabilmente, contro un cassonetto, dal finestrino posteriore spunta una pistola. La maggior parte dei manifestanti fugge; la pistola in un primo momento prende di mira un giovane che si china e scappa, quindi si rivolge verso Carlo che, sopraggiunto, ha raccolto un estintore vuoto ai suoi piedi.
Quando Carlo alza le braccia la pistola spara due volte: il primo colpo lo raggiunge in pieno viso; dopo il secondo colpo la camionetta è in retromarcia e passa – nonostante le urla di avvertimento dei presenti – con la ruota posteriore sinistra sul suo corpo che è rotolato in avanti; quindi, ripassando sul corpo, la camionetta si allontana per via Caffa, al di là delle forze di polizia schierate che hanno assistito al fatto senza intervenire.

Per i fatti di Piazza Alimonda non c’è mai stato un processo.

Il 5 maggio 2003 la GIP Elena Daloiso decide per l’archiviazione delle indagini, non solo in nome della legittima difesa, come aveva chiesto il PM Silvio Franz, ma anche per “uso legittimo delle armi in manifestazione”.

 

Per non dimentiCarlo 20/07/2001 – 20/07/2015 | Acad onlus
http://www.acaditalia.it/2015/07/a-14-anni-da-piazza-alimonda-per-non-dimenticarlo/

Scuola Diaz: tortura o vendetta legalizzata?

fonte: di | 16 aprile 2015 IlFattoQuotidiano.it
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Vorrei capire a che mi serve la sospensione di un poliziotto per una frase, seppur orribile, scritta su Facebook. L’offesa alle persone riguarda le persone o chi ne rappresenta la memoria, ma per il resto di quella sospensione, io che quella notte c’ero, non me ne faccio niente. Così come non me ne faccio niente della richiesta di galera per alcuni, perché io non sono forcaiola, non sono come certuni che investono nel legalitarismo per una tirata d’orecchie a chi serve il potere e il carcere duro per chi dissente. Mi devono ancora spiegare le condanne a dieci anni di galera per chi ha rotto una vetrina.

Mi devono spiegare perché la verità di quelle giornate continua ad essere riferita a spizzichi e mozzichi mentre brucia ancora sulla nostra pelle il dolore, il senso di impotenza, il trauma, per quello che è avvenuto. Quel che a me serve sapere è che chi ha fatto quel che ha fatto in quelle giornate non dovrebbe avere facoltà di agire nei servizi d’ordine, nelle piazze, durante le manifestazioni, perché a prescindere dal fatto che conosciamo o meno i nomi di chi ha picchiato, resta il fatto che ci è noto come per alcune persone le manifestazioni siano occasione di realizzare una resa dei conti tutta ideologica, tra gente evidentemente di destra e manifestanti che non lo sono.

Quanto dovrà durare questa galvanizzazione di massa, inclusa quella che agiscono taluni politici, che istiga al maltrattamento di chi la pensa in modo diverso? Quando si smetterà di ritenere che dietro le divise sia lecito che si nascondano alcuni che dopo averti chiamato ‘zecca rossa’ ti spaccano la testa con grande soddisfazione? E’ evidente che il problema non è la ‘mela marcia’ e neppure il tizio che dice sciocchezze su Facebook, perché se Panza avesse letto i vari forum frequentati da militari in questi anni, o le dichiarazioni di altri suoi colleghi e di politici a sostenerli, avrebbe dovuto agire una scomunica per tutti quanti.

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DIAZ: 2015 o anni Trenta?

Con gentile richiesta di pubblicazione e diffusione

DIAZ:  2015 o anni Trenta?

La Corte europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per tortura per i fatti della Diaz. Una sentenza giusta e doverosa, che mi emoziona per varie ragioni anche personali – dichiara il candidato alla presidenza della Regione Toscana per la Lista del Sì, Tommaso Fattori –   innanzitutto perché ero a Genova in quei giorni e perché dentro la Diaz alcuni amici sono stati picchiati a sangue, penso al giornalista de La Nazione Lorenzo Guadagnucci e penso ad Arnaldo, il mite pensionato che ha promosso il ricorso presso la corte di Strasburgo. E poi perché sono stato osservatore internazionale ai processi Diaz e Bolzaneto, dove ho ascoltato, con i brividi addosso, i racconti delle vittime della “più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale” (Amnesty International).

Sono emozionato anche perché la vita mi avrebbe poi portato, per vari anni, a collaborare intensamente con il Consiglio d’Europa di Strasburgo, da cui dipende la Corte: un’istituzione sovranazionale sana, l’unica che ha preso posizione netta contro le politiche di austerity, in difesa dei diritti umani e della coesione sociale.

La sentenza della Corte sottolinea due questioni semplicemente vergognose: la prima è che “il diritto penale italiano è inadeguato” perché manca, appunto, il reato di tortura; la seconda è che gli autori delle torture sono rimasti impuniti per la “difficoltà oggettiva della procura a procedere a identificazioni certe” e “al tempo stesso dalla mancanza di cooperazione da parte della polizia“. Ed è un’omissione gravissima, come è inaccettabile che sui caschi e sulle divise della polizia italiana manchino i numeri identificativi, come avviene in ogni paese civile del mondo. 
Altro che modernità, qui siamo rimasti agli anni ’30.

Se Renzi straparla di Genova G8

Nel diluvio di interventi, interviste e dichiarazioni tipico di ogni giornata del sindaco di Firenze nonché aspirante premier Matteo Renzi, è comparsa a un certo punto un’osservazione riguardante addirittura il G8 di Genova, caso politico che non è certo nelle corde del rottamatore, uomo di potere attento alle dinamiche di potere, intese come relazioni interne all’élite politico-imprenditoriale-finanziaria del paese. Renzi, per cultura e attitudine, non si occupa degli abusi di potere subiti dai cittadini.

Ad ogni modo Matteo Renzi cita il G8 del 2001 per contestare ai suoi rivali del momento la gestione del  caso Shalabayeva, e in particolare il fatto che il ministro Alfano non si sia dimesso e che il presidente del consiglio Letta non abbia riferito in parlamento. “Spero che non accada stavolta – scrive Renzi nella sua newsletter – ciò che è accaduto a Genova, al G8. Guidavo il giornale scout “Camminiamo Insieme” e ricordo le testimonianze allucinanti di ciò che accadde in quelle ore. A distanza di anni devo prendere atto che funzionari che semplicemente firmarono verbali sono stati condannati alla interdizione dai pubblici uffici e si sono dovuto trovare altri lavori, mentre i loro capi no. I ministri e i parlamentari che impartivano disposizioni dalle caserme invece hanno continuato a far politica e per anni ci hanno spiegato in tv come andava il mondo. Io sto con le forze dell’ordine. Perché scaricare su servitori dello stato tutte le responsabilità senza che venga mai fuori un responsabile politico è indegno per la politica. E per l’Italia”.

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pernondimentiCARLO

da: popoff.Globalist

Tornare a Genova per l’aministia sociale
Dal 2001 si sono moltiplicati i processi per reati legati al conflitto. Le iniziative per il dodicesimo anniversario dell’omicidio di Carlo

di Checchino Antonini, da Genova

“Carlo Giuliani, ragazzo, 20 luglio 2001″ è l’epigrafe semplice scolpita su un blocco di granito realizzata dai “compagni di Carrara” per il dodicesimo anniversario dei fatti del G8 del 2001, di un omicidio insabbiato di un ventireeenne ammazzato da un carabiniere nel corso di cariche illegittime. A piazzare il marmo in piazza Alimonda saranno i portuali genovesi della Culmv in alle 10 di sabato, al posto della vecchia targa che ricorda la morte del giovane.

Il comitato Piazza Carlo Giuliani dedicherà la giornata anche al ricordo di don Andrea Gallo e Teresa Mattei, madre costituente, scomparsa da poco come il popolare sacerdote. Musica e interventi dalle 14 in piazza Alimonda. Tornerà anche il segretario nazionale di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero.

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Sentenza di condanna per Genova 2001

Brutto risveglio oggi! E’ difficile trovare parole adeguate di fronte alla sentenza di condanna della 1a Corte di Cassazione nei confronti di 10 compagne/i per Genova 2001, scelte/i come vittime sacrificali per una bieca ragion di Stato. Ma più che le parole è necessario non abbassare la guardia, non solo per questi 10 compagne/i: per nessuno le vicende di Genova 2001 devono considerarsi chiuse, oggi più che mai siamo in piena emergenza democratica, istituzionale, sociale. Un potere sempre più arrogante e arroccato conosce ormai solo la macelleria sociale e la brutale repressione di ogni forma di dissenso, anche se espresso in modi non violenti. Che cosa aspetta la società civile a reagire?
Angelo

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Il Centro documentazione Carlo Giuliani di Settignano (FI)

Il Centro documentazione Carlo Giuliani di Settignano (FI) esprime soddisfazione per una sentenza che stabilisce finalmente un parere definitivo condannando i responsabili di una barbarie insulsa e senza eguali nella storia europea recente.

Ci rattrista la prescrizione del reato degli agenti individuati come responsabili delle gravissime lesioni a sangue freddo sugli occupanti della Diaz, anche se la prescrizione non cancella il brutale pestaggio, più simile alla tortura che ad una aggressione.

Se il reato di tortura fosse finalmente, come dovrebbe essere, integrato nelle leggi dello stato italiano, non ci sono dubbi del fatto che gli stessi risulterebbero difatti colpevoli di un reato non prescrivibile..

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21 Luglio 2001

21 Luglio 2001

Io c’ero con un caro amico alla stazione e tanti altri come noi.
Il giorno prima avevano ucciso Carlo, dovevamo vendicarlo in qualche modo e la presenza di centinaia di migliaia di noi era il modo più concreto di farlo.
Subito ci siamo indirizzati verso un dei luoghi di partenza delle manifestazioni, tutto il mondo solidale si era dato appuntamento, tutti i linguaggi confluivano a Genova.
Siamo partiti tra canti, balli, musica, giocoleria, striscioni e tanti sorrisi, ma con molta mestizia, i vari cortei si sarebbero avvicinati alla zona rossa c’era in ballo la protesta, i potenti della terra, l’1×100 di noi tutti, si giocavano il nostro futuro senza interrogarci, quale fosse il modo di piegarci lo si era visto poche ore prima.
Si procedeva ordinati molti slogan, ad un certo punto ho visto un gruppo correre verso una via in salita mi sono incuriosito e li ho seguiti, a metà via cominciavano a rotolare giù verso il corteo due tre cassonetti e mentre il gruppo raggiungeva la cima cominciavano a cadere lacrimogeni. Qualcuno mi aveva dato due limoni, ne ho aperto uno e l’ho spremuto su di un cotone passandolo a quella ragazza che in un angolo gridava per i suoi occhi “tieni appoggialo vedrai starai meglio” intanto bisognava trovare un luogo sicuro “corriamo in cima”!

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Genova il 21 luglio

Ero presente a Genova il 21 luglio 2001 (il giorno dopo la morte di Carlo Giuliani). Posso dire che la polizia si dedicò a gassare con lacrimogeni la parte non violenta del corteo, mentre poliziotti furono visti da varie testimonianze parlare amabilmente con i cosiddetti black bloc. Sono d’accordo ovviamente con chi è indignato per le disparità di trattamenti; devo dire che il movimento è però da allora gravemente rifluito e quei dieci ragazzi sono stati lasciati soli. Questo è un dato di fatto. Rimane il problema tutto politico dell’uso della violenza esemplare da parte di settori di movimento. Sono in questi casi in completo disaccordo (vedi anche Roma 15 ottobre 2011). I banchieri non si combattono spaccando qualche bancomat. Mario Pianta sul Manifesto di ieri faceva invece una proposta che dovrebbe essere mobilitante: una campagna europea per un Tribunale INTERNAZIONALE contro i crimini dei BANCHIERI. E intanto la smetterei di piangere sulla morte di partiti e partitini.

Gino Carpentiero Sezione Pietro Mirabelli di Medicina Democratica