Buone notizie dalla Val di Susa

Quando ero giovane e lavoravo in fabbrica  mi dicevano che ero ASSENTEISTA. Non puoi pensare solo a creare profitto per i padroni, devi anche pensare a vivere la tua vita. Quindi non puoi dare tutto il tuo tempo alla fabbrica. Ero assenteista … non penso. Ma ciò che io penso, al Potere mai è interessato. Quando ero giovane, ma anche dopo ho sempre cercato di lavorare poco. Ossia, di avere molto tempo da vivere. Ho sempre vissuto con poco denaro, che tra l’altro odio. Ho sempre messo i miei interessi culturali, morali, sportivi, del tempo libero al primo posto. Ho sempre considerato il lavoro come strumento per il “solo” mio mantenimento.

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Modena Aiutamiii

Ma tu guarda se c’è bisogno del terremoto per decidermi a smantellare dall’armadio tutti i vestiti e lenzuola accumulate. Non li uso mai! È grave. Da troppo tempo ingombrano lo spazio dell’animo e di questa casa, io che ne ho ancora una. L’accumulo a cui sono arrivata ormai sta per scoppiare! Tutte le amiche da troppo tempo hanno sempre una maglietta, una gonna, una giacca, un pantalone da regalarmi alla frase “te che sei magra, ho una cosina per te” parte l’onda elargitoria.

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La Sfilata

La sfilata militare del 2 giugno è un oltraggio alla repubblica.
E tutte le sfilate militari sono un insulto alla dignità umana. Ogni sfilata militare ripete quel grido fascista ed antiumano, necrofilo e insensato, “Viva la muerte”, contro cui insorse Miguel de Unamuno in nome della civiltà, in nome dell’umanità. Le armi servono a uccidere: a uccidere gli esseri umani. E gli eserciti, macchina armata, servono a fare la guerra, la guerra che consiste nella massiva uccisione di esseri umani, la guerra che è il più grande crimine contro l’umanità.

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Diritti dei lavoratori in caso di terremoto

    L’articolo 18 del D.Lgs.81/08 impone come obbligo penale per datore di lavoro e dirigenti di:

  • designare preventivamente i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e di gestione dell’emergenza;
  • adottare le misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa;
  • astenersi, salvo eccezione motivata da esigenze di tutela di salute e sicurezza, dal richiedere ai lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave e immediato;

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La difesa della salute: un obiettivo da rilanciare e da praticare

È per lo meno singolare che dal linguaggio, dagli obiettivi politici e dal dibattito politico attuale, in tutte le sue forme ed espressioni, sia scomparso il concetto di salute. Salute intesa non come servizio sanitario, efficacia (o peggio economicità) delle cure, farmaci, e così via: ma invece come Benessere Fisico Psichico e Sociale della popolazione. Tale concetto fu divulgato dall’OMS fin dal 1948, ed è alternativo alla logica, e ai mostruosi profitti, del sistema sanitario e farmaceutico, che hanno tutto l’interesse che le persone si ammalino ed abbiano bisogno di cure! Il tema della Difesa della Salute, vale la pena ricordarlo, fu il movente fondamentale mobilitante ed unificante dell’«autunno caldo» del 1969 e di tutti gli anni ’70 (La Salute non si paga, la Nocività si elimina), che partendo dalla fabbrica si proiettò all’intera società.

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Vivace protesta in Via Rocca Tedalda

Alla fine di maggio una cinquantina di donne e uomini occupanti delle case popolari di Via Rocca Tedalda e delegazioni del Movimento di Lotta per la Casa hanno BLOCCATO a “singhiozzo” le strade che circondano le case popolari in protesta contro i due sgomberi effettuati nelle scorse settimane da Vigili e Polizia. La mobilitazione per il diritto alla casa continua… Il Blocco e la campagna di informazione sulla reale condizione delle famiglie occupanti è andato avanti quasi sino a mezzogiorno. Agli abitanti e ai passanti è stato distribuito il seguente volantino:

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Asili nido: un patrimonio da svendere?

Gli asili nido comunali fiorentini negli anni hanno maturato un’alta qualità dell’offerta educativa e hanno contribuito a diffondere quella “cultura dell’infanzia” che vede nella tutela e nell’attenzione al bambino piccolo non solo un grosso segnale di civiltà, ma anche un investimento per il futuro. Un asilo nido di qualità è il luogo che non solo garantisce il diritto del bambino a una crescita serena ed equilibrata ma un luogo di prevenzione del disagio sociale e di integrazione. Una politica che non si occupa di salvaguardare la qualità di questi servizi, che considera il bambino un’unità di costo e ricavo piuttosto che un soggetto detentore di diritti e futuro cittadino responsabile, non è una politica intelligente. Nella nostra città i segnali che ci dà la nostra amministrazione in merito alla tutela dei servizi alla prima infanzia non sono incoraggianti.

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Città senza dimora

Indagine sulle strade dell’esclusione
Ottomila persone senza dimora a Roma, mille a Firenze. Un fenomeno drammatico che, nel nostro Paese, ha assunto negli anni dimensioni sempre maggiori. Tra di essi sempre più giovani, migranti e rifugiati. Un sistema di accoglienza e integrazione che, per le sue gravi insufficienze, produce nuovi homeless. Questo è quanto emerge, tra l’altro, dall’indagine delle unità mobili di assistenza socio-sanitaria di Medici per i Diritti Umani (MEDU) che, nell’arco di sei mesi, hanno realizzato 103 uscite ed assistito 513 pazienti senza dimora in 21 aree cittadine di Roma e Firenze. Un’indagine per cercare di conoscere e comprendere, oltre lo stigma, le storie, e ciò che sta dietro i percorsi di vita, delle migliaia di persone che nelle nostre città vivono sulla strada

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Per via Palazzuolo qualcuno ha scelto per noi

Il centro storico di Firenze è sempre meno parte integrante di una città, con i suoi abitanti e con il tessuto di attività e di relazioni che ne costituiscono la vita. E’ in atto una progressiva trasformazione, che lo isola dal resto della città metropolitana, in un centro puramente turistico. Si tratta in prevalenza di un turismo superficiale e consumista, sfruttato dai profittatori di una rendita di posizione frutto di una storia e di una bellezza di cui non hanno alcun merito. Così la Firenze storica viene consumata e trasformata in una vetrina luccicante e volgare. In questo processo i fiorentini sono espulsi dalla loro città verso sempre più lontane periferie.

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