Strage di Viareggio

Riccardolicenziato per aver detto la verità, 7 anni e mezzo prima, sulla strage ferroviaria di Viareggio!

Il cav. Moretti, condannato a 7 anni, è risarcito con 10 milioni di euro!

I ricorsi per la reintegrazione di Riccardo Antonini sono stati rigettati per “infedeltà” a Moretti/Elia/Soprano&company, tutti condannati per la strage ferroviaria del 29 giugno 2009. La Cassazione conferma la sentenza di 1° grado del 4 giugno 2013. Sentenza emessa contro Riccardo dal giudice del lavoro, dottor Nannipieri, trasferito poi al Tribunale di Livorno.

I sigg. Vincenzo Di Cerbo (presidente), Giuseppe Bronzini, Antonio Manna, Federico Balestrieri, Federico De Gregorio (consiglieri) della Corte Suprema di Cassazione, sezione lavoro, e prima i sigg. Luigi Nannipieri di Lucca e Giovanni Bronzini (presidente), Gaetano Schiavone e Simonetta Liscio (consiglieri) della Corte d’Appello di Firenze, hanno emesso sentenze-d’inchino a poteri forti.

Di fronte al licenziamento politico di Riccardo, quindi al licenziamento DI-SCRI-MI-NA-TO-RIO, si sono piegati ai voleri del cav. Moretti. Hanno, così, offeso le 32 Vittime, i loro familiari e alimentato paura e terrore tra gli attivisti sindacali che lottano per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Tra le righe della sentenza di Cassazione si legge: “ … emerge che il ricorrente aveva più volte sostenuto … la responsabilità della società e dei suoi vertici per aver cagionato il disastro ferroviario di Viareggio, invocandone claris verbis (con parole esplicite, ndr) la punizione …”. “In tal modo il ricorrente si è posto dichiaratamente come concreto antagonista della società da cui dipendeva”. Non antagonista, ma concreto … Ogni commento è superfluo(!)

I giornalisti possono esprimere diritto di cronaca e di critica, i politici possono … i giudici possono … al ferroviere Riccardo Antonini è negato il diritto di espressione “per conflitto d’interessi” e per “violazione dell’obbligo di fedeltà” e nei suoi confronti si è tentato (con minacce, ricatti, offese … tutto documentato) di impedire il dovere a dire la verità sull’immane tragedia della strage ferroviaria di Viareggio.

Queste sono sentenze genuflesse al cav. Moretti (e a poteri forti) che nonostante la condanna per le gravissime responsabilità nella strage del 29 giugno 2009, dopo rinomine e promozioni (dalla Holding FS a Finmeccanica), è stato ricompensato con una buonuscita di 9 milioni e 442.000 euro per i 3 anni a Finmeccanica-Leonardo! Non smetteremo mai di ringraziarvi e di ricordarvelo!

09 settembre 2017 -Associazione familiari “Il Mondo che vorreiinfo@ilmondochevorreiviareggio.it

-Assemblea 29 giugno assemblea29giugno@gmail.c

La tragedia di Adria

L’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro chiude per “INDIFFERENZA”

La tragedia di Adria, come poi avevamo già scritto, fa capire quanto conta anche sul piano della Sicurezza l’articolo 18. Il povero autista di 28 anni che è andato a scaricare l’acido solforico dentro la vasca, invece che a decantare dentro al silos, lo faceva perché quella era una prassi consolidata. Così si apprende dal telegiornale LA 7. Così facendo l’azienda non rispettava le normative e le specifiche inerenti alla sicurezza nel maneggiare sostanze così pericolose, che tra l’altro, se c’era un forte vento poteva andare ad uccidere anche fuori dallo stabilimento persone innocenti come i lavoratori che sono morti. Allora bisogna dire con la massima chiarezza che quei lavoratori sono stati uccisi da chi dirigeva l’azienda, dall’impossibilità di opporsi nell’eseguire lavori così pericolosi. Chi sta cercando anche in parlamento di togliere ai lavoratori anche il diritto, pena il licenziamento, d’opporsi ad eseguire lavori pericolosi per se e per gli altri diventerà per me responsabile morale di questi omicidi. Anche con l’articolo 18 ci sono stati tantissimi tentativi di licenziare lavoratori che si opponevano al mancato rispetto delle normative vigenti. Ma ci sono stati anche tanti reintegri perché i giudici potevano valutare se il licenziamento era giusto o ingiusto, se dietro al licenziamento c’era la volontà di colpire chi voleva solo che venissero rispettate le normative sulla Sicurezza che “appesantivano” il lavoro. Il caso di Adria non è isolato. Anche se si cerca d’occultare la realtà da parte della politica, della stampa e delle televisioni tutte in mano a chi sta cercando attraverso l’abolizione dell’articolo 18 di eliminare i sindacati scomodi in pochi anni, attraverso la mancanza d’iscritti, come sta capitando con i precari che non si possono esporre e manifestare il loro dissenso anche attraverso l’iscrizione ad un sindacato, i morti sui luoghi di lavoro non sono mai calati da quando il 1° gennaio 2008 ho aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro. Anzi, addirittura sono aumentati del 5,9% rispetto al 24 settembre di quell’anno e dell’8,6% rispetto al 24 settembre del 2013. L’INAIL non dice bugie quando dice che c’è stato un forte calo in questi anni, ma dica chiaramente con un comunicato che monitora le morti solo tra i propri assicurati e che non inserisce tra le morti sul lavoro le vittime che ci sono tra quei milioni di lavoratori che non sono iscritti a questo istituto, e che addirittura lavorano in nero. Le partite iva individuali sono diventate milioni e non sono assicurate all’INAIL tanto per fare un esempio. Questo cosa significa? lo scrivo da anni, che i morti sui luoghi di lavoro non sono mai calati, che si sono solo “trasferiti” tra i precari, partite iva e lavoratori in nero e agricoltori. Chi nel parlamento ha uno spirito libero e ha soprattutto a cuore la salute, il benessere psicofisico di chi lavora dovrebbe riflettere molto su quello che si appresta a votare, se è favorevole all’abolizione dell’articolo 18 e non allargarlo anche agli altri lavoratori. Esiste anche la libertà di coscienza, che anzi, dovrebbe essere un obbligo morale, soprattutto da parte di chi ha preso i voti dei lavoratori, e non spiegando prima che andava a fare leggi per togliere loro i diritti acquisiti da oltre 40 anni. Dopo sei anni di monitoraggio e lavoro volontario e libero da ogni vincolo, sento una grande stanchezza. Stanco di lavorare senza ottenere nessun risultato come volontario tante ore al giorno, per far comprendere agli italiani questo fenomeno terribile, complesso e in crescita che sono le morti sul lavoro. Chiuderò questo osservatorio quest’anno, il 31 dicembre saranno sei anni completi di monitoraggio. Chiuderò l’Osservatorio per “Indifferenza”, è impossibile avere in questo paese una voce libera da qualsiasi vincolo, battersi contro interessi d’ogni tipo che ci sono anche su queste tragedie, e che coinvolge tutta la classe dirigente è peggio che scalare una montagna a piedi scalzi . Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.com.

Crollo in un cantiere a Roma, operaio muore per soccorrere i compagni

Mentre si stavano svolgendo gli scavi è crollata una delle pareti in una buca profonda circa tre metri

16:45 27 MAG 2014
(AGI) – Roma, 27 mag. – E’ un italiano di 40 anni l’operaio che ha perso la vita questo pomeriggio in un cantiere edile di via della Stazione Aurelia a Roma. L’uomo, secondo quanto si e’ appreso, si trovava alla guida della ruspa all’interno del cantiere dove stava scavando le fondamenta per la costruzione di alcuni villini. Mentre si stavano svolgendo gli scavi e’ crollata una delle pareti in una buca profonda circa tre metri che ha intrappolato tre operai. Due sono stati soccorsi ed estratti quasi immediatamente mentre per il terzo e’ stato necessario il lavoro dei vigili del fuoco. Il quarantenne, che era sceso nella buca nel tentativo di salvare gli altri, invece e’ stato seppellito dal terreno e poi estratto quando ormai era troppo tardi. I tre feriti sono stati trasferiti in ospedale, due all’Aurelia Hospital e uno al Policlinico Gemelli. Nel cantiere dove e’ avvenuto l’incidente sono al lavoro gli agenti del commissariato Monteverde, quelli della polizia scientifica e i tecnici dei vigili del fuoco che stanno svolgendo i rilievi al fine di individuare le responsabilita’ di quanto avvenuto.

 

Maria Baratto s’è uccisa: operaia Fiat anti-suicidi, cassintegrata da 6 anni

NAPOLI – Maria Baratto, l’operaia anti-suicidi, si è suicidata. Baratto, 47 anni, cassintegrata Fiat da sei anni, era stata in prima linea nel denunciare isuicidi dei colleghi licenziati. Nel 2011, ricorda Flavio Bufi sul Corriere della Sera, aveva scritto un articolo dal titolo “Suicidi in Fiat” in cui raccontava di un suo collega che, dopo aver ricevuto la lettera di licenziamento, aveva ucciso la moglie, tentato di ammazzare la figlia e poi si era tolto la vita. Martedì scorso anche Maria ha ceduto: si è uccisa accoltellandosi più volte allo stomaco.

I carabinieri l’hanno trovata dopo quattro giorni, chiamati dai vicini di casa della donna preoccupati perché lei non rispondeva al telefono e loro sentivano uno strano odore venire dal suo appartamento di Acerra. 

Maria era in cassa integrazione da sei anni, dopo essere stata lasciata a casa dalla Fiat di Nola, reparto logistico. La disillusione che l’aveva spinta a scrivere l’articolo del 2011 era ancora viva, più che mai:

“L’intero quadro politico-istituzionale che, da sinistra a destra, ha coperto le insane politiche della Fiat è corresponsabile di questi morti insieme alle centrali confederali. Tanti lavoratori Fiat sono costretti ormai da anni alla miseria di una cassa integrazione senza fine e a un futuro di disoccupazione”,

scriveva.

La sua storia l’aveva riassunta lei stessa in una testimonianza al regista Luca Russomando per il film “La fabbrica incerta”, del 2009:

“A 22 anni montavo il tergilunotto sull’Alfa 33 da sola, oggi prendo psicofarmaci”.

 

fonte: Maria Baratto s’è uccisa: operaia Fiat anti-suicidi, cassintegrata da 6 anni | Blitz quotidiano http://www.blitzquotidiano.it

Ancora morti sul lavoro

dalla email Carlo Soricelli:
Se la politica e il Governo non si occuperà concretamente delle morti sul lavoro inizierò tra pochi giorni uno sciopero della fame

BASTA, NON NE POSSO PIU’ DI LAVORARE CON L’OSSERVATORIO SENZA OTTENERE NESSUN INTERESSAMENTO DELLA POLITICA. TRA POCHI GIORNI INIZIO UNO SCIOPERO DELLA FAME SE NON VEDO IL GOVERNO MUOVERSI CONCRETAMENTE SU QUESTO FRONTE.Con i 9 morti sui luoghi di lavoro nelle ultime 48 ore siamo a + 27% rispetto al 4 aprile del 2013 SINDACATI FATE SENTIRE LA VOSTRA VOCE ALLA POLITICA CHE NON S’INTERESSA DI QUESTE TRAGEDIE

MORTI SUL LAVORO IN ITALIA NEL 2014.
4 aprile

Sono 132 i morti per infortuni sui luoghi di lavoro dall’inizio dell’anno. Se si aggiungono i morti sulle strade, in itinere e di categorie con assicurazioni proprie pensiamo si superino già i 260 morti complessivi (stima minima), ma per molte ragioni è impossibile avere un numero certo di vittime, soprattutto di lavoratori con Partita IVA individuale che muoiono sulle strade e che sono classificati come “morti per incidenti stradali” mentre invece stanno lavorando o sono in itinere. Ma le morti sui luoghi di lavoro che segnaliamo sono tutte documentate.

Dal 9 di marzo aspettiamo gli interventi del Primo Ministro Renzi e dei Ministri Poletti e Martina

Come tutti gli anni con l’arrivo del bel tempo ricomincia la strage di agricoltori schiacciati dal trattore e di edili che cadono dall’alto. Non ci risultano interventi mirati da parte di nessuna istituzione. Aspettiamo dal Primo Ministro Renzi, dai Ministri del Lavoro Poletti e delle Politiche Agricole Martina, d’intervenire immediatamente per far cessare questa carneficina dovuta all’indifferenza. Non abbiamo ottenuto nessuna risposta. Da quell’appello del 9 marzo sono morti 22 agricoltori schiacciati dal trattore.

Ad oggi a guidare questa triste classifica è la Lombardia con 14 morti, seguono Lazio e Piemonte con 13 morti. Veneto 12 morti. Sicilia 11 morti, Toscana 10 morti. Emilia Romagna 9 morti, Puglia 7 morti. Trentino Alto Adige e Marche 6 morti. Campania 5 morti. Friuli Venezia Giulia e Umbria 4 morti. Liguria, Abruzzo e Calabria 3 morti. Sardegna e Molise 1 morto. Non sono segnalati a carico delle province le morti di autotrasportatori sulle autostrade.
Carlo Soricelli osservatorio indipendente di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.com

Appello al Presidente Giorgio Napolitano

Caro Presidente Napolitano, per la vita di tanti agricoltori è importante che intervenga Lei, il governo è stato avvertito il 9 di marzo che con l’arrivo del bel tempo sarebbe ricominciata la strage di agricoltori schiacciati dal trattore. Ne sono morti 5 solo negli ultimi due giorni e 20 da quando l’osservatorio ha lanciato l’appello. Chiediamo alla stampa, alle televisioni e a tutti i media di rendere visibile questa carneficina vista l’indifferenza della politica.

MORTI SUL LAVORO IN ITALIA NEL 2014.
2 aprile

Sono 122 i morti per infortuni sui luoghi di lavoro dall’inizio dell’anno. Se si aggiungono i morti sulle strade e in itinere e di categorie con assicurazioni proprie pensiamo si superino già i 240 morti complessivi (stima minima), ma per molte ragioni è impossibile avere un numero certo di vittime, soprattutto di lavoratori con Partita IVA individuale che muoiono sulle strade e che sono classificati come “morti per incidenti stradali” mentre invece stanno lavorando o in itinere. Ma le morti sui luoghi di lavoro che segnaliamo sono tutte documentate.
Dal 9 di marzo aspettiamo gli interventi del Primo Ministro Renzi e dei Ministri Poletti e Martina a cui è stato rivolto un’accorato appello caduto nel vuoto.
Come tutti gli anni con l’arrivo del bel tempo ricomincerà la strage di agricoltori schiacciati dal trattore e di edili che cadono dall’alto. Non ci risultano interventi mirati da parte di nessuna istituzione. Aspettiamo dal Primo Ministro Renzi, ai Ministri del Lavoro e delle Politiche Agricole Poletti e Martina, ai quali, il giorno 9 marzo abbiamo mandato una mail, chiedendo d’intervenire immediatamente per la strage di agricoltori che si verifica ogni anno con la bella stagione. Non abbiamo ottenuto nessuna risposta. Dal 9 marzo sono morti 20 agricoltori schiacciati dal trattore.
Ad oggi a guidare questa triste classifica è il Lazio con già 13 morti, con la provincia di Roma che registra 5 morti. Piemonte, Veneto e Lombardia 11 morti, Toscana e Sicilia 10 morti. Emilia Romagna 9 morti, Puglia 7 morti. Trentino Alto Adige 6 morti. Marche 5 morti. Friuli Venezia Giulia e Umbria 4 morti. Campania, Liguria, Abruzzo e Calabria 3 morti. Sardegna e Molise 1 morto. Non sono segnalati a carico delle province i morti di autotrasportatori sulle autostrade. Carlo Soricelli curatore dell’osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro

Due morti ancora

Ancora due migranti morti nel Mediterraneo nel tentativo di giungere in Italia. Morti perche’ chi governa il nostro paese nega loro il diritto di giungervi in modo legale e sicuro. Morti perche’ chi governa il nostro paese viola la Costituzione della Repubblica Italiana che all’art. 10 stabilisce che “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle liberta’ democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica”. Cessi questa strage. Torni l’Italia al rispetto dei diritti umani: il primo diritto umano e’ il diritto a vivere. Torni l’Italia al rispetto della sua Costituzione democratica ed antifascista che all’art. 2 “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”, di tutti gli esseri umani. C’e’ un modo semplice per far cessare la strage dei migranti nel Mediterraneo: riconoscere a tutti gli esseri umani in diritto di muoversi liberamente in modo legale e sicuro sul pianeta casa comune dell’umanita’. Troppe persone sono gia’ morte. Cessi la politica razzista ed assassina che gia’ troppe vittime ha mietuto. Vi e’ una sola umanita’. Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita’, alla solidarieta’.

Peppe Sini Viterbo, 18 febbraio 2014 Mittente: Peppe Sini, responsabile del “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani”, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it, centropacevt@gmail.com, centropaceviterbo@outlook.it, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

Ferrovieri per la Sicurezza in Ferrovia

FERROVIERI PER LA SICUREZZA, ASSEMBLEA 29 GIUGNO, COMITATO CONTRO IL SOTTO- ATTRAVERSAMENTO AV DI FIRENZE “PRESIDIAMO LA SICUREZZA FERROVIARIA”

Fabrizio Fabbri 34 anni, manovratore di Trenitalia, muore la sera del 12 Gennaio travolto dal treno che stava trasferendo da solo, nella stazione di Firenze SMN. Fabrizio è morto perché ha tentato in ogni modo di fermare il treno, avviatosi incidentalmente senza controllo ed impedirgli di nuocere ad altre persone. Pochi giorni dopo l’infortunio mortale di Fabrizio, accade l’incidente ad Andora nel quale sono rimasti feriti i due macchinisti e si è sfiorata la strage perché il treno, sviato dai binari, ha rischiato di precipitare nel vuoto, salvato solo da un costone di roccia. Nello stesso giorno del 16 gennaio un operaio di RFI di 40 anni rimane gravemente ferito a Ceriale, nei pressi di Genova, per essere rimasto schiacciato fra un locomotore e la parete della galleria; oggi lotta fra la vita e la morte. In Toscana nel solo mese di gennaio 4 persone sono state investite dai treni; un tragico bilancio che conta tre morti tra cui un pendolare investito a Vicchio del Mugello, dove manca anche il sottopasso ed una ragazzina studentessa di 15 anni, investita a Cascina e decapitata dal treno in transito. Intanto le risorse vengono dirottate sul servizio Alta Velocità; così le stazioni vengono abbandonate senza personale, senza controlli per la tutela e la protezione di lavoratori ed utenti, senza sorveglianza di ragazzi e studenti che le frequentano. Manifestiamo e recuperiamo insieme la cultura ed il vero concetto di Sicurezza, per una società che non si debba definire barbara!!

LUNEDI’ 3 FEBBRAIO ORE 11,00-15,00 STAZIONE di FIRENZE SMN Lato PIAZZA ADUA PRESIDIO “PER LA SICUREZZA IN FERROVIA

Ferrovieri per la Sicurezza – Assemblea 29 Giugno – Comitato Contro il Sotto-Attraversamento AV di Firenze

LA MORTE CORRE SUI BINARI

Muore un manovratore a Firenze SMN nella notte tra il 12 e 13 gennaio
Ancora un Morto sul Lavoro in Ferrovia, ancora un manovratore; Volti, Sguardi, Sorrisi, Voci e Silenzi che non rincontreremo, Sogni e speranze spezzate di un ragazzo di 35 anni morto da solo nell’Agonia di una fredda notte di gennaio, perché da solo a morire è stato lasciato.. E allora Non basteranno le condoglianze di Trenitalia a rincuorare ed aiutare la moglie di Fabrizio, Non riuscirà un miserabile comunicato a spiegare al figlio di Fabrizio che il suo papà non tornerà a casa stasera e nemmeno domani; Non basteranno due misere ore di sciopero, senza neanche chiedersi un Perché, a lavarsi le coscienze e riporre l’ennesimo numero nel cassetto delle statistiche.. Noi siamo qui con Fabrizio per cercare i Perché nascosti nelle giungle dei gattopardi ed inchiodarli sulle facce e sulle schiene dei troppi colpevoli. Colpevole è chi in nome del profitto manda a morire i lavoratori come fossero in guerra; Colpevole è chi sacrifica la Sicurezza sull’altare del risparmio e della produttività;Colpevole è chi in nome del potere violenta i Diritti dei lavoratori; Colpevole è chi tradisce le aspettative dei lavoratori e accorda, accetta, conviene, invece di combattere;Colpevole è chi abbassa la testa, si inchina al denaro e abbandona compagni e colleghi a lottare da soli. La Manovra è da sempre il settore più pericoloso della Ferrovia; un settore dove negli ultimi anni gli incidenti, le mutilazioni, le morti sono state molteplici…tutti lo sanno, tutti lo dicono, però nessun miglioramento lavorativo e contrattuale è intervenuto negli ultimi anni ad alleggerire i carichi di lavoro dei manovratori né a rafforzare in maniera significativa le tutele per la loro Sicurezza….troppo costose le tutele; costa assai meno un biglietto di condoglianze. ANZI! anche l’ultimo CCNNLL accettato e siglato da buona parte delle Organizzazioni Sindacali esistenti in Ferrovia, ha pesantemente peggiorato le condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori, aumentando l’esposizione alla stanchezza e quindi ai rischi per la propria salute. È ora di urlare che la riduzione del costo del lavoro, in termini di Riduzione del personale ed Aumento dei ritmi e delle ore lavorate, costa Sangue e Morte!! La Sicurezza non si baratta con qualche ticket restaurat!! Le nostre vite Non saranno il tributo da pagare alla loro Crisi! Non saremo il sacrifico da immolare in favore della loro Ripresa…non lo sarà neanche la vita di Fabrizio! Già immaginiamo il balletto dei tanti vigliacchi ciarlatani impegnati a crearsi alibi o semplicemente a pulirsi la coscienza…errori umani, distrazioni, lavorazioni non conformi…troppe ne abbiamo viste di queste scuse schifose e bastarde! Tutti possono distrarsi, tutti possono sbagliare..tuttavia non si può giustificare la morte come fisiologica conseguenza di distrazioni ed errori! Spetta all’azienda ed alle organizzazioni sindacali ammesse alla trattativa, individuare le soluzioni necessarie ad evitare epiloghi tragici in ogni situazione; e NON individuare come sempre la sicurezza possibile in relazione ad i budget di impresa e agli obbiettivi di risparmio. E che dire delle pressioni aziendali per la massima produttività, del clima terrorista di questi ultimi anni nei confronti dei lavoratori, a suon di sanzioni disciplinari, minacce ed evocazioni di precariato! Siamo qui con Fabrizio per dire Basta, per aiutare in ogni modo la magistratura ad individuare e inchiodare i colpevoli; Per organizzare la lotta dei lavoratori in favore di un contratto di Lavoro e di un’ organizzazione del lavoro più giusta e più sicura; Per evitare che di nuovo un ragazzo di 35 anni trovi la morte in un modo così barbaro e brutale; Per onorare la vita e la memoria di Fabrizio, un compito che spetta a tutti noi! A meno che ancora una volta qualcuno preferisca girarsi e far finta di niente…sperando casomai di non essere il prossimo. Per quanto ci riguarda continueremo a Lottare con ogni mezzo per difendere Sicurezza e le aspettative dei Lavoratori, cercheremo di costituirci parte civile nel processo e comunque forniremo alla magistratura tutti i dati possibili per lo svolgimento dell’inchiesta, soprattutto prepareremo con tutte le OOSS disponibili, un nuovo grande sciopero nazionale per la Sicurezza sul Lavoro e per un nuovo giusto Contratto di Lavoro. Dobbiamo inoltre tutti impegnarci per sensibilizzare l’opinione pubblica, la società civile, il mondo politico, perché (al di la delle tante, troppe, belle parole) si legiferi con priorità assoluta un Nuovo Tessuto Normativo atto a tutelare, senza se e senza ma la vita e la salute dei Lavoratori.
CUB TRASPORTI

La nuda vita e la morte degli operai cinesi: il nostro futuro prossimo

Annamaria Rivera   Niente di edificante c’è in questa cupa tragedia. Niente che possa permetterci di dire“ eppure…”. Eppure si ribellano, per esempio, come potemmo dire degli schiavi di Rosarno a gennaio del 2010. Eppure hanno il coraggio d’incrociare le braccia e sfidare il caporalato, come dicemmo dei duemila braccianti immigrati che alcuni mesi dopo occuparono sedici “rotonde” tra Caserta e Napoli.   No, gli operai cinesi arsi vivi, intrappolati come topi fra pareti di cartone e pavimenti d’amianto, non erano altro che forza­lavoro bruta, nuda vita a disposizione del capitale globalizzato. Privati di ogni alternativa e possibilità di uscita dalla loro condizione, quindi appropriati da padroni e padroncini di stile ottocentesco sì, ma avvezzi alle Porsche e a frequenti viaggi intercontinentali; e al servizio del cieco meccanismo del profitto e della competitività a ogni costo e su scala planetaria.   Scrivo volutamente nuda vita: cioè spogliata del nome, della voce, di qualsiasi diritto e status giuridico, perfino della possibilità di rivoltarsi. Sebbene il concetto sia abusato, non è improprio per dire di esistenze che passano senza nome in sordidi capannoni ove si lavora, si vive e si muore: zone di sospensione quasi totale della legge, comparabili perciò, in qualche misura, ai campi di concentramento. Nei quali proprio perché la legge era sospesa “tutto era possibile”, come scrive Hannah Arendt. L’analogia, non troppo azzardata e irrispettosa, è venuta in mente anche a Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana: “Vivono e lavorano in soppalchi che ricordano quelli di Auschwitz”.   Queste piccole Dachau – più che Auschwitz – ci confermano che l’epoca del neoliberismo trionfante non ha affatto archiviato relazioni e condizioni di lavoro “arcaiche”. Al contrario: il tempo del capitale globalizzato ha assorbito perfettamente il “non­contemporaneo”, per dirla alla maniera di Ernst Bloch, sussumendone anche le forme di sfruttamento estreme, fino alla schiavitù. L’”arcaico” è, infatti, perfettamente funzionale alla delocalizzazione in loco, come si dice, e alla logica della competitività. Dalle quali traggono profitto numerosi attori economici, di ogni livello e non solo cinesi, fino all’immobiliare italiana proprietaria dello squallido capannone.   Senza una rete vasta di profittatori e complici non si costruisce un sistema economico illegale dal valore di almeno un miliardo di euro l’anno. Se davvero le autorità locali e nazionali (ispettorati del lavoro, polizia, carabinieri, vigili urbani, guardia di finanza…) avessero esercitato controlli capillari e adeguati, avrebbero almeno inceppato un meccanismo che si perpetua da un ventennio. Tra l’altro, sappiamo di una “missione” in Cina di un anno fa, promossa dall’Unione industriale di Prato e finanziata dalla Regione Toscana.   Oltre lo scopo dichiarato e ottenuto – convincere Pechino ad allentare i controlli severi e minuziosi sui prodotti tessili in ingresso nel Paese –, quali ne erano gli obiettivi non dichiarati, quale la contropartita italiana?   Continua a leggere